
 La sensibilità degli uomini New Age è finalmente arrivata nella terra dei salaryman. Ma c'è un dettaglio, una caratteristica importante in Giappone, che causa allarmismi sul calo delle nascite: l'uomo moderno giapponese non sembra interessato alle donne e al sesso.
A Tokyo, nel weekend, l'area trendy di Harajuku diventa un miscuglio di tribù urbane: le goth lolita battono le loro ciglia finte, abbagliando col loro ribellismo.
Lontani da quest'estetica ormai superata dalle imposizioni, un esercito di dolci uomini con capelli stirati e jeans aderenti. Questi giapponesi sono i cosiddetti “ erbivori” (dalla frase giapponese “ragazzi mangiatori di erba”): eterosessuali, ma apparentemente poco interessati ai “piaceri della carne”.
Sono attratti dal silenzio, dalla vita meno competitiva, si concentrano sulla famiglia e gli amici, evitando i dettami del maschio macho tradizionale giapponese.
Incluso Yukihiro Yoshida, un ragazzo “ventenne-e-qualcosa”, studente di economia, che si autodefinisce erbivoro. “ Non prendo l'iniziativa con le ragazze, non parlo con loro”, dice arrossendo. “ Ben venga se una ragazza parla con me, ma da parte mia non faccio mai il primo passo”.
Diverse ricerche dichiarano che il 60% dei giapponesi dai vent'anni alla trentina si definisce “erbivora”. Il loro Sex and the City è uno show televisivo chiamato Otomen (ragazzo effeminato). Il protagonista è un esperto di arti marziali, il ragazzo più falso della scuola. Le sue passioni segrete sono il cucito, fare i dolci e rammendare vestiti per gli animali di pezza.
“ Nascondo la mia natura” dice nel primo episodio, identità che si cuce addosso segretamente nella sua stanza. “ In ogni momento sarò un uomo, un vero uomo giapponese”.
Ma che vuol dire? “ Non è da molto che gli uomini stanno diventando simili alle donne. E' l'idea della mascolinità che sta cambiando” dichiara Kokobun Katsuhiro. Dalla sua posizione privilegiata a Gruzzle, grazie al proprio salone di bellezza di Harajuku, Kokobun ne ha viste molte in fatto di nuove tendenze.
Negli anni ha visto sempre più persone venire nel suo salone, persone che definisce “ più modeste, con meno richieste, quasi passive; loro accettano quanto gli viene detto”. Ha notato che oggigiorno domandano più trattamenti tipicamente femminili. “ Facciamo sopracciglia e trattamento del viso per uomini”, dice sorridendo. “ Il rimodellamento delle sopracciglia è molto in voga tra gli studenti del liceo”.
 Quindi, non è una coincidenza se le sopracciglia di Sekine Yasuhito sono modellate perfettamente. Il cambiamento dei gusti è ciò che gli interessa di più in questo periodo. Lavora per un internet service provider e opera nel Sweets Club, un gruppo online per uomini a cui piacciono i dessert. Operativo da gennaio, ha già mille membri iscritti (online e di persona), che dibattono sulle virtù delle diverse merendine alla fragola. E' qualcosa che Sekine definisce impensabile fino a vent'anni fa. Folgorato dalla sua voglia, assaggia la dolce gelatina di pesche, lodandola. Non è così forte come la gelatina al caffè alla crema (un gusto da veri uomini, se mai ne è esistito uno), etichettandolo “retro”. Pensa che il suo dessert club mostri come i giovani giapponesi asseriscano la loro individualità, riflettendo il loro cambio di valori rispetto al boom giapponese degli anni 80.
“ Una volta (negli anni 80 appunto), gli uomini giapponesi erano più passionali e aggressivi, ma ora queste caratteristiche sono disprezzate. I nostri membri hanno una personalità mite, dicono ciò che gli piace senza pregiudizi, non sono limitati dalle aspettative” dichiara Sekine, che si autodefinisce erbivoro. “ In quei tempi a molti uomini piacevano i dessert, ma era una cosa da sfigati. Agli uomini tosti piacevano l'alcol o i cibi speziati. Ho scoperto che a mio padre piacevano i dessert, ma non si è mai fatto beccare”.
La maggior esperta di erbivori, Maki Fukasawa, crede che siano nati dall'ultima disastrosa decade di economia stagnante. Ha battezzato così la tribù nel 2006 e recentemente ha scritto un libro intitolato Generazione Erbivori, in cui li suddivide in 23 sottocategorie distinte. Sostiene che siano una ribellione verso la generazione di impiegati dei loro genitori, consci di girar le spalle ai canoni vigorosi e consumistici della loro epoca.
