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<b>Attenzione: la recensione contiene spoiler</b>

Nella tredicesima serie del famoso filone maho shoujo della Toei Animation, nonché più recente, le Pretty Cure entrano nell'ambito della magia pura. Diciamoci la verità: tutte le serie precedenti mostravano non solo semplici ragazze magiche, ma vere e proprie guerriere combattive, e quindi si è pensato, essendo la saga di genere mahou shoujo: "Perché non fare una serie che abbia come tema la magia in generale?" E, così facendo, con "Mahou Tsukai Precure!", se prima le protagoniste venivano fregiate del titolo di "Leggendarie Guerriere", è l'ora di fregiarsi di un nuovo titolo: "Leggendarie Incantatrici o Maghe", perché stavolta parliamo di maghe vere.

Protagoniste della storia sono due ragazze, abitanti di due diversi mondi: Mirai Asahina, abitante del nostro mondo, e Riko Izayoi, che viene dal mondo magico. La prima è una studentessa giapponese come tante, molto curiosa, amichevole e facilmente affascinata da cose interessanti, inoltre non si separa mai dal suo orsacchiotto Mofurun; la seconda invece è una maga proveniente dal mondo magico alla disperata ricerca di qualcosa. Come di consueto, le due ragazze finiscono con l'incontrarsi e, neanche il tempo di conoscersi, che i nemici attaccano per cercare la medesima cosa di Riko: la cosiddetta "Emerald Link Stone". Solo che a spuntare è la "Diamond Linkle Stone", formata dai due ciondoli che le ragazze portavano al collo, e provoca la trasformazione delle due ragazze nelle Pretty Cure, rispettivamente Mirai/Cure Miracle e Riko/Cure Magical, con conseguente combattimento e sconfitta degli avversari. Ben presto il da farsi delle due ragazze è chiaro: nel mondo esistono dodici Linkle Stone che, se riunite, permettono di evocare la più potente di esse, l'Emerald, e sono sparse nel mondo reale e quello magico. Per le due ragazze ha inizio la ricerca, affrontando, nel frattempo, potenti avversari provenienti dal lato oscuro della magia.

Questa serie vuole essere una specie di ritorno alle origini, abbandonando l'ormai consueto team di un gruppo di ragazze e riproponendo la formula delle serie iniziali, ovvero le due ragazze dai caratteri opposti, stavolta anche nei mondi, unite prima dal dovere e poi da un fortissimo legame di amicizia, che possono attivare i loro poteri soltanto se sono insieme e che non combattono mai da sole.

Interessante il fatto che l'interazione fra due ragazze provenienti da mondi molto diversi fra loro non dà soltanto l'idea di una specie di scambio culturale, facendo mostrare l'una le meraviglie dell'altra e viceversa, ma anche della profondità del legame stesso e delle preoccupazioni del futuro di quel legame, che prima o poi potrebbe recidersi per cause di forza maggiore. Le interazioni fra il mondo reale, con i tipici gesti della vita di tutti i giorni come la scuola, le uscite fuori in montagna o al mare, e il mondo magico, con la sua accademia di magia e i suggestivi luoghi abitati da fantastiche creature, vengono interpretate come fonte di sorpresa per entrambe le ragazze, dando anche un tocco di sociologia alla serie. E nel corso della storia vi è anche un elemento che dà all'ambientazione un tocco di mitologico.

Ovviamente, oltre alle due protagoniste, tra l'altro ben caratterizzate nei loro caratteri e nella loro sempre più profonda interazione, vi sono sempre figure come le compagne di scuola e di accademia con le quali studiare e poi uscire, il ritorno dell'importanza dell'ambiente familiare, figure di riferimento come i corpi scolastici, e figure genitoriali e di parentela, che stavano ormai scemando nelle serie più recenti. Vi sono i classici antagonisti, qui mostrati nel senso classico del termine, ma comunque non privi di sorprese, e soprattutto di due figure veramente fondamentali: Mofurun, che richiama l'unione di fata/mascotte e device della trasformazione, protagonista del fortissimo legame che la lega a Mirai, e Haa-Chan, che da piccola fatina evolverà non solo nelle dimensioni ma anche nel suo ruolo, e non soltanto come futura terza guerriera Pretty Cure, qui col nome di Cure Felice.

Tirando le somme, narrativamente si torna a una narrazione che unisce classicità e sorprese nei momenti cruciali, e discrete caratterizzazioni dei personaggi. Così come il sonoro, con ottimi doppiaggi e discrete prove musicali, mentre in ambito grafico si può notare il fatto che la Toei Animation non navigava in buone acque in quei periodi, e lo si può vedere per buona parte degli episodi standard, ma già il fatto che si riesca a reggere per ben cinquanta puntate è già prova di forte audacia.

Come tredicesima serie del filone delle "Pretty Cure", "Mahou Tsukai" si rivela come un'opera tutto sommato discreta, che potrà piacere ai neofiti della saga, ma che potrebbe interessare anche i più navigati, specialmente per il suo "ritornare alle origini" nella struttura.