L'azienda ha dichiarato che l'obiettivo principale di Hanasee è quello di eliminare le barriere strutturali che affliggono l'industria del manga, tra cui gli elevati costi di produzione e la carenza di illustratori professionisti.
Xross Road ha aperto una lista d'attesa per l'accesso anticipato e sta attivamente raccogliendo manifestazioni d'interesse da parte di editori e studi di animazione interessati a programmi pilota.
Hanasee è un sistema multi-agente, in cui diverse componenti di IA si occupano di fasi distinte della produzione manga: illustrazioni, sceneggiatura e impaginazione delle tavole.
Questi agenti IA sono stati addestrati sotto la supervisione di mangaka professionisti
Xross Road ha inoltre annunciato i piani per il lancio di un sistema di gestione dei diritti basato su blockchain all'inizio del 2026. Questa infrastruttura è stata pensata per garantire una distribuzione trasparente dei ricavi e una monetizzazione equa per i contenuti generati attraverso la piattaforma.
Sogno il giorno in cui questa roba diverrà illegale (non arriverà mai, lo so).
Non sono a priori contrario all'IA, ma questa cosa della "democratizzazione" secondo me è la maniera più sbagliata per pubblicizzarla o giustificarla.Lo strumento permetterà a chiunque di trasformare le proprie storie nel formato manga, democratizzando la creazione di contenuti visivi.
immagino verrà usata per stampini romcon, isekai, Slice of life, moeblob, shonen con power up random
ops già lo fanno senza AI
Divertente visto che il tuo username ricorda Killua, un anime shonen con power up
Dai, su col morale: magari usando questa vi concludono Nana e Frieren... 🤷🏻♂️
Il concetto è anche valoriale.
Da quando siamo nati, ci hanno educato al concetto di attribuire un valore a qualcosa. Grazie a questo abbiamo imparato che, per esempio, a quantità di lavoro svolto esiste una paga adeguata, proprio perché quel lavoro merita di essere ricompensato.
Abbiamo imparato che anche dietro l’arte esiste il tempo speso; che dietro una tela, dietro una scultura, esistono lo studio e l’analisi della nostra conoscenza, che permettono di elaborare un concetto, di farlo nostro e restituirlo nel mondo sotto forma di colore.
Abbiamo imparato che dietro i libri che leggiamo ci sono pensieri che hanno lavorato dentro di noi da quando siamo venuti al mondo; ci hanno fatto capire come si fa a intrecciarli in una pagina, come si fa a costruire uno stile.
Prima di diventare le storie che leggiamo, hanno lavorato all’interno di noi per farci crescere come persone.
Anche dietro un disegno di un manga o dietro un’animazione esistono miliardi di secondi spesi a far sì che un solo movimento, o un solo disegno, risultasse il migliore di tutti. Dietro a tutto questo impegno, studio e passione, abbiamo attribuito un valore. E abbiamo pensato che fosse giusto premiare quel tempo, che fosse giusto premiare il talento. Quel talento capace di smuoverci dentro e aiutarci a cambiare.
Noi a tutto questo abbiamo sempre dato un valore. E lo è, senza girarci intorno.
Ma ora che arriva l’AI a produrre tutto in un secondo, distrugge il nostro sistema di valori tutto in una volta. Che valore diamo? Senza studio, senza sogni, senza impegno, senza cura, senza esperienza, con l’idea di base delle grandi aziende che, se ti impegni, se studi, se lavori, stai producendo solo un costo.
Stanno dicendo chiaramente che la vita, nel suo insieme, da quando è stata concepita, non vale niente, perché queste grandi aziende ci stanno dicendo che possono fare a meno dell’uomo.
Allora la risposta è chiara: che valore diamo all’IA, quando alla base c’è un sistema che danneggia i nostri valori?
Semplice. Il suo valore è zero.
Se il suo valore è zero, anche il nostro sostegno verso tutti i prodotti di AI deve essere zero, con tutto quello che significa questo termine.
Se al lavoro attribuiamo un valore, remunerato con lo stipendio, a tutti i lavori futuri che distruggono i nostri sogni, che avvelenano la nostra etica del lavoro, che ci vedono sostituibili, che ci vedono sacrificabili, la nostra risposta non può essere che una: noi non daremo un centesimo a nulla che viene prodotto in questo modo.
Inizia l’ora della ribellione.