“ Provano una sorta di repulsione verso le generazioni più vecchie”, dice Fukusawa. “ Non vogliono avere il loro stile di vita, e il loro impatto sull'economia è molto grosso. Ora fanno molta notizia per via delle basse vendite, specialmente sui prodotti statali quali automobili e alcolici”.
Dice che il loro avvento porterà cambiamenti positivi: magari hanno meno senso competitivo, ma hanno un forte senso di comunità e di famiglia, cosa che a loro è venuta a mancare crescendo.
“ In un certo senso, i loro padri trascurano le loro famiglie. Erano così immersi nello stile di vita dell'impiegato giapponese, uscendo ogni notte col loro capo, che gli erbivori si chiusero nei loro famigliari e amici”, dice Fukusawa.
Ma c'è paura per la finanza e l'impatto sociale degli erbivori. Il loro basso livello di acquisto e la mancanza d'interesse per il sesso invoca due dei più grandi problemi del Giappone: l'economia senza luce e il declino delle nascite. Amano essere amici con le donne, ma per molti di loro nulla di più.
Per le strade di Harajuku, Alex Fujita spiega perché non gli interessa parlarci più: “ Ormai le donne hanno molta più istruzione e si immergono nel lavoro. Le donne ora fanno paura”.
E, logicamente, c'è anche un'etichetta per il potere lavorativo economico al femminile, donne che sanno ciò che vogliono, “ donne carnivore”.
Con gli uomini erbivori e le donne carnivore, sembra che la terra dei samurai, lottatori di sumo e delle geisha si affacci a uno scenario totalmente nuovo.
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Autore: RyOGo
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78) Messaggio scritto da ShinXela (anonimo) il 29/11/2009 alle 17:07 @Limbes: sono totalmente in disaccordo con te, non c'è nulla di più falso nel fatto che esistano dei parametri di bellezza oggettivi ed universali; l'deale di bellezza è un prodotto puramente culturale, e non c'entra nulla coi meccanismi dell'attrazione sessuale. Ciò che è "bello" e "brutto", così come ciò che è "giusto" e "sbagliato", è sancito dalla cultura, non dalla natura. Quest'uomo per un europeo probabilmente non è esattamente attraente http://www.paesieimmagini.it/Papua/data/images/Oro_verde_oriz.jpg ma per i membri della sua società egli è di sicuro più gradevole di quanto non sia un soggetto che secondo te è "oggettivamente bello" per la simmetria del suo volto. Sbagliate di grosso se pensate che quando affermo che qui da noi, attualmente, vige un certo canone estetico, lo faccia intendendo che quello corrisponde ad una effettiva ed autentica bellezza...devo essermi espressa proprio male se è questo quello che avete compreso dal mio discorso. Ho cercato soltanto di evidenziare l'assoluta relatività dei modelli estetici dominanti in un certo luogo e spazio; il fatto che attualmente si riesca ad apprezzare l'aspetto anche di persone di altri Paesi ed etnie, non è un fattore dovuto all'"oggettiva" bellezza della persona in questione, quanto piuttosto il risultato della globalizzazione che sta omologando sempre di più i canoni estetici. Io baso le mie considerazioni sul relativismo culturale, concetto a fondamento dell'antropologia. Qualsiasi discorso che metta in questione quest'assunto per me "sacro" delle scienze sociali, è privo di credibilità, quindi le nostre posizioni non s'incontreranno mai.
"Invece, empiricamente, si riconoscono come belli diversi "tipi" anche differenti fra loro per etnie, forme eccetera. Questo perché? Perché la bellezza non è legata a epoche o trend sociali, mode o quello che ti pare. Gli esempi che porti della pittura non contano, in quanto, a meno che non si tratti di ritratti (cacofonia da scusare), sono esempi di idealizzazione della figura umana che non corrispondono mai al vero - fatto sta che artisti dello stesso periodo raffigurano corpi e visi diversissimi fra loro. A 'sto punto tanto valeva fare l'esempio con figure manga."
