The Best of Kyoani: Hyouka - Recensione

Omaggiamo la Kyoto Animation con la rassegna delle nostre recensioni delle loro opere più significative

di Zelgadis

Oggi vi riproponiamo questa recensione di Zelgadis del 2017. Per tutta l'estate renderemo omaggio allo Studio Kyoto Animation con articoli e recensioni delle opere più significative (p.s. la recensione è stata revisionata in diverse parti).

Per non dimenticare

 


Prima della recensione, volevo fare un breve preambolo.
Questa è l'opera della Kyoto Animation che forse più di ogni altra rappresenta il lascito artistico del lavoro di tre maestri che troppo prematuramente chi hanno lasciato nel tragico rogo del 18 luglio 2019 ovvero il regista Yasuhiro Takemoto, il character designer e direttore delle animazioni Futoshi Nishiya e l'animatore Yoshiji Kigami.  Certo, Nishiya ha lasciato l'impronta forte in tantissime opere e nella filosofia stessa dello studio, così come Kigami ha brillato di luce propria anche accanto a Naoko Yamada e a Tatsuya Ishihara, ma è qui che i tre hanno avuto modo di creare un'alchimia quasi perfetta grazie anche ad una direzione che ha lasciato piena libertà di sviluppare le scene dell'immaginario dei protagonisti come approfondirò nel corso della recensione.
Forse all'epoca, anche per le tante critiche che arrivavano a Kyoani, la recensione era stata un po' meno esaustiva nell'analisi, ma più passava il tempo più quest'opera rimaneva nel cuore mio e di molti altri utenti (Chitanda ad esempio ha vinto ogni torneo saimoe proposto qui su Animeclick) che ne desideravano un seguito.
Questa serie, senza togliere nulla alle altre (alcune delle quali giudico anche di qualità superiore) rappresenterà per sempre la memoria storica di questi tre artisti. Di sicuro avrei preferito che non ci fosse stata occasione di tornarci sopra, ma tanto era dovuto e, facendo uno strappo alla regola, ho deciso che andava fatta una sorta di versione extendend (o forse è meglio dire rewrote) della recensione.

 

Se c'è una cosa che Kyoani ha sempre avuto è la capacità di rinunciare a brand dal successo sicuro (prima Full Metal Panic!, poi Suzumiya e infine K-on!) per andare alla ricerca di storie nuove. E ora ci prova con Hyouka opera tratta da una serie di novel di Honobu Yonezawa che unisce slice of life scolastico e struttura da giallo classico.

Certo l'opera ha ricevuto anche qualche critica soprattutto per i ritmi lenti e i casi che sembrano più dei giochi leggeri che dei veri e proprio gialli, ma forse vale la pena scavare un po' per trovare il buono di questa produzione.


Innanzi tutto il comparto tecnico. Nel 2012 la Kyoto Animation non ha pari in quanto a qualità di animazioni. Basta confrontare frame per frame i dettagli di una qualsiasi serie di un'altra casa di produzione dello stesso anno per rendersene conto. La colonna sonora è di ottimo livello, con brani classici di Bach, Pahud e Beethoven ad alternarsi a brani originali di Kouhei Tanaka.
Ottime anche le sigle. Se nella prima opening (Yasashisa no Riyū di ChouCho) ed ending (Madoromi no Yakusoku cantata da Satomi Satou e Ai Kayano) si lascia spazio ad una sigla "normale" che non vuole fare spoiler e a un pizzico di fan service (non presente nella serie), la seconda opening (Mikansei Stride di Saori Kodama) chiarisce nettamente quello che è il tema portante della serie, mentre la seconda ending (Kimi ni Matsuwaru Mystery ancora cantata da Satomi Satou e Ai Kayano) è un video musicale davvero ben realizzato dal punto di vista dell'impatto visuale e che scherza con il lato "giallo" dell'opera.
 