Tutto bello ma poi vedi che cantanti, doppiatori e persone legate al mondo del fumetto e dell' animazione usano e abusano di immagini in ia generativa a volte anche di infimo livello. È un gioco ti rispondono. A volte vedi queste robe pure belle artist alley in fiera
Tutto bello ma poi vedi che cantanti, doppiatori e persone legate al mondo del fumetto e dell' animazione usano e abusano di immagini in ia generativa a volte anche di infimo livello. È un gioco ti rispondono. A volte vedi queste robe pure belle artist alley in fiera
il fatto è che così ci spingono ad accettare certe condizioni. per esempio ora hanno scritto che è dovuto al fatto che "non si trovano illustratori..." il che non è vero, non è che non si trovano, ce ne sono in abbondanza, ma non si trovano quelli che accettano una paga da fame, o di lavorare tante ore in più senza fiatare.
ed è la stessa cosa quando molti imprenditori al lavoro dicono che non trovano lavoratori... altra cosa non vera, i lavoratori pronti a fare quelle mansioni sono tanti, ma loro non vogliono chiunque, vogliono solo quelli che accettano le loro determinate condizioni.
davvero, dovremmo accettare tutto questo? un mondo in cui si barata la dignità umana rimpiazzandola con una macchina.
il loro messaggio di fondo è "che possono fare tutto senza bisogno dell'uomo" allora perché ci chiedono di sostenerli con il nostro denaro?
Se il concetto è che possono fare a meno di noi, allora dovrebbero accettarne anche le conseguenze, dovrebbero fare a meno anche del nostro sostegno.
Dai, su col morale: magari usando questa vi concludono Nana e Frieren... 🤷🏻♂️
no, non è così... diventa concettuale la cosa. il chat bot può non solo concludere Nana una volta, ma potrebbe farlo un miliardo di volte. Per ogni pront, una conclusione diversa. A quel punto avrei miliardi e miliardi di conclusioni... il fatto però, che in questo modo, si entra nel concetto di generazione di emozioni a comando. Si darebbe scontato che il pianto, il dolore, la gioia, l'emozione scritta da chat gpt, possono sostituire quelle reali... solamente simulandole. Anche la tua di lettore varrebbe meno, perché ci accontenteremo del concetto di surrogato distopico. si enterà così nel concetto di "per me" la fine di Nana è così, e sarebbe del tutto diversa da quella di un altro. Si aprirebbe così un mercato delle menzogne. E se si da buono questo principio, inizieremo a dubitare di tutte le realtà narrate fino ad oggi... perchè non facciamo fare all'Ai i sequel di qualsiasi altra cosa. facciamogli riscrivere di tutto, guerra e pace, i miserabili, persino la bibbia.
concetto di riscrittura tra l'altro per molti persino accettabile, ricordate quando molte cose scritte da Roald Dahl, sono state riviste e politicamente corrette. se diamo all'AI l'idea di costruire emozioni finte al posto nostro e farlo tutta le volte che ci pare, dubbiteremo non solo di quello che leggiamo in futuro, ma anche di tutto quello che abbiamo letto nel passato. in quanto non sapremo più distinguere niente da ciò che è vero a ciò che è falso, il tanto da voler alla fine, riscrivere tutto quanto. Se è indistringuibile, allora tutto può essere formatato e rifatto. Ma a quel punto il concetto di narrativa, storia, racconto, non esisterà più.
siamo sicuri che le persone davanti alla scelta tra un uso della ia che permetta di pagare meno tutto in confronto a quello che giustamente comporta e costa l'ingegno e il valore umano sceglieranno la seconda via?
non sto "giustificando" attenzione...ma conosciamo bene le cose come vanno...
Dai, su col morale: magari usando questa vi concludono Nana e Frieren... 🤷🏻♂️
no, non è così... diventa concettuale la cosa. il chat bot può non solo concludere Nana una volta, ma potrebbe farlo un miliardo di volte. Per ogni pront, una conclusione diversa. A quel punto avrei miliardi e miliardi di conclusioni... il fatto però, che in questo modo, si entra nel concetto di generazione di emozioni a comando. Si darebbe scontato che il pianto, il dolore, la gioia, l'emozione scritta da chat gpt, possono sostituire quelle reali... solamente simulandole. Anche la tua di lettore varrebbe meno, perché ci accontenteremo del concetto di surrogato distopico. si enterà così nel concetto di "per me" la fine di Nana è così, e sarebbe del tutto diversa da quella di un altro. Si aprirebbe così un mercato delle menzogne. E se si da buono questo principio, inizieremo a dubitare di tutte le realtà narrate fino ad oggi... perchè non facciamo fare all'Ai i sequel di qualsiasi altra cosa. facciamogli riscrivere di tutto, guerra e pace, i miserabili, persino la bibbia.