Appunto, le opere d'arte corrispondono ad una "idealizzazione della figura umana", quindi sono *esattamente* l'espressione di un modello di bellezza. Che altro è, il canone estetico, se non un "ideale di bellezza"? E' proprio di idealizzazione ciò di cui stiamo palando eh, ma voi che intendete per canone estetico? Il gusto personale? L'insieme di caratteri che inducono l'attrazione sessuale nell'uomo e nella donna? Boh. Forse non vi è proprio chiaro cosa sia un canone estetico, se può essere utile c'è sempre Wikipedia 
81) Messaggio scritto da ShinXela (anonimo) il 29/11/2009 alle 21:02 @Limbes: continui a non comprendere che un canone estetico corrisponde ad un ideale di bellezza, un IDEALE, ed in quanto tale è il frutto innanzitutto di un'elaborazione culturale, non di un istinto. Da qui il suo carattere fortemente relativo. L'uomo è un animale, e non sto assolutamente negando questo, ma tutti i suoi comportamenti sono il frutto dell'interazione tra fattori innati (biologici) e stimoli ambientali. E' da questa interazione che nascono diverse risposte adattive e quell'insieme di comportamenti, usi, costumi, valori che vanno a costituire quella che è la peculiare cultura di un popolo. La cultura va ad influire fortemente sui comportamenti dei suoi membri; freudianamente parlando, è il SuperIo che media tra l'Es e l'Io.Tu affermi "Una omologazione dei canoni estetici mi sembra improbabile", e non ti accorgi che un concorso di bellezza come Miss Universo è proprio la testimonianza di questo processo, in quanto ogni nazione non manda la candidata che è ritenuta più carina sulla base del canone estetico dominante al proprio interno, ma di quello che si è affermato come dominante a livello internazionale, e che corrisponde al canone occidentale, in quanto espressione del modello economico e politico egemone in questa fase storica (anche se in rapido declino, aggiungerei, ma qui si entra in una altro discorso). Affermi "Forse vedere da dove nascono le cose potrebbe essere più utile di un semplice sapere enciclopedico" quando io non sto affatto ostentando un sapere enciclopedico, che non posseggo e non credo sia indispensabile quanto dotarsi di efficaci strumenti critici. A mio modo di vedere, è proprio il contrario: tu ignori "da dove nascono le cose", e stai cercando di sostenere ad oltranza una tesi sulla bellezza che si fonda esclusivamente su una presunta innata predisposizione umana al riconoscimento dell'individuo bello e geneticamente perfetto per la riproduzione, escludendo TOTALMENTE dal tuo campo di osservazione il fatto che l'ambiente gioca un ruolo importante quanto la base istintuale nei comportamenti umani. Difendi una tesi innatista, quando l'equilibrio sta ovviamente nel mezzo, in quanto il comportamento individuale è sempre il frutto di un'interazione tra fattori intrinseci ed estrinseci all'individuo. Un canone estetico, che ti piaccia o meno, è un prodotto essenzialmente culturale, come lo è una religione o una lingua. Affermi "Ma all'interno di tali caratteristiche differenti c'è una base che ne permette in qualche modo di identificarne i caratteri di bellezza", io ti rispondo che possono esserci caratteri che inducono in tutti gli individui una maggiore attrattiva sessuale, ma confondere reazioni puramente istintive con un concetto che ha un valore esclusivamente sociologico come quello di "canone estetico", aka "ideale di bellezza", è semplicemente scorretto. E' come parlare di medicina durante una lezione di geografia. L'ideale di bellezza è fortemente vincolato alla società in cui si sviluppa, quindi ribadisco per l'ennesima volta che siamo nel campo della cultura. Infine, affermi "Mah, forse t'è sfuggita l'ultima parte del mio post. Tu affermavi, corregimi se sbaglio, che nell'arte si riflettono i canoni estetici di una società. Io ti ho confutato quest'idea poiché opere create nel medesimo anno presentano figure formalmente diverse, poiché ogni artista ha il proprio stile figuartivo e il proprio filtro attraverso cui propone ciò che vuole esternare", ebbene, il fatto che ci possa essere qualche artista che ha proposto delle raffigurazioni della bellezza maschile e femminile difformi dal canone estetico dominante nel suo Paese in un dato periodo storico, non nega che un canone estetico dominante esista, ma è prova dell'eccezione che conferma la regola. 
87) Messaggio scritto da ShinXela (anonimo) il 30/11/2009 alle 00:16 @Limbes: continuo a non condividere una sola parola di quanto affermi, e se per te il mio discorso è un lungo contraddittorio, per me perseveri in una tesi storicamente inaccettabile. Affermi "la bellezza in sé che fine ha fatto", ebbene, la bellezza in sè non esiste. E credimi, con questo credo di aver esaurito tutto quello che avevo da dirti, visto che nel tuo ultimo messaggio mi hai solo confermato di avere un'erronea visione della bellezza come di un dato oggettivo. "Per quello che io ho studiato di antropologia ho trovato che tale studio sia troppo incentrato alla specificità di una determinata cultura e non a come si sia giunti a questa e quindi le cause soggiacenti determinati fenomeni sociali o altri presi in esame. In poche parole a volte m'è sembrato di vedere castelli perfettamente studiati ma privi di fondamenta o che non includono le tappe dei lavori che li hanno costruiti. Con il tuo esempio di miss universo non è che mi hai fatto cambiare idea." Mi chiedo quale antropologia tu abbia studiato, dato che questa scienza si propone proprio di comprendere i meccanismi sociali in relazione a rapporti di causa ed effetto. Se si osserva una società africana, e si vede che lì la bellezza tipo femminile è rappresentata da una donna bella in carne, ci si ferma ad una pura descrizione di un fatto. L'antropologo si chiede il perchè, e scopre che la cosa è conseguente alla penuria di cibo, quindi il grasso è sinonimo di prosperità. Pensa che in Niger ci sono donne che assumono pillole ingrassanti per essere piacenti, quando da noi la gente diventa matta con le cure dimagranti. E tu affermi che l'ideale di bellezza non c'entra un fico secco con le caratteristiche specifiche di una certa società.
