Dopo il polverone e la messe di commenti sollevati in molti siti web dall'editoriale sul capolavoro nei manga, Max Ciotola, sul Mega 160, risponde a quanto ne è seguito con un nuovo interessante articolo:
Febbre da fumetto
Di Max Ciotola
(Avvertenza: per una migliore comprensione si consiglia la venerazione di “Febbre da Cavallo”, Steno, 1976)
Non colpevole, Vostro Onore.
Tanto per cominciare, lo Squonk, quella strana bestia con cui mi alterno in questa prima pagina, m’aveva detto di star tranquillo, che questo editoriale lo leggevano in tre (uno io, un altro lui e il terzo non ho mai capito chi è…). E invece, Vostro Onore, in meno di una settimana mi son trovato su mezza internet fumettistica, con titoli tipo “Editoriale scandaloso”, “delirio” e così via, scansionato, trascritto, passato al microscopio, sminuzzato sul tavolo operatorio tipo cadavere di CSI.
È stato bello.
Sì, è vero: quella chiosa lì era un po’ una provocazione, lo ammetto, anche un augurio sotto forma d’ironia, di certo non un’offesa. Qualcuno ha capito il senso, qualcun altro c’ha visto cose che, davvero, non c’erano. Fa parte del gioco e a me sembra di essermela giocata bene, non crede?
Pagine e pagine di commenti sparse nel web, a volte piccanti, certo, taluni persino commoventi, sempre interessanti. Perché un editoriale che muore con l’ultimo punto non è poi così divertente.
E poi, soprattutto, per capire. Perché questa cosa bisognerebbe chiedersela, di tanto in tanto: chi sono (chi siamo) i fumettovori?
Anche in senso lato.
Io vedo tutto questo vorticoso mondo fumettistico molto simile a quello del calcio, Vostro Onore.
Sì, mi rendo conto che in Italia è pure troppo facile buttarla sul calcio, ma ci pensi: non è un paragone tanto campato in aria.
Abbiamo i presidenti, e gli editori. Quelli che spendono e spandono, e quelli che cercano di arrabattarsi come possono; che tirano colpi bassi, o che fanno il loro lavoro per passione e con passione; che parlano con cognizione di causa, magari a voce meno alta degli altri, e quindi sembra che non dicano nulla ma in realtà cercano, nonostante tutto, di far parlare i fatti.
E gli autori, i calciatori: i campioni, i super nomi, osannati e strapagati. Oppure solo osannati, o spesso neanche quello. Quelli che fanno la vita da mediano, onesti e mai rassegnati mestieranti, che buttano sulla carta, ogni santo giorno, il loro tentativo di dire qualcosa di bello, di valido. O anche solo di utile per arrivare a fine partita, e fine mese. Mica tutti possono essere Alan Moore (sì, aridaje…) o Tezuka, o Pratt.
Il fumetto è bello anche quando a farlo sono quelli “semplicemente” bravi, così come ci sono partite belle perché giocate col cuore e con il sudore. Anzi: a volte capita che ci si diverta di più a veder giocare la Scafatese che –aggiungere nome di squadra blasonata a piacere–.
Mica c’è qualcosa di male, in questo.
Giocatori che scendono in campo sapendo che, comunque, faranno il loro meglio e ci sarà chi ti fischia addosso comunque, per partito preso, e bisogna saperlo accettare anche se fa schifo.
Ci sono quelli che si lamentano perché dicono che la tivvì/Internèt ha rovinato tutto, che giocano troppi stranieri, che tutti questi extracomunitari hanno devastato i talenti nostrani, i quali ormai, poveracci, per trovare un posto in campo (o in fumetteria) devono adattarsi a parlare altre lingue, o giocare fuori, o in campionati minori.
Alla faccia del mercato globale.
Quelli che invidiano gli altri campionati, perché in Francia sì che sanno come si gioca/pubblica, e i numeri che si fanno in America noi non li vedremo mai…
E poi, Vostro Onore, ci sono i tifosi.
Quelli che apprezzano il bel gioco (o il bel fumetto), non importa da che parte venga, o che maglia indossi.