concetto di riscrittura tra l'altro per molti persino accettabile, ricordate quando molte cose scritte da Roald Dahl, sono state riviste e politicamente corrette. se diamo all'AI l'idea di costruire emozioni finte al posto nostro e farlo tutta le volte che ci pare, dubbiteremo non solo di quello che leggiamo in futuro, ma anche di tutto quello che abbiamo letto nel passato. in quanto non sapremo più distinguere niente da ciò che è vero a ciò che è falso, il tanto da voler alla fine, riscrivere tutto quanto. Se è indistringuibile, allora tutto può essere formatato e rifatto. Ma a quel punto il concetto di narrativa, storia, racconto, non esisterà più.
È una buona risposta... ma sono d'accordo solo in parte.
Non è che le emozioni che ti suscita una romcom o un battle shonen di oggi siano meno artificiose o costruite.
Gli autori di manga è da decenni che riutilizzano sempre le stesse situazioni, gli stessi archetipi di personaggio, perfino gli stessi finali. Spesso in modo asettico, s privo di rielaborazione e platealmente costruito.
Vagonate di manga ciascuno uguale all'altro, in cui ogni capitolo è pensato per stimolare il lettore sempre nello stesso modo, colpendo sempre gli stessi "nervi scoperti".
Ho perso il conto delle romcom che condividono il capitolo in piscina, il matsuri, l'episodio al mare, il protagonista con il raffreddore killer, la tizia tsundere, l'imbarazzo di chiamarsi per nome, eccetera... tutte caratteristiche che possono essere prese e sintetizzate da una AI in un prodotto. Che sarà un linea con gli altri prodotti sugli scaffali di quel tipo, dove questo stesso lavoro di sintesi sterile in cui non si inventa niente di nuovo lo fa il mangaka.
Perché nel 99% dei manga, almeno quelli commerciali, ma non solo, non si inventa proprio niente.
Se invece vogliamo parlare della personalità nello stile di disegno, lì sono maggiormente d'accordo. Molti autori hanno uno stile evidentemente personale e immediatamente riconoscibile che, per me, è un valore aggiunto. Ma ci sono anche tanti mangaka il cui stile di disegno pare uscito da un corso. Zero personalità, solo l'ennesima fotocopia di tanti altri disegnatori, magari anche bello a vedersi ma senza niente di personale.
Nel mio adorato Hyouka, il disegnatore del manga ha in più punti dichiarato di copiare lo stile dell'anime, addirittura dicendo che ora che siamo entrati in zona non coperta dalla versione animata è più difficile perché non ha un riferimento. È davvero così diverso da far fare la stessa cosa a un'AI? 🤔
Non lo so, dipende molto da cosa leggi. Per me che leggo quasi solo manga dozzinali e commerciali non cambia granché.
È una buona risposta... ma sono d'accordo solo in parte.
Non è che le emozioni che ti suscita una romcom o un battle shonen di oggi siano meno artificiose o costruite.
Gli autori di manga è da decenni che riutilizzano sempre le stesse situazioni, gli stessi archetipi di personaggio, perfino gli stessi finali. Spesso in modo asettico, s privo di rielaborazione e platealmente costruito.
Vagonate di manga ciascuno uguale all'altro, in cui ogni capitolo è pensato per stimolare il lettore sempre nello stesso modo, colpendo sempre gli stessi "nervi scoperti".
Ho perso il conto delle romcom che condividono il capitolo in piscina, il matsuri, l'episodio al mare, il protagonista con il raffreddore killer, la tizia tsundere, l'imbarazzo di chiamarsi per nome, eccetera... tutte caratteristiche che possono essere prese e sintetizzate da una AI in un prodotto. Che sarà un linea con gli altri prodotti sugli scaffali di quel tipo, dove questo stesso lavoro di sintesi sterile in cui non si inventa niente di nuovo lo fa il mangaka.
Perché nel 99% dei manga, almeno quelli commerciali, ma non solo, non si inventa proprio niente.
