Fantastico questo dossier! Sono sempre rimasto affascinato da questa forma di teatro, per la raffinatezza dei costumi e per la particolare espressività delle maschere e dei movimenti degli attori sulla scena. Anche il grande Kurosawa si ispirò al No per il suo spettacolare Trono di sangue.
Decisamente un argomento ostico. Originale, affascinante, ma ostico, e soprattutto lontano anni luce dalla nostra sensibilità occidentale. Mutatis mutandis, mi sentirei di paragonarlo ai nostri teatri dell'opera, ma ancora più elitario e incomprensibile. Ai miei occhi profani appare una apoteosi della lentezza. Fa onore ai giapponesi il tentativo di portare avanti una tradizione immutata da sette secoli, mentre il mondo cambia... A maggior ragione perché, se i tre divieti principali degli attori sono rispettati, un monaco starebbe poco meglio. Detto sinceramente, ora che so di cosa si tratta, non andrei a vedere una rappresentazione. Non capendo una parola, mi annoierei a morte. So che non sarei minimamente in grado di comprenderla, men che meno goderla.
Dove lo hai visto? Quanto è durato? Mi piacerebbe conoscere le impressioni di chi ha visto una rappresentazione completa. Di cosa parlava?
Nell'ordine :
Al teatro Argentina a Roma.
Se ricordo bene circa due ore.
Lo spettacolo in questo caso era diviso in due atti. Il primo era una pantomima comica su un giovane scansafatiche che voleva lucrare ai danni della zia. Carino come siparietto, ma oggettivamente divertente più per la forte caratterizzazione attoriale delle voci e delle impostazioni mimiche dei personaggi. Il secondo era il dramma vero e proprio (diviso anch'esso in due atti) dove un signore feudale stanava ed eliminava un demone ragno che infestava il suo feudo. Il demone ragno, interpretato dallo shite, portava una delle classiche maschere No, in questo caso un classico demone con folta chioma arancione. Per simboleggiare le tele spruzzate dal demone lo shite lanciava sul palco lunghi fili di carta bianca. Questa era la parte più interessante e visivamente coinvolgente dello spettacolo. A tratti anche commovente perché le parole del ragno denunciavano uno stato di patetismo ed empatia forti, di un mostro perseguitato.
Sopra il palco c'era uno schermo che traduceva (non proprio simultaneamente e con qualche errore) i dialoghi, che ovviamente erano in giapponese.
In ogni caso un'esperienza suggestiva che consiglierei a chiunque. Devo confessare che apprezzai di più il kabuki che vidi sempre all'Argentina anni prima. Ma è proprio un altro stile (e quello mi piacque a dismisura proprio! ).
Interessante articolo Hachi, non conoscevo granché del teatro Nô! Interessanti i particolari del palco, ognuno con un suo preciso significato e utilizzo, e anche i costumi e le maschere.... Grazie!
Per la descrizione del genere, che ho letto qui e in un libro, anni fa, dedicato ai generi del teatro giapponese (origine da antiche danze di contesto religioso, presenza del coro, dialogo fra due personaggi, forte suggestione visiva..) e dai pochi spezzoni visibili su youtube, a me ha sempre ricordato moltissimo la tragedia greca. Anche quelle rappresentazioni, del resto, derivate da antichi riti rurali dedicati a Dioniso, avevano durate importanti ed erano intervallate da pezzi di carattere più "leggero". Grazie comunque ad Hachi, che, con i suoi sempre interessantissimi e documentati articoli, contribuisce ad estendere la nostra conoscenza della civiltà giapponese oltre i manga e gli anime, anzi, permettendoci di comprendere meglio taluni aspetti che nei manga e anime ci vengono spesso presentati.
L'articolo e' scritto molto bene ed e' accattivante, come al solito. Solo una precisazione: il 散楽 sangaku e' originario della Cina. Volevo, inoltre segnalare che un italiano di Brescia che si chiama Diego Pellecchia vive e lavora a Kyoto dove - tra le altre cose - ha lavorato (e lavora) nell'ambito del teatro Noh e fatto lo "shite". Ecco il link, dategli un'occhiata: https://diegopellecchia.com/contact/about-me/
Veramente interessante! Ho frequentato un corso di Storia del Teatro all'uni (tra l'altro è stato il mio ultimissimo esame) e abbiamo brevemente affrontato il teatro giapponese ma non era richiesto come argomento all'esame... E in effetti era veramente complicato da studiare (personalmente non sarei mai riuscita a ricordare tutti quei termini in giapponese)! Se vi interessa era trattato negli ultimi capitoli del mitico saggio "Storia del Teatro e dello Spettacolo" di Roberto Alonge e Francesco Perrelli.
Utente133742
- 5 anni fa
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Un articolo davvero interessante e pregno di informazioni su una tradizione che mi ha sempre incuriosito, sarei davvero curioso di provare personalmente l'esperienza. Ottime anche le foto a corredo, grazie per la condivisione
Non conoscevo quasi niente di questa forma d'arte, ma l'articolo mi ha incuriosito ed interessato molto. Un forma d'arte davvero affascinante, nonché particolare. Grazie sempre per questi articoli utili ed interessanti, che ci addentrano e ci fanno scoprire di più sulla cultura nipponica.
Anche il grande Kurosawa si ispirò al No per il suo spettacolare Trono di sangue.