Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
Quest'oggi selezioniamo tre titoli non molto sotto la luce dei riflettori fra notizie e/o discussioni.
La serie Kino no Tabi - The Beautiful world, il manga Natsume yuujinchou di Yuki Midorikawa (per cui è stato anche realizzato un dossier dalla stessa autrice della presente recensione) e l'anime sentimentale con vene di shonen-ai, Uragiri wa boku no namae o shitteiru.
Per saperne di più continuate a leggere.
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
Quest'oggi selezioniamo tre titoli non molto sotto la luce dei riflettori fra notizie e/o discussioni.
La serie Kino no Tabi - The Beautiful world, il manga Natsume yuujinchou di Yuki Midorikawa (per cui è stato anche realizzato un dossier dalla stessa autrice della presente recensione) e l'anime sentimentale con vene di shonen-ai, Uragiri wa boku no namae o shitteiru.
Per saperne di più continuate a leggere.
Utente5795
-
Ormai è cosa nota: quando si mette in piedi un'opera d'intrattenimento i cui propositi e contenuti sono tali da determinare in maniera drastica la forma e la struttura della stessa, e non viceversa, la tensione verso la perfezione formale passa in secondo piano. Può essere formulato così il modo di agire dei due personaggi più rilevanti dietro alla realizzazione di questa serie, ovvero Ryutaro Nakamura e Sadayuki Murai. Se questi nomi non vi dicono nulla, è bene precisare che Nakamura ha diretto, sotto la supervisione di Yoshitoshi ABe, il logorante <i>Serial Experiments Lain</i>, mentre Murai ha partecipato attivamente alla sceneggiatura di numerosi anime tra i quali <i>Boogiepop Phantom</i>. Forti dell'esperienza nella realizzazione di due serie così anomale, regista e sceneggiatore non devono certo essere stati impreparati quando nel 2003 hanno lavorato all'adattamento animato di una serie di light novels di Keiichi Sigsawa, <i>Kino no Tabi - The beautiful world</i>. Il risultato fu la qui recensita serie TV, un lavoro assai peculiare e poco commerciale, inscrivibile di diritto nel filone "psicologico" che ha come principali fautori i succitati <i>Lain</i> e <i>Boogiepop</i>.
L'anime è composto da 13 puntate, 14 se si conta anche il breve OAV <i>Tower Defense</i> del 2005, una sorta di prologo alla serie, tutta incentrata sui viaggi che la giovane Kino affronta in giro per il mondo in sella a Hermes, una motocicletta parlante. La trama non è organica, ma si scompone in numerose vicende quasi sempre autoconclusive e in linea di massima indipendenti le une dalle altre, con uno schema narrativo facilmente accostabile a quello de <i>Il Piccolo Principe</i> (anche se lo stesso Keiichi Sigsawa, creatore della graphic novel, ha dichiarato come questo parallelo non fosse volontario). <i>Kino no Tabi</i> condivide con il capolavoro letterario di Exupèry anche gli scenari d'azione e l'approccio che la piccola protagonista ha con i personaggi secondari: le ambientazioni sono esotiche, affascinanti, e spesso mostrano forti elementi steampunk che danno l'impressione di trovarsi in una dimensione fuori dal tempo, stralunata e fortemente allegorica. I personaggi invece sono vere e proprie incarnazioni di categorie umane, paradigmi comportamentali ai quali Kino assiste con un atteggiamento ambiguo, in bilico tra il compassionevole e l'apatico.
E' proprio dall'incontro/scontro della ragazza con gli abitanti dei grotteschi paesi da lei visitati che scaturisce la complessità della serie. La sceneggiatura di Murai, articolata e cervellotica quanto basta, porta alla luce una serie di mondi nei quali tradizioni, archetipi istintivi, dogmi e costrizioni mentali vanno a costituire un calderone di temi e motivi di riflessione che coinvolgono tanto gli spettatori quanto la protagonista. Kino deve quotidianamente sopravvivere in un universo dove la crudeltà, il cinismo mascherato da ordine e razionalità, l'ignoranza e ogni tipo di tragedia esistenziale degli esseri umani sembrano ormai sconfinati, non tanto però da impedire alle persone di prendere in mano la propria esistenza e tentare di dare un senso alle aspirazioni e ai desideri. Gli innesti filosofici e scientifici sparsi qua e là contribuiscono a dare credibilità a questo illuminante mosaico di problematiche in grado di stimolare la sensibilità dello spettatore in maniera coinvolgente e matura, quando non propriamente adulta, per via dei risvolti spesso drammatici degli avvenimenti.