Se invece vogliamo parlare della personalità nello stile di disegno, lì sono maggiormente d'accordo. Molti autori hanno uno stile evidentemente personale e immediatamente riconoscibile che, per me, è un valore aggiunto. Ma ci sono anche tanti mangaka il cui stile di disegno pare uscito da un corso. Zero personalità, solo l'ennesima fotocopia di tanti altri disegnatori, magari anche bello a vedersi ma senza niente di personale.
Nel mio adorato Hyouka, il disegnatore del manga ha in più punti dichiarato di copiare lo stile dell'anime, addirittura dicendo che ora che siamo entrati in zona non coperta dalla versione animata è più difficile perché non ha un riferimento. È davvero così diverso da far fare la stessa cosa a un'AI? 🤔
Non lo so, dipende molto da cosa leggi. Per me che leggo quasi solo manga dozzinali e commerciali non cambia granché.
È una buona risposta... ma sono d'accordo solo in parte.
Non è che le emozioni che ti suscita una romcom o un battle shonen di oggi siano meno artificiose o costruite.
Gli autori di manga è da decenni che riutilizzano sempre le stesse situazioni, gli stessi archetipi di personaggio, perfino gli stessi finali. Spesso in modo asettico, s privo di rielaborazione e platealmente costruito.
Vagonate di manga ciascuno uguale all'altro, in cui ogni capitolo è pensato per stimolare il lettore sempre nello stesso modo, colpendo sempre gli stessi "nervi scoperti".
Ho perso il conto delle romcom che condividono il capitolo in piscina, il matsuri, l'episodio al mare, il protagonista con il raffreddore killer, la tizia tsundere, l'imbarazzo di chiamarsi per nome, eccetera... tutte caratteristiche che possono essere prese e sintetizzate da una AI in un prodotto. Che sarà un linea con gli altri prodotti sugli scaffali di quel tipo, dove questo stesso lavoro di sintesi sterile in cui non si inventa niente di nuovo lo fa il mangaka.
Perché nel 99% dei manga, almeno quelli commerciali, ma non solo, non si inventa proprio niente.
Se invece vogliamo parlare della personalità nello stile di disegno, lì sono maggiormente d'accordo. Molti autori hanno uno stile evidentemente personale e immediatamente riconoscibile che, per me, è un valore aggiunto. Ma ci sono anche tanti mangaka il cui stile di disegno pare uscito da un corso. Zero personalità, solo l'ennesima fotocopia di tanti altri disegnatori, magari anche bello a vedersi ma senza niente di personale.
Nel mio adorato Hyouka, il disegnatore del manga ha in più punti dichiarato di copiare lo stile dell'anime, addirittura dicendo che ora che siamo entrati in zona non coperta dalla versione animata è più difficile perché non ha un riferimento. È davvero così diverso da far fare la stessa cosa a un'AI? 🤔
Non lo so, dipende molto da cosa leggi. Per me che leggo quasi solo manga dozzinali e commerciali non cambia granché.
L'altro giorno ho visto un video di Arkantos in cui diceva che gli anime stanno diventando tutti uguali, video a cui è seguita la replica di Italo Scaniello... e io ero d'accordo con quello che ha detto Italo.
Al suo discorso aggiungo che molto spesso associamo il nostro concetto di uguaglianza all'argomento o alla situazione, dimenticandoci che ciò che conta non è se l'argomento è identico o se lo sono le situazioni: ciò che conta è la credibilità di quello che viene narrato.
Non importa se escono ventimila isekai, ventimila romcom, ventimila action. L'importante è che le azioni e i sentimenti espressi durante il loro trascorrere siano credibili, coerenti e che portino i personaggi a crescere e a capire, ad esempio, se stessi e il proprio ruolo nel mondo.
Ovviamente sì, ci sono storie che molto spesso usano situazioni già cavalcate da altri o situazioni di comodo, ma perché a volte si cerca di accollarsi meno rischi e rimanere confinati dentro la propria comfort zone. Cosa che poi è simile al modo in cui vengono scelti certi manga o anime: non perché si voglia la complessità, ma perché si pretende la leggerezza.
Il fatto è che tale leggerezza è comunque sorretta dal tempo speso e dallo studio applicato per fare quel lavoro. L'artista poi applica personalità ai suoi personaggi e lavora con quelli che sono gli "universali", ossia quei sentimenti che possono essere letti in tutto il mondo e che alla fine accomunano il genere umano: l'amore, l'amicizia, l'impegno, il sacrificio, la rabbia, il dolore, ecc.
