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Hoshi no koe, tradotto in italiano come “La Voce delle Stelle”, è un episodio OAV girato dal promettente Makoto Niitsu; al secolo <i>Makoto Shinkai</i>.
Attualmente sulla cresta dell’onda, Shinkai, oltre a essere considerato un regista di successo, è anche un doppiatore, nonché animatore. Sin dall’infanzia, appassionato di manga, anime e di letteratura, il trentottenne regista di Nagano, sul finire degli anni ’90, ha iniziato a dare sfogo alla sua creatività con l’opera sperimentale <i>Lei e il gatto (Kanojo to Kanojo no neko)</i> , rapendo la curiosità della critica e degli addetti ai lavori nel settore dell’animazione, prima ancora che dei fan.

Con <i>Hoshi no Koe</i>, che ha ispirato anche un adattamento cartaceo curato da Mizu Sahara, il regista spinge il suo genio creativo verso auree destinazioni; attraverso un concept di tipo fantascientifico, tenta - e probabilmente ben riesce - a presentare allo spettatore i tormenti di una relazione amorosa a distanza, nonché tutto ciò che comporta la lontananza e la conseguente incomunicabilità. Se la storia d’amore adolescenziale porterebbe a suggerire un’atmosfera e un trasporto sentimentale tipico di quella determinata fascia d’età, l’impostazione malinconica e l’ambientazione futuristica fanno sì che i contenuti riflessivi vengano estrapolati dal contesto scolastico-giovanile, per colpire nel profondo spettatori di ogni età; i quali saranno trascinati via dal consueto e immersi in un universo d’ introspezione profonda.

Protagonisti della vicenda sono <i>Mikako Nagamine</i> e <i>Noboru Terao</i>, due ragazzi delle medie che si promettono – con innocente affetto - di proseguire gli studi insieme, frequentando lo stesso liceo. Tale promessa, però, sarà presto disattesa, poiché Mikako viene arruolata nelle forze dell’ONU e lanciata nello spazio a bordo dell’astronave Lysithea con la missione di pilotare degli avanzati robot, i Tracers, per combattere i Tarsians, pericolosi alieni che infestano le galassie.
Sarà durante questo viaggio interstellare che l’amore platonico tra Mikako e Noboru si rafforzerà. La distanza esponenzialmente crescente tra le loro persone farà sì che le e-mail - unica forma di linguaggio che ancora li tiene in contatto - inviate da Mikako arrivino con sempre maggiore ritardo, fino a culminare in un messaggio che viaggia nell’etere per otto lunghi anni.
Il finale è da interpretare, il regista quasi intenzionalmente ci distrae con roboanti esplosioni cosmiche, lasciando lo spettatore a riflettere nella candida luminescenza del proprio se stesso.

Opera auto-prodotta, dal basso costo economico ma dalla grande validità contenutistica e graficamente brillante, <i>La voce delle stelle</i> pecca leggermente di pretenziosità, riscontrabile nella forte sperimentazione dell’autore, che si prende qualche libertà tecnica non proprio esatta, e nel messaggio che s'impegna a restituire.
In virtù di questo mio personale giudizio globale su “La Voce delle Stelle” di Makoto Shinkai, mi dispenso dal consigliarne a tutti la visione.
Voto 7, breve ma intenso.