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Irene Tempesta

Volumi letti: 11/11 --- Voto 6,5
Io adoro Mitsuru Adachi, dopo aver letto "Touch" mi innamorai del suo meraviglioso modo di raccontare la quotidianità, dell'ironia sempre presente, i buoni sentimenti e dei bei personaggi che creava, e pian piano cominciai ad acquistare altre sue opere, "Arcobaleno di spezie" è l'ultimo acquisto.
In realtà mi stuzzicava l'idea che un autore così focalizzato sulla narrativa moderna si cimentasse in un'opera ambientata nel lontano Giappone feudale, quindi anche se non avevo grosse aspettative, visti i voti tendenzialmente bassi su questo sito, gli ho dato una possibilità.

Come mi aspettavo, la lettura non è granchè: i personaggi sono un pò stereotipati, senza spessore, l'ironia è sempre presente ed è quello che mi piace di questo autore, tuttavia spesso scivola nella banalità, la trama procede senza particolari eventi e, viste le premesse, si poteva osare di più.
Il finale l'ho trovato un pò affrettato e sbrigativo su alcuni punti, come se l'autore fosse stanco di lavorare a questo progetto, o forse in patria l'opera non vendeva abbastanza e si è deciso di chiuderla frettolosamente.
Soprattutto mi ha spiazzato il fatto che l'autore non abbia voluto attenersi fedelmente al periodo storico che le tavole richiamano, specificando fin da subito che quest'opera in realtà è ambientata nel futuro, con l'introduzione di oggetti recenti come il lettore di musicassette, i costumi da bagno, improbabili invenzioni subacquee e altro.... che in realtà stonano con tutti gli elementi tipici di un Giappone del 1800 e rende confusa la classificazione di genere di questa narrazione: non è storico, non è fantascientifico... boh!

Trama: Nella città di Edo (nome originario della città di Tokyo rimasto in uso fino al 1868), nel quartiere di Ryujinbori vivevano 7 fratelli, nati da madri diverse tutte purtroppo venute a mancare, figli dello stesso ignoto padre mai conosciuto, altri non è che lo Shogun di Edo in persona, eterno Dongiovanni.
Un bel giorno i 7 fratelli decidono di intraprendere un viaggio per far visita alle tombe delle loro madri e rinforzare il loro legame: tra misteri legati alla famiglia e alla linea di sangue, assassini pronti a ucciderli per intascare la taglia sulle loro teste messa dallo zio che vuole accedere facilmente al trono, e altre avventure, i nostri protagonisti stringeranno un legame più solido in un clima quasi sempre leggero e ironico.

La Flashbook ne ha fatto un'ottima edizione, nonostante l'edizione sia del 2011 si trovano ancora tutti i volumi sul mercato dell'usato.

Il tratto grafico di Adachi non mi ha mai fatto impazzire ma qui sembra ancor più abbozzato, come se l'autore avesse lavorato pigramente o svogliatamente (tralasciando gli sfondi che sono fatti di solito dallo staff del mangaka) . In generale non mi è piaciuto.

Secondo me consigliato solo ai fan di Mitsuru Adachi.


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GIGIO

Volumi letti: 6/11 --- Voto 6
Ahi, ahi, ahi. Dare un semplice voto 6, che per me corrisponde al "né carne né pesce", al grande maestro e poeta Adachi è un colpo al cuore. Ma d'altronde è giusto criticare anche gli autori preferiti se è quello che si pensa. Della trama onestamente non voglio parlare, la si può trovare ovunque e personalmente non saprei nemmeno come spiegarla. Quello che più mi ha fatto specie è stata la scelta dell'autore, di solito realista, poetico e amante della vita quotidiana, di addentrarsi in un mondo che, mi sembra lampante, non è il suo. Non si può dire che il manga è storico, che sia fantascientifico nemmeno, realistico? Macché. Dopo 6 numeri non riesco ancora a dare un aggettivo. Un manga scoordinato, confuso, senza una trama basilare forte, veramente un impiastro.

