Per chi segue la cultura giapponese non è difficile cogliere l'ironia della situazione: un paese che ha dato al mondo interi generi narrativi costruiti intorno alle dinamiche sentimentali, dallo shōjo manga alle rom-com anime, dai dating simulation ai videogiochi visual novel, fatica oggi a far sì che i suoi cittadini si innamorino davvero, al punto da dover intervenire con fondi pubblici.
Purtroppo temo che un'app di incontri non basti: ci vogliono politiche serie che incentivino le coppie a fare figli e, per fare questo, occorre anche perlomeno un'idea di futuro. Ma quale futuro offre il Giappone (e non solo) ai suoi giovani? Una scuola allucinante a livello di competitività, e poi un lavoro che ti impegna 20 ore al giorno. La voglia di vivere ti passa proprio, altroché! E figurati la voglia di mettere al mondo un'altra povera anima che soffrirà come te.
Per fare figli bisogna essere giovani e anche un po' incoscienti (nel senso di "non sapere troppo quello che ti aspetta", di buttarsi all'avventura); cose che la società giapponese scoraggia attivamente.
Ergo? Dove vogliamo andare?
Mah, penso che le aspettative siano l’ultimo dei problemi… se uno non trova niente “che gli aggradi” prima o poi le abbassa, se davvero vuole un partner.Probabilmente avere una cultura che propone prodotti con temi assurdi porta le persone ad avere aspettative piuttosto alte.
se per far trombare lanci un app è proprio il concetto alla base che è sbagliato
Purtroppo temo che un'app di incontri non basti: ci vogliono politiche serie che incentivino le coppie a fare figli e, per fare questo, occorre anche perlomeno un'idea di futuro. Ma quale futuro offre il Giappone (e non solo) ai suoi giovani? Una scuola allucinante a livello di competitività, e poi un lavoro che ti impegna 20 ore al giorno. La voglia di vivere ti passa proprio, altroché! E figurati la voglia di mettere al mondo un'altra povera anima che soffrirà come te.
Per fare figli bisogna essere giovani e anche un po' incoscienti (nel senso di "non sapere troppo quello che ti aspetta", di buttarsi all'avventura); cose che la società giapponese scoraggia attivamente.
Ergo? Dove vogliamo andare?
a scuola passano tutti a meno che non accoltelli un professore
Che comunque anche 8 ore al giorno (o meglio, 40 a settimana) è sempre troppo se ci conti che far crescere bene un figlio è quasi un secondo lavoro, soprattutto adesso che devi essere abbastanza al corrente di tutte le nuove tecnologie perché altrimenti le scopre, usa e abusa da solo e sono cazzi.Ni… qui da noi si lavora 8 ore al giorno, se fai figli il posto di lavoro é blindato e a scuola passano tutti a meno che non accoltelli un professore… ma sempre figli non se ne fanno e parlo anche de gente con lavori nel settore pubblico…
Che comunque anche 8 ore al giorno (o meglio, 40 a settimana) è sempre troppo se ci conti che far crescere bene un figlio è quasi un secondo lavoro, soprattutto adesso che devi essere abbastanza al corrente di tutte le nuove tecnologie perché altrimenti le scopre, usa e abusa da solo e sono cazzi.Ni… qui da noi si lavora 8 ore al giorno, se fai figli il posto di lavoro é blindato e a scuola passano tutti a meno che non accoltelli un professore… ma sempre figli non se ne fanno e parlo anche de gente con lavori nel settore pubblico…
Serve che ai genitori venga dato il tempo per fare i genitori, altrimenti è normale che la gente si voglia tenere quel poco tempo libero che ha per mantenere un briciolo di salute mentale.
Mah, penso che le aspettative siano l’ultimo dei problemi… se uno non trova niente “che gli aggradi” prima o poi le abbassa, se davvero vuole un partner.Probabilmente avere una cultura che propone prodotti con temi assurdi porta le persone ad avere aspettative piuttosto alte.
Qua il problema è proprio che, se non sbaglio, c’era stato un sondaggio tra i giovani single dove alla domanda “perché non sei in una relazione” la risposta principale era stata “è troppo impegnativo/non ho tempo”.