@Kenzo: Mi sembra che tu mi abbia fraintesa in modo non grossolano, di più. ""Qui da noi un obeso secondo te è considerato bello? No, non lo è, secondo il canone estetico dominante." Su questo punto modererei i termini della discussione visto che l'obesità è considerata una patologia o un disturbo alimentare di gravità pari all'anoressia." Pensi che quando affermo che esiste un canone estetico dominante lo faccia giustificando la validità di quel canone, e quindi peccando di insensibilità nei confronti di chi non lo rappresenta? Io mi sono limitata a descrivere un meccanismo sociale, non ho detto che è "giusto" (categoria morale di cui un ricercatore di scienze sociali si deve spogliare mentre analizza una certa realtà, altrimenti rischia di cadere in atteggiamenti etnocentrici) che esista un determinato canone estetico e che tutti dovremmo rappresentarlo! La mia capacità espressiva dev'essere davvero pari a zero oggi, se leggendomi lascio trasparire simili messaggi.
Entrambi vi ostinate a negare un dato - la relatività dell'ideale di bellezza - storicamente dimostrabile, per un puro e semplice scetticismo verso le scienze sociali.
P.S. Una nota relativa ad una mia precedente affermazione: freudianamente parlando, è vero che il SuperIo è assimilabile alla cultura, ma è l'Io che media tra Es e Super-Io, non il Super-Io a mediare tra Es ed Io. Magari non interessa a nessuno e non voglio approfondire ora questi discorsi, solo che ci tenevo a correggere questa mia inesattezza. 
89) Messaggio scritto da ShinXela (anonimo) il 30/11/2009 alle 00:48 "Con la sola differenza che le scienze, quelle vere, studiano un modo per semplicare la comprensione dei sistemi complessi e nel caso di quelli caotici ammettono il limite delle loro ricerche, mentre le altre cercano di spiegare in termini comunque desunti dall'ambito culturale di appartenenza le dinamiche interne ad altri sistemi di valori. E' per questo che uno storico gode quando può confrontare documenti che presentano il medesimo evento in prospettive socio-culturali diverse, mentre un sociologo piange quando una minima evidenza reale sputtana le sue teorie. Questione di differente approccio alla realtà..."
Ma chi ti ha detto che le scienze sociali non ammettano i limiti delle proprie teorie, tant'è che esitono un'infinità di teorie diverse che confutano le altre e cercano di supplire a questi limiti? Chi ti ha detto che nell'indagine socio-psicologica non si proceda come in altre scienze, vale a dire tramite illa ricerca empirica? Come credi venga realizzata una ricerca psicologica o sociologica? Come pensi che abbia lavorato, che ne so, Pavlov? Ma credete veramente che psicologi, sociologi ed antropologi basino le proprie teorie sulla base di quello che si sono sognati la notte prima? E' davvero inutile discutere con chi dimostra un'assoluta mancanza di rispetto verso queste discipline, degittimandole magari perchè ha fatto ingegneria o medicina. Un atteggiamento snobista abbastanza fastidioso, veramente.
Poi quando affermi che le scienze sociali "cercano di spiegare in termini comunque desunti dall'ambito culturale di appartenenza le dinamiche interne ad altri sistemi di valori", scadi veramente nel ridicolo, perchè questo è ciò che fanno le persone comuni, la cui mente è dominata da una visione etnocentrica del mondo, non il ricercatore di scienze sociali di oggi, che riconosce la necessità di spogliarsi di qualsiasi preconcetto morale per poter studiare nel modo più obiettivo possibile una cultura diversa da quella propria di appartenenza. E' per questo che per un antropologo non possono esistere categorie morali come il giusto e lo sbagliato, il bello e il brutto, quando è di fronte al suo oggetto di indagine; deve cercare di capire perchè, per quel popolo, quella cosa è bella o giusta, mentre per quell'altro è brutta o sbaglata...Questo deve fare, senza schierarsi sulla base delle propria morale personale! Ed è questo che significa assumere un'ottica di relativismo culturale! 