Come già ho lasciato intuire all'inizio, sussiste comunque qualche nota dolente, che sebbene venga superata dalla ricchezza del risultato finale non può essere trascurata. Innanzitutto il comportamento dei personaggi risulta a volte forzato e innaturale, quasi come se fossero subordinati alle necessità della trama e dei contenuti, e per questo appare un po' inverosimili, nonostante il carattere dichiaratamente simbolico della serie che dovrebbe giustificare anche l'azione più disperata e apparentemente irrazionale. Inoltre la distribuzione dei numerosi archi narrativi presentati è abbastanza frammentaria e sconnessa: ci sono vicende che si estendono per più episodi e altre brevissime, incastonate nella stessa puntata senza che gli argomenti presentati abbiano punti di contatto. Ultimo ma non meno importante, sia le premesse iniziali che il finale risultano aperti, senza mostrare né una conclusione definitiva né un'opportuna spiegazione del passato di Kino, solo vagamente accennato nel corso degli episodi. Comunque queste mancanze della trama dovrebbero essere state arginate dei due film <i>Life goes on</i> e <i>The land of sickness</i>, che però non ho ancora visto.
Il comparto visivo, come spesso accade negli anime psicologici, sfoggia un minimalismo e una semplicità che potrebbero scontentare i palati più esigenti. Il character design è altalenante, si va dal tratto morbido e gradevole della protagonista, passando per personaggi esteticamente più sommari, fino a disegni rozzi e quasi infantili. Le animazioni sono di buon livello, senza cedimenti, mentre risalta l'uso di colori polverosi e spenti, tanto per i personaggi quanto per le ambientazioni desolate e irreali.
Ottimo è il lavoro per quanto riguarda la colonna sonora, giocata principalmente su tessuti sonori ipnotici e tribali dall'innato fascino cerebrale, ma non mancano anche brani più malinconici e solari, come le sigle, l'ending in particolare, assolutamente perfetta nella sua atmosfera eterea e cullante.
<i>Kino no Tabi</i> è in definitiva una serie estremamente interessante e ben realizzata, non adatta a tutti per via della sua complessità, ma che comunque consiglio caldamente a chiunque cerchi in un anime qualcosa di più che semplice svago.
L'anime è composto da 13 puntate, 14 se si conta anche il breve OAV <i>Tower Defense</i> del 2005, una sorta di prologo alla serie, tutta incentrata sui viaggi che la giovane Kino affronta in giro per il mondo in sella a Hermes, una motocicletta parlante. La trama non è organica, ma si scompone in numerose vicende quasi sempre autoconclusive e in linea di massima indipendenti le une dalle altre, con uno schema narrativo facilmente accostabile a quello de <i>Il Piccolo Principe</i> (anche se lo stesso Keiichi Sigsawa, creatore della graphic novel, ha dichiarato come questo parallelo non fosse volontario). <i>Kino no Tabi</i> condivide con il capolavoro letterario di Exupèry anche gli scenari d'azione e l'approccio che la piccola protagonista ha con i personaggi secondari: le ambientazioni sono esotiche, affascinanti, e spesso mostrano forti elementi steampunk che danno l'impressione di trovarsi in una dimensione fuori dal tempo, stralunata e fortemente allegorica. I personaggi invece sono vere e proprie incarnazioni di categorie umane, paradigmi comportamentali ai quali Kino assiste con un atteggiamento ambiguo, in bilico tra il compassionevole e l'apatico.