Capaci di incuriosirsi se sentono parlare bene di un altro giocatore, o di un’altra squadra. Che argomentano le proprie opinioni con scrupolo e dovizia di particolari (grazie, Garion e clare), e che arricchiscono te e chiunque altro partecipi ad una bella discussione.
Ci sono, Vostro Onore, lo so per certo. Solo che fanno meno chiasso degli ultras.
Ma sì, gli ultras: quelli che vedono solo la loro squadra, solo il loro campione. Che è il meglio di tutti, nei secoli dei secoli eternamente, amen (e io ne so qualcosa, Vostro Onore. Sono di Napoli…).
Che prendono per offesa mortale accennare alla possibilità che, ok, quello è bravo, ma ce ne sono anche altri, bravi a modo loro. E questo non rende il tuo beniamino un brocco.
Sono quelli che vivono la propria passione con passione, ma con una tale passione che, a sentirli, dopo un po’ ti preoccupi.
Perché, Vostro Onore, come dice Micol B. ognuno di noi nerd ha dentro un mondo bellissimo: molto, ma molto meglio di questa strana e, diciamocelo, spesso deludente realtà.
Ma il problema, con chi ha dentro un mondo bellissimo, è che è il SUO mondo, proprio SUO (pregasi notare l’enfasi), e allora va difeso, perché mettere in discussione quel giocatore (pardòn, autore) significa attaccare il SUO mondo, quello che gli piace e gli dà gioia e lo fa sognare e sentire, anche solo per cinque minuti, bene.
Significa sentirsi denigrati su quanto si ha di più caro, su cui si investe passione, interesse. Fede, se mi passa il parolone.
E allora ci si applica, si ci fissa, ci si afferra e, Vostro Onore, poi diventa difficile mantenere il tutto in equilibrio. E la rete ha anche amplificato tutto ciò: prima c’era solo il nerd, oggi ci sono i siti, i forum, i blog…
Siamo cambiati, anche se siamo sempre gli stessi. Perché, Vostro Onore, cos’è un fumettovoro?
È un dritto, un fregnone, uno che sa tutto e non sa niente, che è pieno di soldi anche se non c’ha un euro e non c’ha un euro pure se è pieno di soldi, un fanatico e un credulone, è uno che passa sopra a tutto e sotto a tutto, che s’arrabatta, spera, muore, rispera e rimuore tutto per poter dire: “Wow, bello!”
È uno a cui brillano gli occhi, Vostro Onore, ecco chi è il fumettovoro. Uno che anela quel momento di divertimento, emozione e passione che questi disegnini riescono, a volte, a dare. Pure se gli “altri” (e per “altri”, spesso, ci sono altri fumettovori che, però, tifano per il mondo sbagliato) non lo capiranno mai. Non è meraviglioso, tutto ciò?
E quindi, Vostro Onore, io mi proclamo innocente, chiedo la piena assoluzione e tutte le attenuanti, inclusa la totale incapacità mentale.
Come perché?
Perché leggo fumetti.
Febbre da fumettoDi Max Ciotola
(Avvertenza: per una migliore comprensione si consiglia la venerazione di “Febbre da Cavallo”, Steno, 1976)
Non colpevole, Vostro Onore.
Tanto per cominciare, lo Squonk, quella strana bestia con cui mi alterno in questa prima pagina, m’aveva detto di star tranquillo, che questo editoriale lo leggevano in tre (uno io, un altro lui e il terzo non ho mai capito chi è…). E invece, Vostro Onore, in meno di una settimana mi son trovato su mezza internet fumettistica, con titoli tipo “Editoriale scandaloso”, “delirio” e così via, scansionato, trascritto, passato al microscopio, sminuzzato sul tavolo operatorio tipo cadavere di CSI.
È stato bello.
Sì, è vero: quella chiosa lì era un po’ una provocazione, lo ammetto, anche un augurio sotto forma d’ironia, di certo non un’offesa. Qualcuno ha capito il senso, qualcun altro c’ha visto cose che, davvero, non c’erano. Fa parte del gioco e a me sembra di essermela giocata bene, non crede?