97) Messaggio scritto da ShinXela (anonimo) il 30/11/2009 alle 14:21 "Perché io riesco a trovare bella una ragazza dell'Africa centrale, una ragazza pellerossa, una ragazza indonesiana, una russa, una indi e una ragazza inuit (test fatto, non sono ragazze prese a caso)?"
Questa domanda dimostra solo una cosa: che non hai capito (o se preferisci, che non sono stata in grado di spiegarti) cosa si intenda per "canone estetico dominante". Il fatto che in ogni società, in un determinato contesto temporale, esista un canone estetico dominante (laddove per "dominante" si intende "largamente diffuso e condiviso", senza per questo NEGARE i particolarismi e tutti quegli elementi di natura prettamente biologica che regolano i meccanismi dell'attrazione sessuale), non significa che ogni singolo individuo vi si conformi ciecamente e che sia privo di preferenze personali. Il vostro problema (tuo e di Kenzo) è che continuate a ragionare riconducendo all'individuo un discorso che invece io sto facendo sulla società nel suo insieme. La sociologia non nega la peculiarità del singolo individuo (quindi non è, ovviamente, affatto impossibile che ad un uomo occidentale di oggi piaccia un prototipo femminile che è l'opposto della velina), ma cerca di spiegare le tendenze che si consolidano a livello collettivo, sulla base di rapporti di causa ed effetto. Ecco perchè anche vedere qual è la "ragazza tipo" che viene scelta come candidata di un concorso di bellezza ha un valore di rilievo sociologico: perchè riflette una *tendenza collettiva*. Quando parlo di canone estetico dominante, mi riferisco ad un insieme di elementi che, in un determinato contesto spazio temporale, vengono riconosciuti come indice di bellezza. Nella nostra società occidentale moderna, questi tratti sono ad esempio l'altezza e il peso forma. Fanno parte del canone estetico "dominante" non perchè a tutti piacciano solo le persone alte e snelle, ma in quanto sono collettivamente riconosciuti come standard di beltà. Avete presente il prototipo del principe azzurro? "Alto, biondo e con gli occhi azzurri"...Egli rappresenta un canone di bellezza ideale largamente condiviso e diffuso a livello di immaginario, tant'è che viene spesso descritto così nelle favole. Non è "basso, grasso e sudaticcio", perchè questi caratteri non richiamano alla mente l'idea di bellezza, nella nostra società attuale (a prescindere dal fatto che possano esistere centinaia di donne che adorano gli uomini bassi, grassi e sudaticci), tuttavia può darsi benissimo che fra 50 anni il principe delle fiabe sarà proprio così, grasso, basso e sudaticcio, perchè la nostra società sarà profondamente diversa, e i caratteri fisici del principe azzurro della nostra epoca per qualche ragione potranno essere obsoleti.
Probabilmente non sono riuscita nemmeno ora a spiegarmi e mi dispiace, ma davvero non so più che termini usare, e non perchè voi siate stupidi, probabilmente sono io che fatico a farmi capire. I canoni estetici sono sempre esistiti, in tutte le epoche ed in tutti luoghi; vi schifa la sociologia, e ok, allora guardate almeno la storia (a cui la sociologia è ovviamente fortemente legata, infatti non capisco come facciate a separarle)
http://www.benessere.com/bellezza/arg001/storia.htm http://www.taccuinistorici.it/ita/news/medioevale/busi---curiosita/Grasso-e-Magro-storia-dei-canoni-estetici.html
Vi invito a queste letture perchè esemplificano concretamente, con riferimenti storici, il discorso che io sto facendo in termini teorici. Vi offendete perchè affermo che certi punti delle vostre considerazioni mi sembrano assurdi e grossolani, ma d'altra parte nemmeno voi ci state andando per il sottile... Il tono ironico si spreca nei vostri discorsi, sembra quasi mi prendiate per i fondelli per una presunta fiducia cieca che riporrei nelle scienze sociali, quando io semplicemente, a differenza vostra, ne riconosco la legittimità epistemologica, senza per questo fidarmi follemente di qualsiasi teoria legga in giro; il modo migliore per elaborare una teoria che si avvicini il più possibile alla realtà è confrontare teorie diverse, in modo da supplire ai limiti dell'una o dell'altra; prendete poi un articolo di giornale come esempio del "rigore" delle scienze sociali, come se quello anzichè essere il riassunto di un giornalista, frutto del suo personale punto di vista e di una ovvia semplificazione, fosse l'effettivo dossier dei ricercatori; mi dite che è impossibile assumere un'ottica relativista, ed è legittima come opinione, ma per quanto utopico è comunque quello a cui deve tendere il più possibile il ricercatore di scienze sociali per giungere a dei risultati il più oggettivi possibile. Assumere un'ottica relativista significa che il sociologo, se si mette ad esempio a studiare le abitudini alimentari cinesi, non deve indignarsi se i cinesi mangiano il cane, come fa l'italiano medio, altrimenti fa meglio a stare a casa sua, davanti a Studio Aperto a nutrirsi di stereotipi, anzichè cercare di capire seriamente come funzionano le società. 
