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 2
alex di gemini

Episodi visti: 13/25 --- Voto 3
Un vecchio detto dice: "Una ne pensa, cento ne fa". Un altro dice: "Non c'è limite al peggio".
Quest'anime incarna perfettamente il secondo detto, dato che, pur con tutti i difetti elencati nelle precedenti recensioni, non posso fare a meno di denunciarne altri. Riguardo al primo detto, invece, "Rewrite" può essere riassunto nel modo opposto: "Cento ne pensa, una ne fa". In questa serie, infatti, abbiamo una valanga di idee, con questi liceali che fondano un bislacco club dell'occulto e tutto il resto, e lo spettatore viene invogliato a pensare che vi sia chissà cosa all'orizzonte. Il senso di vuoto, fin dai primi episodi, è forte, le idee non mancano e si pensa che qualcosa verrà fuori, basterà avere pazienza. Ma l'indomito viaggiatore che affronterà i tredici, anzi quattordici episodi, dato che il primo sarà una micidiale puntatona di cinquanta minuti circa, si ritroverà alla fine del viaggio con ben poco in mano. Si parla di tutto, ma, alla fine, di nulla, poiché nulla viene approfondito. Con un finale incomprensibile, poiché in sé sarebbe a schema perdente, ma, dato che si annuncia una seconda serie, diventa impossibile giudicarlo e comprenderlo. Sarà sensato darvi un seguito? Di sicuro sarà una faticaccia salvare questa barca rovinata.

Grafica e regia sono buone, musica e sigle carine. Eppure una cosa può esser stata ottenuta: un fan esperto non avrà difficoltà a vedere la parodia di uno splendido anime: "X" delle Clamp. Lì sì che tutti i temi venivano toccati e approfonditi bene, con personaggi adulti e belle donne, e non queste marmocchie che sembrano uscite da "Clannad". Lì sì che si trattava adeguatamente il tema della salvezza del mondo, unico argomento che in "Rewrite" viene trattato un po' decentemente. In entrambe le storie, infatti, vi è la domanda se sia il caso distruggere l'umanità prima che il mondo venga distrutto da essa o se sia il caso di dare ancora una chance al genere umano. Se non avete ancora visto "X", spero che questa versione definibile pietosamente come ridotta possa farvi venire voglia di immergervi in un signor anime e in un altrettanto splendido manga.

Voto: 3


 9
giacgiac

Episodi visti: 13/25 --- Voto 3
Generalmente non amo sparare sulla Croce Rossa, l’accanimento su qualcosa che già di per sé è scarso, in modo palese ed eclatante per giunta, non mi è mai piaciuto, ma in questo caso c’è un qualcosa che ha sbrigliato la mia voglia di descrivere e di raccontare, di elogiare pure da un certo punto di vista e un po’ meno di valutare, trattandosi di un prodotto che di buono non ha davvero nulla. Quel qualcosa è il seno. Sì, una n sola, niente errori. Ci vuole davvero tanto coraggio per creare un’opera pretenziosamente seriosa e farla ruotare attorno al seno femminile - fallendo miseramente in fatto di seriosità, tra l’altro. La mente del lettore potrebbe già essere partita al galoppo come il Johnny di “The Tatami Galaxy”, ma no, in “Rewrite” non c’è neanche del fanservice così esplicito, o almeno non di quel tipo. Ci sto girando intorno al succo di quest’opera, ma non senza un motivo, perché “Rewrite”, in sostanza, non parla di nulla. La voglia di appropriarsi di un seno femminile è con ogni probabilità l’elemento più costante della serie, quello su cui lo spettatore fa leva per riuscire a seguire trama e svolgimenti, un po’ una chiave di lettura nascosta tra le righe dai produttori e dagli autori, nonché la più grande delle aspirazioni e vocazioni del protagonista.