Sono gli universali a dare spessore ai personaggi di finzione: noi riconosciamo veridicità a ciò che leggiamo o guardiamo solo perché alla base esiste qualcuno che ha filtrato la sua esperienza di vita e l'ha resa arte. Se partiamo dalla premessa che gli universali sono delle menzogne e che possono essere replicabili, allora dovremmo dubitare persino delle nostre.
Tra l'altro, non è vero che le storie che leggiamo sono tutte uguali: ad esempio, in questa stagione Ikoku Nikki e Frieren sono di una qualità più alta.
Se ci si accontenta di barattare tutto facendolo fare all'AI, poi si rischia di buttare via il bambino con l'acqua sporca.
Il fatto che il "lavoro sporco" lo faccia l'AI non significa che non ci sia supervisione umana, e gli input stessi dati alla AI sono da esseri umani.
Non funziona "Fammi il capitolo in cui il protagonista si prende il killer-flu". A queste app devi dare descrizioni dettagliate del lavoro finale che vuoi ottenere, input sensati e coerenti, e il lavoro in uscita viene comunque valutato e vagliato da editor e professionisti.
Non è che viene introdotto uno shinkansen diretto AI-fumetteria eh.
Quindi tutto il discorso sul fatto che non ci sia umanità che fai non ha semplicemente alcun senso. Se l'AI è abbastanza evoluta chi la utilizzerà si accerterà che il prodotto finale sia human-like.
Chissà, magari può pure essere che gli esseri umani finiscano a fare la post produzione, sistemando il lavoro fatto dal computer, in un certo senso al contrario di ciò che avviene ora.
A me, onestamente, pare molto che il concetto che esce fuori alla fine da queste discussioni sia: "ma se uno è bravo a disegnare diventa inutile".
Ci siamo già passati nella storia umana, prima con la rivoluzione industriale e poi con quella digitale.
Esiste ancora chi dissoda il campo con la zappa o con i buoi, ma la maggior parte usa un trattore.
Esiste ancora qualche piccola azienda artigiana locale che fa la carta a mano, ma la maggior parte la fanno le cartiere.
Esiste ancora chi ascolta la musica sui vinili di Freddie Mercury, ma la maggior parte usa servizi di musica digitale per ascoltare prodotti aggiustati con l'autotune.
Esisterà ancora chi disegna a mano, ma a un certo punto, forse, quel che andrà per la maggiore sarà aggiustare le imperfezioni delle illustrazioni fatte dalla AI.
Personal rant: Oh, e magari un giorno potrò avere un manga prodotto da me, per me stesso e basta, tarato sui miei precisi gusti narrativi e canoni estetici, senza sapere tenere in mano una matita. Invece di incazzarmi ogni volta perché il manga di turno che mi piace viene snaturato a.c.d.c. per correre dietro ai gusti del lettore medio e sul numero di vendite.
cut
basta non comprarli e chiuderanno
sta al genere umano capire come usare la tecnologia
Il concetto è anche valoriale.
Da quando siamo nati, ci hanno educato al concetto di attribuire un valore a qualcosa. Grazie a questo abbiamo imparato che, per esempio, a quantità di lavoro svolto esiste una paga adeguata, proprio perché quel lavoro merita di essere ricompensato.
Abbiamo imparato che anche dietro l’arte esiste il tempo speso; che dietro una tela, dietro una scultura, esistono lo studio e l’analisi della nostra conoscenza, che permettono di elaborare un concetto, di farlo nostro e restituirlo nel mondo sotto forma di colore.
Abbiamo imparato che dietro i libri che leggiamo ci sono pensieri che hanno lavorato dentro di noi da quando siamo venuti al mondo; ci hanno fatto capire come si fa a intrecciarli in una pagina, come si fa a costruire uno stile.
Prima di diventare le storie che leggiamo, hanno lavorato all’interno di noi per farci crescere come persone.
Anche dietro un disegno di un manga o dietro un’animazione esistono miliardi di secondi spesi a far sì che un solo movimento, o un solo disegno, risultasse il migliore di tutti. Dietro a tutto questo impegno, studio e passione, abbiamo attribuito un valore. E abbiamo pensato che fosse giusto premiare quel tempo, che fosse giusto premiare il talento. Quel talento capace di smuoverci dentro e aiutarci a cambiare.
