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Dreamweaver99

Episodi visti: 13/13 --- Voto 10
Può un anime surreale e ultra-colorato essere una critica perenne alle illusioni e alla fuga dalla realtà? Un’opera appartenente al medium artistico della giovinezza per eccellenza, in un nuovo millennio dove il digitale ha diffuso ulteriormente l’immersione in mondi privati, fuori dalla socialità?
Dall’altro lato, in arte come nella vita, un nuovo status quo, una nuova realtà sociale porta anche insoddisfazione, e da questa sorgono tentativi di reagire con una spinta contraria. Ed è da queste dinamiche che sono sorti anime opposti alla tipica idea di consolazione evasiva, con tempi rapidi e dirompenti, che non danno il tempo di riflettere.

Uno di questi prodotti in controtendenza è “Paranoia Agent”, un anime che, come anticipato, sicuramente non si focalizza sul dare dignità artistica all’immaginazione (se non più sottilmente), a differenza di opere del fantastico in senso stretto come “Neon Genesis Evangelion” o “Puella Magi Madoka Magica”.
Piuttosto che seguire questa linea o il suo diretto opposto, l’unica serie del grande Satoshi Kon fa del conflitto stesso tra realtà e finzione il suo fulcro, visto nelle sue conseguenze sociali e nella psicologia dei personaggi, attraverso una trama noir che si impadronisce dell’immaginario e delle convenzioni di più generi narrativi, per poter comunicare al meglio i suoi messaggi.

Tutto parte da un’indagine circa un ragazzino detto Shonen Bat, che picchia con una mazza da baseball persone stressate e angosciate, che desiderano perdere la memoria, avere giorni liberi dal lavoro, cambiare in qualche maniera la loro vita, e investigano due poliziotti: Maniwa e Ikari, poliziotto “buono” e poliziotto “cattivo”, metodo deduttivo e metodo induttivo, giovinezza e maturità.

Questa contrapposizione tra i due poliziotti si ramifica anche all’interno degli altri personaggi (cioè le vittime e le comparse) e della vicenda stessa.

Ci sono false piste, casi di giustizialismo, azioni irrazionali, questo smuove insomma l’idea del metodo di investigazione classico, degli ideali di rigore scientifico, ordine e comprensibilità sono destabilizzati e caduti, con una struttura che sembra emulare questa continua caduta di certezze nel suo dipanarsi, che gioca tra precisione geometrica e falsi finali, bruschi cambi di rotta.

Ne è l’esempio più lampante la struttura della serie, che fino al settimo episodio dispiega le varie tessere del puzzle attraverso la caratterizzazione delle vittime di Shonen Bat, che hanno ognuna il suo mestiere, un dissidio con sé stesse o con l’ambiente (anche se lo stesso dissidio interiore viene sempre reso come una conseguenza dell’ambiente, piuttosto che un qualcosa di isolato).

Dopo quei sette episodi di movimento dell’intreccio in senso stretto, la storia si espande verso personaggi più evanescenti, che servono a farsi voce di una condizione più sociale che intima, come se dall’indagine ci spostassimo a come il fattaccio viene interpretato da persone qualunque.

Questa scelta è coraggiosa nello spezzare il ritmo e l’immersione in personaggi conosciuti (che ormai avevano già dato) ed eccelle nel dipingere l’idea di una mitologia moderna della cronaca nera, incornicia l’anima cupa della serie stessa e le sue peculiarità, che guardano sia al Giappone con le sue peculiarità che al mondo capitalistico e industrializzato in generale, di cui la nazione scelta si fa un’iperbole tristemente reale, in quanto sede di grandi business mondiali e di una cultura predisposta all'abnegazione più totale verso il lavoro, fino all'auto-alienazione e il sacrificio del proprio lato umano.
In altre parole, l’investigazione, benché non priva di colpi di scena, è più un pretesto per guardare alla società come un saggio di psicologia delle masse, è un modo (come in ogni grande noir che si rispetti) di scoprire gli scheletri nell’armadio dei personaggi coinvolti (anche minori) che formano l’atmosfera psicologica in cui sono immersi i tanti protagonisti sviscerati in rapida successione quasi come in una serie antologica.

I fil rouge che uniscono tutti questi episodi si evincono solo alla fine di un episodio o addirittura negli ultimi episodi della serie stessa, aumentando il senso di sorpresa, di inafferrabilità e di confusione, così come nello stato d’animo dei personaggi.

L’idea di chiamare il picchiatore “Shonen Bat” (cioè giovane battitore) sembra beffarda, se pensiamo al suo maggiore interesse: un videogioco fantasy simile alle atmosfere di anime e manga di target shonen (cioè per adolescenti maschi), che vediamo concretizzarsi per alcuni momenti davanti ai nostri occhi, così come la paranoia che diventa deformazione fisica e allucinata delle persone intorno a uno dei protagonisti, o il mondo evasivo di Ikari, che è un’evocazione di un Giappone stereotipato, frugale e bidimensionale, contraddistinto da una calma zen ma monotono.

“Paranoia Agent” è, insomma, un’opera che ha sia dei micro-stili “interiori” creati su misura per i personaggi che una linea “globale” caratteristica del disegno e dell’estetica generale, come la splendida colonna sonora elettronica di Susumu Hirasawa. Gli originali disegni dall’aspetto leggermente morboso e grottesco, spesso anche quando sono personaggi positivi, sembrano più o meno semplici e realistici come in qualsiasi altro anime, ma pur sempre rappresentati come maschere in pelle, quasi come in un quadro di Munch o di Ensor, e Kon non teme di renderli anche brutti esteticamente, pur di tradurre con più accuratezza nella foggia dei tratti somatici un temperamento, una visione del mondo.

Con lungimiranza, l’anime non menziona questi mondi interiori da lontano, ma piuttosto ci immerge nel loro immaginario, lo fa proprio attraverso alcuni passaggi in cui l’immaginazione e la realtà si confondono con una spontaneità che non porta confusione gratuita, nonostante i momenti immaginifici non siano sempre pensati sul momento dai personaggi, ma sono anche la descrizione dell’essenza di questi personaggi, una sorta di lettura onnisciente ed esistenziale con la quale Satoshi Kon crea un gioco con lo spettatore, gli chiede contemporaneamente di immergersi e di decodificare quello che sta guardando; è soprattutto da questo che deriva la complessità della serie.

Come anticipato all’inizio, in “Paranoia Agent” viene criticata l’evasione dalla realtà, eppure questi mondi sono abbastanza complessi, pittoreschi e stranianti da essere seducenti per lo spettatore più di quanto lo siano spesso per i personaggi stessi. I mondi interiori sono insomma il fulcro della sperimentazione formale e dei virtuosismi d’animazione della serie, generando quindi una contraddizione solo apparente con il messaggio dell'opera.

Infatti, l’occhio dei personaggi e dello spettatore vengono messi in contrapposizione, il primo vive all’interno nell’immaginazione, ma ne trae poco a livello mentale, noi però vediamo tutto questo con distacco e in prospettive differenti, facendo confronti anche istintivi con il resto dei contenuti della serie e con noi stessi.

L’occhio di “Paranoia Agent” è, insomma, un occhio di satira mimetica che, invece di ergersi su un pulpito distante rispetto al soggetto della critica lasciato all’immaginazione del lettore, lo rende parte della storia per descriverlo così com’è, in modo da mostrare come sia in grado di suscitare sdegno da solo senza tagli, fintanto che viene visto in relazione al contesto sociale in cui ha modo di nuocere.

Questo messaggio non è però una sterile critica verso il valore artistico del fantastico (com’è possibile vedere ad esempio da “Paprika” dello stesso Kon che è di fantascienza e ha tutt’altro messaggio), ma è più una critica a come venga sfruttato dai mass media, fino ad alienare le persone influenzabili o con problemi psicologici. Per paradosso corrobora la potenza dell’immaginazione, perché riflette su quanto sia in grado di cambiare il mondo concreto intorno a noi attraverso menzogne che si radicano nella collettività, modi di mentire a sé stessi; anche l’arte se mal utilizzata può diventare un mezzo per alienare piuttosto che per migliorare i fruitori.

Come tutti i più grandi capolavori da pantheon delle varie arti, “Paranoia Agent” riesce a trascendere il proprio medium, per diventare parte di un apparato simbolico profondo della cultura umana. Da un lato è, infatti, una massimizzazione del potenziale creativo del proprio medium da serie animata, perché scuote il rapporto con lo spettatore, gli approcci standard e i generi. La struttura seriale viene scelta e usata da Kon per sperimentare qualcosa di nuovo attraverso il formato a episodi, che concede una maggiore poliedricità rispetto al lungometraggio con una narrazione ferrea, che permette a questa mutevolezza di diventare più esauriente e ricca di differenze interne, senza essere puro esercizio di stile.

Ma, oltre a questo, questa pietra miliare di Satoshi Kon mette in dialogo i generi, per dare la sensazione di complessità a tratti vertiginosa e versatile della realtà e del suo inconscio collettivo, cosa a dir poco inconsueta sia nelle opere di fantasia che strettamente realistiche, sia animate che non, come a trasportare il discorso dalle diverse fasce di persone alle stesse differenze che le contraddistinguono: tutto viene visto nella maniera impietosa e distaccata di chi vuole andare oltre, generando un’allucinante bugia più vera della realtà.


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KoAle

Episodi visti: 13/13 --- Voto 9,5
"Paranoia Agent" è una serie anime composta da soli tredici episodi. Consiglio la serie a chi desidera qualcosa di fenomenale e incredibilmente complesso e psicologico.

La trama si svolge intorno ad alcuni eventi che comprendono aggressioni dirette da parte di un ragazzino armato di mazza da baseball su pattini. Per cercare di capire meglio la situazione, due detective si ritroveranno in situazioni parecchio cupe e al limite del thriller.

Considero l'opera come una delle migliori mai fatte in generale, tra le prime in assoluto nel thriller psicologico e nel vero e proprio "mindfuck". Spesso troveremo episodi solo vagamente collegati alla trama principale, ma che sono gestiti incredibilmente bene anche dal punto di vista della caratterizzazione dei personaggi. Gli aspetti psicologici sono sviluppatissimi e incredibilmente maturi e complessi. Le vittime del ragazzino, così come quest'ultimo, il cui nome si scopre essere Shonen Bat, sembrano sostenere che le aggressioni siano in realtà atti di pietà e misericordia. Infatti, tutte le persone aggredite, prima di essere attaccate, conducevano una vita stressante e faticosa. Dopo le aggressioni, però, sembrano essere cambiati radicalmente, come una sorta di estrapolazione dai problemi. Il comparto tecnico è buono, d'altronde parliamo di un'opera del 2004. Come si è quindi intuito da questa recensione, quasi tutti gli aspetti critici dell'anime sono quasi del tutto ottimi (trama, sceneggiatura e character design).

In definitiva, l'opera è veramente un capolavoro e merita di essere vista almeno una volta nella vita. Per via dei temi trattati, della presenza di violenza fisica e di alcune scene spinte, consiglio l'opera solo ed esclusivamente a un pubblico maturo e che possa apprezzare appieno tutti gli aspetti positivi di "Paranoia Agent".


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Koale2009

Episodi visti: 12/13 --- Voto 9,5
"Paranoia Agent" è una serie anime composta da soli tredici episodi. Consiglio la serie a chi desidera qualcosa di fenomenale e incredibilmente complesso e psicologico.

La trama si svolge intorno ad alcuni eventi che comprendono aggressioni dirette da parte di un ragazzino armato di mazza da baseball su pattini. Per cercare di capire meglio la situazione, due detective si ritroveranno in situazioni parecchio cupe e al limite del thriller.
Considero l'opera come una delle migliori mai fatte in generale, tra le prime in assoluto nel thriller psicologico e nel vero e proprio "mindfuck". Spesso troveremo episodi solo vagamente collegati alla trama principale, ma che sono gestiti incredibilmente bene anche dal punto di vista della caratterizzazione dei personaggi. Gli aspetti psicologici sono sviluppatissimi e incredibilmente maturi e complessi. Le vittime del ragazzino, così come quest'ultimo, il cui nome si scopre essere Shonen Bat, sembrano sostenere che le aggressioni siano in realtà atti di pietà e misericordia. Infatti, tutte le persone aggredite, prima di essere attaccate, conducevano una vita stressante e faticosa. Dopo le aggressioni, però, sembrano essere cambiati radicalmente, come una sorta di estrapolazione dai problemi. Il comparto tecnico è buono, d'altronde parliamo di un'opera del 2004. Come si è quindi intuito da questa recensione, quasi tutti gli aspetti critici dell'anime sono quasi del tutto ottimi (trama, sceneggiatura e character design).

In definitiva, l'opera è veramente un capolavoro e merita di essere vista almeno una volta nella vita. Per via dei temi trattati, della presenza di violenza fisica e di alcune scene spinte, consiglio l'opera solo ed esclusivamente a un pubblico maturo e che possa apprezzare appieno tutti gli aspetti positivi di "Paranoia Agent".


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EmJAM

Episodi visti: 13/13 --- Voto 8,5
Semplicemente geniale. Satoshi Kon ha concepito un capolavoro che si avventura in tutte le piccole, affascinanti e talvolta pericolose sfaccettature della psicologia umana. La trama principale di questo anime, composto da tredici episodi, ruota attorno alla misteriosa figura di Shonen Bat, una leggenda metropolitana la cui esistenza è in bilico tra la realtà e l'immaginazione. Descritto dalla sua prima vittima come un ragazzino che si muove su dei pattini a rotelle, Shonen Bat colpisce le sue vittime con una mazza da baseball dorata, apparentemente in modo indiscriminato. In realtà, scopriremo ben presto che il ragazzino in questione, comparendo dal nulla, aggredisce coloro che stanno vivendo dei momenti difficili nella loro vita o che sono costantemente perseguitati da sensazioni che in qualche modo turbano il loro animo.

L'attenzione ai dettagli e la minuziosità con la quale vengono create le atmosfere di tensione che lo caratterizzano rendono quest'anime un'esperienza unica da vivere. Il sonoro è secondo me l'elemento più importante e incisivo dell'opera, dal tormentante suono dei pattini a rotelle che si avvicinano sempre di più, all'opening stessa. Devo ammettere che quest'ultima inizialmente mi aveva fatto storcere un po' il naso, in quanto si tratta di un'opening insolita e piuttosto fuori dal comune, ma dietro le risate isteriche di ciascun personaggio si percepiva un qualcosa di stranamente inquietante. È inoltre interessante notare un forte contrasto tra l'opening e l'ending, dove nella prima i personaggi sono svegli e nell'atto di ridere incessantemente, una risata che cerca di camuffare i profondi disagi da loro vissuti, mentre nella seconda essi stanno dormendo in pace e hanno trovato la loro serenità, rifugiandosi nel mondo dei sogni e scappando dalla realtà e dai problemi che li affliggono, tema chiave della serie. Tuttavia, persino questa ending apparentemente tranquilla nasconde un che di inquietante, e la voce di Maromi, il piccolo cagnolino creato dalla prima vittima di Shonen Bat, risuona in sottofondo. Altro punto: Maromi, il tenerissimo personaggio dalle sembianze di un cane rosa creato da Tsukiko Sagi, ci perseguita durante tutta la serie, apparendo su gadget e anche nello studio di animazione che si occupa di produrre il suo anime. Non posso fare spoiler, ma è semplicemente incredibile come un elemento così innocuo e insignificante possa rivelarsi la chiave di tutto.

Un'altra caratteristica che ho molto apprezzato è stato il fatto che a ciascun personaggio è stato dato il suo spazio. Non potendo individuare un vero e proprio protagonista, la trama ruota esclusivamente attorno alle vicende raccontate, mettendo in primo piano la psicologia dei personaggi piuttosto che i personaggi stessi.

Sono stata un po' delusa dal finale, in quanto non era ciò che mi aspettavo, anche se io stessa non avrei saputo in quale altro modo terminare la serie, ma, se dovessi mettere da parte la trama, darei un 10 a "Paranoia Agent" per le sensazioni, già suggerite dal suo titolo, che mi ha saputo trasmettere con successo.


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meloni

Episodi visti: 13/13 --- Voto 7,5
Ho finito di vedere questo anime poche ore fa, e volevo un attimo condividere la mia opinione.
Questo lavoro si può benissimo definire incompleto, purtroppo dopo alcuni episodi comincia totalmente a divagare, distogliendosi dal punto focale, il filo del discorso si sparge troppo e il risultato non ti lascia con una soddisfazione piena; forse, ci sono troppa creatività e tematiche in troppi pochi episodi. Ho apprezzato particolarmente i primi quattro episodi, dove si vedono le vite turbate di personaggi differenti, anche l’otto mi è piaciuto, anche se non ha aggiunto molto ai fini della trama, il concetto chiave è facilmente afferrabile, ma, come ho scritto precedentemente, va troppo a divagare, probabilmente a causa delle troppe idee dello sceneggiatore. La grafica dell’anime, che è del 2004, è molto carina e pulita, anche la colonna sonora mi è piaciuta, e gli episodi sono scorrevoli.


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Seve

Episodi visti: 13/13 --- Voto 2
Cominciamo col dire che noi non siamo Giapponesi, quindi un'opera di critica sociale la capiamo sì e no al 20%; aggiungendo poi che l'opera attinge ai comportamenti nipponici per dipingere i propri personaggi, riduciamo il tutto al 10%. Da questo io scremo via anche la stessa meccanica narrativa, siamo abituati a ben altri modelli di narrazione, certo meno metaforici.
Qui abbiamo dunque un oggetto che la nostra mente agguanta più o meno al 5%. I magici disegni animati lo fanno sembrare più gradevole di quel che è.

La trama ci spiega che una creativa in crisi inventa una terribile scusa per non consegnare un lavoro e, invece di ammettere la verità, il "mostro" che ella inventa quale scusante diventa reale. Dato che i Giapponesi cascano dal favo appena appena dici loro qualcosa, tutti (?!) si convincono della presenza di questo misterioso assalitore, che dunque prende corpo.
Se non fosse chiaro, il leit motiv di tutta la serie è che ciò che tu immagini è reale e prende corpo. Non viene mai detto esplicitamente, pertanto si è un poco spiazzati nel vedere reale e immaginato coesistere, ma, una volta scardinato il meccanismo di incognita, la scatola contiene questo, un oggetto narrativo di "realtà magica" che sembra magari originale, ma, se vi sciroppate letteratura contemporanea orientale, è perfino troppo abusato. Reale e fittizio trovano il modo di coesistere nell'universo narrativo, tutto qui. Ciò che non è vero trova uno spazio di giustificazione e diventa vero anch'esso. Come dire, i cani sanno parlare e a nessuno sembra strano. Il problema (se mai ve n'è uno indicato dall'opera) è quando il subconscio è carico di negatività, allora l'irreale generato è nocivo.