Kotarou Tennouji è un ragazzo come tanti, circondato da ragazze come tante, che fa cose comuni, tipo pestarsi con il suo amico-rivale, corteggiare e molestare un po’ le compagne di scuola e godersi in questo modo la propria adolescenza. Ah, nulla di più apparentemente falso. Il corso degli episodi, che definire intreccio sarebbe oltremodo oltraggioso verso il significato stesso del termine, mostra come ciascuno dei personaggi, nessuno escluso, abbia in realtà delle abilità nascoste, stia lottando per il destino del pianeta e in segreto desideri ardentemente avere una relazione con Kotarou - pure l’amico-rivale, a giudicare da come si comporta, proprio per non farsi mancare nulla -, ma, stante che il materiale di partenza è una visual novel, ciò non desta troppo stupore. Quello che invece stupisce è come queste scoperte concatenate da parte del protagonista, e di conseguenza dello spettatore, non siano minimamente inerenti l’una all’altra; un gran bel calderone di sentimenti urlati in faccia, azioni sconsiderate, passati struggenti che farebbero invidia ai migliori personaggi di Dickens e tanto buonismo che in questi casi male non ha mai fatto. In mezzo a questo mare di noia e ripetitività il solo desiderio, sempre vivo nella mente di Kotarou, riesce a distrarre lo spettatore che non può che compatire il povero, frustrato protagonista, tanto vicino ogni volta a agguantare il proprio obbiettivo che invece, puntualmente, gli sfugge di mano.

C’è un però, ossia quel malsano tipo di intrattenimento vacuo e insensato che si può trarre da situazioni come questa. Parlo di quel piacere malsano che solo il trash riesce a regalare e che solo nel trash è lecito ricercare.
Tuttavia quell’espediente che era stato pensato come vero motore della serie assalta il perfetto equilibrio dettato dal nulla che nei primi sei episodi si era affermato; fosse rimasto un mediocre Quinto Fabio Massimo staremmo parlando di un altro anime e sicuramente con meno rammarico, ma il coraggio per rimanere un prodotto anticonformista era manchevole nello staff e la luce di una trama inizia quindi a filtrare nella coltre di nulla della settima puntata. Si scoprono le fazioni, gli schieramenti, i combattenti e le loro ragioni, ma si finisce per condensare forzatamente il tutto in uno spazio così limitato che per forza di cose stona e stride nel contesto che era stato fino a quel momento allestito; “Rewrite” tenta il passo più lungo della gamba, quasi si fosse svegliato all’ultimo momento e cercasse ora in ogni modo di rimettersi in carreggiata, ma cade, ridicolizzandosi ancor di più e stavolta senza far ridere chi guarda. Il finale, vien da sé, è un qualcosa di ibrido tra il susseguirsi di eventi casuali e inspiegati - nonché inspiegabili, giacché casuali - dietro ai quali pur si percepisce il tentativo di conferire al tutto una parvenza anche minima di senso compiuto; un groviglio insensato di nuovi drammi ed eventi tragicomici vengono riesumati dal passato dei protagonisti, sempre in modo totalmente casuale e dissonante. Né carne né pesce, mezzo fritto e mezzo lesso, uno Psy che interpreta il suo famoso balletto con i Pantera di sottofondo. Insomma, no.

Sul piano tecnico la serie non se la cava tanto meglio, illudendo al principio con un episodio introduttivo sì lungo e tremendamente noioso, stendendo un velo sul character design, ma altrettanto curato e ben realizzato nelle animazioni, per poi digradare lentamente verso quell’approssimazione e quella scarsezza che sanno tanto o di pochi soldi o di poco tempo. Restano le musiche, decenti almeno quelle, che si perdono però nel mare di nebbia generato da tutto il resto, sceneggiatura in primis.

Il coraggio di “Rewrite” è stato quello di costituire per più di metà serie la trashata perfetta, aria fritta all’ennesima potenza, il nulla più assoluto che si regge sul solo desiderio di seno del protagonista, ma, dal momento che pure questo è venuto meno e che ha tentato di prendersi un pelo sul serio, si gioca anche l’appellativo di trashata e rimane indefinito, come i suoi personaggi e la sua trama. La seconda stagione? Masochismo per esperti, si può immaginare, ma d’altronde per un seno prosperoso si fa questo e altro.