Hyouka
 
Hotaru è un ragazzo che frequenta il liceo e il suo motto è all'incirca "faccio solo quello che sono costretto a fare e lo faccio in fretta". Dopo che la sorella, in viaggio in India, gli scrive che vorrebbe che lui partecipasse e tenesse in vita il club di letteratura del liceo. Qui scopre alcuni dettagli su un incidente occorso 33 anni or sono allo zio di un attuale membro. Il ragazzo, che non si spreca mai in nulla, viene affiancato nelle sue investigazioni da Eru Chitanda, una ragazza allegra e amante dei misteri.


I PERSONAGGI E IL LORO SVILUPPO
 
Hyouka

Hōtarō Oreki è un ragazzo piuttosto pigro e annoiato. Ha una grandissima capacità di osservazione ed analisi del mondo che lo circonda, ma pochissima voglia di fare qualunque cosa che richieda un minimo di impegno. Per quanto non sia fondamentalmente asociale, non si impegna molto nei rapporti con le altre persone e quindi finisce con l'avere Fukube come unico amico. La voce di Oreki è di Yūichi Nakamura, la cui interpretazione è discreta, ma senza particolari acuti.

Satoshi Fukube è amico di Oreki sin dai tempi delle medie. In un certo senso è l'opposto dell'amico: sempre allegro e vitale, ma all'amico invidia la grande capacità di analisi. Definisce sé stesso come un database: in grado di ricordare una montagna di informazioni, ma mancante di qualsiasi tipo di capacità deduttiva.

In qualche modo il rapporto Oreki-Fukube ricorda un po' quello tra Tomoya e Sunohara in Clannad. Forse non a caso ad interpretare i due ruoli sono stati scelti proprio Yūichi Nakamura (Tomoya Okazaki in Clannad) e Daisuke Sakaguchi (Sunohara Youhei in Clannad). Ovvio che la scelta volesse accaparrarsi le simpatie dei fan di Clannad, ma sinceramente questo contribuisce un po' troppo a togliere personalità ai personaggi e a farli un po' troppo forzatamente identificare con personaggi simili a loro solo in apparenza. Forse, forti delle light novel, si poteva cercare di renderli meno identificabili.
 
Hyouka

Mayaka Ibara è anche lei un'amica di Oreki e Fukube sin dalle scuole medie ed è dichiaratamente innamorata di quest'ultimo. Ragazza dal carattere scontroso, ma anche sempre disponibile ad aiutare tutti, è un personaggio estremamente interessante che viene però sviluppato poco nel corso dell'anime. Il suo rapporto con Fukube non ha molto spazio e viene approfondito soltanto verso la fine della serie. A doppiarla è Ai Kayano (Menma in Anohana), che ci regala, tra i quattro, l'interpretazione migliore.

Chitanda Eru è senz'altro il personaggio più discusso dell'anime, forse quello che è in qualche modo più odioso e stereotipato. Non si può negare che spesso sia ridotta a macchietta o che in qualche caso serva solo a creare degli stacchetti comici, ma di fatto è la ragazza "vitale" che introduce la variabile impazzita nella vita di Hotaro e che lo costringe a ripensare al proprio stile di vita. Ovvio che la sua curiosità sia un po' il motore di tutta la storia, ma probabilmente il suo personaggio, al netto delle estremizzazioni, non è del tutto campato in aria. Il doppiaggio è di Satomi Satō (Ritsu in K-on!).

I romanzi presi in considerazione nell'anime sono i primi quattro (su cinque). Se i primi tre sono storie lunghe di più ampio respiro, il quarto è invece una raccolta di storie brevi. La sceneggiatura sceglie quindi di inserire queste "storie brevi" come episodi singoli nell'anime e di alternarli alle tre storie lunghe. Le storie brevi hanno tutte lo stesso schema: accade qualcosa di strano o insolito e Chitanda, curiosa di cosa sia accaduto costringe Oreki a risolvere il mistero. Diverso il discorso degli episodi singoli verso fine serie che invece approfondiscono proprio i rapporti tra i quattro personaggi e che vanno a tirare le fila dell'anime.
 
