Kei Urana, l'autrice di Gachiakuta, serie serializzata sulla Weekly Shōnen Magazine di Kodansha dal 2022 (in Italia sotto licenza Star Comics) e adattata in anime dallo studio Bones nel 2025, è tornata al centro dell'attenzione internazionale con una dichiarazione pubblica sulla pirateria dei manga. Non è la prima volta che la Urana si trova al centro di polemiche: nei mesi scorsi aveva già fatto discutere prendendo posizione contro le interpretazioni non canoniche dei fan, affermando che solo l'autore ha l'ultima parola su ciò che appartiene alla storia ufficiale, e aveva ufficializzato che un personaggio ritenuto transgender dalla community non lo fosse, scatenando una valanga di reazioni negative. La sua presenza sui social è da sempre diretta e senza filtri, e anche questa volta non ha deluso le aspettative.

Martedì 20 aprile, la Urana ha pubblicato sul proprio profilo X una dichiarazione in inglese, tradotta da un'app a partire dall'originale giapponese, rivolta esplicitamente al pubblico internazionale. Il testo è stato ripubblicato oltre 15.000 volte e ha raccolto circa 88.000 like, con commenti di supporto in inglese, spagnolo, russo e arabo. La versione giapponese, invece, si è fermata a 434 condivisioni e 2.700 like, a conferma che il messaggio era pensato soprattutto per chi legge i manga al di fuori del Giappone.

La scintilla che ha innescato tutto sarebbe stata una risposta della mangaka a un post, poi eliminato, in cui un fan le chiedeva se un server Discord fosse un modo ufficiale per leggere Gachiakuta gratuitamente. La risposta di Urana è stata piuttosto secca: "È illegale."
 



Le reazioni si sono divise immediatamente tra chi la sosteneva e chi la attaccava, e nei giorni successivi Urana ha pubblicato una serie di GIF ironiche, tra cui quella del "troll face" e del pupazzo di Saw, concludendo con un messaggio provocatorio ai suoi follower: "Da ieri ho fatto solo postare GIF e nient'altro. Di cosa avete così paura? Avete qualcosa di cui sentirvi in colpa?" Prima di prendere la parola ufficialmente, però, la mangaka ha trascorso diversi giorni a documentarsi sulle condizioni economiche e di accesso ai manga in vari paesi del mondo. Questo lavoro di ricerca ha plasmato il tono della dichiarazione, che non è un semplice sfogo ma un testo articolato, consapevole delle difficoltà reali di molti lettori.

 


 

 

La Urana riconosce apertamente che per una parte del suo pubblico i siti pirata rappresentano l'unico modo concreto per leggere i manga, sia per ragioni economiche sia per la mancanza di piattaforme legali accessibili nella propria regione. Eppure questo riconoscimento non la porta ad accettare la pirateria come inevitabile. Al contrario, rifiuta con decisione l'argomento secondo cui leggere gratis non danneggerebbe le vendite, anzi funzionerebbe come promozione gratuita. La sua posizione è netta: quando le persone si abituano ad ottenere qualcosa senza pagare, smettono di cercare le versioni ufficiali, e questo erode il valore stesso dell'opera creativa. Un valore che, ricorda Urana, è stato costruito attraverso i sacrifici e il lavoro instancabile di chi è venuto prima.

I dati del settore sembrano darle ragione. Secondo i dati del Ministero dell'Economia, del Commercio e dell'Industria del Giappone, diffusi a gennaio 2026, la pirateria di anime e manga avrebbe causato al paese perdite stimate intorno ai 38 miliardi di dollari, con paesi come Vietnam, Francia, Brasile, Stati Uniti e Cina tra i principali mercati coinvolti.

La mangaka non si limita tuttavia alla critica. Insieme al graffiti artist Hideyoshi Ando, collaboratore di Gachiakuta per le illustrazioni, e con il supporto delle case editrici, sta lavorando a soluzioni concrete per permettere a chi non ha accesso o non ha i mezzi economici di leggere i manga in modo legale. I dettagli non sono ancora stati resi pubblici, ma Urana ha chiesto ai lettori di avere pazienza, assicurando che sia lei che le case editrici stanno facendo del proprio meglio.

La parte più toccante della dichiarazione riguarda però le reazioni che ha ricevuto. Alla sua presa di posizione sulla pirateria sono seguiti insulti, accuse di razzismo e riferimenti espliciti ai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki. Urana è nata e cresciuta nella prefettura di Hiroshima, e ha scelto di rispondere a partire da questa radice personale. Ha spiegato che i sopravvissuti e gli adulti che l'hanno circondata durante l'infanzia non le hanno mai insegnato l'odio o il rancore, ma un principio che lei riassume nel concetto di "non ripetere". Con la stessa apertura con cui ha riconosciuto le difficoltà economiche dei lettori internazionali, ha chiesto reciprocità: un tentativo sincero di comprendere la prospettiva e la cultura di chi crea questi lavori.

Fonte: ANNotakupt.com