Chi segue il mondo del manga giapponese conosce bene Shogakukan: una delle major dell'editoria nipponica, casa di serie iconiche, alcune molto amate dai giovanissimi, come Detective Conan e Doraemon. La sua piattaforma digitale Manga ONE — disponibile come app e web service — è uno degli spazi online più importanti per la serializzazione di nuovi manga. È proprio da questa piattaforma che emerge ora uno scandalo di proporzioni gravissime, che coinvolge abusi sessuali su una minorenne, un tentativo apparente di insabbiamento, e una serie di decisioni editoriali che lasciano senza parole.
.jpeg)
Chi è l'uomo al centro della vicenda
Il protagonista — nel senso peggiore del termine — è Kazuaki Kurita, ex insegnante di disegno in una scuola superiore privata di Hokkaido. Nel mondo del manga era conosciuto con due pseudonimi distinti: prima come Shōichi Yamamoto, autore della serie Daten Sakusen su Manga ONE (dal 2016), poi come Ichiro Hajime , autore della storia originale di Jōjin Kamen, anch'essa su Manga ONE (dal 2022).
Questi due nomi, come vedremo, non erano semplici pseudonimi artistici: erano uno strumento per reinventarsi dopo che il primo era stato bruciato da vicende giudiziarie.
Gli abusi: cosa è emerso dal processo civile
Tutto comincia nell'aprile 2016, quando una studentessa — chiamata negli atti "A" — si iscrive alla scuola superiore privata dove Kurita insegna. Lei ha 15 anni. Lui inizia a offrirle consigli sul mondo del manga, scambiando poi i contatti su LINE, l'app di messaggistica più diffusa in Giappone.
Secondo quanto emerso dalla causa civile intentata da A nel luglio 2022 presso il Tribunale distrettuale di Sapporo — e conclusasi il 20 febbraio 2026 con una condanna a risarcirla di 11 milioni di yen (circa 70.000 euro) — il pattern degli abusi fu quello classico del grooming: Kurita si offrì di riaccompagnarla a casa, deviando verso zone isolate dove la molestò. Quando lei gli scrisse "ho avuto paura, ma grazie per il passaggio", lui rispose in modo da farla sentire in colpa per quella paura, creando progressivamente in lei uno stato psicologico in cui non riusciva a opporsi a lui.
Da lì, gli incontri si fecero sempre più frequenti e invasivi. Gli abusi non solo continuarono ma aumentarono nel corso di tre anni fino ad atti di estrema degradazione che preferiamo non elencare. Il tempo passa. A si laureò nel marzo 2019; Kurita continuò a chiederle materiale fotografico esplicito fino a luglio di quell'anno. Lei sviluppò un disturbo dissociativo e PTSD.
Kurita ha difeso la propria posizione sostenendo che la relazione fosse consensuale e romantica, affermando di averla portata anche in posti diversi dagli hotel. Il tribunale ha respinto integralmente la sua versione.
Il primo reato penale e la prima sparizione da Manga ONE
Nel febbraio 2020, Kurita viene multato con 300.000 yen (circa 1.900 euro) per possesso di materiale pedopornografico (CSAM). In quello stesso mese, Daten Sakusen si interrompe su Manga ONE: l'account ufficiale della serie cita "problemi di salute" come motivazione. L'account annuncia poi un ritorno a marzo, che non avviene mai.
La serie viene ufficialmente cancellata su Manga ONE nel settembre 2022, con una vaga nota su "problemi personali in corso" di Yamamoto, "non legati alla salute né al rapporto con la redazione". La redazione di Manga ONE ha poi confermato, nella propria dichiarazione ufficiale del 27 febbraio 2026, che la cancellazione era direttamente legata all'arresto e alla condanna penale dell'autore.
Il ritorno sotto altro nome
Qui la vicenda diventa ancora più sconcertante dal punto di vista editoriale. Nel dicembre 2022 — appena tre mesi dopo la cancellazione di Daten Sakusen — su Manga ONE inizia la serializzazione di Jōjin Kamen. L'autore della storia è accreditato come Ichiro Hajime: nome diverso, identità diversa, passato apparentemente pulito.
La cover del nuovo manga

La redazione di Manga ONE sapeva che si trattava della stessa persona? Stando a quanto emerso, quasi certamente sì, almeno in parte. Il manga ha infatti un editor dedicato — ritenuto essere Takuya Narita — che aveva già seguito Daten Sakusen e che, come si vedrà, aveva avuto contatti diretti con Kurita anche dopo il suo primo procedimento penale.
Per chi non lo sapesse: nel mercato manga giapponese, l'editor è una figura centrale. Lavora a stretto contatto con l'autore, conosce la sua identità reale e spesso intrattiene con lui un rapporto quasi personale. È quasi impossibile che un editor esperto non sapesse che "Ichiro Hajime" e "Yamamoto Shōichi" erano la stessa persona.
