Il doppiaggio di Sentenced to Be a Hero mi ha deluso.
Ho trovato diverse scelte di casting discutibili e, in più punti, molte sfumature dei personaggi si sono perse a causa di interpretazioni che mi sono sembrate un po’ piatte.
Emanuela Ionica è bravissima, la adoro (in Re:Zero, per esempio, ha fatto un lavorone) però, ahimè, su Teoritta la sua voce non c’entra nulla. Non è nemmeno un problema di interpretazione, perché a livello recitativo la direzione è corretta; il problema è proprio il timbro, troppo adulto per un personaggio di quel tipo. Spiazza lo spettatore. E non mi sembra neanche una scelta giustificabile in nome della fedeltà all’originale, visto che in giapponese la voce del personaggio è molto più infantile.
Discorso simile per Davide Albano: sembra quasi che gli abbiano detto “fallo scazzato per tutto il tempo”. Da un certo punto di vista può anche avere senso per il personaggio, però l’energia rimane praticamente la stessa anche in scene in cui le intenzioni sono nettamente diverse.
Con Silvia Avellone su Kivia, invece, il timbro secondo me è giusto, però si nota una certa poca familiarità con l’animazione giapponese. E probabilmente anche chi ha diretto non aveva abbastanza esperienza con questo tipo di prodotto, perché spesso la voce non segue davvero i cambi di volto, espressione e intenzione del personaggio.
Insomma, mi sembra l’ennesimo prodotto made in Rome affidato a persone che, almeno secondo me, non hanno abbastanza conoscenza o esperienza specifica per rendergli davvero giustizia.
Ho notato che i doppiaggi migliori, di solito, sono quelli realizzati coinvolgendo entrambe le piazze, come Re:Zero, The Ancient Magus’ Bride, Hunter x Hunter e altri. In generale, oggi mi sembra che i doppiaggi milanesi abbiano spesso una maggiore cura nel casting e nella direzione rispetto a molte controparti romane, quando fino ai primi anni 2000 era quasi l’esatto contrario.
Infatti, a Roma, i prodotti diretti meglio mi sembrano spesso quelli seguiti da persone che hanno una reale conoscenza della cultura anime e del linguaggio dell’animazione giapponese, come nel caso dei lavori diretti da Rossa Caputo.
La mia non vuole essere una polemica sterile: vorrei solo capire se è una percezione solo mia o se anche altri hanno notato questa differenza.
Il doppiaggio di Sentenced to Be a Hero mi ha deluso.
Ho trovato diverse scelte di casting discutibili e, in più punti, molte sfumature dei personaggi si sono perse a causa di interpretazioni che mi sono sembrate un po’ piatte. [...]
La mia non vuole essere una polemica sterile: vorrei solo capire se è una percezione solo mia o se anche altri hanno notato questa differenza.
Sono completamene d’accordo. Anzi, secondo me sei stato pure troppo gentile.
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I dialoghi sono a cura di Enrica Fieno, Elisa Filace e Marta Ponti.