Chiba
Per il manga
Level E
di genere
Volumetti Letti: 3 su 3 ---
Voto: 8 “In questo momento, diverse centinaia di specie di alieni vivono e vagano liberamente sulla terra, e i soli all’oscuro di tutto questo sono i terrestri…”
“Level E” m’ha sinceramente divertito.
In questo periodo è arduo trovare un manga tanto spensierato e ben sceneggiato; ormai le nuove uscite nipponiche hanno temi ristretti e nel campo shounen vi sono sempre meno opere da lodare.
Ben volentieri mi son letto i tre volumi di “Level E” riassaporando la grandissima vena creativa di Togashi, in quest’opera assai presente e libera di fare ciò che vuole.
L’incipit iniziale è banale quanto efficace:
Yukitaka Tsutsui, terrestre, va a vivere da solo dopo aver convinto i suoi a fargli frequentare una scuola lontano da casa, ma all’interno della nuova abitazione troverà Ouji: un ragazzo dai lineamenti tipicamente umani che senza indugiare, con una spensieratezza fuori dalla norma, si presenterà come un alieno precipitato sulla terra e, a causa del forte impatto nell’atterraggio di fortuna, senza più memoria. Preferisco non prolungarmi con la trama: rischierei d’anticipare avvenimenti inattesi e dalla forte intensità.
Cosa rende questo manga diverso dagli altri? Semplicemente tutto: dalla metà del primo volume tutte le certezze del lettore si sgretolano e questa opera inizialmente ad ambientazione misteriosa, tipica di “X-Files”, diventa una lettura comica, umoristica, assai spensierata ma scritta e ideata da un genio della penna.
La sensazione provata è quella di una serie sperimentale:
Togashi, evidentemente ripresosi dopo il crollo psicologico conseguente a
“Yu degli Spettri”, decide di sperimentare. Pienamente consapevole della libertà di disegnare ciò che vuole, entro il volere degli editori, inventa storie impossibili ma, contemporaneamente, veritiere nel mondo rappresentato; protagonisti originalissimi, pronti a rompere i classici schemi “principe -> buono; tiranno -> cattivo”, od a sfruttarli fino all’inverosimile; trame mai eccessivamente tirate e sforzate ma, anzi, dagli epiloghi rilassati e, da me, apprezzatissimi.
Niente è quel che sembra quando si tirano in ballo degli extraterrestri, l’autore lo sa bene e sa anche come sfruttare la cosa.
Oltre la metà del primo numero le storie diventano autoconslusive e prendono parte nuovi protagonisti, da dei bambini delle elementari ad altri numerosi alieni, tutti uniti fra loro dalla reciproca conoscenza di Ouji.
Togashi non si ferma qui:
vi sono tante chicche all’interno di questa serie: dai riferimenti di
“Dragon Quest” e di
“Super Sentai” (classico show televisivo giapponese, simile all’americano “Power Ranger”); alla grande documentazione usata, dimostrando d’essere un autore di grandissima professionalità e inventiva.
Il tratto è magnifico, simile a quello dei primi volumi d’ “Hunter x Hunter”: pulito, realistico e grade.
Voto: 8.5 su 10.
Ci si chiede soltanto perché non sia stato ancora pubblicato in Italia.