Ni… qui da noi si lavora 8 ore al giorno, se fai figli il posto di lavoro é blindato e a scuola passano tutti a meno che non accoltelli un professore… ma sempre figli non se ne fanno e parlo anche de gente con lavori nel settore pubblico…
Non è un fatto di “origini” o “tradizioni” da mantenere, molto più semplicemente è Impotenza Appresa verso tutti i disastri che succedono nel mondo. Siamo sudditi di idioti megalomani miliardari sia politici che magnati di big tech, si iniziano guerre così per sport, l’elite mondiale è piena di pedofili e ancora si sta cercando di insabbiare tutto, i ricchi sono sempre più ricchi mentre i poveri sono sempre più poveri, e nel frattempo il cambiamento climatico avanza e nessuno sembra intenzionato a fare qualcosa.Purtroppo (e qui parlo a livello proprio di società nel suo complesso), se ci fai caso in occidente, e in Europa in particolare, è come se ci fosse un cupio dissolvi generalizzato: non sappiamo più chi siamo, né da dove veniamo (stiamo "ignorando" o "cercando di dimenticare" o "facendo finta che non esistano" o "non difendendo" le nostre origini e le nostre tradizioni), né qual è il nostro ruolo nel mondo. E, se non sai da dove vieni, nemmeno sai dove devi andare.
Non è un fatto di “origini” o “tradizioni” da mantenere, molto più semplicemente è Impotenza Appresa verso tutti i disastri che succedono nel mondo. Siamo sudditi di idioti megalomani miliardari sia politici che magnati di big tech, si iniziano guerre così per sport, l’elite mondiale è piena di pedofili e ancora si sta cercando di insabbiare tutto, i ricchi sono sempre più ricchi mentre i poveri sono sempre più poveri, e nel frattempo il cambiamento climatico avanza e nessuno sembra intenzionato a fare qualcosa.
In generale, anche se avessimo “difeso le nostre tradizioni”, un futuro roseo in una situazione così lo puoi vedere solo coi paraocchi.
Mah, secondo me non abbiamo mai davvero “saputo chi siamo”, soprattutto qua in Italia. Siamo una nazione che è un amalgamo di culture, che non ha mai avuto una linea politica consistente e che ha la fama (ironicamente, più che altro in battute da internet) di “saltare sul carro del vincitore”. Idem per la scuola che non ha mai insegnato quello di cui gli studenti avevano bisogno, né ieri né oggi.Tendo però a continuare a pensare che qui ci sia proprio un problema profondo di perdita di identità: una società che "sa chi è" è anche una società forte, che non è facile da prendere in giro. Il problema è che è un piano che viene da lontano: è dagli anni '60 che disarticolano gradatamente tutte le forme di intervento diretto del popolo nella cosa pubblica (dove sono le sezioni di partito? Le scuole politiche? La nostra sovranità di nazione? La nostra moneta? La possibilità di prendere decisioni senza dover render conto a una certa nazione a stelle e strisce?) e che ci stanno rimbambendo a suon di tv spazzatura, con una scuola che non insegna più nulla, con social strutturati per triturare il cervello, con una distruzione sistematica di valori sociali e religiosi, e potrei andare avanti per molto...
Altro che figli! Che figli vuoi fare, svuotati come siamo?
Più che "non avere senso", chi non crede (o più genericamente chi non segue religioni organizzate) ha su sè stesso la "responsabilità" di trovare un senso alla propria vita. C'è chi ci riesce e chi no, sicuramente con la religione è più facile ma non è una cosa che risuona con tutti (ed è palese soprattutto adesso che le nuove generazioni, quando possono scegliere, solitamente non ci si avvicinano proprio).Io aggiungerei che l'esistenza, per chi non crede ad un Dio, non ha senso, ergo manca una spinta di progettualità che ci faccia desiderare veramente dei figli.
Infatti, si vuol fare figli o perché si ha bisogno di forza lavoro oppure perché piace l'idea di portare avanti la propria esistenza. Ora, il primo caso è abbastanza improbabile dato che viviamo in una società in cui, ancora per un po', lavorando si riesce a sopravvivere abbastanza dignitosamente, mentre nel secondo caso si sta iniziando a capire che se metti al mondo un figlio lo stai solo gettando in un mondo che diventerà sempre più difficile, e per nessun vero motivo valido se non che vuoi egoisticamente portare avanti la tua stirpe. Dato però che i cataclismi stanno diventando sempre più grandi (e non sono le guerre che essendo umane possono essere fermate, ma il cambiamento climatico che ormai è già diventato irreversibile) diventa più saggio comprarsi un animale domestico e utilizzarlo come surrogato al posto dei figli. Insomma, o tiriamo fuori un motivo, anche illusorio, del perché vale la pena vivere, oppure abbracciamo lo spirito orientale (Giappone e Cina insegnano) e costruiamo ospizi tecnologici in cui infermieri robot ci assisteranno quando saremo in troppi ad essere vecchi, facendo si che la popolazione finalmente si riduca senza troppo dolore e spargimento di sangue.
