logo AnimeClick.it


Tutte 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10


 1
Illidan

Volumi letti: 5/13 --- Voto 8
Chi siamo noi? Sono i vestiti a fare le persone, o è la persona a fare l'abito che indossa? Contano le apparenze? Che cosa vogliamo dalla vita? Quali sono i nostri desideri, le nostre aspirazioni? Combaciano con le nostre ambizioni? Quali sono le scelte migliori per raggiungere la soddisfazione? Dovremmo inseguire la carriera, o pensare alla famiglia? Soprattutto... sappiamo quello che vogliamo? Le nostre scelte, nella vita, sono operate innanzitutto al fine di raggiungere la stabilità economica, una posizione sicura, ma tutto ciò può davvero significare che, allo stesso tempo, stiamo lavorando sulla ricerca della nostra felicità?

Se dovessi dare una definizione a Real Clothes, lo chiamerei un manga di domande. Questioni, problemi, risposte che si intrecciano fra loro costituiscono la spina dorsale della vicenda, e la povera protagonista, così combattuta fra il lavoro e la vita privata, sarà costretta ad affrontare tutti questi terribili quesiti come ogni donna in carriera ha dovuto fare nella propria vita. La carriera è appunto il tema centrale di questo manga: Kinue, un'addetta alla vendita dei futon, viene notata per via della sua passione dai piani alti della sua azienda, e trasferita in un settore dove non solo avrà la possibilità di sfruttare al massimo le sue potenzialità, ma avrà anche l'occasione di scalare i vertici e raggiungere una posizione che non si sarebbe mai sognata. Chi ha già visto o letto "Il diavolo veste Prada", inoltre, non può fare a meno di notare alcune somiglianze fra il personaggio di Kinue e quello interpretato da Anne Hathaway, o il modo in cui il personaggio di Maki e quello che, nel film, aveva il volto di Meryl Streep combacino (mea culpa, cito gli attori perché non ricordo i nomi dei personaggi). Il succo è sempre lo stesso: mostrare quanto sia difficile per una donna oscillare fra la vita privata e la vita professionale. Le riflessioni, però, non si limitano a questo punto: nel primo volume, ad esempio, una delle tematiche centrali è il gioco delle apparenze, e quanto nel nostro aspetto rispecchi ciò che abbiamo dentro.

Il manga, bene o male, procede sempre sulla stessa linea, e la vicenda è alquanto intrigante. Non c'è nulla di troppo assurdo, o esagerato (a parte il fatto che sarebbe bello se, nella realtà, tutti i colleghi andassero così d'accordo come quelli dipinti nel manga), e, nonostante il carico di dilemmi, si riesce anche ad inserire una certa vena di commedia, che fa sembrare il tutto più naturale e coinvolgente. Mi ricordo di aver letto un thread, su un forum di cui non ricordo neanche il nome, in cui una tizia parlava di quanto si fosse rispecchiata nel personaggio di Kinue, arrabbiandosi quando c'era da arrabbiarsi e gioendo con lei quando le accadeva qualcosa di bello, ma soprattutto fermandosi a considerare che anche lei, molto presto, avrebbe dovuto compiere le stesse scelte. Ecco, cito questo esempio perché credo sia importante riportare la "testimonianza" di una persona che ha saputo iniziare una riflessione confrontando la sua situazione con quella descritta nel manga: questo lascia intendere che le situazioni ivi narrate sono verosimili, e spaventosamente vicine a quelle in cui potremmo ritrovarci noi stessi un giorno, quando avremo concluso le nostre carriere scolastiche o, più semplicemente, quando avremo sviluppato il desiderio di farne qualcosa di più, della vita che abbiamo.

Pur coinvolgendo tantissimo, Real Clothes non è esente da difetti. Alcuni personaggi e situazioni sono poco coerenti - esempio, quel momento in cui uno dei personaggi causa una perdita all'azienda: strano che non vengano presi provvedimenti, neanche un richiamo da parte dei piani alti.

I disegni, poi, sono a dir poco strani: nelle mie recensioni ho ribadito più di una volta che mi soffermo a giudicarli e ad integrare tale giudizio nel voto solo se mi accorgo di una particolare abilità da parte del disegnatore, o se il modo in cui sono organizzate le tavole ostacola o rende difficoltosa la lettura. Quest'ultimo caso non è proprio del tutto vero per Real Clothes, tuttavia una nota dolente c'è: bisogna un po' abituarcisi, ai disegni di Satoru Makimura, o si rischia di non capire alcuni passaggi. Io, per esempio, ho faticato non poco a decifrare una vignetta in cui c'era semplicemente un tizio inginocchiato: non capivo il pastrocchio creato dalle righe dei pantaloni e dalle pieghe della camicia. Per il resto, i disegni non sono poi così male, e una volta fatta l'abitudine non disturbano più. Certo, ci sono delle rappresentazioni di Times Square e del Taj Mahal per cui l'autrice andrebbe presa a bastonate sui denti, ma ci sono anche altri disegni, al di fuori della sfera delle ambientazioni, che risultano molto "succulenti": quegli spaghetti con le vongole facevano proprio venire l'acquolina in bocca...

Josei, Josei, Josei: significa letteralmente "donna", e Real Clothes è una graditissima aggiunta a questo genere dal nome così semplice, eppure così evocativo. Se proprio volete un confronto con qualcosa già uscito in Italia, direi che Real Clothes è una versione di "Il Cappuccino" con più cuore, più sostanza e più capitoli. Se il cappuccino vi ha lasciato l'amaro in bocca, provate questo saporitissimo caffé espresso che è invece Real Clothes. Unico svantaggio, per il momento non è ancora uscito, ma la lingua inglese non è poi un ostacolo così insormontabile per godere di questo bellissimo manga.