Carmageddon Rogue Shift - La recensione di un classico anni '90 in salsa rogue like
Carmageddon: il ritorno della follia arcade rivisitata dagli italiani di 34BigThings
di Antreah91
A dire il vero, Carmageddon non brillava particolarmente per meriti tecnici o per una qualità videoludica straordinaria; il suo successo fu legato soprattutto al modo dissacrante e provocatorio con cui metteva in scena la violenza. Nel gioco, infatti, il giocatore poteva investire e fare a pezzi i malcapitati pedoni che capitavano sulla strada, trasformando questa meccanica in uno degli elementi più discussi e caratterizzanti del titolo.
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Eppure Carmageddon non era l’unico gioco dell’epoca a sfruttare in modo estremo la libertà d’azione del giocatore. Nello stesso periodo uscirono anche Road Rash di Electronic Arts e il meno conosciuto Grand Theft Auto 2 di Rockstar Games, titoli che a loro modo permettevano comportamenti altrettanto sopra le righe. Resta quindi curioso che la maggior parte delle critiche e delle polemiche si sia concentrata quasi esclusivamente su Carmageddon.
Alla fine, però, quella stessa censura si rivelò una mossa di marketing involontariamente geniale: le polemiche contribuirono a trasformare il gioco in un vero e proprio titolo di culto. Oggi, a distanza di diversi decenni, l’IP di Carmageddon torna sotto una nuova luce grazie al lavoro dei torinesi di 34BigThings. Resta però una domanda: era davvero necessario riesumare un titolo così legato al suo tempo?
Riportare in auge un titolo storico che sembrava ormai aver detto tutto e forse anche di più, senza farlo apparire anacronistico non dev’essere stata un’operazione semplice. Quando si mette mano a un’icona del passato, infatti, si aprono inevitabilmente due possibili strade. Da una parte c’è l’opzione più conservativa: riproporre la formula di gameplay originale così com’era, cercando di non aggiungere nulla che possa snaturarla. Dall’altra, invece, c’è la scelta più coraggiosa: accettare l’idea che qualcosa debba essere aggiornato, perché il pubblico di oggi non è più quello di allora è la sensibilità nei videogiochi è cambiata notevolmente. Proprio per questo forse valeva la pena correre qualche rischio creativo, nel tentativo di rendere l’esperienza più fresca e appetibile per il pubblico contemporaneo.
In quest’ottica, l’idea di introdurre una struttura roguelike all’interno di un gioco di corse dalla natura dichiaratamente arcade ci è sembrata una scelta particolarmente azzeccata: un modo intelligente per rinnovare la formula senza tradirne lo spirito più caotico e spettacolare.
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Gli sviluppatori riescono comunque a costruire una struttura piuttosto solida in questa direzione. Il nostro percorso, infatti, si sviluppa lungo una serie di tracciati suddivisi in più gare consecutive: nella maggior parte dei casi l’obiettivo è semplice e immediato, ovvero piazzarsi tra i primi tre classificati per poter proseguire nella competizione e continuare la scalata verso la vittoria finale.
Per riuscirci avremo a disposizione un arsenale variegato con cui mettere fuori gioco gli avversari. Si passa da mitragliatrici automatiche e fucili d’assalto fino a laser futuristici capaci di infliggere danni prolungati nel tempo. Sulla carta si tratta di una buona varietà di strumenti, pensata per rendere le gare più dinamiche e stimolare il divertimento del giocatore.
Peccato però che, nella pratica, il bilanciamento non sia sempre dei più riusciti. Molto spesso alcune armi e veicoli risultano nettamente più efficaci di altri, spingendo il giocatore a scegliere quasi sempre la combinazione più performante tra prestazioni e potenza d’attacco. Questo finisce per penalizzare la varietà, perché diversi veicoli presenti nel nostro parco auto vengono inevitabilmente messi da parte e raramente trovano spazio durante le gare.
Tra una gara e l’altra avremo anche la possibilità di fare tappa in diverse officine, dove riparare il nostro veicolo, oppure di passare dal mercante d’armi per acquistare vari upgrade utili a migliorare le prestazioni della vettura. Sarà quindi il giocatore, con le proprie scelte tattiche, a decidere di volta in volta quale strada intraprendere e su quali aspetti puntare, optando per la riparazione del mezzo oppure per il potenziamento dell’equipaggiamento.
Potenziamenti e riparazioni possono essere acquistati utilizzando i Beatcoin, la valuta di gioco che accumuleremo vincendo le varie competizioni. Durante le gare, inoltre, è possibile ottenere bonus aggiuntivi completando determinati obiettivi secondari, che permettono di aumentare ulteriormente il bottino guadagnato.
Si tratta di meccaniche piuttosto semplici e non particolarmente rivoluzionarie, ma che nel complesso funzionano bene e contribuiscono a dare ritmo alla progressione tra una corsa e l’altra.