Pagine e pagine di commenti sparse nel web, a volte piccanti, certo, taluni persino commoventi, sempre interessanti. Perché un editoriale che muore con l’ultimo punto non è poi così divertente.
E poi, soprattutto, per capire. Perché questa cosa bisognerebbe chiedersela, di tanto in tanto: chi sono (chi siamo) i fumettovori?
Anche in senso lato.
Io vedo tutto questo vorticoso mondo fumettistico molto simile a quello del calcio, Vostro Onore.
Sì, mi rendo conto che in Italia è pure troppo facile buttarla sul calcio, ma ci pensi: non è un paragone tanto campato in aria.
Abbiamo i presidenti, e gli editori. Quelli che spendono e spandono, e quelli che cercano di arrabattarsi come possono; che tirano colpi bassi, o che fanno il loro lavoro per passione e con passione; che parlano con cognizione di causa, magari a voce meno alta degli altri, e quindi sembra che non dicano nulla ma in realtà cercano, nonostante tutto, di far parlare i fatti.
E gli autori, i calciatori: i campioni, i super nomi, osannati e strapagati. Oppure solo osannati, o spesso neanche quello. Quelli che fanno la vita da mediano, onesti e mai rassegnati mestieranti, che buttano sulla carta, ogni santo giorno, il loro tentativo di dire qualcosa di bello, di valido. O anche solo di utile per arrivare a fine partita, e fine mese. Mica tutti possono essere Alan Moore (sì, aridaje…) o Tezuka, o Pratt.
Il fumetto è bello anche quando a farlo sono quelli “semplicemente” bravi, così come ci sono partite belle perché giocate col cuore e con il sudore. Anzi: a volte capita che ci si diverta di più a veder giocare la Scafatese che –aggiungere nome di squadra blasonata a piacere–.
Mica c’è qualcosa di male, in questo.
Giocatori che scendono in campo sapendo che, comunque, faranno il loro meglio e ci sarà chi ti fischia addosso comunque, per partito preso, e bisogna saperlo accettare anche se fa schifo.
Ci sono quelli che si lamentano perché dicono che la tivvì/Internèt ha rovinato tutto, che giocano troppi stranieri, che tutti questi extracomunitari hanno devastato i talenti nostrani, i quali ormai, poveracci, per trovare un posto in campo (o in fumetteria) devono adattarsi a parlare altre lingue, o giocare fuori, o in campionati minori.
Alla faccia del mercato globale.
Quelli che invidiano gli altri campionati, perché in Francia sì che sanno come si gioca/pubblica, e i numeri che si fanno in America noi non li vedremo mai…
E poi, Vostro Onore, ci sono i tifosi.
Quelli che apprezzano il bel gioco (o il bel fumetto), non importa da che parte venga, o che maglia indossi.
Capaci di incuriosirsi se sentono parlare bene di un altro giocatore, o di un’altra squadra. Che argomentano le proprie opinioni con scrupolo e dovizia di particolari (grazie, Garion e clare), e che arricchiscono te e chiunque altro partecipi ad una bella discussione.
Ci sono, Vostro Onore, lo so per certo. Solo che fanno meno chiasso degli ultras.
Ma sì, gli ultras: quelli che vedono solo la loro squadra, solo il loro campione. Che è il meglio di tutti, nei secoli dei secoli eternamente, amen (e io ne so qualcosa, Vostro Onore. Sono di Napoli…).
Che prendono per offesa mortale accennare alla possibilità che, ok, quello è bravo, ma ce ne sono anche altri, bravi a modo loro. E questo non rende il tuo beniamino un brocco.
Sono quelli che vivono la propria passione con passione, ma con una tale passione che, a sentirli, dopo un po’ ti preoccupi.
Perché, Vostro Onore, come dice Micol B. ognuno di noi nerd ha dentro un mondo bellissimo: molto, ma molto meglio di questa strana e, diciamocelo, spesso deludente realtà.