Il tentativo di silenziare la vittima: l'editor nella chat di LINE
Questo è forse l'elemento più inquietante dell'intera vicenda. Nel maggio 2021 — mentre A stava valutando se procedere legalmente contro Kurita — un editor di Manga ONE, ritenuto essere Narita, entra in una chat di gruppo su LINE insieme a Kurita e alla stessa A, con il ruolo apparente di mediatore.
Secondo quanto ricostruito da Kyodo News (ripreso da 47NEWS e Sankei), l'editor propose la redazione di un documento notarile con il seguente contenuto: A avrebbe ricevuto 1,5 milioni di yen (circa 9.600 euro) in cambio del suo impegno a non rendere pubblici i dettagli dell'aggressione e a ritirare la propria opposizione alla ripresa dell'attività di Kurita. A rifiutò e procedette con la denuncia civile.
La dichiarazione ufficiale di Manga ONE è più vaga su questo punto: ammette che l'editor suggerì di far redigere un documento notarile tra le parti, ma non menziona le condizioni economiche né la clausola di silenzio.
Cosa sapeva l'editor Narita, e da quando?
La ricostruzione disponibile — in parte grazie al lavoro della mangaka Sumi Eno, che serializza su Manga ONE e ha chiesto la sospensione della propria opera in segno di protesta — traccia un quadro preoccupante:
Narita era editor sia di Daten Sakusen che di Jōjin Kamen. Nel novembre 2025 aveva pranzato con Kurita e lo aveva menzionato sui social, ricevendo una risposta ironica dall'account di Daten Sakusen. Nell'ottobre 2022 aveva pubblicamente spinto per la "rinascita" della serie come e-book autopubblicato. Nel febbraio 2023 ne aveva fatto promozione.
Tutto questo mentre A stava portando avanti la propria causa civile, e mentre Kurita serializzava Jōjin Kamen su Manga ONE con un altro nome.
I danni collaterali: chi è stato coinvolto senza saperlo
Va sottolineato che Kurita non lavorava da solo. Jōjin Kamen è un manga con storia originale sua, ma con i disegni realizzati da Eri Tsuruyoshi, un' artista che — stando alla propria dichiarazione pubblica — era completamente all'oscuro del passato dell'autore con cui collaborava. Eri si è scusata pubblicamente con le vittime e ha dichiarato: "La libertà del manga esiste proprio perché la finzione è separata dalla realtà. Per questo credo fermamente che nella realtà non debbano accadere azioni che danneggiano le persone"
今回の件について pic.twitter.com/xwxaF0blw1
— 鶴吉繪理 (@turu_yosi) February 27, 2026
Anche diversi altri mangaka che serializzano su Manga ONE hanno chiesto la sospensione temporanea delle proprie opere sulla piattaforma, in attesa di chiarimenti.
Le scuse di Shogakukan e le domande senza risposta
La redazione di Manga ONE ha dichiarato di "assumersi piena responsabilità"per aver ingaggiato nuovamente Kurita e ha presentato le proprie scuse "in primo luogo alla persona che ha subito i danni". Ha anche ammesso che "la redazione non era pienamente consapevole della gravità del caso e quindi non era in grado di rispondere in modo appropriato".
Tuttavia molti — tra fan, addetti ai lavori e giornalisti — considerano queste scuse insufficienti rispetto alla gravità dei fatti. Restano aperte domande fondamentali: chi sapeva cosa, e da quando? L'ex direttore editoriale Yuki Wada — che avrebbe avuto accesso al nome reale e all'indirizzo di Kurita e avrebbe potuto collegare i due pen name — non ha ancora fornito dichiarazioni pubbliche. Il nuovo direttore editoriale Hironori Hoshino, nominato di recente, non era presente in redazione durante i fatti.
Nel frattempo, il canale YouTube ufficiale di Manga ONE è stato reso privato nella sua totalità.
Una riflessione finale
La vicenda solleva interrogativi che vanno ben oltre Shogakukan. Il critico Naoya Fujita ha commentato che atti di tale gravità — quasi assimilabili alla tortura — siano stati sanzionati con un risarcimento civile relativamente modesto dimostra come il Giappone continui ad avere un approccio troppo permissivo nei confronti dei crimini sessuali. Il sociologo Hodaka Tsukada ha evidenziato come il fatto che una major dell'editoria abbia attivamente reintegrato un simile individuo su una piattaforma di massa renda la vicenda ancora più sistemica e preoccupante.
Per chi segue il manga non solo come intrattenimento ma come industria e cultura, questa storia è un promemoria brutale di quanto le strutture editoriali possano — per negligenza o per scelta — diventare complici di chi causa danni reali a persone reali.