Noi a tutto questo abbiamo sempre dato un valore. E lo è, senza girarci intorno.
Ma ora che arriva l’AI a produrre tutto in un secondo, distrugge il nostro sistema di valori tutto in una volta. Che valore diamo? Senza studio, senza sogni, senza impegno, senza cura, senza esperienza, con l’idea di base delle grandi aziende che, se ti impegni, se studi, se lavori, stai producendo solo un costo.
Stanno dicendo chiaramente che la vita, nel suo insieme, da quando è stata concepita, non vale niente, perché queste grandi aziende ci stanno dicendo che possono fare a meno dell’uomo.
Allora la risposta è chiara: che valore diamo all’IA, quando alla base c’è un sistema che danneggia i nostri valori?
Semplice. Il suo valore è zero.
Se il suo valore è zero, anche il nostro sostegno verso tutti i prodotti di AI deve essere zero, con tutto quello che significa questo termine.
Se al lavoro attribuiamo un valore, remunerato con lo stipendio, a tutti i lavori futuri che distruggono i nostri sogni, che avvelenano la nostra etica del lavoro, che ci vedono sostituibili, che ci vedono sacrificabili, la nostra risposta non può essere che una: noi non daremo un centesimo a nulla che viene prodotto in questo modo.
Inizia l’ora della ribellione.
Ci vuole una legge chiara che qualsiasi prodotto fatto con l'uso di ai deve essere bollato come tale.
In modo che le persone possano scegliere. Io per esempio non comprerò mai un prodotto fatto solo con ai, non ne vedo il senso.
Niente, proprio non ce la faccio a non ridere quando leggo di gente che chiama i manga genericamente "arte".
Allo stesso modo non considererai tutta la musica "arte", tutti i ritratti "arte", tutti i programmi televisivi "arte" e via dicendo, se è questo il discorso non conosco una singola persona che non la pensi come te, quindi di chi staresti ridendo?
Rido, e sguaiatamente anche, e con tonto altezzoso, derisorio e canzonatorio aggiungo, di tutti quelli che si riferiscono ai manga genericamente come "arte", facendo di tutta l'erba un fascio. Mettendo assieme Urasawa e pornazzi da caserma nello stesso calderone.
C'è qualcosa nel mondo dei manga che è arte? Sì, qualcosa c'è. Quanto? Molto poco.
Tu dici che Urasawa è arte? Per me è opinabile, ma sicuramente è meglio del 90% della produzione media, e mi bacerei le mani se il manga medio fosse quello.
A me viene di più da pensare a Tezuka, Nakazawa o Taniguchi. Per stare su nomi riconosciuti a livello internazionale, visto che la mia conoscenza non è comunque così profonda su autori del passato o molto di nicchia. Se voglio leggere qualcosa di elevato o artistico non leggo manga, di solito, ma Dostoevsky. O Murakami, se voglio qualcosa di nipponico, un po' più "pop" e moderno.
Di sicuro non basta disegnare bene per essere un artista, altrimenti le immagini generate dalla AI sarebbe arte.
Di sicuro non basta scrivere bene per essere un artista, altrimenti i testi fatti con l'AI sarebbero arte.
Sono centinaia di anni che ci si interroga su cosa sia l'arte, e non c'è una risposta univoca. Tuttavia su una cosa c'è un certo accordo... se non c'è un concetto dietro, una riflessione, una certa volontà di criticare o di approfondire, è molto difficile che ci sia dell'arte. E nei manga, nel 90% dei casi, c'è solo volontà di vendere copie.
Allo stesso modo non considererai tutta la musica "arte", tutti i ritratti "arte", tutti i programmi televisivi "arte" e via dicendo, se è questo il discorso non conosco una singola persona che non la pensi come te, quindi di chi staresti ridendo?
Rido, e sguaiatamente anche, e con tonto altezzoso, derisorio e canzonatorio aggiungo, di tutti quelli che si riferiscono ai manga genericamente come "arte", facendo di tutta l'erba un fascio. Mettendo assieme Urasawa e pornazzi da caserma nello stesso calderone.
C'è qualcosa nel mondo dei manga che è arte? Sì, qualcosa c'è. Quanto? Molto poco.
Tu dici che Urasawa è arte? Per me è opinabile, ma sicuramente è meglio del 90% della produzione media, e mi bacerei le mani se il manga medio fosse quello.