Ma il problema, con chi ha dentro un mondo bellissimo, è che è il SUO mondo, proprio SUO (pregasi notare l’enfasi), e allora va difeso, perché mettere in discussione quel giocatore (pardòn, autore) significa attaccare il SUO mondo, quello che gli piace e gli dà gioia e lo fa sognare e sentire, anche solo per cinque minuti, bene.
Significa sentirsi denigrati su quanto si ha di più caro, su cui si investe passione, interesse. Fede, se mi passa il parolone.
E allora ci si applica, si ci fissa, ci si afferra e, Vostro Onore, poi diventa difficile mantenere il tutto in equilibrio. E la rete ha anche amplificato tutto ciò: prima c’era solo il nerd, oggi ci sono i siti, i forum, i blog…
Siamo cambiati, anche se siamo sempre gli stessi. Perché, Vostro Onore, cos’è un fumettovoro?
È un dritto, un fregnone, uno che sa tutto e non sa niente, che è pieno di soldi anche se non c’ha un euro e non c’ha un euro pure se è pieno di soldi, un fanatico e un credulone, è uno che passa sopra a tutto e sotto a tutto, che s’arrabatta, spera, muore, rispera e rimuore tutto per poter dire: “Wow, bello!”
È uno a cui brillano gli occhi, Vostro Onore, ecco chi è il fumettovoro. Uno che anela quel momento di divertimento, emozione e passione che questi disegnini riescono, a volte, a dare. Pure se gli “altri” (e per “altri”, spesso, ci sono altri fumettovori che, però, tifano per il mondo sbagliato) non lo capiranno mai. Non è meraviglioso, tutto ciò?
E quindi, Vostro Onore, io mi proclamo innocente, chiedo la piena assoluzione e tutte le attenuanti, inclusa la totale incapacità mentale.
Come perché?
Perché leggo fumetti.
Evangelion ho detto che ha dato la svolta nel mondo dell'animazione robotica se non leggi le cose ma le prendi pezzetti tutti buoni.
Secondo Tsubasa ha dato il la al manga sportivo come ora lo conosciamo senza tsubasa non ci sarebbe prince of tennis o es21
Slam dunk a portato il manga sportivo ad un passo più evoluto rendendo i personaggi più vivi e a mio avviso dando risalto anche ai comprimari.
Saint Seiya a invece sviluppato il concetto delle case, quindi dei livelli da affrontare che ora ritroviamo in bleach e altri manga del genere.
Ognuno nel loro a contribuito a sviluppare lo shonen e il manga in se come sono ora.
"Si è ragionato e io ho cercato di far capire che il Giappone ha (almeno in proporzioni) almeno lo stesso numero di capolavori degli altri, chi è d'accordo bene, chi no amen."
Direi che quello con la mente chiusa sei tu.
Io se uno mi espone il suo parere e non sono d'accordo gli espongo le mie ragioni e si parla cercando magari un punto d'accordo. Questo porta al dialogo ma se tu invece non vuoi ascoltare beh allora sei tu chiuso di mente, poi beh se estrapoli anche le cose da quel che uno scrive beh allora non è colpa mia.
Comunque qualcosa scrivo ancora... Capitan Tsubasa non l'ho letto e non so se lo farò (anche se mi piacerebbe) comunque penso che sia stato una sorta di "innovazione" nel suo genere. E lo stesso vale per i Saint Seiya. Magari non sarà il manga migliore al mondo (professionalmente parlando, intendo) ma Kurumada è stato un genio a inventare una storia del genere, riprendendo i miti degli antichi greci, ed è comunque un fumetto che ha rivoluzionato il fumetto "shonen", quindi su questo non penso si possa discutere.
A questo punto la domanda che resta è: cosa si considera un capolavoro?
Un capolavoro è quel fumetto che ha rivoluzionato il genere, dando il "via" ai fumetti che sono usciti dopo?
Un capolavoro è quel fumetto che, parlando di sceneggiatura, stile di disegno, narrazione (soprattutto narrazione), personaggi ecc. si avvicina alla perfezione?
