Kotaro
Per il manga
Sky Hawk
di genere
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Voto: 9 Sky Hawk, dice Taniguchi stesso, è un manga che doveva nascere da oltre vent’anni ma che ha faticato a venire alla luce proprio per la sua particolarità.
Trattasi di un western, un genere poco congeniale alla narrativa nipponica ma da sempre presente in quella occidentale, francese, americana o italiana che fosse.
L’amore di Jiro Taniguchi per l’Occidente e per la sua arte, cinematografica e fumettistica in particolar modo, è ben noto ai suoi lettori, e non sorprende affatto vedere Jiro Taniguchi cimentarsi in un’opera che tutto sembra meno che giapponese, se non fosse per la nazionalità “gialla” dei due protagonisti.
Due samurai, Hikosaburou Soma e Manzou Shiotsu, alla fine dell’800 vengono espatriati dal Giappone all’America.
Abile con la spada uno, esperto di jujitsu l’altro, i due si trovano in terra straniera ma non sanno ancora nulla della grandissima avventura che li attende. L’incontro con Running Deer, una sioux fuggiasca con neonata al seguito, li porterà a conoscere anche Crazy Horse, il giusto e retto capo della tribù Oglala. Entrati a far parte della tribù con l’obbiettivo di insegnare ai nativi le arti marziali giapponesi in modo che possano difendersi dai ripetuti attacchi dei “bianchi”, i nostri troveranno nel modo di vivere di quelle genti sensazioni che non sapevano di poter provare o che avevano dimenticato, dopo che il governo giapponese aveva privato i samurai del loro onore di guerrieri.
La vita coi nativi americani toccherà a tal punto i due uomini che decideranno di abbandonare le loro tradizioni e i loro stessi nomi, diventando rispettivamente Sky Hawk e Winds Wolf e mettendo al servizio della tribù le loro conoscenze e la loro virtù guerriera. Ne avranno bisogno, perché i bianchi, capitanati dall’inflessibile generale George “Long Hair” Armstrong Custer, vogliono cacciare i nativi dalle loro terre...
Il modo migliore per parlare di Sky Hawk è citare ciò che di lui dice il grande fumettista francese Moebius, perché non si può che dargli ragione. Dice Moebius che fumetti come Sky Hawk sopperiscono alla scomparsa del western nella cinematografia attuale e che possano permettere di spaziare con la fantasia tramite tavole, disegni, vignette e balloons. Parole sante, davvero.
Personalmente non sono un grandissimo esperto della cinematografia western, ma come tutti quelli della mia generazione da bambino mi lasciavo incantare dalle storie di “indiani e cowboys” e dalla visione di sterminate praterie dove scorrazzare liberamente in sella a un cavallo, con un bellissimo cappello da cowboy calcato in testa, una stella da sceriffo appuntata sul petto, un fazzoletto legato al collo e degli stivali con speroni, di saloon dove azzuffarsi al grido di “Ehi, tu, gringo!”, di mezze giornate di fuoco e balle di fieno rotolanti, di nativi che avevano una spiritualità tutta loro che ci affascinava, nonostante nei nostri giochi fossero loro i “cattivi”.
Sky Hawk riesce, nell’arco delle sue 280 pagine, a riportare alla mente questi sogni di grandi avventure.
È una storia semplice, quasi banale, fanciullesca, dove stavolta le parti si invertono, gli indiani (e i giapponesi) sono i buoni e i cowboys sono i cattivi. Eppure, nella sua semplicità, si colora di tinte forti e molto intense, come solo il buon Taniguchi riesce a fare, quando si occupa di racconti di stampo occidentale. Diversi sono i grandi temi trattati, come l’amore, la giustizia, i diritti umani, l’amicizia, la fiducia, la diversità, l’onore, il rispetto reciproco e il rapporto con la natura e la religione. Ho trovato davvero toccante vedere come questi due guerrieri di un paese lontano e sconosciuto ai nativi americani vengano accolti nella tribù come fratelli e come guerrieri degni d’onore e rispetto, oppure la rappresentazione dei rapporti fra le varie tribù, che, dapprima ostili le une alle altre, si uniscono poi per fronteggiare il nemico comune. Per tacere di come è trattato il rapporto molto profondo dei nativi con la natura e gli spiriti, che, visto dagli occhi di due estranei, si rende molto vicino al lettore e riesce a toccarlo in maniera magistrale.
Jiro Taniguchi, giapponese ma appassionato di film e fumetti occidentali, tratta questi argomenti a lui così lontani in linea geografico-culturale con la sua consueta maestria. L’autore ammette nella postfazione di aver compiuto svariate ricerche, sia attraverso film che libri, sull’ambientazione e gli eventi storici, arrivando persino a documentarsi sull’espatrio di giapponesi in America nell’epoca Meiji. Il tutto condito con il suo stile di disegno sempre pulitissimo, realistico, chiaro ed esperto nel ritrarre ora sterminate praterie ora concitate scene di battaglia, ora saggi capi indiani dal capo piumato ora generali americani con la barba e la giubba blu. Ogni personaggio ha una sua ragion d’essere ed è esteticamente diverso da altri, e i paesaggi sono disegnati in maniera tale da mozzare quasi il fiato, come sempre accade quando si parla di Taniguchi. Si noti anche la bellezza delle tavole a colori, peraltro, anche se queste sono soltanto due o tre all’inizio del volume. Ma ci si accontenta.
Sky Hawk è quindi un manga che tutto sembra meno che un manga. Sembra uscire direttamente dallo schermo di un cinema degli anni Settanta e sarà capace di risvegliare diverse sensazioni positive ai suoi lettori. Chi ha amato Balla coi lupi o i film di John Wayne probabilmente si riconoscerà in diverse cose che il fumetto mostra e lo amerà come non mai.
C’è da dire, purtroppo, che Sky Hawk è inedito in Italia, difatti io l’ho letto nell’ottima edizione francese della Casterman, che ha l’unico difetto di non avere la cover originale ma di usare un rifacimento a colori di una pin up interna, ma che presenta di contro un grande e solido formato, un ottimo adattamento, pagine a colori in apertura e tutta una serie di editoriali (la prefazione a cura di Moebius e una postfazione a cura dell’autore stesso) che aumentano il fascino e la ricercatezza di questa storia.
Nel caso ci fosse qualche lettore francofono appassionato di western, gli consiglio caldamente di recuperare Sky Hawk in qualche modo, in attesa di un’edizione italiana, poiché ne varrà la pena.