101) Messaggio scritto da ShinXela (anonimo) il 30/11/2009 alle 21:02 "Comunque, se riconosci anche tu che esistono dei fattori biologici e ancestrali che contribuiscono all'identificazione della bellezza, allora di che stiamo parlando? Mi viene da pensare che scardinando la tua corazza sociologica sulla quale insisti in modo ossessivo, alla fin fine abbia ragione Assenzio sulla convergenza."
E' una tua convinzione personale che la scociologia non tenga conto del fatto che nel comportamento umano incidono anche dei fattori innati (e se incidano più i fattori ambientali che quelli innati è l'eterno terreno di battaglia su cui combattono empiristi ed innatisti), io non l'ho scritto da nessuna parte, e purtroppo ho l'ennesima conferma, da questo tuo post, che non ti è ancora chiaro cosa sia un canone estetico, perchè continui a portarmi esempi di singoli individui che trovano attraenti anche persone che non corrispondono al canone estetico dominante (vedi l'esempio che fai dei nobili che andavano con le contadinelle)...Ho cercato di spiegare in tutte le salse che l'esistenza di un canone estetico predominante non guida ciecamente il comportamento umano, nè impedisce l'affermazione di un gusto personale palesemente opposto a quello dell'ideale di bellezza più diffuso nell'immaginario collettivo, ma è evidente che mi esprimo da cani. Pazienza.
"Ah, non osservare direttamente e in modo più approfondito la realtà se la teoria non la rispecchia?! Bella questa, mi sa che dà proprio ragione a Kenzo sull'interpretazione teorica dissociata dai fenomeni reali. Stiamo attenti, Shin, che il tuo modus si sta avvicinando a quello di Penelope."
Contrariamente a ciò che credi, io non sono una sociologa e purtroppo non ho i mezzi ed il tempo per condurre autonomamente un'indagine sociologica come si deve, tramite la raccolta di una grande quantità di dati empirici, la redazione di statistiche, esperimenti et simila. Non ho inoltre la presunzione di considerare il mio misero vissuto personale come un parametro di rigore scientifico per valutare la società, quindi tutto ciò che posso fare, nel mio piccolo, è leggere gli studi fatti da altri e compararli. Evidentemente tu reputi invece il tuo punto di vista personale talmente attendible da consertiti di comprendere il mondo sulla base della tua esperienza individuale, e non senti la necessità di confrontarti con teorie che si fondano su una casistica immensamente più ampia (ed osservata con criteri scientifici) di quella che può derivare dalla semplice esperienza quotidiana del singolo.
"La collettività è fatta di singoli individui, se non si parla di fenomeni sociali ma, come in questo caso, di un insieme di fattori sia sociali che biologici e psicologici, mi sembra quanto meno più opportuno andare ad analizzare il singolo individuo o le caratteristiche generali comuni a una moltitudine. Se ci si ostina a dover trovare per forza un modello che però ammette una grande quantità di eccezioni e varianti, ne risulta minata la validità del modello stesso, oltre che la sua legittimità e la credibilità del processo che ha portato alla sua formazione."
Il canone estetico dominante è un FENOMENO SOCIALE, un prodotto della cultura, in quanto in quel "dominante" è intrinseco il concetto di "ampiamente condiviso"; finchè non si fa chiarezza su questo, ovvero che stiamo parlando DI "TREND CHE VANNO PER LA MAGGIORE" (è più chiaro detto così?) si continuerà a cadere nella banale osservzione che i gusti sono personali, e anche se alla tv ci sono solo modelle slanciate, uno può sentirsi attratto e trovare stupenda anche una ragazza bassina e grassa, come i nobili che pur ritenevano la pelle bianchissima indice di bellezza, di certo non disdegnavano le loro servette dalla pelle bruciata dal sole.
Riguardo a chi abbia scritto gli articoli, ho forse detto che sia stato un sociologo? Ma cosa c'entra??? Quegli articoli li ho riportati solo come esempi di analisi storica dei canoni di bellezza; tra l'altro le contraddizioni che tu ci intravedi, io non le vedo proprio!