Io sinceramente non so rispondere, ma so con certezza che quando leggo un fumetto non lo leggo solo per "leggere una bella storia e svagarmi". Almeno da quando studio fumetto (e lo faccio anche perchè mi è utile per il mio - spero - futuro lavoro) incomincio ad analizzare la storia, i personaggi, il disegno, gli argomenti trattati e in che modo, le scene... Quando tutte queste analisi rasentano la perfezione, per me resta un capolavoro.
Poi per me esistono le "pietre miliari", come diceva Kuro, che anche non essendo dei capolavori (per come li intendo io) influenzano il fumetto a venire.
E finisco: il fumetto orientale ha i suoi capolavori, quello americano ha i suoi come anche quello italiano. Ma parlando della mia visione del capolavoro detta sopra, in Giappone a causa di questa fervida volontà di vendere e basta a prescindere dal contenuto del fumetto, secondo me non sono ancora riusciti a raggiungere la quasi-perfezione dei capolavori del comics, dove gli autori lavorano insieme per fare fumetto.
Ma cavolo, sicuramente ci riusciranno, se l'editoria cambierà in qualche modo...
E ho pensato alla frase di Ciotola "Ma ve l'immaginate un Alan Moore giapponese?"... ci ho pensato, mi sono immaginato un autore giapponese come Alan Moore (ma non nel senso di bravura), ma un autore che avesse la sua stessa libertà di narrazione, la sua stessa libertà di raccontare cosa vuole, senza vincoli editoriali. Secondo me era questo che intendesse dire Ciotola. Speriamo che ci sarà, un autore del genere...
bè naturalmente io non mi riferivo a TUTTI i manga, come ti ho già detto prima è una delle motivazioni che mi fa preferire il comics, tutto qui.
Io sarei un accusatore, scusa?
Comunque, riprendendo il discorso... questa cosa della forzatura degli editori verso i fumettisti nel fumetto americano non esiste (se qualcuno pensa che stia dicendo una vaccata mi corregga pure, eh) a parte il fatto che se uno disegna Spiderman deve disegnarlo in modo che sia sempre Spiderman, tutto qui. Per questo preferisco il comics (oltre alle varie argomentazioni di politica di cui ti ho già parlato).
Il capolavoro che intendo io può benissimo essere sia un seinen sia uno shonen o uno shojo. E' difficile parlarne senza avere esempi davanti, comunque tutto dipende da come è narrato il fumetto.
(sfido chiunque a dire che leggendo Watchmen si svaga o si rilassa) --> poi vabbè, qui dipende anche da come si intende il fumetto. Per me un fumetto può essere sia una lettura per svagarmi (come può essere un numero di "Spiderman", per esempio, o di "Sempre più blu" per il manga o di "Tex" per gli italiani) oppure anche una lettura di cultura, seria (come un "Il ritorno del cavaliere oscuro", o un "L'uomo della tundra" di Taniguchi).
Un capolavoro per me potrebbe essere sia uno shonen sia un seinen, dipende sempre come viene narrata o sviluppata la storia. Anche se di shonen capolavori come li intendo io ne ho visti ben pochi (FMA forse, e Video Girl AI assolutamente).
Non ho capito cosa intendi per "qualità fredda" di Alan Moore.
Per niente, mi riferivo in generale, anche in altre discussioni ci ho fatto caso, era una cosa che volevo dire prima.
Video Girl AI è tanto bello? Me lo consigli? Di che parla? L'ho sentito da qualche parte
Per "qualità fredda" intendo una qualità "senz'anima", appunto fredda...in che altro modo posso dirlo, manca di vitalità, di vita propria, non è facile da spiegare, probabilmente è una cosa che ho in testa solo io e pochi altri...
Ma più che altro sono i giapponesi che sanno sempre conferire l'anima a qualcosa, non solo parlando di fumetto e animazione, ma anche di videogiochi... non so se te n'intendi, ma prendi un fantasy americano (Oblivion) e un fantasy giapponese (Zelda, Dragon quest)... pur essendo magari più complessi, quelli americani mi sembra che siano privi d'anima, anche per i platform (Crash e Super Mario) o gli sparatutto (Halo e Metroid), infatti anche in fatto di videogiochi preferisco nettamente quelli giapponesi, non per pregiudizio, ma perchè mi son reso conto di questo solo dopo 18 anni di vita, prima non ci facevo neanche caso alla nazionalità di un videogame...