E' proprio dall'incontro/scontro della ragazza con gli abitanti dei grotteschi paesi da lei visitati che scaturisce la complessità della serie. La sceneggiatura di Murai, articolata e cervellotica quanto basta, porta alla luce una serie di mondi nei quali tradizioni, archetipi istintivi, dogmi e costrizioni mentali vanno a costituire un calderone di temi e motivi di riflessione che coinvolgono tanto gli spettatori quanto la protagonista. Kino deve quotidianamente sopravvivere in un universo dove la crudeltà, il cinismo mascherato da ordine e razionalità, l'ignoranza e ogni tipo di tragedia esistenziale degli esseri umani sembrano ormai sconfinati, non tanto però da impedire alle persone di prendere in mano la propria esistenza e tentare di dare un senso alle aspirazioni e ai desideri. Gli innesti filosofici e scientifici sparsi qua e là contribuiscono a dare credibilità a questo illuminante mosaico di problematiche in grado di stimolare la sensibilità dello spettatore in maniera coinvolgente e matura, quando non propriamente adulta, per via dei risvolti spesso drammatici degli avvenimenti.
Come già ho lasciato intuire all'inizio, sussiste comunque qualche nota dolente, che sebbene venga superata dalla ricchezza del risultato finale non può essere trascurata. Innanzitutto il comportamento dei personaggi risulta a volte forzato e innaturale, quasi come se fossero subordinati alle necessità della trama e dei contenuti, e per questo appare un po' inverosimili, nonostante il carattere dichiaratamente simbolico della serie che dovrebbe giustificare anche l'azione più disperata e apparentemente irrazionale. Inoltre la distribuzione dei numerosi archi narrativi presentati è abbastanza frammentaria e sconnessa: ci sono vicende che si estendono per più episodi e altre brevissime, incastonate nella stessa puntata senza che gli argomenti presentati abbiano punti di contatto. Ultimo ma non meno importante, sia le premesse iniziali che il finale risultano aperti, senza mostrare né una conclusione definitiva né un'opportuna spiegazione del passato di Kino, solo vagamente accennato nel corso degli episodi. Comunque queste mancanze della trama dovrebbero essere state arginate dei due film <i>Life goes on</i> e <i>The land of sickness</i>, che però non ho ancora visto.
Il comparto visivo, come spesso accade negli anime psicologici, sfoggia un minimalismo e una semplicità che potrebbero scontentare i palati più esigenti. Il character design è altalenante, si va dal tratto morbido e gradevole della protagonista, passando per personaggi esteticamente più sommari, fino a disegni rozzi e quasi infantili. Le animazioni sono di buon livello, senza cedimenti, mentre risalta l'uso di colori polverosi e spenti, tanto per i personaggi quanto per le ambientazioni desolate e irreali.
Ottimo è il lavoro per quanto riguarda la colonna sonora, giocata principalmente su tessuti sonori ipnotici e tribali dall'innato fascino cerebrale, ma non mancano anche brani più malinconici e solari, come le sigle, l'ending in particolare, assolutamente perfetta nella sua atmosfera eterea e cullante.
<i>Kino no Tabi</i> è in definitiva una serie estremamente interessante e ben realizzata, non adatta a tutti per via della sua complessità, ma che comunque consiglio caldamente a chiunque cerchi in un anime qualcosa di più che semplice svago.
Natsume degli spiriti
10.0/10
Recensione di Cloud Orion
-
"Quando ero piccolo ho visto un uccello blu. L'ho cercato nella guida e ho scoperto che si trattava di un martin pescatore. Poi ho visto un animale blu e l'ho cercato nella guida.
Ho scoperto che non esisteva."
Questo è il mondo in cui vive Natsume Takashi, un mondo più ampio di quello che vedono le altre persone, popolato da esseri invisibili, creature chiamate youkai. È per questa sua abilità che, rimasto orfano da bambino, è sempre stato preso per bugiardo ed emarginato per le sue stranezze.
Passato da un parente all'altro, perché nessuno voleva occuparsene, viene infine accolto dai gentili Fujiwara, con cui vorrebbe restare il più a lungo possibile e a cui decide di tenere nascosta ogni cosa riguardante gli spiriti.
Poco dopo essersi trasferito da loro, però, scoprirà di possedere lo Yuujinchou, un libro ereditato da sua nonna Reiko, morta in giovane età, che è bramato da ogni spirito della zona. In esso sono infatti raccolti i nomi che Reiko aveva collezionato sconfiggendo gli ayakashi e ciò dona al proprietario dello Yuujinchou il potere di controllarli.
