Vampire in the Garden: la recensione del Romeo e Giulietta in salsa vampirica di Netflix

Netflix e Wit Studio con una storia che vuole essere una denuncia contro la guerra e le discriminazioni.

di Ironic74

Riproviamoci! Dopo la delusione di Bubble che ho evidenziato con la mia recensione di qualche tempo fa, ho voluto  appunto dare una nuova chance all'accoppiata Netflix / Wit Studio con un titolo che anche in questo caso era almeno sulla carta pienamente nelle mie corde. Vampire in the Garden è infatti una storia fantasy/horror sullo sfondo di una distopia piuttosto inquietante.

L'umanità è ormai sull'orlo della totale estinzione, soggiogata da una nuova razza più forte e assetata del suo sangue. Avete capito bene, d'altronde già dal titolo si evince che i vampiri sono il tema centrale di questo nuovo titolo animato e sono proprio quelli più classici visti in tante incarnazioni cinematografiche e cartacee: pallidi demoni che rifuggono la luce e dagli straordinari poteri e capacità (in primis quella di volare).
 
Vampire in the Garden recensione

La storia in realtà parla di un'umana e una vampira, anzi la regina di una elegante aristocrazia vampirica, Momo e Fine, in fuga dalla brutale guerra tra le loro specie, tra i resti di un paese anonimo ma inconfondibilmente post-sovietico. Il loro viaggio riguarda tanto gli orrori della guerra quanto la bellezza della musica, quest'ultima totalmente bandita dal rigido governo umano, dato che qualunque suono o rumore diventa un letale richiamo per l'udito finissimo dei mostruosi nemici. E con le menti creative di Studio Wit (L'attacco dei gigantiBubble) al timone, le animazioni e il character designer catturano immediatamente lo spettatore che non potrà non accogliere con piacere il messaggio anti-militarista che in questi mesi non risulta mai fuori moda, anzi!
Il problema è che fuori da questo seminato, nei 5 episodi di cui è composto questo titolo, resta ben poco da apprezzare, lasciando al solito quella amara sensazione di incompiutezza che ultimamente riscontro in diversi lavori fatti per la grande N rossa.
 
Trailer
 

Momo, giovanissima soldatessa di basso rango nell'ultimo esercito dell'umanità (ma in realtà figlia del comandante in capo dell'esercito), non vuole e non è in grado di uccidere i suoi nemici in combattimento. Fine, al pari, è la regina dei vampiri, ma si rifiuta di bere sangue umano e sembra vivere di ricordi di una persona che non c'è più. I vampiri vivono in modo opulento in uno sfavillante splendore aristocratico, mentre gli umani sopravvivono sotto il giogo militare che proibisce severamente di impegnarsi in attività considerate vampiriche, come cantare e guardare film. Sia Momo che Fine si sentono fuori posto nei rispettivi mondi e bramano una pacifica convivenza. E così, quando si incontrano sul campo di battaglia, dopo un'iniziale diffidenza, formano un improbabile legame e partono alla ricerca del un luogo che per tutti è una pura utopia, dove si dice sia possibile la coesistenza di entrambe le specie.
 
Vampire in the Garden recensione

A livello di spettacolo puramente visivo, le battaglie ricche di azione sono animate in modo spettacolare e le ambientazioni sono davvero affascinanti; ottimo sfondo, come dicevo, alla relazione che viene a crearsi tra le due protagoniste. In poco più di due ore lo staff porta avanti la storia a un ritmo vertiginoso, passando senza fiato da un una cruda trama di guerra a un viaggio "noi contro il mondo", in una moderna rivisitazione horror di Romeo e Giulietta. Alternando momenti carichi di intensità emotiva a emozionanti sequenze visive, la serie alla fine riesce comunque a intrattenere ma, debbo ammetterlo, non a rubare il cuore dello spettatore. Troppo pochi cinque episodi per creare una seppur minima empatia con le due protagoniste. Distratti dalla fuga continua e dalle tante scene di battaglia e inseguimento, non riusciamo a veder crescere e amare questo rapporto di solidarietà e (diciamolo) amore che Momo e Fine arrivano a provare l'una per l'altra, come rivoluzionaria sfida a chi invece impone solo l'odio reciproco.
 
Vampire in the Garden recensione

La trama poi subisce alla fine un improvviso calo con colpi di scena piuttosto prevedibili, e antagonisti a malapena credibili fino a un finale che, seppur telefonato, resta comunque ben costruito.
Per Momo e Fine, l'unica soluzione alla guerra è non farvene parte. Nessuna delle due parti ha ragione né torto, e gli unici nemici che vale la pena combattere sono quelli che cercano di impedir loro di trovare l'agognato paradiso. In cuor loro, novelle Thelma e Louise, sanno già come finirà, ma sono disposte a combattere fino alla fine, credendo fermamente l'una nell'altra.

Dicevamo dello staff. Al character design, particolare e piuttosto ispirato, non possiamo non citare la presenza di un certo signor Tetsuya Nishio, l'uomo dietro i personaggi animati di Naruto, che ci ha regalato dei personaggi davvero particolari, con un look nostalgicamente retrò davvero ben sviluppato. Il suo lavoro è a mio avviso l'aspetto migliore di questa romantica fuga in salsa vampirica, insieme alla prova delle due doppiatrici originali, Megumi Han che interpreta Momo e Yu Kobayashi che presta la voce a Fine, due giovani non a caso al momento tra le più impiegate nel settore. Doppiaggio italiano invece non pervenuto ancora una volta come Bubble, bocciato dopo due puntate.
 
Vampire in the Garden recensione

Ryōtarō Makihara dirige questa serie senza particolari guizzi, mentre se proprio si deve criticare qualcosa a livello di animazioni, lo si deve fare verso una CG davvero brutta e mal gestita: un pugno in un occhio per qualcosa di visivamente davvero ben fatto.
 
Vampire in the Garden resta un prodotto fatto ad uso e consumo di una visione senza impegno e senza grosse aspettative, e anzi, da un lato meramente artistico (disegni e musiche) è anche piuttosto piacevole (orrido uso della CG a parte). Paga però quella che sembra essere la pecca di molti lavori originali svolti per la grande N rossa dello streaming: la mancanza di storie e idee che non sappiano di già visto. Pecca in cui certe lavorazioni Wit Studio sembrano piuttosto cadere di sovente. Non boccio quindi il titolo, ma resta, a mio modesto avviso, l'ennesima visione che, terminata, ti lascia poco o nulla.


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