Tutto questo perchè credo che gli stessi giapponesi in ciò che fanno ci mettono l'anima, per qualsiasi lavoro, è una cosa risalente ai tempi dei samurai, di cui fa parte l'onore, l'amore e tutto il resto.
Sì, "Video Girl Ai" è stupendo. Praticamente è una commedia romantica. Ecco, ci siamo. Video Girl Ai non è un seinen, è un normalissimo shonen con tematiche d'amore, ma lo reputo un vero capolavoro.
In poche parole parla di un ragazzo che, dopo aver avuto una delusione d'amore, trova sulla sua strada il videoshop Gokuraku, dove si danno cassette ai puri di cuore, cassette che lo consolino dalla delusione d'amore.
Appena mette questa cassetta (che lui pensa essere un porno) intitolata Ai Amano nel suo videoregistratore succede il miracolo: la ragazza della cassetta esce dal televisore. E da qui nasce la più bella commedia romantica che tu potrai leggere. Davvero. E' stupendo, te lo consiglio vivamente. Anche se la storia sembra una cavolata, raccontata così, è stato un manga che mi ha tenuto col fiato sospeso fino alla fine.
Sono 13 volumi, poi ci sono altri due volumi intitolati "Video Girl Len", e l'autore è Masakazu Katsura, che reputo uno dei più grandi autori nipponici. Ha fatto anche I''s (che ha una trama più reale, ma rimane sempre una commedia romantica, ho solo il primo numero) e di Zetman (stupendo anche questo), e altre opere minori.
Ecco, Video Girl Ai lo reputo un capolavoro del suo genere.
Bè, sul fatto dei videogiochi anche io preferisco quelli giapponesi ma per il resto anche i fumetti americani "hanno l'anima".
Comunque di Alan Moore ti consiglio anche "The Killing Joke", è molto più corto di Watchmen e lo leggi in fretta, ma è stupendo. Incredibile come sia riuscito a rappresentare il Joker in un modo così pazzo e umano allo stesso tempo. E non credo che lo troverai freddo, questo fumetto...
Per Moore, grazie del consiglio ma è superfluo, mi basta sapere che un fumetto è di Moore per andare sul sicuro
Ah dimenticavo: Video girl Ai è uno shojo, non uno shounen
Non ti so dire se le Clamp sono sopravvalutate perchè di loro ho letto solo Chobits, e per di più pregiudicato negativamente dopo quell'obbrobrio di code cess che si diceva fosse stato curato dalle Clamp
Comunque sia confermo video girl ai è magnifico e anche li è una pietra miliare visto che alla fine è da viedo girl e orange road che è poi derivato questo tipo di shonen.
@zanna sulla questione completa liberta nel comics non è propriamente cosi, hanno sia una forte censura in molte cose, poi per certi personaggi devono mantenere degli standar e comunque diciamo che comunque fanno riunioni in cui decidono la programmazione delle serie. Ma alla fine si hanno delle libertà anche se sono controllati ad esempio un protagonista non lo puoi uccidere cosi facilmente. Non potrai mai uccidere un ciclope o un wolverine senza ritegno ad esempio.
Ma diciamo sono comunque più liberi dei giappi...
Infatti in Italia (NHK) è catalogato come Seinen...mi sa tanto che la definizione di "shounen" inteso come rivolto a un pubblico di ragazzi in Giappone è troppo elastica
bè, forse con "completa" libertà ho un po' esagerato... però io non intendevo quello che mi hai spiegato, infatti lo so bene che certe caratteristiche della storia o del personaggio devono essere lasciate (per esempio in Spiderman ci vogliono delle battute durante un combattimento, per dire).
Però io intendevo il fatto che certi editori dicono di mettere certe scene nei manga per vendere di più, o semplicemente perchè per loro è meglio così (in Bakuman lo spiegano).
Per esempio un autore decide di mettere una cosa nel manga e per il suo "manager" (non mi viene la parola giusta) non va e gli dice "mettiamo un altro paio di capitoli di combattimenti".
