Achille
Per l'anime
Genius Party
Film di genere Sperimentale/Raccolta
Episodi Visti: 5 su 1 ---
Voto: 7 Signori, dato che il progetto Genius Party è un mosaico di 7 corti mi pare che non si possa fare altro che analizzarli (per quello che si può) singolarmente e brevemente. Poi alla fine tiro le somme – sempre confidando nello spirito della matematica (se, se, m’ha lasciato da un pezzo…).
Genius Party, inizia con Genius Party. Ovvero una specie di video musicale surreale, dove un tizio con evidenti problemi d’identità e di cuore va trotterellando disperatamente alla ricerca di una pietra che gli faccia gli occhi dolci. Potere dell’amore!… Fuochi d’artificio, luci psichedeliche, metamorfosi ipnotiche e altre pazzie visive in un trip allucinato splendido da guardare e particolare da ascoltare (grazie… è solo musica). Per chi piace Dalì o l’LSD, sette abbondante.
Il secondo è l’incasinatissima giornata di un piccolo moccoloso Forrest Gump cinese, che trova un matitone da 200 carati che giustamente dei robottoni rivogliono indietro (chiamali fessi) e che viene usato dal nostro ero… ehm, si, lasciamo perdere… comunque, co ’sto coso ci disegna tutta la roba da mangiare che gli frulla per i tre neuroni che gli ballano nel cervello. E visto che è così importante, due tizi spaziali sono assoldati da una bambina amante del moccio, per proteggerlo o alternativamente ammazzarlo in uno schianto frontale moto-palazzone. Senza eccedere in annessi e connessi, Shangai Dragon è il più divertente dei 5 che ho visto, con tanta azione frenetica, bazooka galattici ed entrate in scena a effetto esilaranti (tizio pelato su tutti). Sette e risate.
E se tu fossi un altro te, o il te di un altro te stesso, o il te stesso di un altro te di un altro te stesso… e così via. Idea di partenza decisamente strana, ma il ragazzo (Doorbell) non si applica. Carina la conclusione con tanto di agguato sotto casa alla tipa di turno, ma la grafica è troppo scadente, come le animazioni e la CG. Giusto si salvano gli ambienti un po’ spogli ma puliti. Cinque, in attesa di miglioramenti (del regista, si capisce).
Carinissimo, dolcissimo, dolorosissimo e magico. Limit Cycle, una metafora delicatissima della vita e della morte e del loro ciclo continuo che si può solo accettare, per crescere. Una epopea incantata di un bambino abbandonato che viene sputato fuori dalla sua casa-culla, e gironzolando per un universo stranissimo e paradossale con creature che sembrano fatte di pongo colorato, scopre come vanno le cose del mondo. Semplicissimo nel tratto e nei colori ma dalla profondità commovente, con un finale davvero… guardatevelo, e basta. Otto.
E alla fine ci sta Watanabe, con un Baby Blue (ogni riferimento è puramente casuale) che tecnicamente è il meglio realizzato; con bei disegni e animazioni, fondali e colori molto curati e una musica nostalgica e pensierosa. Trama scolastico-adolescenziale decisamente fuori dagli schemi, costituita dalla proposta di un ragazzo alla sua amica d’infanzia di marinare le scuola; una cosa buttata lì così, per caso (sembra), che si evolve in un viaggio al mare tra treni e autostrade dove non manca qualche sorriso, e dove si osserva il rapporto delicato fatto di frasi sussurrate e di ricordi che lega i due. Con una conclusione un po’ prevedibile ma piacevole, un otto con qualche meno lo ottiene senza problemi.
Purtroppo sono reperibili solo questi cinque, ma la raccolta è decisamente riuscita. Le somme… be’, tiratevele voi. Guardatevi Genius Party, ma prima fatevi i compiti di matematica (meno male che il liceo l’ho finito)!