Incontrerà anche Nyanko-sensei, uno youkai che libera accidentalmente, il quale deciderà di restare al suo fianco come guardia del corpo.
Questo è il punto di partenza per una serie i cui meriti maggiori sono nel saper trasmettere perfettamente i pensieri, i sentimenti di Natsume e degli altri personaggi, umani e youkai, che il ragazzo incontra, e il fatto di far sorgere domande che forse difficilmente ci si porrebbe nel quotidiano, spezzando il cerchio della consueta prospettiva con cui guardiamo al mondo.
In ogni capitolo le esperienze che vive Takashi, i sentimenti che prova, sono spunto di riflessioni, aspetti diversi di una stessa realtà, o a volte lo stesso aspetto in realtà differenti. Natsume lentamente cresce, cambia, grazie anche ad amici importanti, umani e non, e andando avanti con i capitoli sembra affacciarsi la possibilità che in futuro possa acquisire il coraggio di essere sé stesso, realmente.
Al momento sono usciti undici volumi del manga, e primi sei sono già stati trasposti in un anime di due stagioni, ma la terza stagione, appena annunciata, metterà ancor meglio in luce tali aspetti, perché proprio dal settimo volumetto vengono introdotti nuovi e importanti elementi che rendono l'opera sempre più interessante, ricca e profonda. È un manga diverso da solito, pervaso da una particolare atmosfera che ogni fan riconosce come caratteristica distintiva specifica.
Per quanto riguarda l'aspetto grafico, mi ha colpito in particolare l'abilità di Yuki Midorikawa di poter esprimere emozioni profonde e complesse con il tocco semplice e gentile che la caratterizza, ma che è in grado di arrivare diretto al cuore del lettore, facendone risuonare i sentimenti con quelli dei personaggi. Mi è capitato di commuovermi realmente a certe espressioni di Natsume, a certe sue reazioni.
Anche il modo di esprimere le emozioni è diverso dal solito, non sono mai estreme e univoche, ma sfumate, mescolate realisticamente le une alle altre, complesse. Quest'aspetto è evidente soprattutto in Natsume, che è un ragazzo gentile, ma ciò non significa che accetti passivamente gli eventi, tutt'altro, s'impegna sempre, anche oltre le sue possibilità, perché, come dice lui stesso, non vuole avere rimpianti. È come se le ingiustizie subite in passato avessero aperto in lui ferite e debolezze, da cui però egli trae la forza stessa per trasformare quei sentimenti, che avrebbero potuto generare rabbia e risentimento, in uno scudo di determinazione.
Consiglio vivamente questo manga a coloro che cercano qualcosa di diverso, a chi è interessato a guardare oltre l'apparenza delle cose, a chiunque, con soddisfazione o amarezza, abbia mai pensato che "la verità è una prospettiva ed è basata su una realtà accettata".
Ho scoperto che non esisteva."
Questo è il mondo in cui vive Natsume Takashi, un mondo più ampio di quello che vedono le altre persone, popolato da esseri invisibili, creature chiamate youkai. È per questa sua abilità che, rimasto orfano da bambino, è sempre stato preso per bugiardo ed emarginato per le sue stranezze.
Passato da un parente all'altro, perché nessuno voleva occuparsene, viene infine accolto dai gentili Fujiwara, con cui vorrebbe restare il più a lungo possibile e a cui decide di tenere nascosta ogni cosa riguardante gli spiriti.
Poco dopo essersi trasferito da loro, però, scoprirà di possedere lo Yuujinchou, un libro ereditato da sua nonna Reiko, morta in giovane età, che è bramato da ogni spirito della zona. In esso sono infatti raccolti i nomi che Reiko aveva collezionato sconfiggendo gli ayakashi e ciò dona al proprietario dello Yuujinchou il potere di controllarli.
Incontrerà anche Nyanko-sensei, uno youkai che libera accidentalmente, il quale deciderà di restare al suo fianco come guardia del corpo.
Questo è il punto di partenza per una serie i cui meriti maggiori sono nel saper trasmettere perfettamente i pensieri, i sentimenti di Natsume e degli altri personaggi, umani e youkai, che il ragazzo incontra, e il fatto di far sorgere domande che forse difficilmente ci si porrebbe nel quotidiano, spezzando il cerchio della consueta prospettiva con cui guardiamo al mondo.