Migliorerà? Dopo 6 numeri a questo punto ne dubito. Ho sempre consigliato e letto tutto di Adachi, ma questo veramente non saprei consigliarlo nemmeno ad un grande appassionato dell'autore, è trascurabile. Una grossa delusione, ma personalmente non mi sento di dare l'insufficienza perché sono troppo legato all'autore e so cosa può fare, e non è questo.


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Surymae

Volumi letti: 7/11 --- Voto 6
Tanto tempo fa, nel febbraio di questo 2010, lessi Touch di Mitsuru Adachi. Dopo un po' di miei tergiversamenti, me ne innamorai. Cercai altre opere di questo mangaka ma, con mio disappunto, vidi che più o meno trattavano tutte degli stessi argomenti. Tutte tranne una: questo Arcobaleno di Spezie, che stava peraltro per essere pubblicato dalla casa editrice Flashbook. Tutta contenta, cominciai a leggere anche questa serie, affidandomi persino a losche scan. Il primo volumetto non mi fece gridare al miracolo: ma ricordai che anche con Touch era stato così, quindi strizzai gli occhi e continuai a leggere, sperando in un miglioramento.
Miglioramento che, purtroppo, non c'è stato. Una tra le cose peggiori che un autore possa fare è NON programmare la propria storia. È successo anche a me, e quindi so come vanno a finire questi progetti: con una crisi di ispirazione, e una grande confusione in testa dell'autore. È successo anche a me, dico; ma io sono una sedicenne che scrive ancora su ricambi di quaderno, e non un'affermata mangaka. Se sapessi come è fatto fisicamente Adachi, me lo potrei immaginare nitidamente: seduto sul suo piano di lavoro, sguardo perso nel foglio bianco. Una domanda in testa: "E ora che cosa faccio fare ai miei protagonisti?" E la cosa buffa è che la sua storia non è affatto banale: sette ragazzi, con madri diverse ma con lo stesso padre, che vivono insieme nel Giappone pre-colonizzazione straniera (anche se, assicura Adachi, questo non è il passato: è un mondo parallelo, nel futuro!). Non male come storia, insomma, anche se assomiglia un po' a "Otto sotto un tetto" (non avrà i parenti, ma ha la corteggiatrice non corrisposta). Eppure il risultato è, o sarà presto, sotto gli occhi di tutti. I protagonisti vengono lanciati in avventure improbabili, senza la minima programmazione. Aggiungiamoci poi alcuni personaggi per creare di volta in volta una scusa diversa per mandare avanti l'azione: lo Shogun, la figlia dello Shogun (la corteggiatrice non corrisposta di cui sopra), alcuni vicini di casa, malviventi, samurai e altre comparse di cui non ce ne importa molto, ma altrimenti questi poveri fratelli non fanno altro che rigirarsi i pollici.
Inoltre, questa storia vorrebbe essere umoristica: un po' ci riesce, un po' no. Carine alcune gag tra i protagonisti (la fine del volume secondo, ad esempio), ma le autocitazioni dell'autore sono un troppo frequenti e pesanti da digerire. Di nuovo, mi ricorda le mie creazioni: anche i miei personaggi sono coscienti di fare parte di un'opera di finzione, e di essere soggetti al potere della "Somma Autrice". Ma dannazione, non così tanto! Come quando, nel primo volume, Shichimi cerca lavoro e, guarda caso, trova un'offerta per diventare assistente del mangaka Mitsuru Adachi. Era necessario ai fini della storia? Era uno scherzo talmente divertente da non potere essere escluso? Io dico di no, non so voi.
Insomma: se volete provare qualcosa di Adachi, io non consiglierei questo Arcobaleno di Spezie. Meglio provare qualcosa sugli sport. Anche se ciò vuol dire ritrovarsi mille storie dove i protagonisti vogliono andare al Koushien.


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bruttabestia

Volumi letti: 1/11 --- Voto 7
Spiazzante!
Ciò che si prova leggendo il primo volume di Arcobaleno di Spezie è una sensazione di confusione mista a spaesatezza; dalla prima all’ultima pagina la domanda che rimbomba costante e incessante nella testa del lettore è “E quindi?”. Avvenimenti, personaggi e gag comiche si alternano senza un apparente senso logico, come se l’unica intenzione dell’autore fosse quella di mettere su carta un susseguirsi di scene disconnesse e senza un ordine narrativo prestabilito.