Fonte: Anime Corner, asahi
Perchè, in questo caso, gli addetti ai lavori abbiano deciso, indirettamente o meno, di appoggiare questa persona, mettendosi loro stessi gravemente in difetto, è una cosa che non mi so spiegare.
Un danno di immagine non da poco per Shogakukan.
Piano con le illazioni però
Se si pensa per esempio al caso del famigerato duo Kitagawa si ha una vaga idea di cosa possa comportare avere a che fare con abusi di ogni tipo lì (non solo sessuali).
Praticamente è stato multato allo stesso modo di Watsuki l'autore di Kenshin che nel 2018 fu multato per la stessa cosa.
Sicuramente. Pure gli ex detenuti devono poter campare lavorando. Ma credo faccia molto discutere il fatto che mentre la vittima a causa degli abusi subiti si è vista cambiata la vita in senso negativo, l'aggressore può riprendere la propria come se nulla fosse, addirittura lavorando nello stesso ambito e nascondendo la propria identità. Ingannando tutti, senza il minimo rispetto.
In Giappone, chi "sbaglia" viene tagliato fuori dalla società e spesso queste persone impiegano anni per rifarsi una vita diversa, sempre che ci riescano.
Lui dopo pochi mesi era già lì beato a disegnare. Ma anche no.
Giusto, non avevo collegato questo atteggiamento alla mentalità.
Probabilmente hanno creduto di "fare bene" a salvare l'onore dell'accusato e dell'azienda, ma questa volta qualcosa è andato storto, la vittima ha sporto denuncia.
è evidente che in giappone ci siano gravissimi problemi sul tema pedofilia
perchè io ho visto robe stampate e non nascoste non è che le vendevano in uno stanzino no erano messe tra altre riviste
Poi da quel che ho capito aveva solo del materiale in suo possesso, non dovrebbe aver fatto male a nessuno. Anche se fosse, e nel caso mi dispiace per le vittime, non è giusto che gli venga reclusa la possibilità di fare manga, perché son comunque due cose scollegate tra loro.
Ma quale solo materiale pornografico, questo "signore" costringeva una minorenne ad atti davvero degradanti. Io ho preferito non scriverli ma altrove li trovate.
Sono cose che distruggono la psiche e il futuro di una persona abusata, azioni che meritano il carcere
A parte che, anche giustamente forse,
qua non è stato scritto appunto, ma ci ho messo due secondi a trovare le gesta del soggetto.
Parliamo di uno stupratore, di una ragazzina, sadico… non so vogliamo dargli una pacca sulla spalla e amici come prima?
… quindi in America é pieno di trafficanti di minorenni?
I motivi della copertura sono probabilmente di carattere economico, e di “onore”… il che non è comunque meglio…
Sono tre reati molto diversi… dare uno schiaffo a uno, ferirlo, o ucciderlo, non sono lo stesso reato ergo non hanno la stessa pena.
Poverino… diamogli anche un premio… mi ripeto, non ha rubato una mela perché soffriva la fame… leggete online quello che ha combinato.
È l’editor che l’ha chiaramente coperto merita quantomeno il licenziamento.
Ricordo cosa è già successo a voler difendere l’onore della scuola, dell’azienda, della società… forse sarebbe il caso di cambiare modo di agire…
Non è che te la prendi con l’opera, mica devi bruciare i suoi manga, semplicemente, com’è successo con l’autore di Act Age (e qua il reato è pure peggiore), la serie attuale la fermi perché lui deve finire in galera.
Mi dispiace piuttosto per la disegnatrice, che anche qui come nell’altro caso é una vittima secondario della situazione.
A me piacciono il Giappone e i giapponesi, ma che ci siano problemi, che riguardano anche certi tipi di reati molto gravi (principalmente con vittime ragazzine) è risaputo…
Magari prima di indignarsi, giustamente eh, per i comportamenti dei turisti maleducati, ci si dovrebbe, sia loro che alcuni che scrivono qua, indignare per queste cose… che per reati così gravi le pene siano ridicole.
scusa, ma per me il concetto di reintegrare non è sbagliato, una persona potrà aver fatto qualcosa di male, ma questo non cambia che uno possa capire gli errori e non commetterli più
il problema di questo caso, sono i tempi e i modi, non l'averlo reintegrato... se avessero aspettato la condanna, ed avesse pagato la pena inflittagli non vedo perché non avrebbero dovuto dargli altre possibilità di pubblicare
Il problema è il fatto di aver voluto insabbiare la cosa e farlo tornare con altro nome oltre al fatto di voler mettere a tacere la ragazza abusata.
Qui infatti non si pone l' indice solo su questa persona ma anche sul modo di agire del suo editor e della casa editrice.