A me viene di più da pensare a Tezuka, Nakazawa o Taniguchi. Per stare su nomi riconosciuti a livello internazionale, visto che la mia conoscenza non è comunque così profonda su autori del passato o molto di nicchia. Se voglio leggere qualcosa di elevato o artistico non leggo manga, di solito, ma Dostoevsky. O Murakami, se voglio qualcosa di nipponico, un po' più "pop" e moderno.
Di sicuro non basta disegnare bene per essere un artista, altrimenti le immagini generate dalla AI sarebbe arte.
Di sicuro non basta scrivere bene per essere un artista, altrimenti i testi fatti con l'AI sarebbero arte.
Sono centinaia di anni che ci si interroga su cosa sia l'arte, e non c'è una risposta univoca. Tuttavia su una cosa c'è un certo accordo... se non c'è un concetto dietro, una riflessione, una certa volontà di criticare o di approfondire, è molto difficile che ci sia dell'arte. E nei manga, nel 90% dei casi, c'è solo volontà di vendere copie.
Mi spiace, se il concetto che vuoi far passare è che "In gita alla spiaggia per nudisti" sia considerabile una forma di "arte", allora non troverai qui ciò che stai chiedendo. Continuerò a ridere... sorry not sorry.
La chiudo qui che è meglio, con un invito: BLOCCATEMI.
Se la vostra idea è che un qualsiasi manga hentai (ma non solo, quello è solo l'esempio più plateale) possa anche solo vagamente ricadere nella categoria "arte", vi invito seriamente a bloccarmi.
Oppure ditemelo e vi blocco io, zero problemi.
Onestamente non credo ci sia niente che io e voi abbiamo a che spartire. Il fatto di leggere entrambi fumetti non significa che le nostre posizioni sull'argomento siano necessariamente conciliabili, e a me non interessano minimamente le vostre idee se sono di questo tipo.
Mi spiace, se il concetto che vuoi far passare è che "In gita alla spiaggia per nudisti" sia considerabile una forma di "arte", allora non troverai qui ciò che stai chiedendo. Continuerò a ridere... sorry not sorry.
La chiudo qui che è meglio, con un invito: BLOCCATEMI.
Se la vostra idea è che un qualsiasi manga hentai (ma non solo, quello è solo l'esempio più plateale) possa anche solo vagamente ricadere nella categoria "arte", vi invito seriamente a bloccarmi.
Oppure ditemelo e vi blocco io, zero problemi.
Ci vuole una legge chiara che qualsiasi prodotto fatto con l'uso di ai deve essere bollato come tale.
In modo che le persone possano scegliere. Io per esempio non comprerò mai un prodotto fatto solo con ai, non ne vedo il senso.
Sì, questo sì. Concordo al 100%.
Un po' come dovrebbe essere per i prodotti alimentari, dove vorrei sapere ogni step della catena produttiva, e se il pesce che mangio viene da allevamento o da pesca sostenibile, per esempio. O per il tessile, dove "made in Italy" spesso indica semplicemente che il prodotto viene assemblato in Italia per l'ultimissimo step della catena.
Se non riusciamo a stabilire leggi chiare sui nostri due settori econmici principali (parlo per l'Italia) figuriamoci per una sotto-branca microscopica dell'editoria come i manga...
"carenza di illustratori professionisti" un paio di palle, se vai su internet c'è un numero infinito di artisti che venderebbero un rene se volesse dire un lavoro stabile-
Non sono gli artisti che mancano, sono le persone disposte a pagarli che per colpa delle IA si stanno diradando
Mi spiace, se il concetto che vuoi far passare è che "In gita alla spiaggia per nudisti" sia considerabile una forma di "arte", allora non troverai qui ciò che stai chiedendo. Continuerò a ridere... sorry not sorry.
La chiudo qui che è meglio, con un invito: BLOCCATEMI.
Se la vostra idea è che un qualsiasi manga hentai (ma non solo, quello è solo l'esempio più plateale) possa anche solo vagamente ricadere nella categoria "arte", vi invito seriamente a bloccarmi.
Oppure ditemelo e vi blocco io, zero problemi.
Onestamente non credo ci sia niente che io e voi abbiamo a che spartire. Il fatto di leggere entrambi fumetti non significa che le nostre posizioni sull'argomento siano necessariamente conciliabili, e a me non interessano minimamente le vostre idee se sono di questo tipo.
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