Oppure se un manga vende molto bene, e l'autore decide di far finire la storia, l'editore non glielo permette e DEVE continuare a disegnare finchè non vogliono loro (e c'è anche scritto nel contratto di lavoro, questo).
Lo stesso Katsura ha detto che gli obbligavano a mettere certe scene anche se lui non voleva, mentre adesso che è più famoso ha più libertà.
@Franzelion:
appunto per quello che ti dicevo prima, in Death Note l'argomento della morte non è affrontato come si deve, e rimane solo un argomento di contorno, quindi per questo è ritenuto uno shonen, appunto perchè non affronta certi argomenti.
Però ha ragione Kuro, alla fine dipende dove viene pubblicato. E a seconda della rivista, i toni della storia del manga sono differenti. Magari se Death Note fosse stato pubblicato su una rivista seinen avrebbe avuto delle scene più violente o un'approfondimento sull'argomento della pena di morte.
bè, quello è naturale... però dalla mia esperienza sui manga posso dire che la divisione shonen/seinen è data appunto da in che modo sono narrati/trattati gli argomenti, i protagonisti e le varie cose (anche se gli argomenti non sono adatti a degli adolescenti). E poi è tutta una questione di rivista...
Alla fine uno shonen lo legge un ragazzino come anche un adulto, quindi magari è normale che ci siamo argomenti non adatti ad adolescenti...
Comunque a livello di tema Death Note non è meno pesante di Detective Conan dove abbiamo un omicidio irrisolto in ogni capitolo. Ripeto per come vedo io death note, la trama non è è giusto o no quello che fa light o no, ma è lo scontro tra l'investigatore e la preda, come farà L o N a catturare Kira e come farà Kira a evitare i loro attacchi. Secondo me è questo il filone di DN che quindi risulta essere molto simile o quasi uguale a quello di Conan. Il resto è semplicemente un di più, light potrebbe aver trovato un libro che gli facesse rubare tutti i tesori del mondo che poi li dona ai poveri, questo non cambierebbe nulla alla linea principale lo scontro cane e gatto... Il death note o il libro che ti fa rubare è quindi solo un pretesto per lo scontro cane e gatto...
Tutto qui.
PS e per tornare in ambito pietre miliari capolavori direi che un ottimo manga in questo senso è forse Nana che ha sconvolto il genere Shojo.
figurati. Per il contratto non lo sapevo... però vedi, già fra il contratto americano e quello giapponese cambiano le cose e si vede la libertà di cui parlavo prima. Come già detto, nei contratti giapponesi c'è scritto che gli editori possono fare quello che vogliono con i manga dei fumettisti, interromperlo o portarlo avanti anche se l'autore non vuole.
Sì, su Death Note hai proprio ragione. Sicuramente offre degli spunti di riflessione (è giusto ciò che fa Light? o è sbagliato) però gli autori volevano solamente fare un manga di svago, come lo hai descritto tu (la stessa autrice lo dice nell'intervista del numero 13).
Sì, Nana è una pietra miliare. Sono arrivato a leggerlo fino al 12 poi ho venduto la serie perchè non avevo soldi per portarla avanti... però non so se si possa definire un capolavoro.
Secondo me è più capolavoro "Fruits Basket" di Nana, l'hai letto?
bè te lo consiglio assolutamente, penso sia molto più bello di Nana... ma è solo una mia considerazione, eh...
Comunque, sia che siano spunti di riflessione o temi ben trattati, le pippe mentali te le fai allo stesso modo, cambia poco.
@Zannabianca15: non ho letto Akumetsu, di stampo politico c'è l'ottimo Sanctuary di Ikegami e Sho Fumimura (che altri non è che Buronson), che reputo davvero un gran capolavoro anche se in alcuni momenti, a manga inoltrato pare davvero fantapolitica (pensieri fatti all'epoca, a distanza di quasi 10 anni dalla lettura posso dire che la realtà sta superando la fiction
Taniguchi invece fece Bocchan, che parlando di 5 persone realmente esistite a cavallo tra l'800 e 900 parlando anche di molti aspetti politici e sociali del periodo
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