Ma non è neppure questo.
L'opera non ha alcun senso. Sfrutta il genere (realismo magico) e ci butta dentro ogni cosa possa servire ad attirare l'attenzione, sperando che almeno qualcosa vi interessi. Poi un senso lo darete voi, insomma, perché pretendere coerenza e un arco narrativo compiuto? Lo dico chiaro e tondo: è un gelato sciolto, una affabulazione, un occidentale ci può vedere una lirica dell'imponderabile, la realtà è che qui si cercava il meme ante-litteram, il colpaccio e tanta fascinazione basata sul fatto che nessuno ci capirà niente, niente ha senso, però che bei disegnini. Forse forse, un cervello nipponico avrà trovato maggiore riscontro, ma credetemi: per quanti anime abbiate visto voi non siete giapponesi. Scordatevelo.
È una collezione di farfalle disegnate con colori irreali, ai quali molti cercano di dare un senso, per non ammettere che in fin dei conti può anche piacere vedere un ammasso di linee e acrilico che si muove senza bisogno che ci sia una storia dietro. O almeno una storia che abbia un riscontro.
Secondo voi, e lo chiedo con la massima ingenuità, se mai sparisse il Gabibbo, la gente scatenerebbe l'inferno per le strade? Ditemi voi. Dunque, quanto quest'opera è reale e quanto magica? O l'una o l'altra, a metà significa "non so davvero che pesci prendere, ma speriamo di svangarla".
Forse il merito è stato portare questo in animazione, tutto qui.

Sul lato tecnico, che posso dire? Ok, qualità da film. Però non abitiamo i caseggiati di Kobe, la bellezza noi ce l'abbiamo davanti al naso, quindi non capisco questo stupore. Si tratta solo di investire più soldi, ed ecco il comparto tecnico.
Male male male. Infatti, roba del genere non la fanno più, e c'è anche una ragione, di certo non sono tutti stupidi e Kon non è stato l'unico sveglio.


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kirk

Episodi visti: 13/13 --- Voto 9
Attenzione: la recensione contiene spoiler

Se dovessi guardare solo alla qualità dell’opera come capacità del regista e dei suoi collaboratori (in particolare colui che si è occupato delle OST con una stupenda sigla di apertura e una meravigliosa ending), il voto sarebbe 10: dal punto di vista tecnico Satoshi Kon e lo studio Madhouse hanno fatto un ottimo lavoro, che fa scuola dopo ancor più di quindici anni dall’uscita (è una serie del 2004).
Ma il giudizio sul risultato dell’opera non può essere tanto elevato: se i temi trattati sono importanti, devo ammettere che quest’opera mi ha spiazzato. Parte in un modo, prosegue in un altro (i tre episodi filler) e finisce in un altro ancora. In molte opere di lunga durata vediamo l’autore reinventare il suo progetto originale: “Slam Dunk” all’inizio sembra parlare di teppisti e “Berserk” è un’opera molto più cruda all’inizio, per diventare una specie di fantasy. Ma qui si parla di tredici episodi.

Ma ritorniamo sul valore di questi episodi: l’inizio è intrigante, persone con i nervi a pezzi vengono aggredite dal un misterioso ragazzo che i media ribattezzano subito Shonen Bat, e tutto va bene fino, mi sembra, al settimo episodio, in cui muore un imitatore di Shonen Bat.
Poi si succedono i miei episodi preferiti, episodi che aggiungono poco alla storia, ma che sono molto belli: soprattutto l’ottavo, dove si vedono tre persone che... ma che sono tuttavia spensierate, e per questo a loro Shonen Bat sembra lontano. Non mi soddisfano gli ultimi tre, in cui il mistero viene risolto.
Diciamolo subito, ho trovato molto belli gli spaccati in cui veniva raccontata la vita delle persone che Shonen Bat colpiva nei primi episodi: un artista in crisi creativa, un ragazzo di successo che improvvisamente viene emarginato, una donna che soffre di doppia personalità con entrambe le personalità in lotta, mi è piaciuto tantissimo il poliziotto corrotto in tutti i sensi...

Degli episodi dall’otto al dieci non ho nulla da dire, pura dimostrazione di talento, creatività e capacità narrative. Gli ultimi tre invece non sono all’altezza dei dieci precedenti, ma tutto finalmente si sviluppa e acquista significato, e appare ciò che sospettavamo, cioè diventa palese che Shonen Bat si nutre delle fobie e dello stress delle persone, ma, nutrendosi di esse, si ingigantisce fino a rappresentare una minaccia per l’intera società, la quale in apparenza sembra calma e normale, invece è marcia, in quanto stressata dal suo stesso modo di essere. Un fatto in apparenza secondario (la sparizione della mascotte Maromi) diventa il fattore deflagrante che porta il giovane battitore a distruggere Tokyo.

Consigliato a chi cerca opere adulte e surreali.


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MayuriK

Episodi visti: 13/13 --- Voto 8,5
“Paranoia Agent” è un anime del 2004 fuoriuscito dalla visionaria mente di Satoshi Kon, che ne ha curato la direzione e la scrittura. Prodotto dalla Madhouse, questa serie di tredici puntate racconta la storia di un misterioso ragazzo che gira per Tokyo colpendo (apparentemente senza motivo) con una mazza da baseball di ferro le sue ignare vittime.

Guardando quest’opera, ci troviamo di fronte ad una forte critica dell’autore nei confronti della disgregata società giapponese contemporanea: alienante e frenetica, nonché sempre più basata sull’individualismo e il consumismo.
La serie è principalmente psicologica, e miscela sapientemente una narrazione a tratti più leggera e in altri più profonda e riflessiva, andando ad analizzare e seguire vari personaggi, ognuno super caratterizzato e con i suoi difetti e difficoltà.

A livello tecnico, troviamo un ottimo livello generale, sia nelle animazioni che nei disegni, nonché per la colonna sonora e negli inusuali brani scelti come opening ed ending.

Tra i pro: serie molto originale e autoriale; pregevole caratterizzazione dei personaggi e scrittura; buon livello tecnico.

Tra i contro: ritmo che cala leggermente in alcuni episodi centrali; alcuni personaggi sarebbe stato bello vederli di più.

“Paranoia Agent” è una serie che a parer mio chiunque sia appassionato di animazione (ma anche di cinema più in generale) dovrebbe vedere: vi troverete di fronte ad un’opera ben costruita e libera dai soliti archetipi narrativi e cliché, che vi stupirà in modo positivo.


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Franzisko

Episodi visti: 13/13 --- Voto 7,5
Un mancato capolavoro!
Una promessa mantenuta... solo a metà.
Un anime con tutte le carte in regola per far gridare "Wow, che roba!", ma che, strada facendo, perde l'essenza, la spina dorsale, a causa della quantità di elementi aggiunti che finiscono per diventare ingestibili: un po' come lo stesso Shounen Bat.

È un prodotto tecnicamente ineccepibile: disegni e animazioni impeccabili, un amalgama di colori inappuntabili, una colonna sonora stupenda (ho adorato sia la opening sia soprattutto la ending, con tutte le sue variazioni su tema all'interno degli episodi).
Il montaggio è superlativo! Lo sile registico superbo, forse anche troppo...

Tutto ciò rendeva giustizia e risalto alle atmosfere inquietanti, oppressive e psichedeliche allo stesso tempo, con tematiche intelligenti e di accusa ad una società alienante che corre verso l'autodistruzione.

Ma c'è un tasto dolente: seppur la storia sia interessante e prometta bene, la sceneggiatura non riesce a tenere a freno l'eccessiva e strabordante creatività visionaria registica.
Nella prima metà gli episodi tengono incollati lo spettatore, lo portano a ragionare sul mistero, i personaggi hanno una storia da raccontare che incuriosisce e la cosa interessante è che sono in qualche modo legati tra loro.
Nella seconda parte, nonostante gli episodi risultino piacevoli a vedersi, si ha l'impressione di vagare un po' troppo, rimarcando lo stesso concetto abbondantemente: sembra un esercizio di stile.
Si lascia alle spalle la storia principale mettendo molti, troppi elementi e personaggi che non aggiungono nulla, distogliendo così lo spettatore da quello che era il cammino intrapreso e mandando a quel paese la sintesi, fino ad avere bisogno, nella parte finale, di deus ex machina con cui sbucano elementi e personaggi ingiustificatamente.

La sceneggiatura alla fine implode e si ha la sensazione che tutto finisca in una bolla di sapone.

Comunque sia, il messaggio arriva, rimane ed è rimarcato da delle trovate che re-incorporano elementi visti e disseminati qua e là, dando il senso della circolarità che in qualche modo soddisfa l'animo dello spettatore.

Se ami le storie lineari, la visione non fa per te.
Se ti piacciono le storie astratte, surreali con componenti oniriche, ricche di metafore e analogie, sicuramente troverai questo anime cibo per gli occhi e per la mente.


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Ferz In The Box

Episodi visti: 13/13 --- Voto 9,5
"Paranoia Agent" è un sunto di tutto quello che Satoshi Kon è riuscito a esprimere con i suoi film: chi non conosce le sue quattro opere magistrali (per poi passare a miglior vita) non può capire la mia affermazione, ma è quello che esattamente rappresenta questa serie meravigliosa.

I quattro film realizzati dal maestro possiedono tutti un'identità propria, delle peculiarità che li differenziano totalmente; unico punto in comune lo stile dell'autore. A parte l'ultimo lungometraggio prodotto, gli altri tre sono tutti antecedenti a "Paranoia Agent", quindi rimane abbastanza comprensibile ritrovare in questo anime un po' della qualunque di Kon: un investigativo dai caratteri di "Perfect Blue" con prospettive temporali differenti alla "Millenium Actress", a braccetto con le atmosfere urbane viste in "Tokyo Godfathers" condite da delle sequenze oniriche e fantasiose come si vedranno successivamente in "Paprika". Quindi, già questo potrebbe bastare; sembra quasi un ennesimo film di Satoshi Kon lungo quattro ore e mezzo: la mano è quella, l'arte e la regia anche... Quindi, un capolavoro che va gustato senza aspettarsi nulla, facendosi semplicemente trasportare da quello che ogni singolo episodio vuole trasmettere a chi sta guardando; sembra quasi ci sia un rapporto indiretto tra lo spettatore e i personaggi di quello strano mondo che dovrebbe essere speculare al nostro.
Ogni singolo episodio va visto quindi come un nuovo modo di vedere le cose, come un nuovo modo per ricapitolare quello che si crede di aver capito, per provare ad arrivare a una soluzione del rebus che, a volte, si ha anche il sospetto non possa esserci.

Una serie non semplice, per certi aspetti anche piuttosto impegnativa; probabilmente non adatta a qualunque spettatore, ma, insieme agli altri quattro film, rappresenta la classe di un autore che, per quanto troppo poco, ha dato un contributo titanico all'animazione giapponese.

Utente88297

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Utente88297

Episodi visti: 13/13 --- Voto 9
Attenzione: la recensione contiene spoiler

Se "Neon Genesis Evangelion" è un intrattenimento di lusso e "Madoka Magica" un tentativo di tragedia shakespeariano che purtroppo resta tale, "Paranoia Agent" è cinema d'autore. È un poliziesco dagli sviluppi inaspettati, surreali.

La struttura è fuori dagli schemi, come in "Forrest Gump" la storia non segue l'arco di sviluppo di un protagonista, ma della società stessa; è quindi una storia corale, dove si segue lo sviluppo di tanti personaggi secondari, pur non abbandonando il filone principale, quello dell'indagine dei due ispettori di polizia Ikari e Maniwa. La maggior parte delle puntate seguono lo stesso schema: mostrano l'indagine psicologica di un personaggio, la cui storia sprofonda sempre di più nella "paranoia", fino al climax dell'incontro con l'aggressore Shonen Bat. Kon abbandona lo schema solo nelle puntate finali, per imbastire uno scontro finale tra i protagonisti e Shonen Bat. Particolarmente ben riusciti l'episodio 5 (l'interrogatorio più surreale mai girato), l'episodio 7 (che termina l'esperienza di morte facendo iniziare il terzo atto, ed è apparentemente molto anticipato; in realtà i tre episodi successivi sono slegati dalla vicenda, quindi i tempi drammatici sono rispettati), l'episodio 8 (humor nero di alto livello), l'episodio 9 (non avrebbe sfigurato tra i racconti di Kafka), l'episodio 10 (un capolavoro di montaggio drammatico e di sovrapposizione di più livelli di realtà - Satoshi Kon si conferma il Nolan con gli occhi a mandorla). Il finale è riuscito, e la scena finale lascia delle implicazioni inquietanti sulla ciclicità della vicenda. Piccola nota: si può dubitare in qualche momento della realtà della vicenda (soprattutto nel finale), invece tutti gli episodi accadono nella realtà, non è un'allucinazione.

Essendo una storia corale, la psicologia dei protagonisti non è esageratamente approfondita, ma Satoshi Kon disegna comunque una galleria di personaggi affascinanti: un poliziotto che di notte fa affari con la mafia, una donna afflitta fin dall’infanzia da una malattia che la costringe a casa, un gruppo di due uomini e una ragazzina uniti dalla determinazione a suicidarsi insieme, un vecchietto che vive in un ospizio che passa tutto il suo tempo in uno stato di catatonia, a disegnare con un gesso un’equazione in cui parrebbe celarsi il pattern delle aggressioni di Shonen Bat, etc. Forse con qualche episodio in più avrebbe potuto anche mostrare la vita dei personaggi successiva all'aggressione: chi rimane soffocato dai propri problemi, chi riemerge, e come?

"Paranoia Agent" è un'opera di valore assoluto, l'incontro tra cinema d'avanguardia e serie TV. È una serie che fa pensare, che porta con sé un reale messaggio metaforico. L'assenza di un protagonista preciso nella maggior parte del tempo e la presenza di alcuni episodi apparentemente slegati dalla vicenda possono far storcere il naso, anche se la struttura formale è perfettamente sensata.

I disegni sono quelli tipici di Satoshi Kon, ovvero tendono al realismo e presentano diversi tratti caricaturali. L'opening è geniale, sia come immagini che come musica. La sigla di chiusura è da applausi.


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Eoin

Episodi visti: 13/13 --- Voto 8,5
“Paranoia Agent” (titolo originale “Mōsō Dairinin”) è una serie televisiva di animazione giapponese del 2004, creata e diretta da Satoshi Kon e costituita da tredici episodi di durata canonica.

Trama: Tsukiko Sagi, giovane ideatrice della popolare mascotte Maromi, è affetta da un blocco creativo, causato dalle pressioni del suo superiore e dalle invidie delle colleghe. Mentre torna a casa dal lavoro, viene apparentemente aggredita da un ragazzino sui rollerblade armato di mazza da baseball. Nonostante l’iniziale scetticismo delle forze dell'ordine, che dubitano della veridicità delle parole di una donna chiaramente affetta da una grave forma di stress, le segnalazioni di attacchi attribuiti allo stesso individuo aumentano esponenzialmente in tutta Tokyo. Ma chi è il colpevole? Chi è davvero Shōnen Bat?

Sin dai primi minuti del primo episodio, è evidente la volontà di Satoshi Kon di mettere a disagio lo spettatore ricorrendo ad espedienti narrativi e multisensoriali atti a creare un’atmosfera disturbante e inquieta: al character design non di rado grottesco si affiancano espressioni vacue, atteggiamenti esasperati, situazioni morbose e tutte le più sgradevoli sfaccettature della società nipponica, qui analizzata con occhio critico soprattutto nella parte centrale dell’opera.
Sebbene tale approccio sembri relegare un intreccio forse più lineare di quanto non si voglia credere all’inizio e alla fine dell’anime, lasciando le puntate di mezzo in una condizione quasi da filler, è difficile non farsi coinvolgere dall’intensità emotiva della storia raccontata e non apprezzare la sagacia quasi crudele con cui l’autore affronta alcuni temi chiave: il consumismo contemporaneo, la feroce competitività, la tecnologia imperante e soffocante, il potere delle parole, il desiderio di integrazione, di appartenere a un gruppo o di trovare il proprio posto nel mondo... Sono numerose le questioni prese in considerazione da “Paranoia Agent”, a volte con toni caricaturali o da commedia nera, altre volte con profondo tatto e crudo realismo.
Il violento Shōnen Bat diventa così la scintilla da cui nasce l’incendio che divora la foresta, la variabile incontrollabile che si insinua nelle crepe di una società fragile e stressata: da un semplice caso per la polizia, si trasforma prima in un pettegolezzo, poi in una leggenda metropolitana, infine in un incubo collettivo.
La paranoia cui fa riferimento il titolo non riguarda solo il malessere psicologico e l’insicurezza di cui soffrono i protagonisti, siano essi vittime o avversari del fantomatico aggressore seriale, ma anche la mancanza di certezze del pubblico, ancora una volta sottoposto dal magistrale Satoshi Kon a un susseguirsi di eventi stranianti, in cui è arduo distinguere realtà, immaginazione e sogno. La stessa difficoltà affligge poi i personaggi, principali e secondari, quasi sempre preda di diverse turbe mentali o preoccupazioni. La stessa introspezione psicologica, che sonda l’anima di questi soggetti a varie profondità, è sempre intrigante e inquietante allo stesso tempo e rivela vizi, ossessioni e traumi.

Il comparto tecnico, di una qualità quasi cinematografica, è al servizio degli intenti autoriali e collabora pienamente alla realizzazione di un clima cupo ma bizzarro, in cui gli angoli affollati e ricchi di dettagli di una Tokyo diurna possono trasformarsi nel giro di pochi istanti in terrificanti scene del crimine o nelle ambientazioni fantastiche partorite dalla psiche dei personaggi. Anche il design del cast è votato a un’eterogeneità di fondo che mescola connotati ben particolareggiati e verosimili a volti e proporzioni quasi deformi, parodistici. Ottimi anche le animazioni, fluide e dinamiche, e il preciso impiego della CGI.
Nota di merito anche per la componente acustica, ancora una volta gestita da Susumu Hirawasa, che mescola sonorità elettroniche e tradizionali giapponesi: all'ormai iconica e orecchiabile sigla di apertura, ridanciana e angosciante allo stesso tempo, si contrappone una ending rilassante e dalla melodia infantile, per non parlare della gloriosa rivisitazione del brano “Kingdom”, che dona un’energia nuova e travolgente al climax. L’espressivo doppiaggio italiano, inoltre, conferisce una caratterizzazione unica a tutti gli attori coinvolti.

Tirando le somme, “Paranoia Agent” mostra alcuni dei difetti che è possibile riscontrare nella successiva opera di Satoshi Kon, il lungometraggio “Paprika”, ossia un conflitto centrale e una trama di base relativamente semplici, ma sorprende costantemente per l’indagine psicanalitica, per la fervida creatività e, nonostante un accenno di apprensione sociale nell’epilogo, anche per il toccante messaggio finale, un messaggio di accettazione delle difficoltà della vita quotidiana e dello scorrere del tempo che non si riduce mai a mera rassegnazione, ma si manifesta invece come un invito ad affrontare ogni ostacolo con determinazione e con la consapevolezza che non esistono facili scappatoie.


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Ataru Moroboshii

Episodi visti: 13/13 --- Voto 10
Sulla barra del menu di Animeclick.it, c'è l'opzione "consiglia simile", ma con "Paranoia Agent" mi sono trovato molto in difficoltà, perché, benché qualche scena possa ricordare "Akira", complessivamente non ho mai visto nulla di simile nel panorama giapponese. Non sono visioni o metafore psicologiche come possiamo trovare in molti anime, in "Paranoia Agent" è la realtà stessa che si mischia all'incubo. Per trovare dei termini di paragone, devo spostarmi in Occidente con il surrealismo di Luis Bunuel oppure con le migliori sceneggiature di Tiziano Sclavi, eppure restano similitudini che non rendono giustizia a questa solo fra virgolette "opera minore" di Satoshi Kon, pensata per la TV anziché per il Cinema.