Meganoide

Episodi visti: 13/25 --- Voto 2,5
Ognuno di noi, nell'arco della propria vita, ha intrapreso (anche più volte) la ricerca di uno scopo, un obiettivo da perseguire, un elemento che dà significato alla propria esistenza. E "Rewrite", opera piuttosto complessa da descrivere, parla proprio di questo: un protagonista alla ricerca di un qualcosa che giustifichi la sua esistenza.
E qual è questa giustificazione? Beh... una delle necessità primordiali più forti in assoluto: la ricerca di un prosperoso paio di tette in cui affondare le proprie mani.
È questo lo scopo che, almeno inizialmente, muove Tennouji Kotaro, il giovane protagonista di "Rewrite". Ed è qualcosa che veramente in molti possono capire, in quanto ogni uomo, durante i turbinii della propria adolescenza, si è posto un tale obiettivo. E non solo: la passione per le tette è una delle cose che ci si trascina sempre, uno dei lasciti dell'adolescenza che ci accompagnano per tutta la vita. Quello che Kotaro non sa, sfortunatamente per lui, è fino a dove lo spingerà tale passione.
Philip Roth aveva scritto: “Un uomo non avrebbe i due terzi dei problemi che ha se non continuasse a cercare una donna da scopare. È il sesso a sconvolgere le nostre vite, solitamente ordinate". A parte il sesso vero e proprio, eventualità abbastanza rara nelle produzioni animate giapponesi, è indubbio che questa citazione racchiuda la causa iniziale di tutte le disavventure del nostro giovane protagonista.

Anche se, a dire il vero, è piuttosto difficile individuare queste disavventure nel marasma di accadimenti che si susseguono nell'anime. O meglio: alla deficitaria quantità di avvenimenti importanti, immersi in un abisso di trivialità, che accompagnano addirittura più di metà dell'opera.
Ebbene sì, tutta la prima sezione è essenzialmente costellata da accadimenti random, con un filo conduttore talmente tenue da risultare, nella stragrande maggioranza dei casi, invisibile.
La prima metà è, molto probabilmente, la parte migliore/peggiore. Peggiore perché, per i più pignoli, "Rewrite" non presenta né una sceneggiatura né qualcosa di vagamente simile ad essa. Migliore perché abbiamo davanti a noi un rimarchevole attenuamento delle più basilari regole di causa ed effetto, un vero generatore di scene random che decreta questa parte come una vera perla del trash. Avremo drammoni, avvenimenti stupidi oltre ogni limite, personaggi inutili che fanno sfoggio di sé... un vero caleidoscopio di roba fatta male che potrebbe oltremodo divertire coloro a cui piace la "roba fatta male". Il tutto con il nostro caro Kotaro come centro nevralgico di questo turbinio. E la cosa migliore (e qui non scherzo) è che in questa sezione l'opera non si prende troppo sul serio, a parte qualche drammino made in Key (roba trita e ritrita) che non guasta troppo il non-procedere dell'opera e aggiunge un tocco di 'trashosità' in più.
Sfortunatamente non tutto dura per sempre, e nell'episodio 7 fa capolino il peggior nemico di questo "Rewrite": la trama. Ebbene sì! Solo a metà inoltrata (mi preme ricordare che l'episodio 1 era un devastante susseguirsi di scene casuali a minutaggio addirittura doppio) inizieremo a scorgere ciò che in una normale opera è frequentemente una componente basilare, ma in "Rewrite" pare essere peggio della peste bubbonica. L'effetto della trama si farà presto sentire e, a causa della incredibile possanza psicologica dei tipici personaggi tratti da una visual novel (ovvero l'apoteosi della stereotipia), ci ritroveremo di fronte a un susseguirsi di eventi che ridefinisce tutti i ruoli del cast e strania lo spettatore. Proprio quando si iniziava ad abituarsi alla mancanza di nessi logici...
Questo peggioramento è globale, addirittura a un livello tale che persino il comparto tecnico inizia a risentirne.
E purtroppo dà il via a una terribile catena di eventi che causa il tracollo: proprio al termine, ci si ritrova con un finale seriosissimo contornato da numerosi drammi, che ben poco ha a che fare con il coacervo di scemenze che avevano accompagnato così a lungo lo spettatore.

È piuttosto difficile intuire l'obiettivo di quest'opera (anche alla luce del fatto che ne è stato annunciato un seguito); ma qualunque esso fosse, sicuramente non è stato raggiunto. E dubito anche che si siano avvicinati. L'unica cosa certa è che il loro scopo non era intrattenere lo spettatore con una storia avvincente.
Mi piacerebbe consigliare quest'opera agli amanti del trash, ma devo avvertirli del fatto che il loro elemento preferito non perdurerà fino alla fine. Ma, se hanno lo stomaco forte e possono reggere qualche dramma, nonché il finale più fuori luogo mai visto, allora "Rewrite" potrebbe essere fonte di soddisfazioni. Per tutti gli altri, che temo siano più del 90% di coloro che potrebbero imbattersi in questa recensione, credo sia meglio tenersi alla larga.