Hyouka

Per capire l'anime però forse si deve entrare di più nella mentalità giapponese, un paese in cui i rapporti interpersonali sono estremamente complicati e dove piuttosto che opporre un rifiuto spesso le persone si mostrano accondiscendenti per poi sparire al momento giusto. E Hyouka indugia spesso nello scindere l'apparire dall'essere, Oreki più che interessato ai misteri in sé, è interessato alle persone. Al capire se Jun Sekitani avesse dei rimpianti o a chiarire i sentimenti del suo vecchio professore sugli elicotteri. In generale Oreki, bravo ad analizzare "i fatti", si sente fallace nell'analizzare le persone. Vorrebbe essere accettato nel resto del gruppo, ma non se ne sente all'altezza. Vede la sua vita come "grigia" e la confronta con quella "rosa" dei suoi compagni. Viene lodato per le sue capacità, messo su un piedistallo e questo lo fa sentire ancora più escluso. Persino riuscire a capire quello che è il suo amico sin dall'infanzia lo mette in difficoltà. Ma nel corso degli episodi la sua crescita è evidente e anche se alla fine non riesce ad esprimere i suoi sentimenti, ne acquisisce consapevolezza.


IL LATO GIALLO
 
Hyouka

Il lato "giallo" di quest'opera è molto diverso da quanto ci si aspetterebbe. Non esistono crimini o delitti, ma solo ragionamenti e deduzioni sul perché una certa persona si sia comportata in un certo modo o sul perché sia accaduto un determinato avvenimento. Se siete appassionati di gialli non potete non ritrovare un parallelo con Sherlock Holmes: "L'avventura dell'uomo che camminava a quattro zampe" "un caso di identità", "l'avventura del soldato sbiancato", "il trattato navale", i racconti di Sherlock Holmes sono strapieni di storie così. Spesso il lettore non ha elementi utili alla risoluzione del caso, ma l'analisi che viene fatta dal protagonista porta sempre alla soluzione seguendo il classico motto sherlockiano: "una volta escluso l'impossibile ciò che rimane, per quanto improbabile, non può essere che la verità".
Se non vi è mai capitato di leggere Conan Doyle, pensate ad esempio al Dr. House, incarnazione televisiva di uno Sherlock Holmes moderno con tanto di Watson/Wilson al suo fianco.
E così con Hotaro nel ruolo di Holmes e Chitanda in quello del fido Watson in versione "moe", i due applicano questo processo logico a casi della vita di tutti i giorni risolvendoli in modo brillante. E non importa che spesso basterebbe chiedere ai diretti interessati per risolvere il caso (vedi il secondo episodio in cui viene risolto il mistero di un libro preseo in prestito dalla biblioteca), quello che conta è il processo logico, quasi matematico con cui si arriva alla soluzione, mai la soluzione stessa.
Non quindi un'indagine stile Agatha Christie, ma puro ragionamento logico. E non è un caso che quando Hotaro passa a dover risolvere un caso modello Christie (il film del club di cinematografia), fallisca clamorosamente. Forse non tutti lo troveranno appassionante, ma di sicuro gli autori dimostrano una profonda conoscenza dei classici del giallo e rendono un grosso omaggio a Conan Doyle, cogliendone l'essenza più di quanto non faccia, per dire, il Detective Conan.

Anche se personalmente mi piace più il giallo alla Agatha Christie, non posso non riconoscere che sul lato giallo ci si sia voluti ispirare ad un determinato filone e che, se lo contestualizziamo a questo tipo di letteratura, il risultato sia stato più che buono.

L'IMMAGINARIO ADOLESCENZIALE DIVENTA IL CAPOLAVORO DI TAKEMOTO E KIGAMI
Pur mantenendo il canovaccio dettato dalle novel, in quest'opera il regista Yasuhiro Takemoto, lascia agli animatori la piena libertà di creare le proprie scene. Così ad ogni "sono curiosa" di Chitanda e seguente deduzione logica (o anche ipotesi) di Oreki o degli altri personaggi, si entra in un mondo di sogno, quasi onirico in cui gli autori degli storyboard, diretti da Futoshi Nishiya, che ridisegna anche completamente il character design originale, si esprimono in piena libertà.
È Takemoto stesso a offrire l'esempio ai suoi colleghi con la prima scena in cui Chitanda lancia la sua frase tormentone. i sentimenti di Hōtarō vengono trasposti in immaginazione, gli occhi di Chitanda accesi di curiosità quasi lo ipnotizzano, i fiori sottolineano quanto ne sia affascinato, mentre i capelli lo avvolgono competamente. I dialoghi non servono, sono le sequenze animate a parlare e lo fanno con una potenza espressiva che potrebbe farci andare a scomodare geni come Mamou Oshii o Satoshi Kon.
 
