Boichi (Dr. Stone) su chi legge manga piratati: "Non sono nemici, sono il nostro futuro pubblico"

Mentre l'industria chiude siti pirata e conta perdite miliardarie, l'illustratore sudcoreano propone una strada diversa: costruire alternative legali vere, prima di puntare il dito contro i lettori

di Ironic74

Pochi mesi fa Kei Urana, autrice di Gachiakuta, aveva preso una posizione netta sulla pirateria dei manga, sostenendo con fermezza che leggere gratuitamente le opere senza autorizzazione finisce per erodere il valore del lavoro creativo, pur riconoscendo apertamente le difficoltà economiche di molti lettori internazionali. Ora, da una prospettiva diametralmente opposta, arriva la voce di Boichi, l'illustratore sudcoreano responsabile dei disegni del popolare manga Dr. Stone, che nelle ultime settimane ha pubblicato su X una lunga serie di riflessioni che ribaltano completamente l'approccio tradizionale dell'industria verso la pirateria.

L'idea centrale di Boichi è semplice e provocatoria: chi legge manga su siti pirata non è il nemico dell'industria, ma rappresenta una domanda di mercato che semplicemente non ha ancora trovato un'offerta legale adeguata. "I lettori di manga piratati non sono i nostri avversari. Sono il nostro pubblico futuro. Sono la prova che la domanda esiste già", ha scritto l'illustratore in uno dei passaggi più diretti della sua serie di post, aggiungendo che in molti casi sono proprio quelle persone le prime a pagare per i servizi legali quando questi diventano accessibili e convenienti.


Boichi a Napoli Comicon con il nostro staffer Marco

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Si tratta di una posizione che contrasta nettamente con la tendenza recente dell'industria editoriale giapponese, sempre più orientata verso la repressione diretta. Negli ultimi mesi diversi tra i maggiori siti di pirateria di manga sono stati chiusi: Bato.to, che arrivava a registrare 350 milioni di visite mensili, è stato smantellato nel gennaio 2026 dopo l'arresto del suo operatore. Ad aprile, la polizia spagnola ha chiuso TuMangaOnline, una delle maggiori piattaforme di manga in lingua spagnola, mentre in Corea del Sud Newtoki e i suoi siti affiliati, con oltre 100 milioni di visite mensili combinate, hanno cessato definitivamente le attività nello stesso mese. Secondo un rapporto del governo giapponese, le perdite causate dalla pirateria di manga e anime hanno raggiunto i 38 miliardi di dollari nel 2025, il triplo rispetto al 2022.

Uno degli aspetti più sorprendenti dell'argomentazione di Boichi riguarda la questione della legalità stessa. Nel suo primo post, l'illustratore spiega che leggere manga piratati non è sempre illegale dal punto di vista tecnico: "Perché la lettura di opere estere piratate sia illegale in un determinato paese, quel paese deve essere membro di un sistema internazionale di diritto d'autore basato sull'Accordo TRIPS. Dopo aver aderito a questo sistema internazionale, il paese deve anche revisionare le proprie leggi nazionali sul copyright per allinearle agli standard globali." Ciò detto, Boichi chiarisce subito che dal punto di vista etico la pirateria resta comunque un problema, indipendentemente dall'inquadramento legale di ciascun paese: "Anche senza discutere di leggi, la maggior parte di noi condivide un principio morale semplice: prendere ciò che appartiene a qualcun altro senza permesso è sbagliato." L'illustratore distingue inoltre con attenzione tra il singolo lettore individuale e le grandi piattaforme di pirateria organizzate, che generano ricavi pubblicitari su scala industriale e che, secondo lui, dovrebbero essere il vero obiettivo di qualsiasi azione legale.

