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"La città incantata" è da molti ritenuto il miglior film di Miyazaki e, probabilmente, quello dal maggior successo di critica. Unico film del regista ad aver ottenuto l'Oscar, come riconoscimento alla sua lunga carriera o come premio a questo film è difficile da definire con certezza; per quanto concerne il mio pensiero, l'Academy ha voluto insignire Miyazaki dell'unico, e più prestigioso, premio che ancora non aveva ricevuto.
A buon merito, diranno alcuni, mentre altri, come me, penseranno che i film Ghibli a cui attribuire un premio così celebre erano ben altri (leggasi "Il castello errante di Howl" o "La principessa Mononoke"); giudizi comunque opinabili e che non influiscono certamente sul voto della recensione.

"La città incantata" possiede tutte le caratteristiche del prodotto "made in Ghibli": disegni stupendi e fatti rigorosamente con metodo tradizionale (bando alla CGI), "location" fantasiose, personaggi fanciulleschi e una trama che a prima vista si mostra come la classica fiaba per bambini salvo poi mostrare sfaccettature e metafore che l'arricchiscono non poco - ferma restando la voglia di andare a cercarle, queste "sfaccettature".

Il problema principale di questo lungometraggio è infatti la storia, certamente molto godibile, adatta a tutte le età, ma "vuota", una sorta di continua avventura divertente, allegra, spensierata, ma un po' "senza capo né coda" che si suppone sia la metafora della crescita di Cihiro da bambina viziata (come ben si può notare a inizio film) a ragazzina più matura.
Purtroppo però questo non è sicuramente un tema nuovo, né per l'animazione in generale né per il cinema Ghibli; "Il mio vicino Totoro" ne è l'esempio più lampante: una storia anch'essa molto semplice, ma che sa colpire molto più di questo blasonato premio Oscar.

Archiviato il paragrafo "trama" con un bel "bocciato", si può passare alla parte che definirei tranquillamente quella migliore di tutto il prodotto, ovvero il comparto audio/visivo.
Graficamente, pur non raggiungendo l'eccellenza di film come il già citato "Mononoke" (un vero gioiello artistico), "La città incatata" si difende bene, con personaggi dai tratti molto simpatici e veramente particolari: maiali, rane, bambini giganti, esseri strani e dragoni... un vero mondo fiabesco. A rendere il tutto ancora più piacevole bisogna aggiungere una colorazione dai toni molto vari che riescono veramente a fare sognare lo spettatore, grazie anche alla splendida colonna sonora in sottofondo.

Se questo è il manifesto dell'animazione nipponica nel mondo devo dire di essere un po' dispiaciuto dell'immagine che esso si porterà dietro per parecchio tempo, magari etichettato come "infantile" o troppo leggero per i canoni occidentali.
L'Academy non è mai stata un giudice veramente imparziale nel dispensare statuette e, sebbene sarebbe stato più equo consegnarlo a ben altri film Ghibli - per non parlare poi di "Ghost in the shell", vero capolavoro che ha dovuto aspettare l'uscita di Matrix per vedere i suoi "contenuti" applauditi da tutto il mondo -, è inutile fare una colpa a questo film, che l'unico merito che ha avuto è stato quello di essersi trovato nel posto giusto al momento giusto.
Non è una bocciatura, ma si può dire che il film si salvi solamente per il comparto tecnico e la storiella piacevole, ma se si cerca qualcosa di un po' più sostanzioso non è questo il posto.