In ogni capitolo le esperienze che vive Takashi, i sentimenti che prova, sono spunto di riflessioni, aspetti diversi di una stessa realtà, o a volte lo stesso aspetto in realtà differenti. Natsume lentamente cresce, cambia, grazie anche ad amici importanti, umani e non, e andando avanti con i capitoli sembra affacciarsi la possibilità che in futuro possa acquisire il coraggio di essere sé stesso, realmente.
Al momento sono usciti undici volumi del manga, e primi sei sono già stati trasposti in un anime di due stagioni, ma la terza stagione, appena annunciata, metterà ancor meglio in luce tali aspetti, perché proprio dal settimo volumetto vengono introdotti nuovi e importanti elementi che rendono l'opera sempre più interessante, ricca e profonda. È un manga diverso da solito, pervaso da una particolare atmosfera che ogni fan riconosce come caratteristica distintiva specifica.
Per quanto riguarda l'aspetto grafico, mi ha colpito in particolare l'abilità di Yuki Midorikawa di poter esprimere emozioni profonde e complesse con il tocco semplice e gentile che la caratterizza, ma che è in grado di arrivare diretto al cuore del lettore, facendone risuonare i sentimenti con quelli dei personaggi. Mi è capitato di commuovermi realmente a certe espressioni di Natsume, a certe sue reazioni.
Anche il modo di esprimere le emozioni è diverso dal solito, non sono mai estreme e univoche, ma sfumate, mescolate realisticamente le une alle altre, complesse. Quest'aspetto è evidente soprattutto in Natsume, che è un ragazzo gentile, ma ciò non significa che accetti passivamente gli eventi, tutt'altro, s'impegna sempre, anche oltre le sue possibilità, perché, come dice lui stesso, non vuole avere rimpianti. È come se le ingiustizie subite in passato avessero aperto in lui ferite e debolezze, da cui però egli trae la forza stessa per trasformare quei sentimenti, che avrebbero potuto generare rabbia e risentimento, in uno scudo di determinazione.
Consiglio vivamente questo manga a coloro che cercano qualcosa di diverso, a chi è interessato a guardare oltre l'apparenza delle cose, a chiunque, con soddisfazione o amarezza, abbia mai pensato che "la verità è una prospettiva ed è basata su una realtà accettata".
Recensione di Jun the Linx
-
Yuki è un liceale gentile ed educato che qualche volta, in modo indipendente dal suo volere, riesce a vedere scene del passato (specialmente se dolorose) delle persone che tocca.
Questo dono gli dà non pochi problemi, ma lo ha reso anche molto sensibile e comprensivo. La sua vita verrà stravolta dall'incontro con due persone: un misterioso ragazzo dagli occhi d'argento e un uomo che si presenta all'orfanotrofio in cui vive dichiarando di essere suo fratello maggiore e di volerlo portare con lui a Tokyo. Sempre quest'ultimo gli rivelerà l'esistenza del Clan Giouh, di cui anche Yuki fa parte, e dei Guardiani Zweilt, ragazzi dotati di poteri speciali che lavorano in coppia per distruggere i Duras, demoni che sfruttano la debolezza degli esseri umani per controllarli.
Il disegno è davvero molto bello sia nel chara design che nei fondali, e si mantiene costante per tutta la serie. Il forte legame che lega le coppie di Zweilt e tutti i personaggi in generale (che li rende più simili a una famiglia che a una classica squadra dotata di poteri soprannaturali) e la leggera vena shonen-ai (la coppia LukaxYuki è un caso a parte, ma è innegabile che quasi tutti i legami tra Zweilts giochino su quest'ambiguità) dona a una trama apparentemente semplice e che potrebbe sapere di già visto un'aria molto più interessante e fresca.
Assolutamente da far notare sono le musiche e l'ottimo doppiaggio, che può vantare tra il cast voci come quella di Sakurai Takahiro (Yu Kanda in D Gray Man e Claude Faustus in Kuroshitsuji II), Ono Daisuke (Sebastian Michaelis in Kuroshitsuji) e Jun Fukuyama (Lelouch in Code Geass e Kimihiro Watanuki in xxxHOLiC).