Per sostenere la propria tesi, secondo cui i lettori pirata possono trasformarsi in consumatori legali, Boichi attinge alla propria esperienza personale in Corea del Sud. In uno dei suoi post ricorda che, alla fine degli anni Novanta, la pirateria riguardo ai fumetti nel paese era diffusissima e l'atteggiamento verso i contenuti a pagamento spesso ostile: "Alla fine degli anni Novanta, in Corea, la pirateria verso contenuti fumettistici era generalizzata e gli atteggiamenti erano spesso molto ostili verso i contenuti a pagamento. Molti credevano che pagare per un fumetto fosse superfluo, o addirittura che l'industria non dovesse nemmeno esistere." Quando sono comparse piattaforme legali con prezzi accessibili, lo scenario è cambiato radicalmente: i lettori hanno aderito in massa, l'industria, in particolare quella dei webtoon, è cresciuta in Coreaa ed è diventata oggi uno dei maggiori esportatori di proprietà intellettuale per il cinema e la televisione a livello mondiale.

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La logica proposta da Boichi è dunque quella di costruire alternative concrete: quando un paese sviluppa case editrici locali, servizi digitali con prezzi adeguati alla realtà economica regionale e reti di distribuzione funzionanti, si crea un ecosistema in cui anche i governi hanno un interesse diretto a combattere la pirateria, perché ci sono tasse da riscuotere e posti di lavoro da proteggere. In un testo condiviso già nel 2016, Boichi aveva ricevuto un'email da un aspirante mangaka del Marocco che scriveva: "Voglio diventare mangaka, ma in Marocco non esiste un'industria editoriale di manga." È esattamente questo il problema che l'illustratore vuole vedere risolto, non la criminalizzazione di chi, per mancanza di alternative concrete, ricorre alla pirateria. Come ha sintetizzato in uno dei suoi post: "Dire ai fan di manga in questi paesi 'dovreste comprare i manga' non ha alcun senso se non esiste un modo concreto per farlo."

 

Mentre Boichi propone di combattere la pirateria costruendo alternative legali accessibili piuttosto che inseguendo i singoli lettori, l'approccio istituzionale in Corea del Sud sembra andare in una direzione decisamente più repressiva. Il 9 giugno 2026, il Ministero della Cultura, dello Sport e del Turismo sudcoreano (MCST) ha organizzato a Seoul un incontro internazionale per rafforzare la cooperazione globale contro le violazioni del copyright che colpiscono i contenuti coreani, dai webtoon ai K-drama.

La "2026 International Copyright Protection Enforcement Conference", tenutasi al Lotte Hotel di Seoul, ha riunito le forze dell'ordine di cinque paesi, Thailandia, Indonesia, Vietnam, Filippine e Paesi Bassi, insieme a Interpol, all'ufficio coreano dell'Homeland Security Investigations (HSI) statunitense e alle autorità sudcoreane, tra cui il Ministero della Giustizia, la procura e la polizia. Tra i partecipanti del settore privato figuravano anche importanti realtà dell'industria dei contenuti come Naver WEBTOON e Kakao Entertainment, due dei principali colossi coreani nella distribuzione di fumetti digitali e intrattenimento.

L'incontro si è concentrato sulla condivisione di strategie investigative e sul coordinamento di operazioni congiunte per individuare e arrestare i responsabili di violazioni del copyright all'estero. Le discussioni hanno toccato anche le indagini internazionali in corso nell'ambito dell'iniziativa Interpol "Stop Online Piracy" (I-SOP), oltre alle iniziative di collaborazione tra pubblico e privato. Il ministero ha sottolineato come i crimini di copyright transfrontalieri richiedano risposte globali coordinate, impegnandosi a rafforzare ulteriormente la propria rete investigativa con i partner internazionali.

L'iniziativa coreana mostra dunque un volto diverso, e per certi versi opposto, rispetto alla visione propositiva di Boichi: se l'illustratore di Dr. Stone invita l'industria a interrogarsi sulle ragioni economiche e infrastrutturali che spingono i lettori verso i siti pirata, i governi continuano a privilegiare la strada del contrasto diretto e della cooperazione internazionale tra forze dell'ordine. Due approcci che, lungi dall'essere necessariamente in contraddizione, raccontano comunque quanto la questione della pirateria nell'industria dei contenuti asiatici resti aperta e complessa, senza una soluzione univoca all'orizzonte.

Fonte: Otaku PT; Anime News Network



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