Mah, secondo me non abbiamo mai davvero “saputo chi siamo”, soprattutto qua in Italia. Siamo una nazione che è un amalgamo di culture, che non ha mai avuto una linea politica consistente e che ha la fama (ironicamente, più che altro in battute da internet) di “saltare sul carro del vincitore”. Idem per la scuola che non ha mai insegnato quello di cui gli studenti avevano bisogno, né ieri né oggi.Tendo però a continuare a pensare che qui ci sia proprio un problema profondo di perdita di identità: una società che "sa chi è" è anche una società forte, che non è facile da prendere in giro. Il problema è che è un piano che viene da lontano: è dagli anni '60 che disarticolano gradatamente tutte le forme di intervento diretto del popolo nella cosa pubblica (dove sono le sezioni di partito? Le scuole politiche? La nostra sovranità di nazione? La nostra moneta? La possibilità di prendere decisioni senza dover render conto a una certa nazione a stelle e strisce?) e che ci stanno rimbambendo a suon di tv spazzatura, con una scuola che non insegna più nulla, con social strutturati per triturare il cervello, con una distruzione sistematica di valori sociali e religiosi, e potrei andare avanti per molto...
Altro che figli! Che figli vuoi fare, svuotati come siamo?
In generale non siamo mai stati una “società forte”, semplicemente prima ci illudevamo di esserlo e ora che ci siamo accorti che non era così siamo spaesati. Anche perché è proprio quando la nostra società si credeva “forte” che abbiamo fatto tutte le scelte sbagliate possibili per metterci nella suddetta situazione dove dobbiamo “render conto” agli americani.
La “distruzione dei valori sociali e religiosi” è semplicemente conseguenza di una presa di coscienza maggiore della nostra posizione nel mondo, e alla lunga è indubbiamente un vantaggio l’essere svincolati da dogma morali che non facevano altro che favorire le elite. Poi certo, nell’immediato la perdita di una certezza porta sempre a disorientamento, ma dobbiamo solo imparare a vivere la vita senza che sia obbligatoriamente in funzione di dettami religiosi o tradizionali. Un po’ come il prigioniero della caverna di Platone che deve abituarsi alla luce del sole.
Mi sono piaciuti molto gli ultimi commenti (non mi metto a quotare tutto perché se no viene fuori un papirone inutile), perché hanno generato una bella discussione. Rispondo in questo caso a entrambi, in ordine sparso.Mah, secondo me non abbiamo mai davvero “saputo chi siamo”, soprattutto qua in Italia. Siamo una nazione che è un amalgamo di culture, che non ha mai avuto una linea politica consistente e che ha la fama (ironicamente, più che altro in battute da internet) di “saltare sul carro del vincitore”. Idem per la scuola che non ha mai insegnato quello di cui gli studenti avevano bisogno, né ieri né oggi.Tendo però a continuare a pensare che qui ci sia proprio un problema profondo di perdita di identità: una società che "sa chi è" è anche una società forte, che non è facile da prendere in giro. Il problema è che è un piano che viene da lontano: è dagli anni '60 che disarticolano gradatamente tutte le forme di intervento diretto del popolo nella cosa pubblica (dove sono le sezioni di partito? Le scuole politiche? La nostra sovranità di nazione? La nostra moneta? La possibilità di prendere decisioni senza dover render conto a una certa nazione a stelle e strisce?) e che ci stanno rimbambendo a suon di tv spazzatura, con una scuola che non insegna più nulla, con social strutturati per triturare il cervello, con una distruzione sistematica di valori sociali e religiosi, e potrei andare avanti per molto...
Altro che figli! Che figli vuoi fare, svuotati come siamo?
In generale non siamo mai stati una “società forte”, semplicemente prima ci illudevamo di esserlo e ora che ci siamo accorti che non era così siamo spaesati. Anche perché è proprio quando la nostra società si credeva “forte” che abbiamo fatto tutte le scelte sbagliate possibili per metterci nella suddetta situazione dove dobbiamo “render conto” agli americani.
La “distruzione dei valori sociali e religiosi” è semplicemente conseguenza di una presa di coscienza maggiore della nostra posizione nel mondo, e alla lunga è indubbiamente un vantaggio l’essere svincolati da dogma morali che non facevano altro che favorire le elite. Poi certo, nell’immediato la perdita di una certezza porta sempre a disorientamento, ma dobbiamo solo imparare a vivere la vita senza che sia obbligatoriamente in funzione di dettami religiosi o tradizionali. Un po’ come il prigioniero della caverna di Platone che deve abituarsi alla luce del sole.