L'anime presenta delle storie autoconclusive con protagonisti sempre diversi, ma legate fra loro dall'intervento di un misterioso aggressore che i media hanno ribattezzato "Shounen Bat"; la trama orizzontale invece vede due poliziotti intenti a indagare proprio sul caso di questo criminale. Ogni storia è un pretesto per dipingere la parte più stressante e stressata del Giappone, che, ricordiamo, nel 2004 non se la passava per nulla bene. Alcuni episodi sono ascrivibili al genere thriller, altri al genere humor nero, qualcuno invece è puro delirio, tutti presentano comunque un alto livello di suspense e un marcato senso di inquietudine, merito anche delle musiche di Susamu Hirasawa, oltre che della regia. Se quest'ultima è sempre molto buona, a volte risulta semplicemente magnifica: è il caso di scene come "i colpi di sonno a ripetizione", "la telecamera" e "la sovrapposizione fra l'eroe del manga e il poliziotto nella realtà".
Un fattore che ho apprezzato moltissimo è la gestione dell'elemento sovrannaturale: sebbene presente fin dalla battute iniziali, rimane prima celato, per poi palesarsi con sempre più forza, e ci spinge a chiederci se quello che stiamo vedendo è davvero la realtà, l'incubo di qualcuno oppure un insieme di tutte e due le cose.

In definitiva, lo consiglio a chiunque non sia troppo impressionabile: l'opening di "Paranoia Agent" creata da Hirasawa la potete usare come test di impressionabilità, poiché esplicita abbastanza chiaramente quale sarà l'atmosfera in cui andremo a immergerci in questo gioiellino d'animazione.

flamingoshardship

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flamingoshardship

Episodi visti: 13/13 --- Voto 8,5
"Paranoia Agent" è delizioso. Se iniziate a vederlo, vi sarà impossibile abbandonarlo (adesso che tutti gli episodi sono editi ed è facile rintracciarli anche online). Una notte vi basta per vederlo tutto una prima volta.
La mano di Satoshi Kon è sempre fresca e inimitabile. Il modo con cui collega la trama principale alle altre sotto-trame è ineccepibile e, se vi sono piaciuti "Paprika" e "Millennium Actress", ritroverete lo stesso stile psichedelico. Senza fare troppi spoiler, si notano alcune influenze da "Akira" e "Tekkonkinkreet" che non sono da sottovalutare. Come accade per "The Tokyo GodFather", emerge un po' la poetica di Satoshi, sempre attenta alla psicologia dell'animo umano, alle sue esperienze e agli effetti che un singolo pensiero può generare sulla collettività. Affronta importanti temi sociali, come le influenze dei media e della tecnologia, la malattia, l'idea di sé, la lotta per un ideale, lo stress, il dolore e, appunto, la paranoia.
Guardato con attenzione, certi piccoli paradossi sembrano un chiaro piccolo avvertimento, nella speranza che ognuno possa coltivare con estrema sincerità il rapporto speciale con il proprio Sé.


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Jinxy

Episodi visti: 13/13 --- Voto 7,5
"Paranoia Agent" è un'opera complessa, onirica e profonda, che fondamentalmente può essere riassunta in una parola: difficile.
Questo prodotto è difficile da guardare e ancor di più da capire, ma ciò non va imputato a una regia mediocre o ad una sceneggiatura di scarsa qualità, poiché da questo punto di vista si presenta come un ottimo pezzo d'animazione. I difetti che lo caratterizzano perdono la loro accezione negativa quando lo si inquadra nella giusta ottica, realizzando che l'inconcludenza e la lentezza che permeano l'opera sono una scelta stilistica azzeccata e del tutto volontaria. Sono proprio queste particolarità che rendono "Paranoia Agent" degno di essere considerato da alcuni un capolavoro, forte della sua unicità scaturita da una narrazione e da una trama atipiche che si fondono perfettamente.

Tuttavia, pur riconoscendone il valore oggettivo, non sono riuscita a farmi convincere del tutto da come è stata sviluppata un'idea promettente, che è partita con i piedi per terra, delineandosi con la chiarezza necessaria a renderla intrigante ma non prevedibile, per poi raggiungere astrattismi esagerati, in linea col confusionario crescendo psicologico ma non con i miei gusti.
Come sopra accennato, "Paranoia Agent" si impronta sull'indagine della psiche umana, e lo fa con un realismo spietato che cozza con degli scenari di inquietante fantasia, al punto da portare lo spettatore a chiedersi dove inizi quest'ultima e cosa invece è frutto della mente dei personaggi. Personaggi che costituiscono un cast variegato, eppure, come le vittime di "Shonen Bat", accomunati dalle loro debolezze, i loro traumi, le loro paranoie. Si forma così un ritratto dettagliato della società giapponese, ben lontana dalle morbide promesse delle ragazzine moe e delle tenere mascotte incarnate da Maromi.
Questo insieme di premesse dà vita al punto centrale dell'anime, ovvero una critica sociale che sembra ricalcare le orme di Hideaki Anno nel suo mostrarci il lato oscuro della cultura del carino tipicamente otaku, ma più in generale della fuga dalla realtà con qualsiasi mezzo di temporanea ma dannosa alienazione. Un’osservazione che, pur riguardando il Giappone, non esula il mondo occidentale, in quanto ci pone davanti a problematiche mature, moderne e universali.

Nel complesso, “Paranoia Agent” è godibile a livello di intrattenimento, ma sconsiglio la visione a chi si aspetta azione e mistero, in quanto questi aspetti, pur componendone in apparenza una gran parte, sono affrontati in realtà in maniera stagnante e insoddisfacente, complici le bizzarrie sperimentali di molte scene e un ritmo lento che talvolta scade nel noioso, senza però invogliare a porre fine alla visione. Va invece visto se si è in cerca di un prodotto impegnativo, capace di offrire un viaggio avvincente carico di simbolismi e riflessioni.


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Pannero

Episodi visti: 7/13 --- Voto 10
"Paranoia Agent" è tutto quello che un bell'anime dovrebbe essere, uno di quei prodotti che in mezzo a un mare di produzioni mediocri, sciatte, commerciali e di dubbia qualità, innalza vertiginosamente l'asticella di qualità, regalandoci un'opera indimenticabile, un vero e proprio capolavoro.
E' inutile negarlo, Satoshi Kon era un genio al pari di Miyazaki e di altri grandissimi registi, uno di quelli che nasce solamente una volta ogni tanto, e infatti in "Paranoia Agent" mette in mostra tutta la girandola di sentimenti umani possibili, il tutto unito da un filo conduttore ben preciso.

Non esiste un protagonista ben preciso, in quanto è un racconto corale, ma l'anime si apre con Tsukiko, una designer inventrice di una popolarissima mascotte, attualmente in una profonda crisi professionale: la ragazza infatti è malvista e invidiata dalle colleghe ed è messa sotto pressione dal capo che vuole assolutamente che crei qualcosa di successo superiore alla vecchia mascotte. Un giorno, al culmine della disperazione, per strada viene aggredita da un misterioso ragazzino con dei pattini d'oro e una mazza da baseball in mano.
Il filo conduttore delle vicende è questo ragazzino, che si fa chiamare "Shonen Bat", che tutte le volte che qualcuno è in difficoltà, sull'orlo del precipizio, arriva e lo colpisce con la sua mazza da baseball, senza un motivo apparente. Gli altri protagonisti sono le altre vittime: un ragazzino delle elementari che vede la sua vita crollare da un giorno all'altro proprio perché viene accusato di essere questo "Shonen Bat", un poliziotto corrotto, una ragazza dalla doppia personalità e così via, oltre ovviamente ai due poliziotti incaricati di portare avanti le indagini.

Ogni puntata ha come soggetto una delle vittime e la sua storia, tutte in qualche modo collegate tra loro.
Gli aspetti fondamentali di "Paranoia Agent" sono più o meno i seguenti.
E' una spietata critica alla società giapponese sotto tutti i suoi aspetti e soprattutto le sue pazzie più strane e nascoste: Kon, senza mai essere fastidioso o banale, mostra una società allo sbando, ossessionata dall'apparenza, sola, corrotta, e che non riesce più a distinguere il mondo reale dalla fantasia (tema assai caro a Kon), come il ragazzino che non distingue più tra i videogiochi e la realtà, e trascina nel suo mondo anche le persone che gli stanno accanto. Da piccoli accorgimenti e dettagli, Kon fa passare lo spettatore da una dimensione all'altra.

Ma "Paranoia Agent" non è solo una sterile critica alla società o una bella storia, è un giallo, un thriller, un anime psicologico, ma fondamentalmente un capolavoro della regia.
Nonostante qualche episodio abbia dei momenti "poco animati" (probabilmente a causa dei problemi di budget), Kon ha fatto un lavoro eccellente nel gestire la regia e rendere la sceneggiatura in maniera impeccabile. Non è solo una "buona" regia, è un modo di gestire la telecamera e le inquadrature da fuoriclasse, quello che solo in pochi sanno fare. Quello che il regista fa per tutta la serie sono due operazioni, contemporaneamente: in ogni episodio costruisce nuovi elementi e demolisce qualcuno di quelli creati in precedenza, creando una storia dinamica e in continua evoluzione.
Quando sta per arrivare il colpo di scena, per quanto sia dura la rivelazione, lo spettatore non può fare altro che attendere col cuore in gola, provando emozioni contrastanti, cosa che succede solo e soltanto quando il regista è bravo a creare e mantenere la tensione: cosa in cui Kon era insuperabile.
I personaggi sono, nel loro essere grotteschi, al tempo stesso talmente realistici da fare paura.

Per quanto riguarda l'edizione italiana, a rendere "Paranoia Agent" un prodotto d'eccellenza ci pensa anche lo strepitoso doppiaggio italiano in cui ritroviamo tutti doppiatori che lavorano principalmente nel mondo del cinema, e che contribuiscono a dare un taglio di recitazione maturo all'opera. Ci sono veramente grandi nomi del doppiaggio che hanno fatto un lavoro davvero di qualità, di cui cito solo Laura Boccanera. Impeccabili tutti, nient'altro da aggiungere.

Che "Paranoia Agent" sia un capolavoro è chiaro già dalla sigla: bella, misteriosa, inquietante ed energica al tempo stesso. Pochi secondi indimenticabili, che sono tutto quello che una sigla dovrebbe essere, perché già fanno capire di che pasta è fatto l'anime.

Vorrei sottolineare (da molti commenti inquietanti che ho letto qua e là) che "Paranoia Agent" non è un anime per tutti, parlando di tematiche mature e introspettive. Penso che chiunque potrebbe apprezzare la regia e il modo di raccontare del mai abbastanza compianto Kon, ma seguire il filo conduttore della trama e cogliere appieno tutti gli indizi veri e falsi disseminati per i vari episodi senza dubbio richiede un certo grado di maturità.
Probabilmente è uno degli anime per adulti più bello mai creato dall'industria dell'intrattenimento giapponese.


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Kida_10

Episodi visti: 13/13 --- Voto 7
"Mousou Dairinin", tradotto e meglio conosciuto come "Paranoia Agent", è un anime composto da tredici episodi di durata canonica, ideato e diretto da Satoshi Kon.

Tsukiko Sagi è una disegnatrice famosa per aver ideato la mascotte Maromi, ed è all'opera su un nuovo lavoro, quando viene improvvisamente aggredita alle spalle da un misterioso ragazzo con una mazza da baseball color oro. Lo sconosciuto aggressore, che verrà soprannominato dai media "Shounen Bat", non si ferma tuttavia a questa prima aggressione, e continua a impegnare la polizia nelle ricerche. Il caso viene affidato a due detective, Keiichi Ikari e Mitsuhiro Maniwa, che sono i principali protagonisti della storia.

Satoshi Kon è un regista di fama e valore indiscusso che grazie ai suoi lungometraggi si è fatto conoscere e apprezzare, che ha dimostrato di essere unico e originale, oltre che estremamente talentuoso. Dirigere un lungometraggio e dirigere una serie composta da più puntate non è la stessa cosa, e "Paranoia Agent" ne è una prova lampante, in quanto ci mostra il peggior Kon che si sia mai visto. Le prime puntate sono ottime, la trama inizia a svilupparsi fin da subito nonostante il ritmo lento, la storia è coinvolgente e sufficientemente misteriosa da apparire intrigante, ma poi tutto cambia; la seconda metà dell'opera abbandona quasi completamente il filone principale degli eventi, i protagonisti, Shounen Bat e le vittime delle aggressioni vengono messi in secondo piano, assumono un ruolo marginale, a favore di episodi filler e slacciati dalla trama sino a quel momento imbastita. Satoshi Kon è un maestro indiscusso nel criticare la società giapponese, lo ha dimostrato nei suoi precedenti lavori e lo conferma anche questa volta, ma in un modo a mio avviso errato; gli episodi filler sono sicuramente degni di nota, presi singolarmente sarebbero dei corti eccezionali sia per contenuti che per forma estetica, ma sono fuori luogo all'interno di una sceneggiatura che non necessitava di andare fuori tema, ma che anzi avrebbe gioito di un maggior approfondimento.
Il finale risolleva lievemente il livello globale dell'opera, anche se si dimostra abbastanza scontato in molti dei suoi aspetti.

Dal punto di vista puramente tecnico, l'opera non ha niente da invidiare ai precedenti lavori del maestro; il design dei personaggi è semplice ma si adatta ottimamente alla tipologia del prodotto, le animazioni sono sufficientemente fluide e i fondali ben dettagliati. Ottima la regia, attraverso la quale realtà e finzione si mescolano, impedendo allo spettatore di distinguerle chiaramente.
Il comparto sonoro, curato da Susumu Hirasawa, è semplicemente eccelso in ogni sua piccola parte. Le musiche ricreano delle atmosfere uniche e suggestive, la tensione in certi momenti è quasi tangibile.

In conclusione, "Paranoia Agent" è un'opera discutibile, e la sua valutazione estremamente soggettiva. Avendo particolarmente amato Satoshi Kon nei suoi lavori precedenti, personalmente ho trovato questa serie deludente, piuttosto scontata e per certi versi poco originale, anche se come di consueto confezionata benissimo.


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NickyFlowers

Episodi visti: 13/13 --- Voto 10
Satoshi Kon: un nome che avevo già sentito da qualche parte, ma che non mi aveva incuriosita a tal punto da avvicinarmi a una delle sue opere. Ma ora che ho terminato la visione di "Paranoia Agent", mi pento e mi dolgo di non aver visto qualche suo film, cosa a cui cercherò di rimediare molto presto.

Non mi sento di raccontare la trama in maniera dettagliata, anche perché gli spoiler sono sempre dietro l'angolo. Dirò soltanto che tutto ciò che accade in "Paranoia Agent" è strettamente legato al personaggio di Shonen Bat, un misterioso ragazzino con un berretto che va in giro con dei roller e una mazza da baseball ad aggredire chiunque incroci per la strada, senza però ucciderlo.

All'inizio, l'anime si propone come una serie di genere giallo: si seguono le indagini per scoprire chi sia Shonen Bat e per quale motivo aggredisca le persone in modo apparentemente casuale. Giunti però a metà della serie, il giallo viene pian piano messo da parte per far spazio a qualcos'altro. L'obiettivo che si vuole porre la serie raccontando questa storia non è scoprire chi sia Shonen Bat, ma cosa significhi Shonen Bat per le persone e come egli possa diventare così influente nella vita quotidiana di tutti. Così facendo, "Paranoia Agent" non è solo una semplice serie animata, ma diventa anche un vero e proprio trattato di sociologia e psicologia, ponendo al centro della propria argomentazione la critica al consumismo e all'alienazione che si può estendere non solo contro la società giapponese, ma anche contro qualsiasi altra società.

I personaggi riescono ad essere dei degni portavoce dei messaggi che Satoshi Kon vuole comunicare con questa serie, anche se alcuni di loro vengono mostrati solo per uno o due episodi al massimo. Non c'è stato nessun personaggio che non mi sia piaciuto, ma per evitare di scrivere una recensione troppo lunga da far perdere l'interesse di chi legge, mi limiterò a citarne un paio.
La protagonista principale Tsukiko, personaggio in cui mi sono immedesimata particolarmente, nel corso della storia subisce un'evoluzione verso l'età adulta. Tsukiko, avendo compreso il dolore spesso causato dalla realtà, decide di racchiuderlo nella figura di Shonen Bat, da cui si protegge grazie a Maromi, un peluche da lei creato che rappresenta un po' quello che era il Paese delle Meraviglie per Alice nel famoso romanzo di Lewis Carrol. Questo modo di fare di Tsukiko lo si vede in maniera analoga nel personaggio del viceispettore Ikari, anche lui insoddisfatto della realtà che lo circonda, anzi impaurito da essa, e che riuscirà ad affrontarla solo grazie al sostegno della moglie cagionevole di salute.

Definendo invece il comparto tecnico in una sola parola: strepitoso! La Madhouse non delude mai, con delle animazioni ottime, sia quelle standard sia quelle usate per rappresentare il mondo bidimensionale. Si noti la grande cura nei fondali, che sembrano dei veri e propri quadri. Il character design è molto particolare: non vuole essere realistico, ma intende quasi rappresentare l'aspetto interiore del personaggio. Per fare un esempio, il giornalista di gossip Kawazu è un personaggio dal carattere che definirei "viscido come un rospo" e il modo in cui è disegnato e i suoi lineamenti mi hanno ricordato molto le fattezze di un rospo. Le colonne sonore, accanto a una sensazionale opening e una rilassante ending, riescono a rappresentare egregiamente la dimensione onirica in cui si è immersi durante la visione. Ottimo doppiaggio italiano: ogni voce calza a pennello col personaggio che interpreta. Infine, come non citare la regia di Satoshi Kon? Ogni scena è girata in maniera eccelsa, tanto da riuscire a trasmettere, anche quando si è in assenza di dialoghi, le emozioni provate dai personaggi e a mandare un qualche messaggio. Esemplare in questo caso è la scena iniziale del primo episodio, in cui si vede una Tokyo vittima del consumismo e del menefreghismo dei suoi abitanti incapaci di affrontare la realtà.

In conclusione, "Paranoia Agent" è un esperimento ben riuscito, degno di essere definito "capolavoro". Capisco che non si tratta di una visione facile e comprensibile al primo approccio (l'ho dovuto rivedere prima di farci una recensione sopra), ma è una visione che consiglio comunque, anche per guardare qualcosa di diverso dalla solita "zuppa riscaldata".


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Tatsuna

Episodi visti: 13/13 --- Voto 8
<b>CONTIENE SPOILER!</b>
Paranoia Agent è una serie TV anime di 13 episodi realizzata nel 2004, prodotta dallo Studio Madhouse, creata e diretta dal compianto Satoshi Kon.
La trama narra dei misteriosi assalti da parte di un fantomatico "Shonen Bat", descritto dalla prima vittima - Tsukiko Sagi - come un ragazzino delle elementari, con indosso un cappellino e dei pattini a rotelle, oltre ad essere munito di una mazza da baseball che utilizza come arma; e dei - vani - tentativi della polizia di acciuffarlo.