Ad un primo impatto ciò che balza subito all’occhio è lo stile grafico, chiaro punto di riferimento per tutti i fan di Mitsuru Adachi. Per quanto mi riguarda è la prima volta che ho il piacere di leggere un lavoro di questo mangaka dal talento indiscusso e, a prescindere dall’apparente insensatezza che traspare da questo primo volume ma che sono sicuro avrà i suoi scopi, è innegabile la presenza di un paio di elementi che spiccano sugli altri, rendendo Arcobaleno di Spezie un’opera piacevole da leggere.

In primo luogo il succitato stile grafico, che attraverso un character design semplice e pulito, una scarsa caratterizzazione dei fondali e abbondanti contrasti bianco e nero accompagna con sobrietà e chiarezza la narrazione degli avvenimenti. Risulta difficile credere come sia possibile che uno stile “vecchiotto” come quello di Adachi riesca a trovare un così largo consenso tra i lettori moderni di manga. Sarà l’incredibile espressività dei personaggi nonostante i pochi tratti utilizzati, oppure il fascino retrò che ispira il manga, ma resta immutabile il fatto che il comparto grafico giochi un importantissimo ruolo durante la lettura.

Come non citare poi la tecnica del coinvolgimento diretto del lettore? Sono estremamente pochi i manga in cui una serie di simpatici ammiccamenti e riferimenti diretti al pubblico abbiano una tale importanza nel contesto narrativo. La simpatica introduzione di Adachi che con estrema ironia e sollecitudine ci ricorda che, per quanto sia difficile da credere, la storia è ambientata nel futuro, i riferimenti allo stressante lavoro di assistente-fumettista, l’interruzione intenzionale ed esplicita da parte del protagonista di una scena di fan service, l’insistenza nello sconsigliare al lettore di ricercare nell’ambientazione un senso storico-cronologico sono soltanto alcuni esempi di come in quest’opera venga spesso interrotto il continuum tra le due dimensioni, quella reale in cui viviamo e quella fantasiosa in cui le azioni del manga hanno luogo.

Ulteriore elemento di vaghezza è il rifiuto da parte di Adachi di inquadrare Arcobaleno di Spezie in un contesto storico ben specifico e, soprattutto, in un ambiente geografico realmente esistente. Come più volte sottolineato dal mangaka stesso, la storia è ambientata nel futuro in un paese molto simile alla Terra dell’antichità, in una città vagamente definita come Edo abitata da persone che rispettano, più o meno fedelmente, le tradizioni e i costumi dell’antica società medievale giapponese (semplice coincidenza o altro elemento di vaghezza?). Non vorrei risultare sacrilego, ma questa ambiguità nell’ambientazione mi ha ricordato, pur sempre in maniera sottile, l’opera di Hideaki Sorachi, autore del più recente Gintama.

In minima parte è presente anche qualche dose di azione (soprattutto verso la fine del volumetto) per tutti coloro che credono che in uno shounen non possa mancare l’effetto “mazzate”, ma che hanno un ruolo meno rilevante sia a livello di trama che a livello di qualità compositiva. Personalmente le scene di lotta mi hanno ricordato un po’ lo stile di Shotaro Ishinomori in Musashi, forse per via delle analogie a livello di ambientazione e di impostazione grafica.

Per quanto riguarda l’edizione non ci troviamo di fronte agli altissimi livelli di altri manga dello stesso editore; bisogna sottolineare un difetto che, per ora, non avevo mai riscontrato in altri albi dello stesso editore, ovvero sbavature di inchiostro che vanno a compromettere una lettura “comoda” e “rilassante” delle tavole. Inoltre la sovracopertina non presenta la stessa precisione millimetrica che contraddistingue le edizioni targate Flashbook, sia per quanto riguarda la costa sia per l’aderenza al volumetto. In generale, ci troviamo di fronte a una buona edizione a livello di carta, robustezza e maneggevolezza dell’albo, ma siamo ben lungi dal definire tale prodotto perfetto.

