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Prima che Shinkai cercasse spasmodicamente di voler meravigliare il pubblico, era capace di raccontare una buona storia di vita e di affetti, in appena venti minuti.
“Lei e il gatto” è una mini-serie di quattro mini-episodi (sì, è tutto mini qui), in cui assisteremo alla crescita del legame tra Miyu e il suo gatto Daru. In quattro passaggi conosceremo i dubbi, le paure e la forza di una ragazza che vuole rendersi indipendente e di un gatto che, per quanto sfaticato (come tutti i gatti), le è sempre vicino, dandole inconsciamente il supporto emotivo necessario per andare avanti.

Questa mini-serie offre diversi spunti interessanti su cui riflettere. In particolare sono riuscito ad empatizzare con la situazione e le ansie vissute dalla ragazza, le circostanze mostrate su schermo erano verosimili e non esasperate, affini ad alcune situazioni che avevo vissuto. Ho apprezzato la mancanza di drammi o situazioni commediali, magari qualcuno potrebbe trovare la storia inconcludente, ma dal canto mio l'ho trovata un interessante spaccato di vita. La sfida con noi stessi per raggiungere l’indipendenza, sfida che prima o poi tutti dobbiamo affrontare.
A fare da mascotte a questo quadro, c’è appunto il gatto di lei, Daru, per il quale devo ammettere di non aver provato inizialmente simpatia, o meglio, non afferravo il suo contributo alla storia nonostante alcuni pensieri “profondi”, ma molto poco da gatto. Eppure, dal terzo episodio la situazione cambia, non nego infatti che, una volta finita la serie, mi ero quasi deciso a scendere al negozio di animali sotto casa per prendere un gatto da compagnia.

Anche in questa serie, come per ogni altra opera di Shinkai, c’è un concetto che si ripete, parlo del destino. Personaggi diversi ma con le medesime finalità, il filo del destino che si intreccia. Per quanto riconosca nel destino una base mistica e poco realistica, non posso far altro che restare affascinato ogni volta che lo vedo rappresentato, e chissà se un giorno mi trasformerò da spettatore a protagonista di questo mistico evento... se ce l’ha fatta un gatto.

Graficamente i corti sono ben realizzati, è tutto semplice e delicato, dal character design ai colori. Non c’è la ricerca del dettaglio e della perfezione come per le altre produzioni di Shinkai (anche il corto pubblicitario “Cross Road” di appena due minuti risulta graficamente più ricercato), tuttavia questa mini-serie non sfigurerebbe se messa a confronto.
Musiche piacevoli accompagnano bene le immagini, riuscendo a donare la giusta atmosfera allo spettatore. Estremamente dolce l’ending, andateci cauti.

“Lei e il gatto” merita la visione? A meno che, nella vostra giornata, non abbiate nemmeno il tempo per andare in bagno, penso che questa mini-serie possa essere vista tranquillamente, in circa venti minuti assisterete alle scelte di vita di Miyu e al legame insolubile tra lei e il suo gatto.
Ero un po’ indeciso sul voto da dare alla serie, precisamente tra 6 e 7, alla fine ho scelto 6,5 perché non ho trovato difetti tali da minare una sufficienza o pregi tali da darle più di una sufficienza, quindi 6,5 l’ho trovato il voto ideale.