Giusto, giustissimo. Tenendo però presente una cosa: i "valori culturali e religiosi" non "generano" una società e non sono "buoni" di per sé; non sono però lì per fare bella mostra, ma da una società derivano e sono espressione della stessa. Nel momento in cui vengono a mancare o una società non riesce più a esprimerne, è un sintomo gravissimo, perché implica una mancanza di coesione e uno sfaldamento della stessa. In realtà infatti è ridicolo quando si parla di "rilanciarli" poiché, di solito, non c'è bisogno di farlo, in quanto espressione, appunto, condivisa di un popolo: nessuno ti "insegna" (se non parzialmente) i "valori", ma ne sei immerso, e quindi li acquisisci (anche) per osmosi.
E infatti cosa si fa, per distruggere una società? Beh, citando un post che ho letto in giro, quello "i potenti" (chiamiamoli così) stanno facendo ora, ovvero rendere l'occidente (e l'Europa in particolare) un miscuglio multiculturale senza radici, senza cultura (appunto), senza Dio, senza genere, alienato, sterile, pornografico, schiavo delle tasse e del reddito, mentalmente sedato. Collettivamente, i popoli dell'occidente non sono più nemmeno veramente "popoli", definiti da culture, tradizioni, lignaggi e valori eterni comuni: sono economie, definite unicamente dal PIL, e noi macchine senz'anima, usa e getta, che ingoiano pillole, definiti solo dalla nostra capacità di consumare.
Ovvio, che non si fanno più figli: magari non hai coscienza definita di tutto questo, ma lo senti, e questo ti toglie qualsiasi spinta vitale.
Non tutto è perduto, però: da questa impasse si può uscire, ma occorrono cultura, responsabilità, COMUNITA'! Bisogna tornare a essere POPOLO, non tanti piccoli atomi sperduti. E si comincia da ognuno di noi, anche solo conoscendo davvero o parlando col nostro vicino di piano nel condominio, capendo chi è, magari aiutandosi a vicenda, tornando indietro, come si faceva una volta, facendo RETE! Ma rete vera, non internet.
PS: e basta preoccuparsi del cambiamento climatico: è l'ennesima paura che ci sventolano addosso, ed è stata smentita da ben più di un climatologo serio.
Mi sono piaciuti molto gli ultimi commenti (non mi metto a quotare tutto perché se no viene fuori un papirone inutile), perché hanno generato una bella discussione. Rispondo in questo caso a entrambi, in ordine sparso.Mah, secondo me non abbiamo mai davvero “saputo chi siamo”, soprattutto qua in Italia. Siamo una nazione che è un amalgamo di culture, che non ha mai avuto una linea politica consistente e che ha la fama (ironicamente, più che altro in battute da internet) di “saltare sul carro del vincitore”. Idem per la scuola che non ha mai insegnato quello di cui gli studenti avevano bisogno, né ieri né oggi.Tendo però a continuare a pensare che qui ci sia proprio un problema profondo di perdita di identità: una società che "sa chi è" è anche una società forte, che non è facile da prendere in giro. Il problema è che è un piano che viene da lontano: è dagli anni '60 che disarticolano gradatamente tutte le forme di intervento diretto del popolo nella cosa pubblica (dove sono le sezioni di partito? Le scuole politiche? La nostra sovranità di nazione? La nostra moneta? La possibilità di prendere decisioni senza dover render conto a una certa nazione a stelle e strisce?) e che ci stanno rimbambendo a suon di tv spazzatura, con una scuola che non insegna più nulla, con social strutturati per triturare il cervello, con una distruzione sistematica di valori sociali e religiosi, e potrei andare avanti per molto...
Altro che figli! Che figli vuoi fare, svuotati come siamo?
In generale non siamo mai stati una “società forte”, semplicemente prima ci illudevamo di esserlo e ora che ci siamo accorti che non era così siamo spaesati. Anche perché è proprio quando la nostra società si credeva “forte” che abbiamo fatto tutte le scelte sbagliate possibili per metterci nella suddetta situazione dove dobbiamo “render conto” agli americani.
La “distruzione dei valori sociali e religiosi” è semplicemente conseguenza di una presa di coscienza maggiore della nostra posizione nel mondo, e alla lunga è indubbiamente un vantaggio l’essere svincolati da dogma morali che non facevano altro che favorire le elite. Poi certo, nell’immediato la perdita di una certezza porta sempre a disorientamento, ma dobbiamo solo imparare a vivere la vita senza che sia obbligatoriamente in funzione di dettami religiosi o tradizionali. Un po’ come il prigioniero della caverna di Platone che deve abituarsi alla luce del sole.