Ma ciò che fa crollare Uragiri fino all'orlo della sufficienza e il ritmo di narrazione. Guardare quest'anime è come osservare una lumaca che striscia da un'aiuola ad un'altra, facendo diventare una distanza minima spossante come un viaggio intercontinentale. Ciò che si sarebbe potuto tranquillamente svolgere in 12 puntate ne utilizza il doppio e questo dà vita a innumerevoli silenzi, scene inutili e divagazioni assurde, che non si possono nemmeno saltare perché non sono filler, ma fanno proprio parte della struttura degli episodi, senza contare che l'anime sposta la successione degli eventi del manga rendendo la trama confusa e inconcludente.
Per tirare le somme, consiglio l'anime solamente a persone dotate di una pazienza superiore alla media e a chi ha molto tempo libero, mentre il manga invece piacerà sicuramente ai fan dello shojo d'azione e a quelli dello shonen-ai leggero.
Questo dono gli dà non pochi problemi, ma lo ha reso anche molto sensibile e comprensivo. La sua vita verrà stravolta dall'incontro con due persone: un misterioso ragazzo dagli occhi d'argento e un uomo che si presenta all'orfanotrofio in cui vive dichiarando di essere suo fratello maggiore e di volerlo portare con lui a Tokyo. Sempre quest'ultimo gli rivelerà l'esistenza del Clan Giouh, di cui anche Yuki fa parte, e dei Guardiani Zweilt, ragazzi dotati di poteri speciali che lavorano in coppia per distruggere i Duras, demoni che sfruttano la debolezza degli esseri umani per controllarli.
Il disegno è davvero molto bello sia nel chara design che nei fondali, e si mantiene costante per tutta la serie. Il forte legame che lega le coppie di Zweilt e tutti i personaggi in generale (che li rende più simili a una famiglia che a una classica squadra dotata di poteri soprannaturali) e la leggera vena shonen-ai (la coppia LukaxYuki è un caso a parte, ma è innegabile che quasi tutti i legami tra Zweilts giochino su quest'ambiguità) dona a una trama apparentemente semplice e che potrebbe sapere di già visto un'aria molto più interessante e fresca.
Assolutamente da far notare sono le musiche e l'ottimo doppiaggio, che può vantare tra il cast voci come quella di Sakurai Takahiro (Yu Kanda in D Gray Man e Claude Faustus in Kuroshitsuji II), Ono Daisuke (Sebastian Michaelis in Kuroshitsuji) e Jun Fukuyama (Lelouch in Code Geass e Kimihiro Watanuki in xxxHOLiC).
Ma ciò che fa crollare Uragiri fino all'orlo della sufficienza e il ritmo di narrazione. Guardare quest'anime è come osservare una lumaca che striscia da un'aiuola ad un'altra, facendo diventare una distanza minima spossante come un viaggio intercontinentale. Ciò che si sarebbe potuto tranquillamente svolgere in 12 puntate ne utilizza il doppio e questo dà vita a innumerevoli silenzi, scene inutili e divagazioni assurde, che non si possono nemmeno saltare perché non sono filler, ma fanno proprio parte della struttura degli episodi, senza contare che l'anime sposta la successione degli eventi del manga rendendo la trama confusa e inconcludente.
Per tirare le somme, consiglio l'anime solamente a persone dotate di una pazienza superiore alla media e a chi ha molto tempo libero, mentre il manga invece piacerà sicuramente ai fan dello shojo d'azione e a quelli dello shonen-ai leggero.
Di Natsume yuujinchou purtroppo non ho avuto occasione di leggere il manga, ma le due serie le ho trovate davvero incantevoli, e penso che cercherò di colmare questa lacuna nel breve periodo.
Uragiri wa boku no namae o shitteiru non lo conosco. A sentire la recensione però sembrerebbe non nelle mie corde, quindi lascio stare.
Complimenti a tutti e tre i recensori. ^^
* Natsume Yujinchou ho visto l'anime, molto bello!
Il manga ho impressione che si riveli troppo "lento" am non mi pongo il problema tanto da noi è inedito
* l'ultimo non lo conosco.
Gli altri invece non li conosco.