Per concludere, l’opera è destinata non solo ai grandi fan di Adachi, che si ritrovano quindi tra le mani un manga secondario del loro autore preferito ma anche a coloro che, come me, si imbattono per la prima volta nell’estro di questo mangaka e che, dopo una sensazione di disorientamento iniziale, non possono fare a meno di notare le numerose peculiarità e originalità presenti in Arcobaleno di Spezie.


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Kotaro

Volumi letti: 1/11 --- Voto 8
Arcobaleno di spezie.
Il titolo scelto per adattare in edizione italiana Nijiiro Tougarashi, ultimo fumetto di Mitsuru Adachi a giungere in Italia (ma uscito in Giappone nei primi anni ’90), si rivela inaspettatamente appropriato, malgrado il mio iniziale scetticismo.
Le spezie del titolo sono Shichimi, giovane pompiere di quindici anni, e i suoi sei fratelli, nati da un padre eminente e donnaiolo e recentemente ritrovatisi all’improvviso, un arcobaleno di personaggi bizzarri e diversissimi fra loro che popolano lo stranissimo mondo in cui è ambientata la storia.
Mondo che ad una prima occhiata non lascia dubbi al lettore. “È l’antico Giappone!” è portato a dire chi legge, tratto in inganno dall’ambientazione simil-samuraica della vicenda. “È l’epoca Meiji!” dirà poi, vedendo irrompere, nella quotidianità di un Giappone chiuso in sé stesso, stranieri provenienti dall’Occidente.
Eppure, l’autore ci smentisce nel giro di un secondo, già dalla pagina introduttiva, dicendoci a chiare lettere che, se l’ambientazione della storia somiglia all’antico Giappone, si tratta di una mera coincidenza, poiché siamo nel futuro, e non sulla Terra ma su un pianeta che gli somiglia per puro caso.
Dove ci voglia portare Arcobaleno di spezie, al momento non ci è dato saperlo. Mitsuru Adachi imbastisce, nel giro di un solo volume, una trama articolata e ricca di personaggi e di misteri, che personalmente non vedo l’ora di seguire nel proseguimento della narrazione.
Nonostante la bizzarria della storia e dell’ambientazione, così inusuale per l’autore che solitamente ci ha abituati a commedie adolescenziali che parlano d’amore, d’amicizia e di sport, il volume si fa leggere con grandissima scioltezza e non è difficile ritrovarvi le caratteristiche tipiche dei fumetti di Adachi, malgrado manchino le fork lanciate a 140 km/h e il sogno del Koushien.

Arcobaleno di spezie si inserisce nelle produzioni meno mainstream, più comiche, particolari e disimpegnate dell’autore, come Itsumo Misora e Slow Step.
A dispetto dell’ambientazione pseudo-ottocentesca, Adachi non manca di presentarsi al lettore con tutte le peculiarità che hanno reso celebri i suoi fumetti, quali il gusto per le gag, i personaggi secondari divertentissimi, l’autoironia, la presa in giro dei propri personaggi, le storie d’amore narrate in maniera delicata, personaggi "tipo" come la ragazza maschiaccio e scostante, il ciccione amichevole o il gigante forzuto e bonario che appare all'improvviso mettendo paura ai presenti, l’espressione dei sentimenti attraverso silenzi, vignette prive di dialogo o di soli paesaggi.
La storia ricca di costumi e acconciature tradizionali, di architetture in legno, di ninja, shogun e samurai ricorda certi film di Akira Kurosawa, certi romanzi della letteratura giapponese antica e certi manga come Il libro del vento di Taniguchi o Hana no Keiji di Tetsuo Hara, ma Adachi racconta il suo pseudo-antico Giappone in maniera completamente differente e assolutamente consona al suo modus narrandi fatto di poesia, delicatezza e comicità.

I disegni di Adachi sono semplici, tondeggianti e simpatici. Chi già conosce l’autore troverà qui un tratto meno moderno e complesso rispetto ai più recenti Cross Game e Katsu ma più vicino a quello sfoggiato in H2, chi invece è alla sua prima esperienza con l’autore non potrà fare a meno di notarne la particolarità e l’estrema efficacia.