Non è facile scegliere la tematica con cui partire per recensire una serie di questo calibro, ma, considerando che è stato indubbiamente l'argomento più trattato, curato ed articolato, non penso si possa fare a meno di iniziare con la follia. La follia è ciò che appare prima di tutto il resto nell'anime, è ciò che si pensa affligga le vittime di Shonen Bat, ed è ciò che accompagna tutti i vari personaggi della serie. A tal proposito, voglio smentire molti, ma molti commenti che ho letto su tale argomento: le persone non "tirano fuori" la loro vera natura, quando impazziscono; è proprio la disperazione a sfociare nella follia, mai il contrario. Ogni personaggio che ci viene presentato conduce una vita normale - nel caso di Icchi, protagonista del secondo episodio, addirittura è una persona più che invidiabile, stimato ed idolatrato da tutti i suoi compagni; saranno gli eventi a far sprofondare il ragazzo in una spirale di disperazione che lo porterà alla follia. E questo discorso vale - con le dovute differenze - per tutti i personaggi.
Satoshi Kon collega strettamente tale tematica a qualcos altro: non possiamo, infatti, non soffermarci sulla forte e per niente velata critica che il regista opera sulla società: se apparentemente questo astio sia indirizzato pressoché nei confronti della tecnologia - e, attenzione, siamo nel 2004 -, la realtà è che il compianto Kon esprime un durissimo quanto giusto giudizio sulla collettività dei giorni nostri. Tutto ciò è testimoniato da vari intermezzi che si susseguono frequentemente durante la serie, in cui ci vengono mostrate persone che, per le strade, sui mezzi di trasporto, oppure anche soltanto chattando sul proprio cellulare, speculano sugli argomenti di attualità credendo di predicare la verità e spargendo false voci sulle aggressioni di Shonen Bat. Una critica pesante ad una società che mette zizzania sempre e comunque, paranoica e psicotica. Una critica neanche tanto velata, quanto poco considerata da chi ha visionato quest'opera. Ma il giudizio più pesante da parte di Satoshi Kon arriva quando vengono introdotte le tipiche donne di mezz'età che s'incontrano nei pianerottoli delle proprie case per spettegolare su tutto/i ciò che le circonda, infarcendo le proprie storie di surrealismo e di menzogne. È proprio durante uno di questi ritrovi che la follia si fa intrinseca e raggiunge l'apice, grazie ad un'intuizione geniale del compianto Kon, con una delle signore - anche se vistosamente più giovane delle altre - che non avendo mai a disposizione un racconto interessante come quello delle altre, viene messa in disparte; e quando ella rientra in casa, ritrovando il proprio marito a terra, colpito da Shonen Bat, non se ne addolora, ed anzi, sfocia in un'isterica risata chiedendo ogni minimo particolare al morente uomo che giace disperato ed in cerca d'aiuto. Un lavoro eseguito in neanche 20 minuti di episodio in cui il buon Satoshi Kon riesce a far riflettere molto.

Ed è questo il grande pregio di Paranoia Agent: ti fa riflettere. Non è uno di quei thriller, o di quegli horror volutamente esagerati per strappare un po' di tensione, forzatamente, dall'animo dello spettatore, ma è un'opera che ti fa rabbrividire per l'inquietante sensazione di irrequietezza e pazzia che lo circonda. Un alone di paranoia che però ti tiene incollato allo schermo, che aiuta molto a riflettere sulla realtà umana e su quanto vivere in comune porti inesorabilmente a desolazione e follia.

A fare da nemesi a quest'intrinseca negatività e alla paranoia c'è la polizia - o almeno, inizialmente. Il vice ispettore Keichi Ikari e il suo collega, nonché assistente, Mitsuhiro Maniwa, infatti, rappresentano la "normalità" (o meglio, quella che è supposta esserlo), l'autorità che utilizza l'arte del raziocinio prima di permettere alla follia di divorarli, ed è la fiaccola di speranza che illumina la serie ("Perché anche in un mondo impazzito deve pur'esserci rimasto qualcosa di giusto" cit. vice ispettore Ikari). I due poliziotti si fanno strada attraverso la bizzarra storia, incontrando, sempre più avanti, nel loro cammino, fatti, situazioni e persone che li trascineranno in molteplici mondi diversi: dalla sopracitata follia, al dramma, a siparietti comici e imbarazzanti, fino a giungere ad ambientazioni fantasy con elementi tipici dei JRPG. E, nonostante anche loro vengano colpiti nel privato (perdendo il posto di lavoro) dal mistero di Shonen Bat, non s'arrendono alla causa e, in un modo o nell'altro, finiscono sempre per indagare sul suo conto. In particolare Maniwa, che si trasforma nel supereroe che aveva interpretato nel mondo fantasy, impiega tutte le sue forze per far luce sul caso, rimanendone sensibilmente destabilizzato.

Dopo l'esplosione del fenomeno "Shonen Bat", esso è divenuto qualcosa di più di una semplice leggenda metropolitana: si sa, quando qualcuno e/o qualcosa raggiunge la popolarità, è inevitabile che vi siano sulla faccenda gli occhi puntati e le imitazioni; ma Shonen Bat diviene una sorta di speranza per molte persone, e non più il timore. La leggenda del fantomatico ragazzino che aggredisce le persone si trasforma in una sorta di spirito benevolo che aiuta le persone che hanno raggiunto un punto di non ritorno, che sono ormai figlie della disperazione e che aspettano un aiuto divino a salvarli. Ehi, mi ricorda tanto la religione!
Ad un certo punto della storia fa la sua apparizione un fantomatico ragazzino che si definisce il responsabile delle aggressioni, ma è evidente fin da subito che la sua sia una mera imitazione. Il ragazzo non si rende conto delle proprie azioni poiché accecato da una forma di follia molto diversa dalle altre: egli infatti prende tutto come un gioco, considera Shonen Bat una sorta di eroe che vuole assolutamente interpretare, come quando da piccoli imitavamo la kamehameha o cercavamo di trasformarci in forzuti e platinati Super Saiyan.

Le origini di Shonen Bat vanno ritrovate nell'infanzia della - supposta - prima vittima del caso: Tsukiko Sagi. Ella, quando era ancora piccola, a causa di una distrazione, perse il guinzaglio che tratteneva il suo cane, che ha poi finito per essere investito; preoccupata della reazione che avrebbe potuto avere il severo padre, la bambina inventò d'esser stata aggredita, e quella, nella sua mente, divenne la verità. La Sua verità. Tuttavia, fintanto che restasse nella sua mente, ciò non era una grossa preoccupazione. Quando Tsukiko è cresciuta, diventando famosa per aver inventato il popolarissimo pupazzo di Maromi (nome del suo cane), per sfuggire alle pressione psicologiche che la opprimevano al lavoro, fece nuovamente uso della stessa bugia che utilizzò quand'era piccola. La piccola, grande, differenza, è che la giovane ragazza era ormai diventata famosa e di conseguenza la notizia dell'aggressore si è velocemente sparsa nella società, e quest'ultima ha infine dato a quella bugia una realtà materiale: Shonen Bat.
Shonen Bat è tutto ciò che ci circonda: Shonen Bat siamo "noi"; Shonen Bat sono io in questo preciso istante. Le nostre paure vanno affrontate, possono essere superate, e l'anime lancia un messaggio più che positivo al riguardo. Tuttavia, normalità e follia sono due facce della stessa medaglia, e senza l'una non esiste l'altra. E, come testimonia il finale della serie, ed in particolare Maniwa, la storia si ripete, continuamente. Perché - inevitabilmente, è una storia che ti segna. Maniwa è l'unico a riuscire ad entrare in questa spirale di follia e risolverla del tutto, ma, al contempo, è stato anche l'unico a non farvi ritorno. Mentre tutte le persone, dopo due anni, hanno dimenticato l'accaduto, continuando a vivere come sempre, l'ex poliziotto non è riuscito a ritrovare la sua identità, la sua realtà; tuttavia, Satoshi Kon, attraverso la moglie del vice ispettore, lancia anche un messaggio positivo al riguardo - come se avesse voluto mostrare entrambe le "possibilità". Ella infatti sostiene che l'uomo sia una creatura che si rialza costantemente, che sbaglia sempre, ma che alla fine riesce a sconfiggere gli spettri che albergano nella sua mente, nel suo cuore e nel suo animo per poi rialzarsi più forte di prima. Su quale realtà - o meglio, verità - si pensa sia più giusta, è una scelta nostra. E forse era questa l'intenzione di Satoshi Kon: lasciare a noi stessi le nostre risposte alle nostre domande.

Sul lato tecnico ci sarebbe qualcosa da dire: il character design riprende lo stile di Kon nei suoi lungometraggi, e seppur non sia nulla di particolarmente raffinato, è accompagnato da un'ottima animazione che rende il livello del chara sopra la media - ricordiamolo, stiamo parlando del 2004. Stupende le espressioni facciali, in particolare durante i momenti di follia e disperazione; molti design sono volutamente grotteschi e rappresentano alla perfezione i personaggi, perciò è un lavoro di tutto rispetto. La colonna sonora accompagna degnamente la serie, una gestione senza infamia e senza lode di tutte le musiche.
Il doppiaggio italiano mi ha sorpreso in positivo: ottima interpretazione, dialoghi incredibilmente fedeli all'edizione originale per essere un prodotto Panini Video, e adattamento lavorato più che discretamente.

Aggiungo ch'è un'opera che mi ha stupito per il ritmo incessante, e per la profonda introspezione operata non tanto sul carattere dei personaggi ma sulla psicologia umana di ognuno. Non che in 13 episodi si potesse fare di meglio, ma non so quanto possa essere considerato un limite.
In sostanza: consiglio quest'opera a chiunque. A chiunque voglia avvicinarsi a certi temi, a chiunque non abbia paura di vedersi crollare ogni sua convinzione. È un anime molto profondo, volto anche all'interpretazione ma di certo non un macigno come Evangelion; le opportune spiegazioni per inquadrare la trama e le situazioni ci sono, e sicuramente l'intento di Satoshi Kon era quello di ponderare su ciò che siamo e su ciò che ci circonda. Sono davvero contento di aver avuto la possibilità di recensirlo; è un must per qualunque amante del genere e non solo.


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Disillusion

Episodi visti: 13/13 --- Voto 8
In città stanno avvenendo strane aggressioni seriali, le vittime riferiscono alla polizia e giornalisti, di essere state attaccate da un ragazzino su pattini gialli, e colpite con una mazza da baseball, anch'essa gialla, maneggiata dal presunto ragazzino. Ed è su queste inspiegabili aggressioni che comincia tutta la vicenda, che vede come protagonisti due detective, Keiichi e Mitsuhiro, intenti a lavorare su questo strano caso. Dall'altra parte abbiamo Tsukiko, una giovane donna famosa per aver inventato Maromi, un pupazzetto/personaggio per cartoni animati rappresentante un cagnolino. Essa è un personaggio fondamentale, in quanto prima vittima conosciuta delle aggressioni di Shounen Bat, che è il soprannome dato al ragazzino che prende a mazzate le sue vittime.
L'intento degli investigatori è ovviamente quello di scovare Shounen Bat e di porre così fine alle sue aggressioni seriali. Ben presto però, i due detective scopriranno che il caso è molto più complesso rispetto a ciò che si aspettavano.

Aberrante, davvero strano questo anime. Riesce a divertire e confondere come pochi anime riescono a fare, fondendo parecchi elementi tra il realistico e il surreale, il ridicolo e il drammatico, e il tutto in un contesto poliziesco e psicologico. Sembrano esserci tanti elementi onirici, anche se dal mio punto di vista mi sono sembrate spesso più delle allucinazioni che veri e propri sogni. Insomma, si potrebbe facilmente definire come un anime sperimentale, che si prende gioco dei personaggi, prende in giro lo spettatore, e prende per i fondelli persino se stesso. Tra perversioni mentali e deliri psicologici, tra cui spicca ovviamente l'ossessione della paranoia, l'anime tende a spiazzare a risultare parecchio contorto.
Opera folle, a volte infantile, ma spesso difficile da seguire e comprendere totalmente.

Lo stile di disegno simpatizza per lo quello occidentale, soprattutto quello americano. L'animazione ha alti e bassi, ma generalmente è piuttosto buona. Sonoro nella norma e musiche apprezzabili. Ho trovato difficile valutare questo anime, che in parte mi è piaciuto molto e in parte mi ha lasciato perplesso, talvolta spiazzandomi. Non avendo probabilmente compreso a pieno il suo messaggio, mi limito a non svalutarlo, perchè tutto sommato l'ho trovato simpatico e interessante, anche se però qualche volta troppo criptico o enigmatico, ma soprattutto contorto e delirante. Probabilmente l'avrei valutato anche di più, se non provassi una naturale antipatia per il genere poliziesco negli anime. A chi consigliarlo? Direi a chi cerca storie strane e imprevedibili, con personaggi dalla psicologia contorta e folle.


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kaio1982

Episodi visti: 13/13 --- Voto 7
Paranoia Agent è un anime di altissimo livello tecnico ed artistico, con una trama interessante, ma dalla regia non sempre al top e con un sceneggiatura spesso snervante e fuori luogo.
L'anime parte davvero molto bene, grazie ad un'oscura storia che introduce subito quello che è il personaggio chiave dell'intera serie, ovvero un presunto ragazzino assalitore con una mazza da baseball ed identificato col nome di Shonen Bat. Ogni episodio all'inizio è sempre curatissimo, pieno di suspance e scorre molto bene, grazie anche ad una sceneggiatura eccelsa soltanto fino al sesto episodio. Purtroppo, dopo gli eventi chiave trattati e visti fin dall'inizio, la trama inizia ad essere sempre più dispersiva e la sceneggiatura cala in maniera incredibile, togliendo all'anime l'ottimo filo logico iniziale e sostituendolo con episodi autoconclusivi, anche di qualità, ma che disintegrano letteralmente lo svolgimento della trama. Il risultato è un anime che inizia alla grande e che si perde per strada nella seconda metà sempre più insensata, poco chiara e quindi scarsamente godibile.
La caratterizzazione dei personaggi coinvolti è assolutamente poco approfondita ed è quindi impossibile essere coinvolti dalle vicende di Tsukiko o di altri personaggi. L'unico personaggio davvero ben delineato è proprio Shonen Bat, che è reso misterioso ed inquietante fino alla fine. La componente realistica, fortemente psicologica e delirante, è l'assoluta protagonista e riesce a creare un profilo psicologico di qualunque personaggio coinvolto, in maniera tosta. Infatti se Paranoia Agent avesse seguito lo stile crudo e cupo (ma ordinato) della prima parte, sarebbe stato ottimo. Invece dopo metà serie, le aggressioni, i personaggi coinvolti e tutta la sceneggiatura, diventano estremamente banali e scollegati dalla trama principale, che oltre a disperdersi nel nulla, non prosegue e lascia un grande senso di vuoto.
Dal punto di vista tecnico Paranoia Agent è davvero eccelso in tutto. Il character design è estremamente realistico, dettagliatissimo, con volti molto espressivi e tratti molto definiti. I fondali sono dettagliatissimi, realistici e sempre immersivi, cosi come gli effetti sonori ambientali. Le animazioni sono eccezionali e riescono ad aumentare considerevolmente l'impatto psicologico delle reazioni deliranti di tutti i personaggi. Le musiche sono solo discrete.
In definitiva se Paranoia Agent fosse stato narrato e sceneggiato bene come la prima parte e dotato di un buon finale, sarebbe stato un capolavoro, peccato.


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ryoasuka

Episodi visti: 13/13 --- Voto 10
Paranoia Agent - in originale Moso dairinin ("Agente di delirio") -, anime di 13 episodi prodotto da Madhouse, è la prima ed ultima serie televisiva ideata e diretta da Satoshi Kon. Pur non avendo ottenuto alcun riconoscimento, né da parte della critica - forse fin troppo avvezza al formato cinematografico del regista - né da parte del pubblico, la serie divenne una vera propria pietra miliare dell'animazione giapponese.

<b>Contiene spoiler</b>
Basandosi su un reale episodio di cronaca giapponese, Kon crea la storia dell'aggressore seriale Shonen Bat.
Tutto comincia con Tsukiko Sagi, disegnatrice e ideatrice della mascotte-fenomeno del momento Maromi, che viene aggredita da un ragazzino con pattini e cappello rosso armato di mazza da baseball. La polizia sospetta che si tratti di una menzogna costruita dalla giovane donna per sfuggire ai meccanismi del suo lavoro, ma altre persone vengono aggredite dal menzionato Shonen Bat e il caso evita l'archivio per finire sulla bocca di tutti e diventare un'autentica leggenda metropolitana. Alcuni episodi dopo, i due detective incaricati trovano e conducono alla stazione di polizia quello che sembra essere il sospettato, ma che scoprono trattarsi di un imitatore ossessionato dal gioco di ruolo. L'interrogatorio del mitomane diviene quindi un pretesto, per il regista, atto a portare la narrazione su un piano a lui molto caro: quello surreale e onirico tipico dell'intera produzione di Kon, elemento fondante di lavori pluripremiati e acclamati come Millenium Actress, Paprika o, meglio, Perfect Blue - molto più vicino alla serie in questione sia per i temi trattati che per il genere (il thriller). Dal suddetto interrogatorio il regista dà adito alle sue tecniche cinematografiche e narrative per dare il via, nel pieno della libertà artistica, ad una trama complessa e originale quasi "costretta" - in realtà, liberata - in un intrico di piani di realtà affacciati su diverse dimensioni - sogno, ricordo e psicologia.

L'epilogo - una vera e propria matrioska di colpi di scena calati in un contesto apocalitticamente "otomiano" - fu ideato dal regista con il preciso scopo di criticare, attraverso la metafora e il soliloquio, la società contemporanea e il capitalismo imperante, che costringe all'alienazione, alla solitudine e alla pazzia i giapponesi come il mondo intero. La condizione di stress collettivo provocata dai ritmi e dalle esigenze del sistema economico attuale induce gli individui a cercare una via di fuga dalla realtà. Fuga dalla realtà che spesso e volentieri viene trovata nella fruizione degli anime e dei manga, concepiti tanto da Kon quanto da Tatsuhiko "NHK" Takimoto - prima o dopo Kon? - sia come causa che come tramite nella rappresentazione della degenerazione delle individualità.
La buona qualità grafica e gli adattissimi chara design - Masashi Ando - e musica - Susumu Hirasawa - rendono il prodotto ancora più apprezzabile.
Da vedere assolutamente.