Soltanto io ci vedo un sottointeso del tipo "E mo' vediamo se riuscite a far degenerare pure questo thread!" ?
Temo che nessuna delle tre opere di questa tornata rientri nelle mie corde, forse <i>Uragiri wa boku no namae o shitteiru</i>, ma appena appena...no, aspetta, neppure quello
Belle recensioni, <i>bai de uei</i>
"Kino no tabi - The Beatiful World" ha lo stesso regista di Serial Experiment Lain che sto scoprendo proprio in questi giorni ??? ottimo!!
se poi ha elementi in comune con il toccante "il Piccolo Principe" è un'opera da vedere!!
prendere in mano la propria esistenza e tentare di dare un senso alle aspirazioni e ai desideri
anche questa frase scatena in me l'interesse... in episodi auotconclusivi si riesce ad arrivare a tanto ?? encomiabile!
dalle 4 immagini si capisce un po' poco del tratto, ma in compenso i disegni del palazzo e di quell'altra struttura sembrano veramente curati.. me lo segno!!
"Natsume yuujinchou", come mi aspettavo dal dossier di qualche giorno fa, è nelle mie corse e spero qualche casa editrice ci metta le mani sopra... non sembra il "solito" Inu yasha (che poi così solito non è
di "Uragiri wa boku no namae o shitteiru" il tratto è ben curato e i colori delicati, ma se la narrazione è leeeenta leeeenta ed è uno shonen-ai passo alla grande.
- Uragiri: non ho visto l'anime (e non mi ispira per niente) ma ho preso il manga e non è malaccio... certo non un capolavoro, ma comunque carino, anche se solo dal secondo volume in poi. Il primo è una noia!
- Natsume yuujinchou: non l'ho letto.
L'elemento shonen-ai, di cui non sono una grande fan, è veramente molto leggero, credevo fosse più presente
Complimenti per le recensioni comunque.
Il primo anime mi sembra impegnativo, con tutto il bene e il male che da questo deriva.
Concordo al 100% con le recensioni di Natsume e Uragiri!
Riguardo il primo non c'è nulla da aggiungere a quanto detto nella bellissima recensione, io adoro questo manga (sono al nono volume) e spero che davvero prima o poi qualche editore con un pizzico di buon senso si decida a portarcelo!
Uragiri anche per me è appena discreto, mi ha annoiata parecchio la serie animata, mentre il manga lo sto trovando più gradevole!
Per i due anime non mi posso esprimere più di tanto in quanto non li conosco, ma posso confermare il mio interesse per Kino no tabi - The Beatiful World; mentre
Uragiri wa boku no namae o shitteiru non stimola molto la mia mente e il mio cuore, quindi a priori lo scarto tra le serie da vedere, magari mi faccio il manga!
Invece per quel che riguarda il manga Natsume yuujinchou avevo già espresso il mio interesse con entusiasmo sul dossier pubblicato il mese scorso. Posso solo ridire ancora una volta che mi piacerebbe vederlo in Italia.
@ mastwifi e tutti quelli che non hanno visto Kino no tabi
fatelo assolutamente, non ve ne pentirete, parola di fan!
poi avrei una domandina per lo staff o per chi sa come funziona sta cosa:
ma quanto create la notizia"anime (s)consigliati da AC", scegliete le tre recensioni a caso fra quelle esistenti o esiste un altro metodo misterioso et occultatum a noi poveri mortali?
Per questo apprezzo questa rubrica...
La seconda che hai detto!
PS: La discussione sull'anime che seguì la proiezione di Kino all'anime dream party fu veramente interessante visto che l'anime presentava innumerevoli spunti di discussione. Questi sono gli Anime con la A maiuscola: Quelli che ti forzano a riaccendere la mente ogni tanto.
Si può dire che Kino, spesso e volentieri ti mostra una faccia della medaglia, spesso (e quanto più possibile) distaccata e disinteressata, e questo potrebbe risultare una visione parziale e poco approfondita, a prima vista. In realtà ti fornisce una chiave di lettura, stimolando lo spirito critico. Molto differente rispetto a tante produzioni in cerca di morali precostituite ed a buon mercato.