"i trovatori blaterano (tra le altre cose) di donne dagli occhi cerulei, capelli biondi e carnagioni chiare contrapposte ai modelli mediterranei. Ma precedentemente per descrivere le stesse donne mediterranee si era avvalso delle parole omeriche "bianche braccia" e identici "occhi cerulei". Errore di copia incolla? A parte il fatto che mi sa che c'è un fraintendimento fra reali caratteristiche fisiche ed epiteti stilistici dell'epica che hanno una loro ben precisa funzione."
Ma dove starebbe la contraddizione? O_o Pensi che le donne mediterranee siano tutte brune di pelle, occhi e capelli? Sono tratti prevalenti, ma non esclusivi. Il fatto che Omero esaltasse la bellezza di pelle ed occhi chiari, significa che anche se le greche sono donne mediterranee, in quel periodo quei tratti erano indice di particolare bellezza nell'immaginario collettivo (non necessariamente in quello di ogni *singolo* individuo, qua bisogna specificarlo sempre...)
"Riguardo al secondo, mi pare che ne trapeli più che un canone estetico, una corrispondenza fra forma corporea e status sociale, per cui chi aveva i soldi - e non solo in epoca barocca - si strafogava ed era ovviamente in sovrappeso, mentre i poracci morivano di fame ed era belli magri e asciutti."
Rileggitelo, perchè non diceva da nessuna parte che sovrappeso = brutto, e magri e asciutti = bello, quali assunti universalmente riconosciuti ed immodificabili. Anzi, dimostrava proprio come l'essere magri o grassi di per sè non sia indice di bello e brutto (il bello e il brutto come dato oggettivo *non esistono*) ma ciascuna di queste due condizioni fisiche acquisisce una connotazione positiva o negativa in base al contesto sociale (ripeto, in Niger le donne vogliono la pancetta, qui da noi no).
"Chi ha mai detto che un vegetale non può essere più beato di una persona pensante? "
Magari un vegetale è più beato di me, buon per lui. Purtroppo sono un essere umano, e non potrò mai sapere come si sente un vegetale. Tant'è che ognuno può scegliersi l'oggetto di trastullo che preferisce; uno di questi per me è la speculazione, un altro è l'ozio. Me li so dosare esattamente come faccio con le zollette di zucchero del caffè. E quando bevo il caffè, è sempre perfetto per il mio palato. 
102) Messaggio scritto da ShinXela (anonimo) il 30/11/2009 alle 21:44 @Kenzo: col tuo ultimo post, ti sei finalmente avvicinato al mio piano argomentativo; hai messo in evidenza infatti come i modelli estetici si siano sempre affermati in relazione alla società. Il concetto di "bellezza ideale" è un frutto prevalentemente culturale, come lo sono la religione e le categorie morali del giusto e dello sbagliato; è chiaro che storicamente sono state le classi dominanti ad imporre gli standard di bellezza e se è lecito pensare che non tutti vi ambissero, ciò non va a negare che esistissero e assumessero una posizione dominante nell'immaginario collettivo. Tu affermi ""Ne seguiva come ideale estetico un generale apprezzamento del corpo robusto, perché essere grassi era bello e segno di ricchezza." e concordo con te " non tenendo conto che erano la posizione di potere e gli usi di quella ristretta cerchia a definire questo ideale." ed è qui che sbarelli, a mio parere, perchè gli autori dell'articolo ne tengono conto eccome! Infatti non si parla mai di una bellezza ideale intesa in senso oggettivo, ma come il risultato di una dinamica sociale (nello specifico, l'ideale di bellezza come risultato dei rapporti di potere all'interno di una società). " Il resto della popolazione vedeva sovrani ricchi e grassi (quando li vedeva, se li vedeva) e, con ogni probabilità, considerava più affascinante la ricchezza alla corposità del sovrano (ma questa è un opinione personale, non una constatazione oggettiva)." Vedi come questa tua conclusione, molto personale e arbitraria, appare ben più debole delle considerazioni che hai fatto in precedenza, quando invece hai analizzato il concetto di bellezza ideale in rapporto agli status sociali. L'idea che i poveri non ambissero a sua volta ad una pelle bianca e candida ed ad un corpo armonioso e sodo, simbolo di prosperità, è un po' ingenuo, e lo dico senza offesa...imho, se ci rifletti te ne puoi rendere conto anche tu che è una tesi che regge poco. L'ideale di bellezza incarnava in questo contesto l'emancipazione sociale, l'innalzamento del proprio livello di benessere (a questo proposito ti rimando a quell'articolo su Associna che ho linkato qualche post fa, in cui si sostiene come per i cinesi (mediamente) tuttora l'abbronzatura sia "brutta", in quanto viene associata ai contadini e quindi alla povertà, e i ragazzi di seconda generazione che vivono da noi, quando ritornano nella madre patria, reduci dalla tintarella sulle spiagge italiane, si sentono a disagio a causa dei giudizi sul loro aspetto non proprio positivi che ricevono). E' chiaro che nel medioevo, come oggi, i singoli individui hanno la possibilità di emanciparsi dai modelli che ci vengono imposti dalle forze egemoni, ma è innegabile che questi modelli siano fortemente persuasivi e riescano ad orientare in modo forte l'opinione pubblica, senza sminuire il ruolo della naturale attrazione biologica. Infine, "take it easy" lo potrei dire anche a te, che ti sei sentito offeso da due termini piuttosto moderati come "grossolano e ridicolo". Non mi sembrano più offensivi del sarcasmo. 