 1
AkiraSakura

Episodi visti: 13/13 --- Voto 5
Il peggior Satoshi Kon di sempre lo possiamo ammirare in questa sgradevole opera la cui visione, nonostante sia un patito di questo genere di anime, mi è risultata alquanto fuorviante. Se dovessi fermarmi alle prime puntate, sebbene la sigla di apertura sia orripilante e il character design orrendo (ma quanto è grande la faccia dei protagonisti maschili?), il giudizio sarebbe più che sufficiente, in quanto avremo una versione più scadente e artificiosa di "Perfect Blue". Infatti mi ricordo, ad esempio, che in una delle puntate iniziali di "Paranoia Agent" avevamo una prostituta psicopatica con personalità multiple, cosa molto intrigante e originale (ma ne siamo proprio sicuri?).
La storia di questo anime è incentrata sul disagio sociale di alcuni giapponesi, che hanno problemi a relazionarsi sia con sé stessi che con gli altri. Queste persone dalla fragile psicologia diventano vittime di un aggressore equipaggiato di pattini a rotelle, mazza da baseball piegata e cappellino. Questo è il temibile "Shonen bat", efferato picchiatore che semina il terrore a Tokyo (brrr che paura!). Tuttavia il livello di disperazione dei protagonisti, che durante le puntate si aggrava in seguito ad un elevato indice di sfiga (o forse semplicemente a causa della loro stessa inettitudine) è tale che essi desiderano di essere colpiti in testa per dimenticare tutto.
Questo fatto mi ricorda molto una scena di "Boogiepop Phantom", un'altro anime dello stesso genere uscito qualche anno prima, in cui una ragazzina con dei problemi supplicava Boogiepop, essere oscuro e ignoto, di prendersi la sua vita.
Diciamo quindi che "Paranoia Agent" non è proprio la fiera dell'originalità, inoltre passate le prime 5 o 6 puntate la qualità del prodotto peggiora sempre di più, fino ad un finale estremamente banale e fuori luogo.
Questo perchè Satoshi Kon è abituato a fare film, e non è capace a dosare i tempi e la sceneggiatura di una serie televisiva, che è una cosa completamente differente.
Il successo che ha ottenuto questa serie, secondo me, è dovuto più che altro al nome del regista, che aveva già sfornato precedentemente ottimi film come "Perfect Blue" e "Millennium Actress". La sua prematura morte, come succede ad un quadro alla morte del suo creatore, ha pompato ulteriormente la fama di questo titolo estremamente mediocre e sopravvalutato.


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Panda79

Episodi visti: 13/13 --- Voto 10
Quello che sto facendo adesso non me lo sarei proprio aspettato, cioè recensire una serie tv. Non sono un amante delle serie, di solito arrivato intorno alla decima puntata le ho abbandonate quasi tutte per la noia. "Paranoia agent" non l'ho visto perché è composto da solo 13 puntate, ma perché è un'opera del grande regista Satoshi Kon, che per alcuni aspetti reputo il miglior regista di anime.
Quest'opera è un thriller psicologico che presenta un po' tutte le caratteristiche degli altri film del regista e come tale si presta a varie letture.
E' presente una forte critica alla società iperproduttiva e consumista giapponese ed in solo 13 puntate Satoshi Kon ed i suoi collaboratori riescono a toccare le maggiori problematiche che tanto affliggono la vita quotidiana. Non è esente da critiche anche il mondo degli anime, caratterizzato da ritmi forsennati e scadenze ravvicinatissime. Critica che esploderà completamente in conclusione dell'anime, quando come risoluzione di una formula matematica, scritta per tutta la serie da un anziano e conclusa nell'ultima puntata da uno dei protagonisti, tramite la quale si individuano le vittime del serial killer, comparirà la scritta a-ni-me. Inoltre, fulcro centrale della trama, su cui si sviluppano tutti gli avvenimenti, è l'estrema fragilità della mente umana sotto i devastanti effetti del senso di colpa.

Tecnicamente è un prodotto di altissima qualità, dal character design, curato da Masashi Ando, all'animazione fino alla perfetta unione immagini-musica, ma di questo assolutamente non avevo alcun dubbio. Satoshi Kon è una garanzia, peccato sia l'unica serie fatta da lui, ci ha lasciato troppo presto per poterci regalare altre grandi opere.
Vi consiglio di vederlo, soprattutto se amate thriller psicologici.


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Amaterasu

Episodi visti: 13/13 --- Voto 9
Difficile recensire un'opera come "Paranoia Agent": i motivi sono molto semplici. Primo, perché esso appartiene a quella categoria di storie che puntano sul significato della vicenda, e non sulla semplice narrazione dei fatti. Satoshi Kon usa "Paranoia Agent" per esprimere una visione a mio giudizio puramente negativa del mondo, l'anime è un mezzo di comunicazione. Di conseguenza, per noi è molto difficile apprendere il significato dell'opera, ed è per questo che, a mio parere, non è risultata gradita a tutti e molto oscura in varie parti. Qualunque cosa Kon ci voglia dire, lo fa in modo molto ermetico, ed è per questa difficoltà che ho riscontrato nel capire la vicenda, che gli ho attribuito un 9 e non un 10. E' vero, un'opera che trasmette significati profondi è molto bella; ma deve anche saperli tramettere in modo molto chiaro, è non è questo il caso.

Il secondo motivo per cui trovo difficile recensire quest'anime è l'immensità di tematiche affrontate. Praticamente in ogni episodio viene introdotto un personaggio diverso, con una situazione del tutto originale. Esprimere in un'unica recensione tutto quello che avrei da dire su ogni singolo personaggio mi sembra impossibile.
Detto questo, veniamo alla recensione vera e propria.

"Paranoia Agent" è ambientato a Tokyo, dove diversi personaggi, tutti immersi in situazioni drammatiche, vengono a contatto con uno strano individuo noto ai più come "Shounen Bat". E' un ragazzo che si aggira su pattini d'oro, che colpisce le persone con una mazza da baseball dorata. In seguito alle indagini di due agenti della polizia della città, scopriamo che a essere colpiti sono solo persone afflitte da gravi problemi personali, che cercano la propria salvezza nel dolore. Infatti, tutti i personaggi, dopo essere stati aggrediti, si ritrovano in uno stato di pace generale: improvvisamente tutte le loro preoccupazioni sembrano essere sparite nel nulla.
In città si verifica inoltre un altro strano fenomeno: un pupazzo di nome Maromi, creato dalla prima vittima di Shounen Bat, vive un successo planetario; ne vengono prodotti anime, portachiavi, cuscini, pantofole, insomma, viene venduto in ogni angolo del paese. Tutti lo cercano, tutti lo adorano, perché il possesso di quel personaggio pare diffonda tranquillità nel cuore delle persone.
Le aggressioni di Shounen Bat crescono di pari intensità con il potere carismatico di Maromi. E qui mi fermo, perché spoilererei troppo il finale dell'anime.

In ogni caso, credo basti questo breve accenno alla trama a far capire il valore di quest'opera. Prima di tutto credo che da sola la ricchezza dei personaggi valga la visione dell'anime. Ad ogni puntata si aggiungono nuovi individui e nuove trame, tutte connesse da un filo logico molto chiaro e deducibile, ognuno di loro immerso nel proprio piccolo mondo, ben delineato dal regista. A ciò si aggiunge la bellezza delle inquadrature, molto significative in certi momenti, della regia e delle musiche, meravigliose e appropriate, come in tutte le opere di Kon.
Altro punto a favore dell'anime sono i bellissimi disegni. Non vi è mai variazione di tratto, come spesso accade in anime di bassa qualità, dove lo stile diverso dei disegnatori diventa così visibile da diventare una pecca per il prodotto. Oltre ai disegni, le movenze tipiche variano da personaggio a personaggio: l'atteggiamento infantile della bambina dell'episodio 8 ne è un validissimo esempio.

Infine, il tema centrale dell'opera consiste nel facile condizionamento dell'uomo da parte di enti esterni. La gente che parla, che giudica, è il principale motivo della "paranoia" che assale i vari protagonisti della storia. Li assale così tanto da indurre a un'allucinazione collettiva, a una "paranoia generale", una questione che mi ricorda molto "Paprika". Magari è da questo prodotto che il regista ha tratto spunto per il film.

In generale, ho trovato in "Paranoia Agent" una vera perla dell'animazione, che consiglio davvero a tutti. Finirlo di visionare, come penultima opera da vedere di questo maestro (mi manca ancora il suo primo film, "Perfect Blue") mi ha fatto sentire ancora di più la mancanza del grande regista che era Satoshi Kon. Avrebbe avuto ancora tanto da darci, ne sono sicura.

Internauta Senza Nome

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Internauta Senza Nome

Episodi visti: 13/13 --- Voto 6
Pur essendo un'estimatrice di Satoshi Kon, ho dato a questa miniserie tv solo un 6, ma comunque se qui esistessero i mezzi voti sarebbe un 6 e mezzo. Tra le opere di Kon che ho recensito ho dato la valutazione più bassa, e il motivo è principalmente la lunghezza. Se "Paranoia Agent" fosse un film, o al massimo una breve serie di OAV, si meriterebbe tranquillamente un bel 8, ma aver diluito la storia in più episodi la rende, a mio avviso, un po' troppo prolissa e farraginosa, complice qualche episodio forse di troppo. E mi dispiace, perché per il resto l'anime ha tutte le carte in regola e rimane un'opera pregevole. Chi ama le opere di Kon troverà comunque pane per i suoi denti, quindi lo consiglio ugualmente.


 5
Rumiko

Episodi visti: 13/13 --- Voto 3
A mio avviso la serie è una delusione totale, non riesco a trovare altre parole per descrivere quest'anime.
La storia ruota attorno a due detective impegnati nella ricerca di Shonen Bat, un misterioso ragazzino armato di mazza da baseball che colpisce dei poveri malcapitati. La particolarità delle vittime sta nel fatto che gli aggrediti non hanno nulla in comune, se non il soffrire di qualche problema: depressione, insicurezza, insoddisfazione, paura, ecc.
Le premesse sono ottime, ma poi la storia si perde, procedendo stancamente senza capo né coda, fino al finale, che vorrebbe essere di denuncia, ma che in fondo non convince affatto. Dopo i primi episodi le puntate a mio avviso iniziano a diventare soporifere, lo schema è sempre lo stesso e appaiono come un lunghissimo intermezzo per arrivare poi al finale. Reputo penose anche le anticipazioni, che praticamente sono i vaneggiamenti di un vecchio pazzo, totalmente incomprensibili per me.
Ho trovato la qualità grafica scarsa, i movimenti meccanici e le espressioni robotiche. I personaggi mi ricordano i pupazzi in 3d di "Toy Story".
L'opening e l'ending non mi piacciono; anzi, l'opening mi fa proprio paura.
In conclusione, in assoluta controtendenza con gli altri giudizi, io sconsiglio vivamente quest'anime. Tutto sommato l'idea di fondo è buona e lo scopo di denuncia dell'autore è nobile.


 5
Jiraiya_Ero_Sennin

Episodi visti: 13/13 --- Voto 9
Sicuramente un anime per palati sopraffini, di certo non per chi vuole passare un po' di tempo a rilassarsi guardando qualcosa che diverte senza impegno, Paranoia Agent è un'opera che richiede tutta l'attenzione possibile da parte dello spettatore.
Infatti inizialmente la storia ci porta a seguire le vicende di due poliziotti che indagano su una serie di aggressioni per strada a opera di un fantomatico ragazzino con una mazza da baseball. Il giallo evolve in maniera del tutto inaspettata e a tratti psichedelica, grazie alla quale il regista (Satoshi Kon) ci porta a riflettere sui problemi che affliggono la società moderna giapponese, ma che sono nella maggior parte dei casi identificabili con quelli di tutti i paesi di oggi.
L'animazione è ben fatta con musiche veramente belle. La serie ha un ritmo incalzante che mi ha tenuto incollato al divano fino alla fine, per questo consiglio vivamente quest'anime.


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Kid Icarus

Episodi visti: 13/13 --- Voto 10
Satoshi Kon era davvero il genio indiscusso dell'animazione giapponese, genio perché riusciva a trattare tematiche assai pesanti e spinose in un modo quasi poetico e ironico. Con genio non voglio dire che sia stato il miglior regista d'animazione ma che appunto riusciva con i suoi capolavori a toccare i tasti giusti facendoti riflettere. Dopo avere visto i suoi film ti chiedi sempre come possa una mente partorire idee tanto geniali e allo stesso tempo stravaganti.

Paranoia Agent è una serie di episodi che possono essere visti come singole unità oppure come un intreccio di pazzia che contorcendosi sempre di più finisce per esplodere in un tripudio di parole e immagini. Provare a descrivere la trama di quest'anime è davvero un'impresa impossibile, al massimo si può descrivere l'andamento delle prime puntate che partono molto tranquille ma potrebbero ingannare chi si aspetta un poliziesco normale.
Questa è l’opera che il maestro ha potuto plasmare liberamente come desiderava, farne una specie di specchio dei suoi pensieri, senza nessun freno, per questo assolutamente non è da considerarsi un prodotto più commerciale come i suoi altri film ma una sorta di viaggio nei pensieri di tutti.
Ogni paura, ogni mania, ogni difetto del genere umano viene dipinto magistralmente in quest’opera. Più la follia dell’animo umano è grande e più le vicende vengono ironizzate: perfetto esempio è l’episodio 8 che tratta di suicidio.

I primi episodi sono legati fra loro per la presenza dei due poliziotti che indagano su delle misteriose morti; si pensa che l’assassino possa essere un ragazzino in pattini a rotelle con una mazza da baseball. Tutto dunque inizia come una normale storia poliziesca, ma quando il presunto assassino verrà catturato inizia il vero e proprio viaggio nella psiche. I primi episodi sono dunque introduttivi e solo alla fine si capirà il loro vero significato. Dopo le prime vicende ogni episodio si trasforma in una storia autoconclusiva dove il solo filo conduttore è il misterioso assassino che inizia a essere sempre più una presenza sovrannaturale che una persona in carne e ossa.
Tutto questo rocambolesco procedere sfocia in un finale che si lega ai primi episodi dove tutto ebbe inizio e chiude il cerchio con un finale davvero... non ho parole per descriverlo, ognuno dovrà vederlo per capire cosa intendo.
Fin dall’inizio si pensa che l’autore non riuscirà a finire l’opera in modo soddisfacente, ma da un certo punto di vista l’opera non finisce affatto. Come detto prima, il cerchio si chiude, dunque si può immaginare che in qualsiasi momento tutto possa ricominciare così com'è finito perché la nostra società non impara mai dagli errori passati e tende sempre a rifarli come in un circolo vizioso.

Nella sigla d'aperta il maestro decide di imprimere fin da subito il tenore dell’opera, persone che ridono senza motivo mentre intorno a loro succedono le cose più impensabili, una società che è cieca verso tutto quello che succede attorno a essa e pensa solo al proprio bene e alla propria felicità.
Satoshi Kon costruisce un perfetto capolavoro di critica alla società moderna: Paranoia Agent è un anime di alto livello assolutamente da non vedere se si cerca divertimento, ma solo se si vuole qualcosa che faccia riflettere. Paranoia Agent è un anime che va rivisto più volte per capire il senso profondo che il maestro ha voluto imprimergli. Difficilmente si avrà un'unica interpretazione perché ognuno di noi ha un punto di vista diverso e ogni episodio scatenerà in noi domande ed emozioni diverse così che ci porterà a un'interpretazione unica.
Con ogni sua opera Satoshi Kon è riuscito a toccarmi nel profondo e a farmi riflettere, ho apprezzato ogni singolo lavoro di questo grande artista.
Grazie per tutto quello che ci ha donato, Maestro.


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stefano81

Episodi visti: 13/13 --- Voto 7
E' davvero un peccato dovere dare un voto così basso a quest'anime. Confesso che, date le premesse e i primi episodi, avrei dato un 10 secco. Purtroppo la tensione e le premesse eccezionali sono andate scemando, calando sino a un finale decisamente sottotono.
Sono ottimi i personaggi e alcune situazioni, per quello che definirei un "twin peaks" orientale.
Le animazioni e il design a mio parere sono di medio-buon livello, senza che però esaltino più di tanto. Paranoia Agent è una serie che comunque va vista almeno una volta, data la sua forte componente psicologica e, proprio per ciò, potrebbe risultare anche molto più esaltante a seconda delle persone che la visionano.
Dal canto mio ribadisco la delusione per quello che è stato definito un capolavoro.

bob71

Episodi visti: 13/13 --- Voto 10
Tokyo psycho killer

Sulla scia dei consensi che critica e pubblico avevano riservato ai suoi tre precedenti lungometraggi, Satoshi Kon affronta il medium televisivo raccogliendo le sue esperienze cinematografiche e trasferendole in un thriller su scala seriale, diviso in tredici capitoli magistralmente intrecciati, dal ritmo avvincente e dal linguaggio eclettico e multiforme.

La storia prende le mosse da alcuni misteriosi atti di aggressione notturni che ben presto assumono i contorni del giallo in un'aura da leggenda metropolitana alimentata dai media. L'indagine poliziesca si sviluppa in un racconto corale dove l'intero cast trova un suo peso e un suo rilievo nell'ambito di episodi monografici, fino all'epilogo catastrofico nella babelica Tokyo in preda alla psicosi collettiva. La narrazione si dirama su più livelli di percezione della realtà, mescolando elementi onirici/psicoanalitici, sociologici e mediatici in un unica dimensione narrativa.
Fra i capitoli più significativi quello dal titolo "Maromi dolce-sonno": un vero e proprio omaggio al mondo dell'animazione in cui si riflette sul bisogno di fuga dalla realtà e si critica l'iper-produttività stressante del sistema capitalistico. Molto riuscito anche l'episodio degli aspiranti suicidi dal titolo "Happy family planning", pieno di sarcasmo e caustico humour nero, in cui si mette l'accento sulla solitudine e sull'incomunicabilità.

L'autore calibra alla perfezione i meccanismi drammaturgici, i tempi della narrazione e la scansione dei capitoli e, come aveva fatto più velatamente in "Perfect blue", si sofferma a osservare analiticamente ogni aspetto del linguaggio mass-mediatico contemporaneo prendendo in esame sistematicamente l'intera rassegna dei mezzi di comunicazione, dalla TV al web passando per l'RPG, il manga e i pettegolezzi da portinaia. Gli stessi linguaggi ibridi sono usati come esempi funzionali in una miscela di soluzioni visive sempre spiazzanti. Disseminati qua e là si trovano riferimenti alla cultura tipica e tradizionale nipponica, come flash nostalgici verso un passato mitico alla ricerca di valori perduti.

Il design è meno realistico rispetto a quello dei film e si presta al clima di sperimentazione della serie con i suoi repentini cambi di registro.
L'eccezionale colonna sonora si adatta mimeticamente allo stile cangiante dei capitoli e supporta l'atmosfera da thriller enfatizzando la suspense. Così come il regista visualizza e dà forma al senso di colpa e alle fobie dei personaggi, il compositore Susumu Hirasawa riesce a rendere in musica il senso di follia latente e le alterazioni mentali attraverso sonorità schizofreniche e armonie atonali ripetute ossessivamente. Il sognante e ipnotico tema principale è un sedativo che culla lo spettatore accompagnandolo negli oscuri labirinti della psiche. Meritano una menzione le splendide sigle e gli stacchetti d'intermezzo.

Brillante e originale, "Paranoia Agent" è un'opera di valore indiscusso, si presta a svariate chiavi di lettura (sociologica, metalinguistica, psicoanalitica) e propone non solo d'intrattenere ma anche di stimolare la riflessione con una pungente critica della società contemporanea giapponese.
Satoshi Kon cambia il medium ma non la sua classe cristallina.

Giù

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Giù

Episodi visti: 13/13 --- Voto 8
Una delle opere maggiormente riuscite di Kon Satoshi. Ancora una volta, le intenzioni dell'autore, in Paranoia Agent, sono quelle di unire il genere thriller con la psichiatria e ancora una volta non ci lascia delusi. È molto somigliante a Death Note soprattutto per gli intrecci della trama, che nel caso specifico altri non è che un input, una chiave di lettura per approfondire due argomenti fondamentali, ossia una denuncia alla Tokyo consumista e idolatra e una morale circa il non fuggire dalla realtà.