Kino no tabi è nei miei "plan to watch" da mesi, appena avrò un po' di tempo me lo guarderò sicuramente.
Natsume Yuujinchou non mi interessa minimamente, mi dispiace. Complimenti comunque per la recensione. Uragiri: idem con patate. Non credo sia nelle mie corde, tanto più se il ritmo dell'anime è davvero così lento come scritto nel testo. Bella tornata, comunque, e per una volta non soggetta ai flame (almeno spero)!
Fa parte di una lista di anime che ho scoperto grazie ad AC.it (Tenshi no tamago, Mind game, Aoi bungaku series...) ma che sfortunatamente, essendo inedito in Italia, faccio fatica a reperire sottotitolato (andrebbe bene anche in inglese!!!) dalla rete.
Sarò più che lieto di ricevere qualche dritta dalle anime pie che leggeranno questo commento/richiesta.
thx
Natsume yuujinchou a leggerlo, mi riporta al fantastico quanto suggestivo Mushishi, ma a differenza di quest'ultimo, si concentra sulle emozioni del personaggio principale, il che sembra rispettare le mie richieste, anche se purtroppo è ancora in prosecuzione e dato che le tematiche proposte potrebbero conquistarmi, dubito che riuscire a sopportare l'attesa di un nuovo volume, ma lo prendo ugualmente in considerazione.
Uragiri wa boku no namai o shitteiru ha delle buone premesse, ma ocme già detto, le serie che propongono fin da subito una lentezza che rientra nello stile dell'opera, devono essere corte e non possono permettersi di perdersi o dilungarsi per una serie di episodi che fanno pesare la loro durata.
Ottime le recensioni i miei complimenti.
Quanto vorrei un seguito!
Sono contenta, è la prima volta che succede XD...
Natsume yuujinchou mi ispira particolarmente, darò un'occhiata sia all'anime che al manga.
ma stai dicendo sul serio o la tua era solo una battuta divertente come risposta?
ora ho troppa curiosità riguardo a sta cosa ahah
scherzi a parte, davvero una bella recensione da parte di Fagiana, si vede che ha perso tempo e s'è messo d'impegno. molto curata. bravo davvero. pollice verdisso!
Natsume yuujinchou non riesco a valutarlo. Senza nulla togliere ai voti positivi, non mi ha emozionato ne come anime ne come manga. Gusti personali ci mancherebbe, ma diciamo che ne faccio volentieri a meno
Questi sono gli Anime con la A maiuscola: Quelli che ti forzano a riaccendere la mente ogni tanto.
Si può dire che Kino, spesso e volentieri ti mostra una faccia della medaglia, spesso (e quanto più possibile) distaccata e disinteressata, e questo potrebbe risultare una visione parziale e poco approfondita, a prima vista. In realtà ti fornisce una chiave di lettura, stimolando lo spirito critico. Molto differente rispetto a tante produzioni in cerca di morali precostituite ed a buon mercato.
beh dopo aver letto un buon commento di Fagiana, onizuka e Solaris, non posso che dare un occhio alla serie allora !! ^^
Sicuramente stavolta la recensione di Fagiana è indubbiamente meritevole, ma prendine altre. Non tutte sono così, alcune sono incomplete, altre errate, altre parziali. Allora perchè scegliere quelle e non altre se non per partire a discutere proprio sui punti di demerito (o merito) di quelle recensioni?
e fanno bene!
Probabilmente quello a cui sarei più affine come primo impatto è Uragiri ma se è lento come afferma Jun..... boh forse lo guarderò forse no.
Ipotizzo che si scelgano recensioni spesso più per l'impulso che possono dare ad un'eventuale discussione piuttosto che per merito.
beh anch'io credo sia così ed è un'ottima giustificazione.. in fondo lo scopo è appunto di discutere e creare dialoghi e dibattiti, ma anche portare in risalto all'utenza opere e trame che potrebbe non conoscere e alla quale potrebbero piacere
@ALUCARD80
e magari pescare una qualsivoglia recensione o troppo faziosa o troppo poco adatta o che mal si presta ad esser inserita in una notizia inerente.
ma secondo me anche le rece faziose hanno il loro perchè... fanno discutere e accendono gli animi
Devi eseguire l'accesso per lasciare un commento.