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A chiudere una serie di competizioni intervengono gli scontri con i boss, momenti pensati per rimescolare le carte e rompere il ritmo delle gare tradizionali. In queste occasioni non dovremo più limitarci a conquistare una buona posizione in classifica, ma concentrarci su un unico obiettivo: abbattere uno specifico avversario. Lo scontro si trasforma così in una vera e propria battaglia su ruote, in cui dovremo colpire ripetutamente il boss fino alla sua completa distruzione, mentre il tempo a nostra disposizione continua inesorabilmente a scorrere.
Sulla carta tutto questo potrebbe funzionare piuttosto bene, se non fosse per i già citati problemi di bilanciamento che finiscono per compromettere buona parte degli strumenti messi a disposizione dagli sviluppatori. Alcune soluzioni risultano infatti nettamente più efficaci di altre, riducendo di fatto la varietà delle strategie possibili.
A pesare sull’esperienza contribuisce anche la scarsa varietà delle situazioni proposte: i tracciati non brillano particolarmente per inventiva e, con il passare delle ore, emerge una certa ripetitività di fondo. Paradossalmente, proprio quando il gioco inizia ad aprirsi maggiormente al giocatore, questa sensazione tende ad accentuarsi, rendendo l’esperienza meno stimolante nel lungo periodo.
Dal punto di vista tecnico il gioco si assesta su buoni livelli, senza però distinguersi per particolare ispirazione. Le scelte cromatiche adottate, ad esempio, tendono spesso a impastare gli elementi presenti su schermo, rendendo talvolta difficile la lettura del tracciato, soprattutto nei momenti più concitati della gara. La situazione si complica ulteriormente quando lo schermo si riempie di esplosioni ed effetti particellari: il risultato è un turbinio visivo piuttosto caotico che, in più di un’occasione, può far perdere l’orientamento al giocatore. Non mancano nemmeno alcuni piccoli cali di frame rate durante le fasi più movimentate, in particolare quando la quantità di poligoni su schermo aumenta sensibilmente.
Sul fronte audio, invece, il lavoro svolto è nel complesso buono: effetti sonori e accompagnamento musicale risultano adeguati all’azione, pur senza riuscire a trasmettere quella forte personalità che ci si aspetterebbe da un titolo di questo genere.
Ma quindi sarà ancora possibile investire pedoni innocenti anche in questo nuovo capitolo di Carmageddon? Chi si aspettava un ritorno in grande stile di questa caratteristica probabilmente rimarrà deluso. Il gioco, infatti, è stato ripulito da quella dose di cattiveria gratuita che aveva contribuito a rendere celebre la saga.
Si tratta di una scelta che potrebbe derivare dalla consapevolezza che riproporre oggi una meccanica simile, in un contesto culturale molto diverso da quello degli anni ’90, rischierebbe di risultare fuori luogo. In alternativa, potrebbe trattarsi anche di una decisione più pragmatica: evitare possibili problemi con le politiche di censura delle piattaforme di distribuzione digitale. Un caso simile, in effetti, si è già visto con Horses dello studio italiano Santa Ragione, che aveva attirato attenzioni e polemiche proprio per alcune delle sue scelte di rappresentazione.
In ogni caso, il risultato è un Carmageddon decisamente più ripulito rispetto al passato, lontano da quella provocazione esplicita che aveva contribuito a costruirne la fama.
In definitiva, questo ritorno di Carmageddon prova a reinterpretare un classico controverso degli anni ’90 con uno sguardo più moderno, cercando di trovare un equilibrio tra nostalgia e rinnovamento. L’idea di contaminare la struttura delle corse arcade con elementi roguelike è senza dubbio interessante e dimostra la volontà degli sviluppatori di non limitarsi a un semplice revival.
Tuttavia, alcune incertezze nel bilanciamento, la varietà limitata delle situazioni e una certa ripetitività di fondo finiscono per frenare quello che avrebbe potuto essere un rilancio più incisivo della serie. Anche la scelta di abbandonare completamente l’irriverenza che aveva reso celebre il marchio contribuisce a rendere l’esperienza più “addomesticata”, forse più adatta ai tempi, ma inevitabilmente meno graffiante.
Rimane quindi un titolo capace di offrire momenti di divertimento immediato, soprattutto per chi ama le corse arcade più caotiche e spettacolari, ma che difficilmente riuscirà a lasciare un segno profondo come fece il suo illustre predecessore. Un ritorno curioso e con qualche buona intuizione, che però fatica a trasformarsi nel vero rilancio di una saga così iconica.
Tuttavia, alcune incertezze nel bilanciamento, la varietà limitata delle situazioni e una certa ripetitività di fondo finiscono per frenare quello che avrebbe potuto essere un rilancio più incisivo della serie. Anche la scelta di abbandonare completamente l’irriverenza che aveva reso celebre il marchio contribuisce a rendere l’esperienza più “addomesticata”, forse più adatta ai tempi, ma inevitabilmente meno graffiante.
Rimane quindi un titolo capace di offrire momenti di divertimento immediato, soprattutto per chi ama le corse arcade più caotiche e spettacolari, ma che difficilmente riuscirà a lasciare un segno profondo come fece il suo illustre predecessore. Un ritorno curioso e con qualche buona intuizione, che però fatica a trasformarsi nel vero rilancio di una saga così iconica.
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