L’edizione italiana proposta da Flashbook è, come di consueto per questo editore, ottimamente curata sia all’esterno che all’interno, dove vengono proposti degli adattamenti molto convincenti e splendidamente spiegati nell’introduzione che apre il volume. Degli haiku caserecci e molto simpatici, probabilmente opera di Adachi stesso, si trovano sul retro e sui quarti della sovraccoperta e all’interno del volume diverse note spiegano il significato dei molti ideogrammi che si è preferito lasciare in originale.
Volendo trovare un difetto a tutti i costi, personalmente non ho molto apprezzato il logo scelto per l’edizione italiana, che trovo un po’ troppo appariscente, ma è qualcosa su cui si può facilmente passare sopra.

Concludendo, questo primo volume probabilmente è ben poco rappresentativo di quel che sarà l’opera, ma si è rivelato una lettura simpatica e piacevole, oltre che sicuramente molto originale e personale, che non vedo l’ora di poter continuare al più presto e che sicuramente posso consigliare agli appassionati di storie di cappa e spada sull'antico Giappone, che si divertiranno a leggerne qua una personale versione ad opera di uno dei maggiori fumettisti del Sol Levante.


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Slanzard

Volumi letti: 2/11 --- Voto 7
<b>Arcobaleno di spezie</b> (<i>Nijiiro tougarashi</i>) rappresenta, all'interno della produzione artistica di <i>Mitsuru Adachi</i>, non solo una delle due più importanti serie degli anni '90, ma anche una delle storie più particolari e atipiche che il maestro della commedia adolescenziale nipponica abbia mai partorito.

La vicenda è ambientata a Edo, una cittadina che ricorda in tutto e per tutto l'omonima città del Giappone feudale ora conosciuta come Tokyo. Per proteggersi da eventuali critiche sulla poca fedeltà storica della sua opera, tuttavia, l'autore decide di porre questa Edo su un lontano pianeta simile alla Terra e in un futuro indeterminato. Qui facciamo la conoscenza di Shicimi, quindicenne orfano di madre che si ritrova improvvisamente con ben sei fratellastri, nati tutti da madri diverse ma dal medesimo padre. L'inizio della storia si incentra principalmente sugli accadimenti quotidiani di Shicimi, Natame, Sansho, Chimpi, Keshi, Goma e Asa, ponendo però le basi per il potenziale sviluppo di una trama maggiormente articolata con l'introduzione dello Shogun Tokugawa e di alcuni comandanti stranieri interessati in qualche modo alla politica interna dello stato.

Narrativamente, <b>Arcobaleno di spezie</b> si discosta di molto dalle altre serie lunghe di <i>Adachi</i>, mostrando maggiori affinità con alcune sue miniserie o storie brevi a carattere quasi interamente comico. Possibile ispirazione, anche a fronte dei demenziali combattimenti all'arma bianca presenti, potrebbe essere la raccolta di storie brevi <i><a href="/manga/Hirahira-kun" target="_blank">Hirahira-kun</a></i>, disegnata da <i>Adachi</i> nel suo periodo giovanile e pressoché sconosciuta in Italia. Sebbene la cura maggiore sia – almeno finora – dedicata al lato comico-demenziale della vicenda, <i>Adachi</i> non rinuncia a un altro dei suoi marchi di fabbrica, ponendo le basi per articolati risvolti sentimentali tra i vari personaggi presentati.

L'ambientazione a carattere storico dona ai classici personaggi di <i>Adachi</i> un'originalità del tutto nuova; sebbene le caratterizzazioni grafiche siano quelle canoniche dell'autore, il vestiario d'epoca ne permette una maggior varietà e più libertà del consueto nel tratteggiarli. A parte questo, lo stile grafico è quello tanto apprezzato – o disprezzato – dell'<i>Adachi</i> anni '90, ormai già maturo ma che non ha ancora raggiunto la precisione dei recenti <i>Katsu!</i> o <i>Cross Game</i>, con un character design essenziale in grado di trasmettere un ampio ventaglio di emozioni tramite l'utilizzo di poche e semplice linee, e una notevole cura per gli sfondi realizzati tramite un grande uso di brevi e veloci tratteggi.