 

E se Takemoto traccia la via, gli altri non sono da meno. Diventa iconica la scena di Kazuya Sakamoto (che lascerà lo studio proprio dopo questa serie) nell'episodio 6 quando interpreta la linea guida di Takemoto in senso comico/ironico andando a creare una serie di piccole Chitanda angioletto che tormentano Hōtarō. Questa è la filosofia Kyoani, la libertà creativa data agli artisti e il risultato del lavoro di squadra.
 
 

Ma non è solo Chitanda la protagonista del mondo immaginario celato in Hyouka. Lo storyboard finale del primo arco di storia è affidato all'esperto Yoshiji Kigami che sfrutta tutta la libertà concessa per andare a creare una delle scene più memorabili che va ad uscire dai canoni della serie spensierata e che svela con una crudezza ai limiti del macabro la verità su come lo zio di Chitanda diventi il capro (o il coniglio in questo caso) espiatorio nell'indifferenza generale di chi stava difendendo.
 
 

Questi sono solo tre esempi, ma Hyouka è tutto così in ogni episodio. E più che nella sceneggiatura, nella relazione tra i personaggi o nella stringente logica giallistica, qui sta il vero punto di forza della serie. E nel fnale Takemoto va a piazzare la sua firma, il tocco da maestro, la ciliegina sulla torta con una scena finale in cui immaginazione e mondo reale vanno a fondersi insieme confondendo lo spettatore e lasciando un finale apparantemente aperto in cui il "non detto" del dialogo viene riempito dall'animazione e dalle emozioni dello spettatore.


CONCLUSIONI
 
In definitiva ho apprezzato molto in Hyouka sia la parte gialla che quella "slice of life". Non si tratta da questo punto di vista di una serie priva di difetti (si pensi a Chitanda, ridotta spesso a semplice "macchietta comica" o al personaggio di Mayaka che meriterebbe un maggiore approfondimento), ma non è neanche da buttare come spesso si sente dire. Buono sia dal lato "slice of life" che da quello "mistero", richiede un po' di calarsi nella parte per poterlo apprezzare.
Il lato su cui però raggiunge l'eccellenza è quello della regia e delle animazioni. Le scene in cui si avvia l'immaginario dei protagonisti, spesso scandito dal tormentono "sono curiosa" di Chitanda apre un mondo totalmente nuovo, quasi onirico in cui agli artisti di Kyoani è data piena libertà di espressione nel creare un vero e proprio mondo nuovo quasi a toccare quelle vette a cui solo Satoshi Kon era arrivato.

Non può essere definita una serie che "si ama o si odia", può piacere o meno, è indubbio che non riesca ad eccellere né sul lato della profondità della trama né su quello della comicità, ma è altrettanto indubbio che è invece un'eccellenza assoluta su quello dell'espressività artistica.

Se poi amate i ragionamenti logici, non disdegnate qualche scenetta comica e non vi spaventano episodi in cui per 25 minuti due persone stanno sedute a discutere né più né meno come fanno spesso Holmes e Watson (emblematico e molto bello l'episodio 19 in cui Hotaro e Chitanda rimangono seduti tutto il tempo a discutere sul perché sia stato fatto un determinato annuncio dagli altoparlanti della scuola), allora Hyouka potrebbe risultarvi davvero molto godibile.

E se all'epoca non vi era piaciuto, provate a riguardarlo oggi con occhi diversi, provate a sentire le emozioni che tutti gli animatori hanno voluto trasmettere, magari abbassate l'audio e lasciatevi catturare dalle immagini. Questo è Hyouka, questa è Kyoani e lo sarà per sempre.


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