Approfondendo quest'ultimo argomento, che è il più importante dell'anime, notiamo che tutti i protagonisti sono in continuo conflitto con se stessi ed ognuno di loro presenta diverse patologie fortemente pronunciate. C'è chi soffre di doppia personalità, chi di paranoia, chi cerca altrui accettazione (come nella puntata dal titolo Etc), ma il disturbo che li lega insieme è sicuramente la fuga dalla realtà. Tutti loro si trovano in una società fortemente segnata dal determinismo e dal consumismo, il che fa crescere in loro una voglia di evasione, arrivando a creare una sorta di "eroe comune" in grado di risolvere tutti i loro problemi; ma nonostante essi si trovino coinvolti in un destino, dal loro punto di vista, "roseo", non si può non notare la fragilità della mente dinanzi al forte senso di colpa, che nei casi peggiori arriva a sfociare in un fortissimo dramma psicologico.

Nell'anime, ho notato che tutto è un unicum e nessun personaggio è davvero il protagonista, in quanto a mio avviso l'autore ha cercato di rendere il problema una cosa di tutti, partendo da un personaggio che, teoricamente, potremmo considerare protagonista, il che rende l'anime molto particolare attraverso anche una forte atmosfera onirica. Inoltre da non sottovalutare è la figura del cagnolino Maromi e quindi di tutti gli esseri inanimati che prendono vita, cosa che ritroviamo nei cartoni di tipo kodomo; infatti se prima fosse la loro presenza a rendere il cartoon simpatico e assai vivace, adesso è tutto il contrario. È come se l'autore volesse farci riflettere sulla malinconia che un personaggio come quello di Maromi può trasmetterci, invitando lo spettatore a capire che le cose più drammatiche si possono riscontrare nelle cose più piccole; infatti Maromi stessa non è affatto un personaggio che trasmette armonia.

Lo stile utilizzato, naturalmente sia per contenuti sia per fotografia, è seinen ed è molto somigliante a "Il Castello errante di Howl" di Miyazaki per il tema surrealista, il che rende l'anime di piacevole visione. Ma anche qui si nasconde un particolare fondamentale, in quanto questa sensazione di armonia sparisce man mano che si va avanti nella visione dell'anime; ciò rientra di sicuro nelle intenzioni di Kon, facendomi pensare che l'autore voglia dirci parole come "qui non si scherza, qui non c'è niente di bello, guarda bene la vita di questi esseri umani, non puoi non ritrovartici anche tu". Non posso che consigliarvelo vivamente.


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Kary89

Episodi visti: 13/13 --- Voto 9
L’unica serie creata e diretta da Satoshi Kon e finora la prima sua opera visionata dalla sottoscritta. Solo queste premesse dovrebbero invogliare chi ha visto almeno uno dei suoi capolavori a dare un’opportunità a questa sfida ben più impegnativa (sfruttare ben 13 episodi per narrare un’unica storia non dev’essere stata un’impresa semplice); che il risultato sia l’ennesimo “must” nel panorama dell’animazione giapponese, lascio valutare a utenti ben più informati e “assuefatti” dall’impronta del regista di me.

Probabilmente è stato un bene, sempre per chi scrive, cominciare la visione di questa serie senza sapere niente del suo regista, se non la fama che porta dietro il suo nome. L’opening, ad esempio, mi ha subito spiazzato come è giusto che sia, palesandomi quella verità appena suggerita dal titolo: no, non mi accingevo a guardare un anime evasivo e confortante, questo avrebbe parlato del Giappone odierno, di quanto sia alienante e deprimente viverci senza superpoteri o particolari doti. Lo ripeto a chiunque debba ancora vederlo perché è un concetto importante, “Paranoia Agent” non è un anime di evasione o di intrattenimento, non lo vuole essere e non è nella sua morale esserlo, parla della realtà nuda e cruda, spoglia, viola e stupra i suoi protagonisti come gli hentai più spinti non potranno mai fare, ogni loro vile segreto e squallida giustificazione ci viene sbattuto in faccia e lo spettatore deve scegliere di ogni singolo caso se nutrirne compassione o disprezzo.

Allo sfondo, sì, sta la vicenda del ragazzino che va in giro a picchiare la gente, Shonen Bat, ma a dire la verità la parte thriller della risoluzione del caso non mi ha appassionato o convinto più di tanto. “Paranoia Agent” va visionato per avere un quadro, ora sarcastico ora ironico, ora spregiudicato e ora sadico, della società giapponese, o meglio, di quelle due prigioni da macello di vite umane chiamate “famiglia” e “lavoro” entro le quali i soggetti presi ad esame ad ogni episodio sono forzatamente inseriti e dalle quali cercano invano di evadere con il potere della loro psiche. Toglierei, dunque, per non deludere i fan dei gialli d’autore, al titolo la definizione di “thriller psicologico” per lasciare lo “psicologico”, meglio ancora lo “psicopatologico”.

Parlando di meri dati tecnici, la serie è discretamente realizzata, ho apprezzato soprattutto il ruolo “caricaturale” svolto insieme dal character design (che imita quello del Kon cinematografico) e dall’animazione, e una bella visionarietà nella regia che ben mostra i caratteri più evidenti della schizofrenia. Le musiche fanno il loro mestiere, accompagnano senza pretese lo svolgersi delle scene più importanti. La qualità complessiva si mantiene alta per la maggior parte dei pochi episodi, con un lieve calo per quelli centrali. Ottimo il doppiaggio italiano, per una volta rispettoso dell’originale.

Scevra da qualsiasi condizionamento, non posso dare alla serie la connotazione abusata da “capolavoro” ma un bel 9 sì, come tutte le altre opere che non si fanno guardare per spegnere il cervello ma per svegliarlo, per porgli degli interrogativi a cui faticosamente, forse, troverà risposta.
In questa società globalizzata (sì, questa è un’opera globale - quante volte pur’io mi sono chiesta se stessi veramente vedendo un cartone animato giapponese!) dove il singolo viene annichilito nella massa per diventare insieme produttore e consumatore, cosa può salvare la propria integrità e la propria sanità mentale? Delle fantasie personali, delle maschere, degli spettri all’occorrenza terrificanti o accomodanti, che facciano perdere anche per un poco il contatto con la realtà? Una donna malata di cuore, un poliziotto “d’altri tempi” e un mite difensore della giustizia vi forniranno una soluzione, ma non è l’unica, e non sarà la definitiva.


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M3talD3v!lG3ar

Episodi visti: 13/13 --- Voto 8
Inizio subito col dire che, dopo aver visionato <i>Paranoia Agent</i>, il rammarico per aver perduto il grande Kon si è reso ancor più insostenibile. Il Maestro ci ha lasciati sempre a bocca aperta con i suoi lungometraggi, e una volta cimentatosi con una serie televisiva, non ha affatto deluso le aspettative, dimostrandosi invece brillante come sempre.

I tredici episodi che compongono questa perla animata del 2004 garantiscono un'esperienza unica e sensazionale, costituiscono una fonte di diletto e contemporaneamente invitano a riflettere. L'autore sceglie una storia che spazia dal poliziesco, al thriller, al drammatico, alla commedia, perfino al fantasy, incanalandovi fiumi di satira che saggiamente vanno a lambire gli aspetti più ostici di una società consumista e capitalista come quella giapponese. Dopo circa quattro episodi, che delineano i contorni di una trama tinta di giallo, la serie cambia decisamente rotta narrativa, incentrandosi primariamente sugli sviluppi psicologici dei tanti, ed eccellentemente caratterizzati, personaggi in gioco, e fornendo, in base alle situazioni di questi ultimi, validi spunti di riflessione, che spesso in tono scherzoso e disinteressato vanno a toccare problematiche reali quali alienazione, solitudine, suicidio, e così via. La determinata voglia di evadere dalla realtà stressante ed iperproduttivista del Sol Levante rivela allo stesso tempo l'estrema fragilità della mente umana sotto gli effetti dell'autocolpevolizzazione, generata da quello stesso "trasgressivo" desiderio di fuga. E così si tende a fare buon viso a cattivo gioco, accontentandosi di mascherare il malessere con l'esaltazione di icone raggianti, radiose, "bambinesche" (vedi il peluche rosa di nome Maromi), e al contempo con l'evocazione di una qualche figura "espiatoria", che possa rimettere tutto a posto con la forza di far dimenticare i mali della vita (vedi Shounen Bat, il ragazzino con pattini a rotelle e mazza da baseball piegata).

Ottimamente curata nel reparto tecnico - Madhouse colpisce ancora - la serie non si presenta in modo unitario nemmeno dal punto di vista grafico. Gli ottimi mezzi, uniti ad ottime idee, permettono anche di sperimentare diversi stili in una volta, mai affossando la regolare qualità delle animazioni. Il character design di Masashi Ando è di tutto rispetto e ricorda vagamente il tratto di Satoshi Kon stesso. Susumu Hirasawa, già al lavoro su <i>Berserk</i> e <i>Millennium Actress</i>, si occupa invece di comporre la colonna sonora, che impreziosisce e completa un lavoro complessivamente pregevole. Molto buono il doppiaggio italiano.

Prima e - purtroppo - ultima serie televisiva del grande Satoshi Kon, pertanto, imperdibile.

Dottor Dante

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Dottor Dante

Episodi visti: 1/13 --- Voto 10
Bellissimo, se dovessi trovare difetti a questo inizio, farei davvero fatica. Non sono qui per questo, per cui non mi spremo più di tanto le meningi. Di certo dopo la sigla iniziale (molto carina per me, sia visivamente che musicalmente) non mi aspettavo quanto mi sono trovato davanti, né tanto meno me lo aspettavo degli screenshots che avevo visto. Se pensate che possa essere un clone di Lain o comunque ricadere nello stesso filone, sappiate che per ora Paranoia Agent ha proprie carte da giocare, con Lain divide probabilmente la stessa profondità, ma offre uno stile totalmente diverso ed ha un ritmo che rimane sempre buono, senza mai rallentare pi§ del dovuto. Infine sembra anche abbastanza vario.

Tenete d’occhio questo titolo, siamo solo all’inizio, 2 episodi sono pochi per poterlo giudicare, soprattutto alla luce dei numerosi anime propostici negli ultimi anni, inizialmente molto promettenti ma poi proseguiti in modo abbastanza deludente. Sarà, ma visto anche il coinvolgimento di Satoshi Kon, questa volta sono decisamente fiducioso.


 1
AmarantaKiller

Episodi visti: 13/13 --- Voto 8
<b>[Attenzione, questa recensione contiene spoiler!]</b>

Paranoia Agent è un'anime seinen/thriller del 2004, realizzato dallo studio MAdhouse. È un'opera complessa e il grande Satoshi Kon, che lo ha scritto e diretto, si è dimostrato come sempre geniale.

Sulla veste grafica non mi pronuncio, perché secondo me è perfetta. Il character design è minimale, senza disegni fantasiosi o cromature squillanti; il tutto poi compensato da un'eccellente animazione.

La storia è alquanto curiosa. Il tutto inizia quando la disegnatrice Tsukiko Sagi, che dà vita al pupazzetto a forma di cagnolino Maromi, sostiene di essere stata aggredita con una mazza da baseball da un ragazzino, che se ne va in giro con cappello e pattini a rotelle. Costui viene soprannominato dai media "Shonen Bat".
Lei non è la sola; ci saranno una serie di aggressioni ad altre vittime, delle quali vengono raccontate le vicende nel corso degli altri episodi. Di questi se ne occupano il detective Keiichi Ikari e il suo giovane collega Mitsuhiro Maniwa. Ciascun episodio si chiude con le parole di un vecchio che fa una sorta di introduzione all'episodio successivo, utilizzando delle specie di filastrocche. Spesso lo si vede scrivere sul pavimento o sull'asfalto col gessetto un lunghissimo calcolo che porta sempre a risultati diversi. È un personaggio enigmatico.

Nel corso nelle loro indagini, i due detective riescono ad arrestare un ragazzino che corrisponde alla descrizione fatta dalle loro vittime, il quale crede di essere un supereroe di un videogioco.
Gli episodi scorrono e raccontano le vicende dei vari protagonisti, quando a un certo punto, dopo la morte del presunto aggressore e il conseguente licenziamento dei due detective, la storia prende una piega grottesca. Prima della conclusione, si susseguono degli episodi stranianti che creano un effetto di totale disorientamento nello spettatore.
Infatti, se prima la trama si svolgeva nella realtà ordinaria, concreta, da questo momento in poi, tutto si svolgerà in una sorta di mondo bidimensionale, finto, una sorta di terra di mezzo tra realtà e sogno.

Colui che ha avuto un'intuizione interessante sulla causa di queste aggressioni è Mitsuhiro Maniwa, il quale comprende che Shonen Bat in realtà colpisce le persone che hanno raggiunto il limite di stress, di paranoia, coloro che desiderano sottrarsi alla realtà e fuggire, gettare la spugna. Le vittime che riescono a salvarsi sono coloro che dopo l'aggressione ritrovano la serenità, altre invece muoiono.

Questa punta di malessere colpisce non soltanto Tsukiko, ma anche il detective, il quale, dopo aver lasciato la polizia, finisce per fare il guardiano dei cantieri, evitando di rientrare a casa per non dover incontrare la moglie gravemente malata. Entrambi si rifugiano in questa non realtà, in questa invenzione della loro mentre, che li rende immuni da qualsiasi attacco o sofferenza.
Ciononostante la realtà preme e l'imminente morte di sua moglie risveglia Ikari dal suo torpore. Solo reagendo riuscirà a tornare alla realtà, trascinando con sé Tsukiko.
A questo punto avviene un altro rovesciamento del concetto di realtà: quella che all'inizio viene definita realtà (Satoshi Kon e le aggressioni) non è altro che la proiezione di una fuga dalla realtà, dal non riconoscere di aver sbagliato, dal non subire le pressioni così come il mondo bidimensionale. Shonen Bat diventa un nemico unico, comune a tutti i protagonisti, perché nessuno riesce a sottrarsi dal desiderio di scappare.

Tutti siamo vorticosamente coinvolti in questa giostra di paranoie e disperazione che ci distrugge, ci colpisce, talvolta ci annienta, com'è simbolicamente evocato dal dipinto della "Danse" di Matisse che appare un paio di volte sullo sfondo. E anche se riusciamo a rialzarci e a ricominciare, c'è sempre il rischio di ricadere nella stessa condizione, così come nella conclusione chiaramente viene espresso con l'immagine nella "giostra senza fine dell'eterno ritorno" da Mitsuhiro Maniwa, notevolmente invecchiato, che ormai ha preso il posto del bizzarro vecchietto.


 3
Pan Daemonium

Episodi visti: 13/13 --- Voto 10
Serie animata di Satoshi Kon. Questo già dovrebbe far scattare il voto alto. Ed infatti è così.

Un anime che, com'è solito per il Maestro, fonde diversi piani: quello reale, quello delle paure, quindi mentale, quello degli incubi e dei terrori psicotici che divengono isteria di massa.
In un mondo globalizzato come il nostro una notizia fa celeri voli in giro per la gente in breve tempo, e quindi si distorce. Ed è questo uno dei temi affrontati da Kon, in un episodio. Ma anche il tema del suicidio, il tema della famiglia. Il mondo è stressato, ognuno ha i suoi problemi. Evadere dalla realtà, è questo il tema principale dell'opera. Evadere, in qualsiasi modo si possa. E Shounen Bat, il picchiatore con la mazza da baseball, è colui che coadiuva tutto ciò. Le sue "batoste" sono sempre rivolte a chi, stressato da qualcosa, vorrebbe evadere dalla realtà e cliccare "reset" per la sua vita, per poi risvegliarsi in un ospedale e non ricordare nulla di tutti i problemi.
Ma Shounen Bat esiste? O è il frutto stesso di un'alienazione mentale, una di quelle tante che lo stesso Shounen Bat è chiamato ad affrontare?
La risposta è vostra se vedrete quest'Opera, davvero fantastica.

Utente5795

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Utente5795

Episodi visti: 13/13 --- Voto 8
"Paranoia Agent": non ci poteva essere titolo più azzeccato per una serie che parla dei fattori che possono portare la società moderna all'alienazione e alla fuga dalla realtà. Allo stesso modo, credo che nessun regista al di fuori di Satoshi Kon avrebbe potuto sviluppare meglio quest'opera assai impegnativa e gravida di tematiche complesse. Sebbene alcuni difettucci non mi permettano di dare il voto pieno a questi 13 episodi, "Paranoia Agent" rimane comunque uno dei prodotti televisivi più interessanti degli ultimi anni, ed un lampante esempio di cartone adulto ed impegnato.
Visionando i primi episodi, si ha l'impressione di trovarsi di fronte ad una sintesi tra il thriller di "Perfect Blue" e la dimensione di totale compresenza ed immedesimazione di "Millennium Actress", con una trama ancora abbastanza lineare e comprensibile. Questo potrebbe far storcere il naso, facendo pensare che Satoshi Kon abbia voluto propinarci un lavoro volutamente strambo a livello visivo, ma piuttosto routinario per quando riguarda storia e personaggi, per certi versi anticipando quel calo di ispirazione che si è poi visto in "Paprika". Ma tranquilli, il vero punto di non-ritorno è l'episodio 4, quando Shounen Bat, il presunto aggressore protagonista della serie, viene catturato. Da quel momento in poi, la narrazione perde i connotati di "racconto poliziesco" e diventa una disincantata analisi della società e dell'uomo moderno: otaku di videogiochi rpg, aspiranti suicidi, maldestri lavoratori del settore anime tiranneggiati dai superiori, persone distrutte dalla salute cagionevole sono i mille volti di un' umanità allo stremo delle forze e che trova il suo dio in un'entità immaginaria, che li incita alla fuga dalla realtà senza affrontare la vita e i problemi che essa può comportare.

Nonostante le strutture narrative adottate dallo scomparso Kon (sempre sia lodato) possano essere non adatte al formato televisivo, questa serie riesce a far centro: un turbinio inarrestabile di digressioni interiori, dubbi ontologici e allucinazioni che riescono a coinvolgere senza annoiare per la classe con cui sono sviluppati e le ottime scelte registiche. Il finale può sembrare strano, in quanto ricorda molto lo stile di Katsuhiro Otomo, però non è inutilmente pompato ed esplica efficacemente i maggiori dubbi e gli intrecci presenti nella serie, lasciando il compito allo spettatore di collegarli in maniera efficace per avere una visione complessiva soddisfacente. Notando che molti utenti individuano delle similitudini stilistiche e tematiche tra questa serie e "Serial Experiments Lain", devo dire che Paranoia Agent è ben più meritevole, perché nonostante la complessità dell'opera e le sue svariate interpretazioni mantiene sempre un ottimo ritmo, lontano dalla lentezza sfiancante e diafana di Lain.
Un aspetto discutibile è rappresentato dalla grafica, la cui qualità è piuttosto altalenante: normalmente essa si dimostra più che buona, ma a volte i disegni diventano troppo schematici e le animazioni rigide, dando un' impressione di rudezza assai fastidiosa. In ogni caso il livello tecnico generale rimane sempre accettabile, anche per quanto riguarda la colonna sonora, decisamente particolare.