A colmare l'ultimo grande buco presente all'interno delle pubblicazioni italiane di <i>Mitsuru Adachi</i> è <b>Flashbook Edizioni</b>. Dopo una serie di decisioni di carattere editoriale, nate dall'eccessivo avvicinarsi di <i>Cross Game</i> all'uscita giapponese e terminate con l'annuncio della conclusione della suddetta opera, <b>Arcobaleno di spezie</b> prende il posto di <i>Cross Game</i> nella collana <i>Big Comics</i>, alternandosi con cadenza bimestrale a <i>Katsu!</i>. L'edizione di <b>Arcobaleno di spezie</b> presenta alcune differenze da quelle a cui ci aveva abituato l'editore. In primis la sovracopertina, liscia e priva della canonica lucentezza, nonché meno aderente al volume di quanto fossimo abituati. Buona la carta utilizzata, tendente al grigio e ben spessorata, in grado di garantire una notevole flessibilità dell'albo e una trasparenza delle tavole pressoché nulla. Nota dolente invece la stampa che, a causa di un'eccessiva inchiostrazione, presenta in alcune parti pesanti sbavature, che rendono le tavole sporche e fastidiose da leggere. Difetto, questo, forse dovuto a un sovradosaggio, che pare tuttavia non essere presente in tutte le copie disponibili. La traduzione e l'adattamento sono come sempre ben fatti, in piena fedeltà all'originale giapponese e cercando di trasmettere al lettore italiano le stesse sensazioni provate dal lettore originale. In <b>Arcobaleno di spezie</b>, l'editore di Bologna decide di inserire le note direttamente a piè pagina, a differenza del passato in cui le inglobava in un glossario a fine volume, permettendo quindi una maggior immediatezza e semplicità nel loro utilizzo. Infine, forse troppo ben abituati con <i>Katsu!</i> e <i>Cross Game</i>, dispiace constatare l'assenza di un redazionale o di qualche approfondimento a fine albo. Il prezzo è quello canonico per edizioni da fumetteria, 5.90€.

<b>Arcobaleno di spezie</b> è un esperimento quantomeno interessante da parte di <i>Mitsuru Adachi</i>, un tentativo di staccarsi (in parte) dall’uniformità narrativa che – nel bene o nel male – caratterizzava le sue opere principali. La decisione di puntare maggiormente sull’aspetto comico-demenziale potrebbe risultare, tuttavia, un’arma a doppio taglio, rischiando di relegare quest’opera a mero “divertissement” per i fan dell’autore. Se <b>Arcobaleno di spezie</b> meriti di essere annoverato tra le opere più meritevoli di <i>Adachi</i> è ancora presto per dirlo, ma tutto dipenderà da come l’autore saprà gestire l’evolversi della trama e dei personaggi, sperando esso non degeneri in un ibrido mal riuscito come <i>Gintama</i>. Indipendentemente dal risultato finale, che non è certo possibile immaginare con solo un paio di volumi letti, non ritengo <b>Arcobaleno di spezie</b> l’opera ideale per introdursi al mondo di <i>Mitsuru Adachi</i>.

Becar

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Becar

Volumi letti: 11/11 --- Voto 10
Una tra le prime opere dell'autore e a differenza delle altre non tratta di sport visto la sua ambientazione nel periodo storico, quando i primi stranieri arrivarono in Giappone.
Resta comunque una classica opera di Adachi specialmente per quanto riguarda lo stile di disegno, ancora un po' rozzo e meno pulito di quello attuale, ma comunque ricco di carrellate, silenzi e povertà di dettagli che riescono ad esprimere emozioni non descrivibili a parole.
Parere personale: divertente soprattutto per la storia abbastanza innovativa, differente dal resto delle opere dell'autore, sia ricca di gheg comiche, combattimenti e rapporti d'amicizia più o meno strani. Inoltre lo stile di disegno, che apprezzo molto, rende il tutto molto ben realizzato.
Voto: 9.5