Il fatto che diversi altri autori si stiano smarcando dall' editore è la dimostrazione che non è più tempo per queste azioni di facciata
Ma infatti su questo sono completamente d'accordo, la redazione ha toppato in tutto con la gestione del caso
ho voluto puntalizare solo sull'argomento reintegrazione, perché ho trovato un po troppo totalizzante la risposta in merito di xenon
Come riportato la condanna c’è stata pochi giorni fa, e comunque era solo pecuniaria.
Io me li sono andati a leggere i fatti di questi incontri e madonna santa. Metto sotto spoiler un piccolo estratto letto da siti esteri:
Insomma cose allucinanti. E l'azienda che lo copre pure.
Ho capito ma in questi casi è il minimo.
Sono andato a vedere dove avete preso la notizia per pura curiositá e me ne sono pentito, povera ragazza.
Sul discorso pene e riabilitazione per certi tipi di reati io sono per la mano molto più dura, ma questo è un altro argomento totalmente OT.
Ho risposto così in merito al commento citato in quel pezzo, perché sembrava quasi che la vittima fosse il mangaka…
Poi mi piacerebbe comprendere com’è possibile che per reati di certo tipo, e se cercate online cosa ha fatto capirete perché questo qua mi disgusta così, sia prevista solo una pena pecuniaria come mi sembra di capire… a sto punto quello di Act Age che deve aver combinato? (È una domanda retorica eh…)
Però se insulti l’imperatore ti puoi fare 3 anni di carcere… va bene così…
in base a cosa dovremmo dedurre che si è pentito? il processo se non ho capito male è finito a febbraio 2026, cioè ieri. Inoltre risulta che l'editore ha incontrato questo signore quando il processo era in corso. Insomma la storia è abbastanza brutta. ed è abbastanza orribile che in Giappone si possa risolvere con una pena pecuniaria una condanna di reati di questo genere. Su questi temi, purtroppo, avrebbe bisogno di un cambio netto.
In tutto questo quadro davvero triste, merita solo applausi Sumi Eno
Il sistema giapponese non sarà perfetto - ma quale lo è, in casi del genere? - ma cercare di far tacere la vittima, per permettere a questo 'soggetto' di lavorare liberamente, (perché 'poverino', ha sbagliato, ma ha diritto di correggersi e rifarsi una vita!!!) vista dall'esterno, mi sembra un'enorme ingiustizia e un insulto ulteriore a chi ha subito gli abusi.
Ogni tanto, quando si parla di recuperare i criminali, dovremmo anche ricordare che le vittime, non sempre possono tornare alla loro vita normale, e nei casi più gravi tale vita è rovinata per sempre; pensare a quello che può aver subito questa ragazza mette i brividi, sarebbe giusto tener presente questo aspetto, quando la legge infligge le pene relative.
Individui del genere non si possono coprire, né giustificare, forse neppure perdonare. Se una società civile lo fa, c'è qualcosa di marcio e malato nella società stessa.
Detto questo la pedofilia sia chiaro distrugge la vittima che non riuscirà più a condurre la stessa vita di prima... mai più.
Il problema di base è che bisognerebbe essere molto più severi contro crimini del genere e non solo in Giappone.
Onestamente, se uno la pensa diversamente non è perché è un uomo. E' perché è un idiota.
Non è detto che fosse un dipendente diretto dell'azienda. Molti mangaka sono freelance.
Al netto di ciò ti faccio un esempio.
Io lavoro per una multinazionale informatica con oltre 7000 dipendenti. Se domani mi licenziassi e tra 3 mesi facessi un colloquio per un altro dei gruppi di lavoro è probabile che all'ufficio personale (1) non abbiano idea di chi io sia e (2) forse non si rendano neanche conto che ho già lavorato per loro. E il mio nuovo gruppo di lavoro facilmente non mi avrebbe mai sentito nominare prima. Se io fossi un collaboratore esterno a maggior ragione.
Detto ciò, Shogakukan di dipendenti ne ha solo 711, che sono tanti ma è un decimo del mio contesto. E mi ricordo quando l'azienda in cui lavoro aveva quel numero di dipendenti: non dico ci si conoscesse tutti, ma quasi. Nonostante fossimo sparsi in 15 sedi diverse.
Però, di nuovo, se è un collaboratore esterno, può essere diverso. Nome d'arte nuovo, contatti nuovi, profilo basso, poche o nessuna relazione umana di persona, magari un editor nuovo che non ti conosce. Magari una situazione in cui i colleghi che lo conoscevano non avevano idea di quanto fosse grave la sua situazione, ammesso che prima avesse contatti umani rilevanti, cosa molto poco giapponese. A me viene da pensare una cosa del genere.
Quello, oppure a Shogakukan si sono bruciati il cervello prendendosi un rischio immenso per pubblicare i fumetti di uno a cui firmerei la castrazione seduta stante.
Devi eseguire l'accesso per lasciare un commento.