A conti fatti questa è un' ottima serie, estremamente caratteristica e degna del nome di Satoshi Kon, e che consiglio caldamente a chiunque abbia apprezzato i suoi capolavori cinematografici, nonché agli amanti dell'animazione giapponese più cerebrale e avanguardistica, che non si fanno intimorire da quello che qualche detrattore malizioso potrebbe definire come onanismo mentale.

Spike Spiegel

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Spike Spiegel

Episodi visti: 13/13 --- Voto 9
Non gli do 10 perché sono una di quelle persone che Shonen Bat, il protagonista, probabilmente lo avrebbe preso a mazzate, ma devo ammettere che l'anime lo meriterebbe senz'altro. Satoshi Kon confeziona una perla visivamente straordinaria e di una complessità raramente ammirabile nel mondo degli anime. Una spietata critica alla società giapponese del secondo dopoguerra in particolare e a tutte le società "civilizzate" in generale. Il senso di colpa, di alienazione e l'evidente incapacità di sostenere gli assurdi ritmi di vita che ci siamo imposti costringono l'uomo a fuggire verso lidi lontani, familiari e innocui mondi paralleli rassicuranti in cui tutti noi possiamo nasconderci, in cui tutti possiamo essere ciò che vogliamo e nei quali le nostre colpe non ci appartengono. Il rifiuto della realtà insomma, ecco di cosa parla questo piccolo capolavoro, firmato dallo stesso autore di "Perfect Blue" e di "Tokyo Godfathers" secondo i crismi e la fantasia visionaria di cui solo lui è capace. Del perché l'uomo decida di mettere tutto il peggio di sé nel mondo reale e di tenere il meglio per quello della fantasia probabilmente nemmeno a lui è dato sapere.

L'anime in questione si comporta come un piccolo buco nero che inghiotte se stesso in quanto usa l'anime per criticare l'anime, uno gioco di specchi che riflettono la propria forma distorta, l'uso di una lingua morta per affermare che è realmente morta. Sfido chiunque a guardare queast'opera e non riconoscersi in ogni suo protagonista. Anzi, il fatto stesso che l'abbiate guardata ne è la prova. Vi prego solo di fare attenzione, di non scambiare la critica di un processo sociale e mentale che conduce alla creazione di un'anime con quella dell'anime stesso. Niente di più sbagliato.
<b>[ATTENZIONE! CONTIENE SPOILER]</b>
La sensazione che si prova nel guardare Paranoia Agent è quella di trovarsi in fondo al mare e risalire verso la superficie puntata dopo puntata, per poi scoprire, udite udite, che si stava meglio là sotto e l'arrivederci finale di Shonen Bat ne è la prova.
Consigliato a tutti quelli che non hanno paura di scoprire la verità e che non hanno paura di rinunciarvi una volta che l'hanno ottenuta.


 3
Manuel

Episodi visti: 10/13 --- Voto 6
<b>[ATTENZIONE! CONTIENE SPOILER]</b>
Non ce l'ho fatta, non sono riuscito a vederle tutte, mi ha stancato, mi ha annoiato e non mi ha fatto capire niente. E' un anime abbastanza caotico (e che mi potevo aspettare dal nome?) però ciò non significa senza alcun senso e che che ci si possa dentro di tutto.
La storia all'inizio si svolge intorno ad una ragazza che sotto pressione per via del lavoro e delle sue colleghe viene aggredita da questo ragazzo con pattini e mazza da baseball. Da lì nasce il caso "Shounen Bat" e la storia si ripete. Ovviamente non ci sono combattimenti ma solo una trama che hanno voluto complicare (o allargare) davvero troppo.

Il disegno è bello e devo dire che è diverso dai soliti stereotipi. E' piacevole da guardare.
Il comparto audio non eccelle in nulla, opening ed ending sono pessime (ma penso adatte alla tipologia dell'anime in questione). Insomma niente che possa trasmettere qualcosa.
La storia sembrava partire bene (ragazza sotto pressione aggredita, due investigatori che cercano il cattivo) ma finisce col perdersi subito in un turbine di delitti e di nuovi personaggi che entrano nel contesto, apparentemente senza senso (ma poi ognuno è legato all'altro, anche se di poco). Senza contare poi che inizia a vagheggiare di brutto quando prendono l'emulatore dell'aggressore facendo due puntate totalmente insensate in uno pseudo videogioco (in realtà è una visione del ragazzo emulatore) e perdendo così molto tempo per qualcosa che non lo richiedeva.

Insomma non è un prodotto cattivo ma per quanto mi riguarda non è riuscito a darmi lo stimolo per continuare a vederlo. Fa salti troppo grandi in mezzo a troppi oggetti, la maggior parte messi lì solo per far perdere tempo ma forse il finale potrebbe dare un piccolo sollievo alle pene patite per arrivarci.
Non lo consiglio.


 1
Doppelgänger

Episodi visti: 13/13 --- Voto 8
Tsukiko Sagi è una giovane designer, sulla cresta dell'onda dopo aver creato il personaggio di Maromi, un cane che ha riscosso un grande successo di merchandising. Arrivato il momento di creare un nuovo personaggio, le idee tardano ad arrivare, e il lavoro viene interrotto del tutto quando, rincasando una sera, viene aggredita da un ragazzino su dei pattini dorati e armato di mazza da baseball. Gli investigatori Ikari e Maniwa indagano sulla faccenda, incerti su se sia un caso di simulazione di aggressione; almeno fino a quando altre persone non vengono aggredite con le stesse modalità. Le voci circolano, e così l' aggressore, conosciuto ormai col nome di Shonen Bat, diventa una leggenda metropolitana...

Questo è uno degli anime più difficili da recensire che abbia visto. È un'opera talmente piena di livelli di lettura, sotto-significati, bizzarrie nella narrazione, che è per certi versi simile a Evangelion: sono entrambi anime assimilabili ad un genere specifico (fantascienza con mecha uno, thriller l' altro), ma dentro di sé presentano tanti di quei sostrati che non si può dire in assoluto che possano piacere agli appassionati di tali generi.
Tutta questa introduzione è per farvi capire quanto sia difficile dare una critica alla trama di questo cartone, che di sicuro ne merita una approfondita, soprattutto senza fare alcuno spoiler sulle rivelazioni finali.
Quello che sembra più ovvio dalla visione è che il tutto sia una pesante critica alla società dell'iperproduttività inarrestabile giapponese. Che, si potrebbe dire, sia il "paranoia agent" del titolo, facendo anche il verso a Welcome to the N.H.K. (ma onestamente non so quale sia più recente tra i due). Tutti i personaggi vivono alienati, con sdoppiamenti della personalità, paranoie, ossessioni, certuni ridotti all'incapacità nel controllarsi, o anche solo con la più "semplice" depressione. E pure per quelli che sembrano più saldi, basta poco per demolire le loro certezze. E chi è Shonen Bat, l'aggressore che "redime" con la morte chi non ha più alcuna speranza? Come ho detto prima, è impossibile approfondire questi temi senza spoilerare, quindi lascio a voi il piacere di trarre le vostre conclusioni.

Volendo dare dei pareri più asciutti, i personaggi sono tutti ottimamente caratterizzati, e la trama, pur non avendo quasi mai vere impennate di ritmo, soprattutto per la natura psicologica della narrazione, non annoia (forte anche della brevità, 13 puntate), ma qui il gradimento è puramente soggettivo.
Tecnicamente il prodotto si presenta bene, con un design caratteristico per lo studio Madhouse, tanto che se avrete visto Tokyo Godfathers e Paprika (con cui Paranoia Agent ha molti punti in comune) lo riconoscerete subito; sul sonoro, all'ottima colonna sonora si accompagna un doppiaggio italiano di qualità.

In definitiva, quindi, un anime di qualità, che accompagna temi tanto complessi ad una narrazione ad ampio respiro apertissima ad interpretazioni.

Voto: 8,5


 3
Gackt

Episodi visti: 13/13 --- Voto 9
Paranoia Agent è un anime strano, per molti versi assurdo, ma decisamente bello e interessante! Pensavo che, cimentandosi in una serie animata, Satoshi Kon non sarebbe riuscito a diluire per bene tutta la cura che si concentra nei suoi lungometraggi, ma mi sono dovuto ricredere. Satoshi Kon si riconferma come uno dei migliori autori degli ultimi anni.

La struttura della serie lo rende leggermente simile a Boogiepop Phantom. Non abbiamo infatti un protagonista preciso, ma tutti gli episodi ruotano a strani casi di aggressioni per mano di un ragazzino armato di mazza da baseball, denominato Shonen Bat. La serie prosegue intrigando lo spettatore nella risoluzione del caso, con una narrazione sempre in bilico tra realtà, sogno, illusione, paranoia, ricordi. E' difficile giudicare se ciò che stiamo guardando in quel momento è realtà o una fantasia del personaggio che vediamo. Ma questo è voluto: l'intento dell'anime è appunto indagare nell'animo umano, nelle sue paranoie (come indica il titolo) e nel modo in cui affronta la vita e come reagisce ai ritmi che ci impone la società moderna.

Cos'è Shonen Bat? Un aggressore reale? O cosa simboleggia? Un desiderio di morte? La sofferenza che ci distrugge? La disperazione? Alla fine dell'anime questo dubbio non viene del tutto risolto, lasciando pensare che ciò che abbiamo visto sia tutto una metafora, ma possiamo interpretarlo come un desiderio di fuga dalla realtà.

Durante il corso della visione, però, Satoshi Kon ci stupisce con le sue trovate geniali, come per esempio il modo in cui compaiono i titoli dei vari episodi (spettacolare il titolo dell'episodio "Etc.", creato con le forme dei palazzi); Kon ci stupisce con le sue storie originali, che a volte ci fanno amaramente sorridere su fenomeni reali e drammatici, come nell'episodio "Happy Family Planning" in cui tre personaggi svitati cercano di suicidarsi. E durante i tredici episodi, come aveva già fatto con Tokyo Godfathers, lancia buoni messaggi: emblematico il modo in cui la moglie di Ikari reagisce al dolore e tiene a bada Shonen Bat.

Paranoia Agent è un animo straordinario, ben curato, che farà riflettere. Sconsigliato a chi vuole trame più semplicistiche. Quest'anime è un vero capolavoro che rimarrà nella storia, come uno dei prodotti più profondi degli ultimi tempi.

Alexander

 3
Alexander

Episodi visti: 13/13 --- Voto 9
Un quasi-capolavoro, con uno stile che ricorda vagamente Lain; anche se personalmente preferisco quest'ultimo (questione di gusti), direi che Paranoia Agent è superiore per il geniale modo in cui viene gestita la vicenda. Nelle prime puntate si ha l'impressione di essere in un comune thriller, ma senza un vero e proprio protagonista, o meglio con un nuovo protagonista per ogni vicenda... a parte questo comunque, la storia procede normalmente fino a un incredibile colpo di scena verso l'episodio 5 o 6 (non ricordo bene, ma giù di lì...) per poi prendere una piega assolutamente surreale e inaspettata che termina con un finale catastrofico. Da vedere assolutamente, e poi il "personaggio" di Shonen Bat è uno dei più misteriosi e riusciti che mi si mai capitato di vedere!


 6
HaL9000

Episodi visti: 13/13 --- Voto 6
Premettendo che apprezzo i lavori di Kon (in particolare “Millenium Actress”), non posso però dire di aver apprezzato questa serie.Forse perchè lo stile di questo regista, fatto di vorticosi intrecci fantasia-realtà, ben si adatta ad un lungometraggio, ma non ad una serie in 13 puntate; se in un unica tranche alla fine ogni cosa raggiunge il suo senso, la tecnica registica di Kon spalmata su più puntate provoca una prolissità di sovrapposizioni realtà-fantasia che diventano oggettivamente difficili da gestire (e da sopportare) per lo spettatore.
La complessità della trama aumenta esponenzialmente fino all'assurdo (mi ricorda un po', con le ovvie differenze, il serial televisivo ”I segreti di Twin Peacks”, degli anni '90); il mistero portato all'estremo, il complicato solo per il gusto del complicato, fine a se stesso, finiscono con il rendere un'opera inguardabile, anche se si è amanti del genere (come il sottoscritto).
Con questo non voglio dire che non ci siano spunti interessanti, però, paradossalmente, mi sono piaciute le puntate che avevano un senso autoconclusivo, come, ad esempio, quella in cui si tratta il delicato tema del suicidio (vera e propria emergenza sociale in Giappone).
Se poi a tutto questo si aggiunge il finale, per me poco convincente e che vuole essere vagamente freudiano, il quadro si completa.
Per il mio personale parere, Paranoia Agent è uno scivolone di un autore che io continuo, tuttora, ad apprezzare.Consiglio a chi voglia conoscere Kon, la visione di altre opere, e poi, eventualmente, dopo essersi fatti un'idea delle sue qualità, avventurarsi con la visione di questa serie, senza aspettarsi nulla di che.


 1
SuperFra

Episodi visti: 13/13 --- Voto 8
Paranoia Agent, è un'anime diretto da Satoshi Kon composto da tredici puntate.
L'anime assume sin dalle prime battute i contorni di un poliziesco tinto di mistero.
Una ragazza, Tsukiko Sagi, viene aggredita mentre tornava a casa dal lavoro.
Iniziano così una serie di delitti con le stesse modalità, ovvero persone colpite da una mazza da baseball brandita da un ragazzino con pattini e berretto.
Vengono presentati vari casi di persone colpite da Shonen Bat ( nome d'arte affibbiato al ragazzino con pattini e mazza ), in ognuna delle storie narrate sono riscontrabili elementi di analisi di tutti i tipi.
L'anime prosegue in maniera apparentemente confusa, strana, particolare, iridescente, caleidoscopica; spesso si rischia di perdere il filo, ma poco dopo si ci ritrova stranamente con più conoscenze ed intuizioni di prima.
La trama è irta di novità e colpi di scena, di citazioni e insegnamenti, nonché di denunce ed esemplificazioni della innaturalità della nostra vita quotidiana.
Nell'anime sono presenti migliaia di riferimenti e denunce alla società moderna.
In primis viene denunciato il modo frenetico con il quale si trascorre la vita in Giappone, sempre pieni di impegni ed assoggettati dalla tecnologia e dal denaro.
La società viene messa a ferro e fuoco dalle denunce presenti in questo anime, che ne pone sotto processo ogni comportamento e difetto possibile e immaginabile.
Alcuni degli aspetti più interessanti sono la corruzione, l'immoralità, la voglia spasmodica di denaro, l'impossibilità per un essere umano di crearsi una propria alcova di riposo, l'ambizione, la voglia di potere e molti altri aspetti.
Ognuno degli aspetti citati e non sono rintracciabili nelle varie vittime di Shonen Bat, che in definitiva hanno sempre in comune la loro condizione di persone traumatizzate, ridotte all'osso, che vivono per inerzia, anelando la morte per fuggire dalle difficoltà quotidiane.
Questo aspetto è preponderante ai fini della narrazione; infatti viene posta al centro della vicenda l'incapacità della maggior pare degli uomini di reagire alle difficoltà affrontandole.
Infatti spesso l'uomo tende a fuggire e a cercare la via più facile per risolvere i suoi problemi.
Tale atteggiamento è da codardi, vigliacchi, deboli; esso viene condannato all'ennesima potenza senza appello.
Effettivamente però su otto miliardi di persone, non tutte uguali, si scopre che ci sono alcuni esseri in grado di affrontare le proprie difficoltà; e saranno proprio loro a mettere fine allo scempio che Shonen Bat ("il liberatore"), stava compiendo.
L'anime tecnicamente è ben realizzato, sia la grafica che l'audio, inteso come doppiaggio, sono ben congegnati.
Purtroppo l'anime deficita di una colonna sonora importante, e questo ne svaluta le potenzialità.
In definitiva Paranoia Agent è un'anime dai mille volti, meritevole di grande attenzione, se non altro per le innumerevoli denunce e moniti che la serie distribuisce a destra e a manca.
Ottimo, quasi una rivelazione!


 1
Achille

Episodi visti: 13/13 --- Voto 8
Satoshi Kon è un dannatissimo genio, completamente malato e pazzo; e proprio per questo è uno che vede in fondo alle cose e in superficie e tutt’attorno, aprendo vie impossibili su fenomeni che se ci rifletti bene sono sconcertanti. E la cosa allucinante è che lo fa usando un linguaggio assolutamente spiazzante, che sembra oscillare sempre su una realtà fluttuante che è la proiezione della percezione del mondo costruito/evaso da/attorno i protagonisti, sempre mischiata alle loro allucinazioni, paranoie e illusioni di tutti i tipi.
Ecco, appunto… non c’ho capito una mazza nemmeno io di quello che ho detto (no, scherzo) – ma è qualcosa che si avvicina molto al senso molto sottinteso che comunica questa serie. Non credo che si possa spoilerare la trama (non avrebbe il benché minimo senso, solo rovinarvelo) ma la messa in scena di Kon è qualcosa che è impossibile riassumere a parole. Semplicemente alcuni episodi sono delle genialate, altri inquietanti, molti paradossali, esilaranti, surreali, metaforici; tutti accomunati da una riflessione tanto più evidente quanto più fra le righe (per chi sa leggere…): il filo sottilissimo e tagliente di una critica lucida e impietosa che si insinua in ogni aspetto della società di massa del 3° millennio. Se disattenti, ogni episodio può sembrare slegato dal tutto e isolato in modo gratuito. Ma Kon è un mosaicista fuori dagli schemi – come già acutamente notato da altri – e il significato globale di Paranoia Agent va ben oltre la somma di tutti tasselli; sia per quanto riguarda la causticità dell’aspetto denuncia, sia per la riflessione profonda sulla psicologia del singolo e tutte le problematiche legate a questa. Praticamente Kon smonta pezzo per pezzo lo stile di vita imbottito di mass-media, frenesia comunicativa, fenomeni di costume e tutto, nel quale siamo quasi degli automi inconsapevoli e ignari; evidenzia tutti i suoi paradossi, i suoi meccanismi grotteschi, il suo lato perverso e corrotto, tutte le sue storture e crudeltà necessarie che finiscono per mandare in corto gli autom… , cioè, le persone, che si beccano prima gli attacchi isterici e poi le belle mazzate di Shonen Bat (metafora per dire: Sei stressato? Non riesci più ad andare avanti così? Stai crollando e ti senti perso, triste e solo? Tira fuori tutto quello che hai dentro; spaccati la testa!).
Una spietatezza in punta di piedi, con ironia, leggerezza, lucidità disarmante e limpida chiaroveggenza. Giusto in paio di colpi a vuoto – i due episodi dove si ha un calo grafico palese – , ma per il resto una resa tecnica sempre all’altezza e delle musiche schokkanti. Una opening che se ne sono viste poche in giro, per originalità, significato e arrangiamento; una ending divertentissima e una OST particolarissima, super azzeccata, in elettro-tema con il linguaggio surreal-magnetico dell’anime e semplicemente eccelsa. Non vi sto qui a dire la varietà e la caratterizzazione pazzesca dei personaggi – ma l’avete vista Maromi?… si, il pupazzo… Da delirio! Ma insomma siete ancora qua a leggere? Muovete il culo (sempre metaforicamente…) e andatevi a guardare quest’opera che è una psicofantasmagoriasocioallucinogena (???…!) senza precedenti, che ha l’unico difetto di non essere assolutamente indicata ad un pubblico superficiale – alla massa appunto… che tanto non se ne accorge nemmeno.
Otto e mezzo, solo per quelle due sbavature di cui sopra.