104) Messaggio scritto da ShinXela (anonimo) il 30/11/2009 alle 22:58 "Quindi immagino che persone che dovevano sostenersi lavorando dalla mattina alla sera difficilmente avessero tempo per pensare a quanto sarebbe stato bello nascere in una famiglia ricca." A me, al contrario, sembra fortemente probabile che lo pensassero. Tuttora credo che chi si spezza la schiena coi lavori più umili, e nonostante tutto non riesca ad arrivare a fine mese, abbia pensato più di una volta "se solo fossi nato ricco..." E comunque stai facendo un calderone tra qualità morali ed estetica...Il fatto che Maria Antonietta fosse stata disprezzata per i suoi sperperi non implica che la sua pelle bianchissima fosse ritenuta schifosa. Tuttavia quella pelle bianchissima era ritenuta bella proprio perchè posseduta da chi poteva permettersi tali sperperi. Anche oggi, le donne che ambiscono ad avere una "figura perfetta" (giudicata tale, in base, per l'appunto, al nostro attuale standard dominante  ) come quella di Monica Bellucci non significa che l'ammirino come persona. P.S. Sarà che ormai sto fusa, ma non ho capito il tuo P.S. Innamorata di Limbes, perchè mai? 
106) Messaggio scritto da ShinXela (anonimo) il 30/11/2009 alle 23:40 @Kenzo: ai tempi di Maria Antonietta, non è che ci fosse una grandissima mobilità sociale e per un contadino era un po' difficile arricchirsi...comunque, il resto del tuo discorso contrappone nuovamente il concetto di ideale estetico dominante a quello di gusto personale, che possono essere tranquillamente contrapposti, e su cui ho scritto già a sufficienza ed evidentemente in modo poco chiaro, perchè mi sembra proprio di non essere capita. Ergo, mi arrendo. 
108) Messaggio scritto da ShinXela (anonimo) il 01/12/2009 alle 13:30 @Limbes: io sono una persona disposta a rivedere tranquillamente le proprie posizioni, ma solo se ritengo che siano state messe in discussione da argomenti validi, cosa che non è avvenuta...sicuramente nemmeno io sono riuscita a insinuarvi qualche dubbio (difatti abbiamo instaurato un circolo vizioso in cui ribadiamo sempre le stesse cose). Su questo argomento non riusciamo ad arrivare un punto d'incontro, magari in un'altra occasione, chissà...Bye.
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L'articolo in se, si sofferma su aspetti estetici privi di qualsiasi corrispondenza esistenziale, cita fonti ridicole ( 1000 persone e i dolci ), declama l'alterazione del piacere sessuale attraverso una sua personale idea, estrapola verità e le altera ( il declino delle nascite? in occidente e' analogo, siamo effeminati ?)
e poi, cardine fondamentale, soggettivamente parlando non reputo onesto denigrare in tale filippica una tendenza probabilmente piu' sana, rispetto ad una gioventu' occidentale in pieno degrado
su Questo argomento, non c'e' argomento che tenga, altro che statistica dei dolci
kenzo e ShinX: state dialogando su due binari diversi che in realtà convergono, corregetemi se sbaglio. Kenzo sostiene l'esistenza di una moda puramente estetica, che nulla ha a che vedere con la qualità e la moralità della persona
Chi ha le sopracciglia curate puo' essere un tamarro, come chi ha il capello riccio un trans ( e su questo sono d'accordissimo )
Shinx sostiene che tali modelli sono determinati da una percezione comunitaria, sociale, la percezione specchio del mondo in continuo mutamento; come il gusto estetico quindi
( e sono altrettanto d'accordo )
per chiudere in bellezza, sostengo che l'immagine data dall'articolo e' un immagine utopica e positiva, che invece viene distorta da una mente malata e becera, condizionata da valori deformati e osceni, i nostri