Giusto, giustissimo. Tenendo però presente una cosa: i "valori culturali e religiosi" non "generano" una società e non sono "buoni" di per sé; non sono però lì per fare bella mostra, ma da una società derivano e sono espressione della stessa. Nel momento in cui vengono a mancare o una società non riesce più a esprimerne, è un sintomo gravissimo, perché implica una mancanza di coesione e uno sfaldamento della stessa. In realtà infatti è ridicolo quando si parla di "rilanciarli" poiché, di solito, non c'è bisogno di farlo, in quanto espressione, appunto, condivisa di un popolo: nessuno ti "insegna" (se non parzialmente) i "valori", ma ne sei immerso, e quindi li acquisisci (anche) per osmosi.
E infatti cosa si fa, per distruggere una società? Beh, citando un post che ho letto in giro, quello "i potenti" (chiamiamoli così) stanno facendo ora, ovvero rendere l'occidente (e l'Europa in particolare) un miscuglio multiculturale senza radici, senza cultura (appunto), senza Dio, senza genere, alienato, sterile, pornografico, schiavo delle tasse e del reddito, mentalmente sedato. Collettivamente, i popoli dell'occidente non sono più nemmeno veramente "popoli", definiti da culture, tradizioni, lignaggi e valori eterni comuni: sono economie, definite unicamente dal PIL, e noi macchine senz'anima, usa e getta, che ingoiano pillole, definiti solo dalla nostra capacità di consumare.
Ovvio, che non si fanno più figli: magari non hai coscienza definita di tutto questo, ma lo senti, e questo ti toglie qualsiasi spinta vitale.
Non tutto è perduto, però: da questa impasse si può uscire, ma occorrono cultura, responsabilità, COMUNITA'! Bisogna tornare a essere POPOLO, non tanti piccoli atomi sperduti. E si comincia da ognuno di noi, anche solo conoscendo davvero o parlando col nostro vicino di piano nel condominio, capendo chi è, magari aiutandosi a vicenda, tornando indietro, come si faceva una volta, facendo RETE! Ma rete vera, non internet.
PS: e basta preoccuparsi del cambiamento climatico: è l'ennesima paura che ci sventolano addosso, ed è stata smentita da ben più di un climatologo serio.
Condivido il fatto che bisogna recuperare l'identità e il fatto che ormai siamo ridotti ad una società in cui è importante solo il meccanismo di produzione-consumo.
Il cambiamento climatico però non è stato smentito da nessuno. Il grosso della comunità scientifica lo sostiene, chi non lo fa è una minoranza.
L’unanimità nella comunità scientifica praticamente c’è, nel 2021 oltre il 99% delle ricerche erano d’accordo sul tema, e appunto Plimer è probabilmente l’unico scienziato rilevante ad andare controcorrente. Il 100% al giorno d’oggi non lo troverai da nessuna parte purtroppo, né sul cambiamento climatico, né sui vaccini, nemmeno sulla forma della Terra.Se ti metti a cercare (ma nemmeno troppo), trovi UNA MAREA di scienziati (quindi: non panettieri, non giardinieri, non tipi a caso) che dice esattamente il contrario. E, se ci pensi, è parecchio assurdo pensare che noi umani siamo in grado di influenzare qualcosa di enorme e multifattoriale come il clima solo col pandino di zia Pina (ovviamente sto ironizzando molto).
Detto questo: non sono uno scienziato ma, se non c'è unanimità nella comunità scientifica, una ragione di solito c'è.
Ti riporto una delle prime cose che ho trovato, così, velocemente:
"PROF. PLIMER : LE MENZOGNE SUL CAMBIO CLIMATICO❗️
▶️ "Nessuno ha ancora dimostrato che le emissioni umane di anidride carbonica guidano il riscaldamento globale, e se lo facessero, dovrebbero anche dimostrare che le emissioni naturali - e questo è il 97% del totale - non provocano il riscaldamento globale.
▶️ Poi guardo indietro nel tempo attraverso i miei occhi da geologo, e guardo i tempi in cui il contenuto di anidride carbonica nell'atmosfera era molto elevato, fino a decine di volte superiore a quello attuale, e vedo che non c'era riscaldamento globale...
▶️ Quello che abbiamo avuto sono sei grandi ere glaciali, e non esiste alcuna correlazione nel tempo geologico tra l'anidride carbonica nell'atmosfera e la temperatura."
👉 Geologo, Prof. Ian Plimer"
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Per fare figli bisogna essere giovani e anche un po' incoscienti (nel senso di "non sapere troppo quello che ti aspetta", di buttarsi all'avventura); cose che la società giapponese scoraggia attivamente.
Ergo? Dove vogliamo andare?