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daniel

Episodi visti: 13/13 --- Voto 3
E' con il dolore nell'anima che constato che quest'opera è stata prodotta e diretta da Satoshi Kon. L'inizio della serie è abbastanza interessante, con dei personaggi delineati nel classico stile a cui Kon ci ha abituati, ma con il proseguire della storia e con l'evolversi degli eventi, si capisce che Kon aveva praticamente detto tutto fino al 5° episodio, dal 6 in avanti sembra proprio che cominci inutilmente a temporeggiare, fino ad arrivare ad un finale che preferisco non commentare, talmente l'ho ritenuto stupido e fuori luogo. Dal punto di vista tecnico non ho nulla da dire, è di produzione recente, quindi per gli attuali standard va bene, anche le musiche non sono male, se la cavano bene ad accompagnare gli avvenimenti. In verità, penso che se kon avesse deciso di fare una piccola raccolta di 5/6 OAV, invece di fare una serie così inutilmente lunga, il tutto ne avrebbe giovato, e di molto anche. Peccato: succede anche nelle migliori famiglie.

folgoration

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folgoration

Episodi visti: 13/13 --- Voto 9
Ho appena finito di vedere quest'anime. Bè è decisamente un'opera adatta ad un pubblico maturo e capace di un pensiero e una riflessione profonda sulla società e sui sistemi immaginativi su cui si fonda, sistemi che vanno ben al di là della presunta razionalità che in questo pseudo-positivista mondo vengono proposti. No, la società è piena ed è intrinsecamente formata su fantasie, paure e desideri condivisi, quindi sociali. Questa è la trama di questo anime, e per trama intendo "ciò che mette assieme i vari elementi" in poche parole la struttura concettuale ed espressiva non "la storia", anche perchè mai rivelerei la storia di un opera il cui effetto sarebbe solo quello di togliere il fascino della visione a chi tale opera deve ancora vedere. Invece vi propongo tale lettura, lettura ambigua a chi l'anime deve vedere ma che penso sia utile a chi l'anime ha visto. Quindi, per finire, questo è un anime utile per riflettere sulle illusioni con cui ciascono di noi con-divide le interazioni e la socialità nel proprio spazio di vita, quest'anime può essere un punto di partenza per far riflettere che siamo noi con i nostri elementi interni (fantasie, paure e desideri) a costruire il mondo. Quest'anime può essere utile e dare un imput per far si che le persone comincino a pensare che il proprio mondo interno è il primo strumento che si utilizza per costruire ciò che sta al di fuori di noi, e che il proprio modo di porsi è l'unica cosa che abbiamo per costruire un mondo con cui poter dialogare su piani che non siano mere illusioni, ma progetti e percorsi con altri "reali".

Ramaja

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Ramaja

Episodi visti: 13/13 --- Voto 8
La serie è molto interessante per chi si diletta di psicologia e rappresenta tematiche care a Satoshi Kon: un teppista chiamato "Shonen Bat" (ragazzo con la mazza) assale passanti colpendoli alla testa, ma le cose non sono semplici come sembrano. Ogni episodio è visto dagli occhi di una delle vittime e si capisce alla fine che Shonen Bat è come se avesse fatto loro un favore. La serie è uno spaccato impietoso della società giapponese moderna. Ovviamente gli episodi sono tutti legati fra loro e sul finale si inizia a percepire il quadro completo. Forse il finale poteva essere leggermente più dettagliato ma nel complesso è un eccellente prodotto. La versione italiana è ottimamente resa. Se vi è piaciuto Papirka, non perdetelo per nessun motivo.

Lady efedra

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Lady efedra

Episodi visti: 13/13 --- Voto 9
Difficile giudicare complessivamente un anime che ti strega con un incipit ricco di promesse e si azzera con un finale che sembra tradirle tutte... per quanto solo falsamente risolutivo.
IL sospetto che si sia usata una formula gia' collaudata e stravista nelle conclusione della vicenda c'e', eppure...
Eppure Paranoia Agent e' un bellissimo anime che merita di essere visto fino in fondo.
In un mare strabordante di ragazzetti circondati da donnine dalla cotta facile, di disgraziati presi di peso e buttati dentro qualche robottone, di gruppi di maghette, di allenatori di mostriciattoli, di patiti di versioni potenzialmente letali di majik, di super mega guerrieri che passano centinaia di puntate a strillare e sparare ondate energetiche, di sfoggi grafici puramente onanistici, Paranoia Agent si presenta come una boccata di aria fresca per il cervello.
E' un anime che non bada a sedurre attraverso l'avvenenza e la figosita' dei protagonisti (tutti normalissimi e anzi perfino un po' dimessi nell'aspetto) ma che fa del suo punto di forza la storia pura e semplice. Una storia corale che vede l'intrecciarsi di diverse vicende tutte caratterizzate da segreti, angoscie, brutture morali e miserie umane. La magia sta nell'incastro, nel modo sublime in cui lo spettatore si sente partecipe della liberazione dei personaggi dalla loro angoscia. E la liberazione arriva nelle vesti improbabili di un ragazzino armato di mazza da baseball che si aggira per le strade della citta' aggredendo le persone ormai sfinite, giunte al limite della sopportazione psicologica, liberandoli grazie alla violenza (cosi' primordiale e semplice) dal circolo vizioso che gli stava succhiando via la voglia di vivere. Per quanto alcuni possano aver trovato pesante e cervellotico PA, io, al contrario, l'ho trovato riposante, e finche' il tono si e' mantenuto sospeso a meta' tra l'avvertimento sociale ed il mistero, addirittura geniale.
L'inizio ci mostra una tokyo esagitata, oppressiva, con un concentramento di elettromagnetismo oltre ogni soglia consentita, piena di persone dall'espressione contratta, nervose, stressate ed accaldate, isolate dietro i loro i-pod o impegnate in un rumoroso cicaleggio comune tramite i cellulari. Shounen Bat mette la parola fine, a suo modo porta la pace, la quiete.
E poco importa il metodo e poco importa anche che la fuga dalla realta' non possa che essere momentanea, l'importante e' prendere fiato.
Gli indizi per capire ci sono tutti ma ad un certo punto l'intento morale si palesa quasi senza che ve ne fosse una vera necessita, perdendo parte della sua grazia seduttiva, e si trasforma in giudizio schietto.
Da li' in poi, salvo la parte che vede la protagonista e l'ispettore inghiottiti da un sogno ad occhi aperti di un modo in vecchio stile, lento, comprensivo, familiare, immune da tutti quegli aspetti incomprensibili della societa' moderna, ha inizio un, comunque perdonabile, declino. L'attenzione si dirige bruscamente sulla psiche della protagonista.
Un po' come in Evangelion ci si trova di fronte alla stretta connessione tra microcosmo personale ed il macrocosmo della societa'.
Il concetto e' interessante ma forse sarebbe stato meglio lasciarlo piu' tra le righe, in questa maniera invece persiste la sensazione che per quanto profondo il tema possa essere esso non basti a giustificare la miriade di spunti proposti dall'anime. Resta (questo almeno si') l'immancabile promessa dell'eterno ritorno: il cicaleggio, la nevrosi collettiva, tutto riprende nuovamente in attesa del suo effimero salvatore.
Nel complesso Paranoia Agent e' e resta un buonissimo prodotto, tecnicamente di alto livello e dotato di uno stile pacato e sicuro si se' e per di piu' impreziosito di due sigle meravigliose.
L'opening in particolare e' un capolavoro: tutti i vari personaggi che ridono indifferenti al disastro intorno a loro, volutamente ignari di rifiuti, alluvioni, esplosioni nucleari.
Le immagini e la musica si sposano alla perfezione e l'effetto assuefacente e' assicurato.
Per i motivi espressi quindi, nonostante il finale non mi abbia soddisfatta del tutto, il mio voto non puo' che essere uno tra i piu' alti.

P.S.
Giuro che io l'ho trovato uno degli anime piu' rilassanti mai visti, lo vedevo la sera per placarmi l'animo e dormire piu' serenamente ^^;;;

kayyam

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kayyam

Episodi visti: 13/13 --- Voto 7
Premessa: più sono alte le pretese di un autore e più sono severo sul voto. Se uno fa una commediola senza pretese e poi, fatalità, gli scappa pure la bella parola, ben venga; ma se uno ti propone qualcosa d'impegnato e poi si perde strada facendo... beh, sono meno clemente.

Satoshi Kon è un mosaicista, le sue storie le racconta sempre per brani, giustapposizioni, incastri, e lo sa fare davvero bene. Proprio per questo, però, ritengo che la misura più adatta a lui, finora, sia il film... Paranoia Agent ha veramente molti elementi di eccellenza, nonché una qualità tecnica stabilmente ottimale per tutti e tredici gli episodi, ma è la sua opera che mi ha convinto di meno. Kon è Kon, e sciocchezze non ne dice, ma credo sarebbe riuscito a dire tutto molto molto meglio restando in una struttura più compatta, tipo sette-otto episodi; la storia, in effetti, è contenuta negli episodi 1-4, 6, 11-13. Gli altri se giudicati singolarmente sono ottimi e ben girati, ma nella struttura complessiva risultano sostanzialmente separati dal resto, poco organici.

Mi ha abbastanza deluso anche l'andamento consequenziale ed esplicativo delle ultime tre puntate, si è passati dalla complicatezza - e dalla bellezza - del linguaggio narrativo all'omelia morale... Anno almeno ha la decenza di adoperare le metafore e non sale in cattedra. Inoltre risolverla sul piano del trauma psicologico dopo tutti quei risvolti metafisici alla Twin Peaks mi pare impoverente.

Ho l'impressione che la realizzazione di questa serie non sia stata proprio una passeggiata per il nostro... e l'episodio sullo studio di animazione lo dimostra...

Koji_77

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Koji_77

Episodi visti: 10/13 --- Voto 4
Mi dispiace, non è da me dare giudizi prima di aver visto un anime fino alla fine, questa è la seconda volta che mi capita.
Come tacchan aveeva detto nei primi due episodi prometteva bene, credevo chissà quale continuazione ci fosse dietro quei 2 episodi. Ma più si va avanfi e più la tra è confusa, quasi priva di senso, forse proprio come boogiepop phantom, altro anime che non ho finito.
Ad ogni modo una narrazione difficile da seguire un continuo saltellare da una parte all'altra per parlare di alcuni personaggi per poi non essere esaustivi e passare ad tutt'altro dalgi episodi 6 a 10. Disegni particolari, quindi discutibili, animazione a volte molto lenta ma soprattutto con quel senso che sembra chissà cosa debba succedere ma poi...
Perfect blue è stato un capolavoro, e tokyo Godfathers mi è sembrato tutto sommato un buon prodotto, ma paranoia agent, mi spiace, non mi è proprio piaciuto.

Non mi sento si consigliarlo a nessun tipo di pubblico.

Ellychan

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Ellychan

Episodi visti: 13/13 --- Voto 4
Chiunque abbia un minimo di stima per Satoshi Kon e per il bellissimo "Perfect Blue" si prepari a perderla, perché "Paranoia Agent" è un pastrocchio da due soldi paragonabile al massimo a un brutto scherzo. Se è vero che il contenuto può in qualche modo avere un suo senso (il regista torna infatti a occuparsi delle ossessioni della pop-culture nipponica), l'intera forma è da bruciare, una... roba orribile senza eleganza né stile. Tralasciando due episodi assolutamente inutili, gli altri undici sembrano il delirio di un imitatore di David Lynch completamente ubriaco - e del tutto incapace, aggiungerei. Una serie che è meglio saltare a piè pari, fosse anche solo per preservare il nome di Kon intatto nella nostra mente.

JayD

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JayD

Episodi visti: 13/13 --- Voto 8
Molto bello.
Ogni tanto nel mare stereotipato dell'animazione giapponese spunta qualche perla che vale la pena di essere guardata con attenzione.
Se proprio devo giustificare il mio 8 devo dire che alcune puntate erano piuttosto pesanti e a volte risulta difficile appassionarsi ad una storia,specialmente se "cervellotica" come in questo caso, se non si danno degli appigli concreti lungo la serie.
Ottimo finale, un insegnamento per tutti quegli autori che a 3 puntate dalla fine spengono il cervello e sparano ending a caso.

Zooropa

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Zooropa

Episodi visti: 13/13 --- Voto 9
Un anime profondissimo, direi quasi geniale.
Non c'è un solo punto in cui la regia non sia perfetta. Grandiosi i personaggi a cui a turno vengono dedicati gli episodi. Con questo anime probabilmente vengono stabiliti i nuovi standard di regia e montaggio. Ineccepibile anche sotto il punto di vista tecnico grafico e magnifiche le musiche. C'è solo un particolare che non mi ha convinto... il mastodontico finale. L'ho trovata una concessione superflua che viene data al puro fanservice. La storia sarebbe potuta finire tranquillamente con la presa di coscienza dei protagonisti. Una sorta di risveglio PinkFloydiano alla "The Wall" per capirci. Ad ogni modo resta uno degli anime più importanti degli ultimi anni.

Nausicaa979

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Nausicaa979

Episodi visti: 13/13 --- Voto 10
Con "Paranoia Agent" Satoshi Kon, che già nei suoi lungometraggi si è proposto come uno dei registi più interessanti degli ultimi anni, dimostra di trovarsi a suo agio anche con la serialità, e non abbandona il suo gusto per storie in cui il confine tra realtà e immaginazione più che assottigliarsi si sfuma. "Paranoia Agent" è una serie splendidamente diretta, con animazioni fluide, un ottimo chacter design e una storia intrigante, dove ogni puntata costituisce un mondo a sè, grazie a una vera e propria "staffetta" di protagonisti che di volta in volta occupano il centro della narrazione. Sconsigliato a chi cerca negli anime svago, azione, divertimento e magari un pò di fan service, consigliatissimo a chi ha voglia di animazione di qualità e, in definitiva, di buon cinema.

Dren

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Dren

Episodi visti: 13/13 --- Voto 9
....una delle critiche alla way of life giapponese più feroce, pervasiva, ironica e geniale che mi sia capitato di vedere... Kon non risparmia nessuno: le istituzioni, la morale comune, i buoni sentimenti, persino il mondo dell'animazione è analizzato con impietosa e irridente lucidità.... L'esito di tale indagine è sempre il medesimo: la paranoia è il naturale approdo dell'uomo moderno, è un nemico che non si può sconfiggere perchè fa parte di noi e del modo di vivere che ci siamo costruiti. Con un procedimento simile a quello attuato da Altman in "America oggi" (vale davvero la pena citarlo qui) Paranoia Agent sviluppa le vicende di un pugno di protagonisti le cui storie in apparenza diverse si intrecciano, declinando in maniere differenti il tema della paranoia sopra accennato. Vanno spese parole anche per il tono adottato nella narrazione: mai fuori dalle righe nè retorico, anzi, al contrario allusivo, ironico, spiazzante. Conosco poco il modo dei fansub per cui non ho la minima idea di chi siano i Supremes ma sono contento che esistano e che ci abbiano dato tanto...

GnAp

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GnAp

Episodi visti: 13/13 --- Voto 10
Inutile ripetersi...un capolavoro! Il disegno oltre ad essere affascinante è vario con citazioni tematiche che cambiano nel corso della storia...(fate caso alla storia del politico corrotto etc etc... ) la storia è un'accattivante miscuglio della nostra realtà in cui perdersi, sorridere e constatare preoccupati..."acc... questa l'ho fatta pure io una volta...!!0.0)

Sbenga

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Sbenga

Episodi visti: 9/13 --- Voto 10
Mai visto nulla del genere... è un'errore paragonarlo a lain o boogiepop perchè è assolutamente originale.
Disegno contro tendenza privo di occhioni o colori pazzeschi, ma molto adatto alla trama e con una precisione sia dei personaggi che dei fondali impressionante.
CG integrata benissimo e mai fastidiosa.
Sigle di testa e di coda stupende (quella di coda la uso come sveglia nel cell. ;) ).
Dopo nove episodi l'autore è stato in grado di farmi pensare almeno 4 finali diversi, tutti rivelati fasulli negli episodi sucessivi.
Consiglio caldamente a chi cerca un'anime "adulto".

Zelgadis

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Zelgadis

Episodi visti: 13/13 --- Voto 10
Satoshi Kon è un genio. Non credo ci siano altri modi per definirlo. Regia e sceneggiatura sono praticamente perfette e persino quegli episodi centrali che sembrano portare ad una stagnazione della trama portano a spunti di riflessione interessanti.
Kon riesce a stupire lo spettatore ad ogni episodio, riesce a passare da momenti di allegra follia a momenti di altissima drammaticità con una naturalezza assoluta.
Va visto e rivisto, e poi rivisto ancora e alla quinta visione ci si accorge di quel particolare che prima era sfuggito.
L'attenzione per i particolari è maniacale e l'episodio 8 (proprio uno di quelli considerati interlocutori) ne è un esempio emblematico: solo all'ennesima visione mi sono accorto di come Kamome spiasse Zebra e Fuyubachi mentre preparano il braciere per suicidarsi. E sembre di quell'episodio si apprezzano i particolari delle ombre (e non vi dico di più :P) e la scelta registica di far parlare i personaggi tramite schermate di chat, come se fosse quello l'unico modo con cui riescano ad instaurare un rapporto interpersonale.
La serie si presta a tantissime interpretazioni e a volte può risultare di difficile comprensione per noi occidentali, tanti sono i riferimenti al buddismo (il Gooma o la filastrocca Kagome Kagome) e a leggende tradizionali giapponesi (Kon cita spessissimo la leggenda di Taro Urashima, ricordate Lamu - Beautiful Dreamer?).
Insomma sono queste le serie che mi fanno amare l'animazione giapponese.
È uno di quei 4-5 titoli da vedere almeno una volta nella vita.

Tacchan

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Tacchan

Episodi visti: 13/13 --- Voto 10
Molto molto bello! Finalmente l'ho visto per intero, concedetemi questo veloce giudizio a caldo (poi arriverà anche quello piu' ponderato sulla scheda). La serie è sempre stata appassionante ed intrigante, strutturata in modo intelligente e conclusa in modo ottimale. Sicuramente la serie che piu' mi ha appassionato negli ultimi 2 anni :-)
Guardatela e seguitela, vi soprenderà e spiazzerà continuamente, fino alla fine ;-)

Nexus

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Nexus

Episodi visti: 2/13 --- Voto 9
Ottimo lavoro questo di Satoshi Kon che unisce ad una sceneggiatura(per ora)impeccabile in cui tutti i personaggi hanno un ruolo importante(a prescindere dalla visibilità) la direzione dell'animazione ricca di salti temporali,visioni "paranoiche",cura nei dettagli...insomma siamo molto fiduciosi per questo Anime dal gusto thriller ma sobrio ed elegante,senza commettere l'errore di soffermarsi sull'acusmatico serial-killer di turno.Il bello è ke la vita continua perkè questo fantomatico killer nn ha ucciso proprio nessuno!