Nanà Supergirl
<Attenzione contiene spoiler>
Introduzione e sviluppi
Preparatevi per una lunga serie di avventure grottesche, assurde e quasi del tutto prive di qualsiasi parvenza di logica e buon senso ma è davvero così?. Tutto ha inizio con un esperimento molto semplice: prendiamo un bambino sempliciotto, impacciato, introverso, amante dei fumetti e lo mettiamo accanto ad un liceale-prodigio, egocentrico, maniaco, assetato di denaro e potere il quale mira a dimostrare al mondo la grandiosità delle sue invenzioni. Da questo esperimento ha luogo la una strana ragazza combinazione di avvenenza e poteri grandiosi, destinata a cambiare il mondo e in particolare la vita dei nostri due amici. Signore e signori, vi presentiamo la sola ed unica Nanà. Questa si unisce al duo nella speranza di recuperare la propria memoria e vive una serie di avventure, durante le quali incontrerà i personaggi più stramapalati, ciascuno con la propria personalità, carattere e abilità, ma anche con i propri problemi, tormenti, ansie, angoscie, insicurezze e debolezze. In particolare vi sono alcuni che lasciano a loro volta il segno nella vita dei nostri amici e questi a loro volta lasciano il segno nella loro, come ad esempio il Professor Ishikawa, il signor Klondike, Pannocchione ed infine Gotanda.
Vicende e stile grafico
Le vicende che si susseguono nel corso della serie sono tra le più assurde e raggiungono quasi sempre un livello di esagerazione più o meno elevato, alternato a brevi sketch dove i personaggi sembrano essere anche in grado di manifestare quel buon senso, giudizio, assennatezza e avvedutezza che crea dei contrasti i quali si rivelano essere il perno della serie.La grafica riflette molto la dualità serietà-ilarità è si alterna anch'essa in disegni e scene dal tratto molto infantile, in particolare Nanà è caratterizzata da un'aspetto molto stile pupazzo/bambola vivente, quasi a voler rimarcare il suo ruolo da supereroina. Leonetto ricorda molto una rockstar; Ishikawa è ispirato a Frankenstein, mentre il signor Klondike ricorda molto Shutaro Mendo di Lamù. I colori sono vivaci, quasi a sottolineare lo stile a cartone animato. Gli effetti speciali, sono molto semplici, ma anche molto originali e conferiscono alle storie quel tipico aspetto da fumetto che li rende così accattivanti.
Colonna sonora
La colonna sonora presenta ritmi e sonorità di vario tipo. Le due sigle di apertura e chiusura mettono in risalto l'atmosfera della vicenda, sapientemente bilanciata tra momenti di gioia, felicità alternati a momenti di nostalgia e malinconia che si intravedono nei personaggi. Negli episodi si susseguono varie sonorità, le quali descrivono le diverse scene ora di combattimento, ora di tensione e alternate a momenti di quiete e calma misti ad ironia, battute non-sense.
Temi e messaggi principali
I temi principali, benché trattati in chiave parodica, nascondono però dei messaggi molto importanti e profondi, come la responsabilità della figura dello scienziato nei confronti del mondo e riguardo le sue scoperte ed anche l'ego che questi infonde nelle sue invenzioni e che usa come un'estensione di sé stesso la quale gradualmente palesa l'intenzione dello stesso scienziato di usare le sue invenzioni per arricchirsi. Nella serie abbiamo personaggi come Leonetto, Ishikawa e Gotanda, ma anche Klondike e Pannocchione, i quali rappresentano in un certo senso le personificazioni degli aspetti ambigui e ambivalenti della figura dello scienziato e ognuno di essi ricorre ai metodi più grotteschi e assurdi per fare in modo di coronare i suoi sogni. L'unica cosa che li accomuna è il "filo rosso" metafora dell'amore provato per Nanà, ma soprattutto il desiderio di sfruttarla per i suoi poteri ed estendere la propria influenza e potere su tutto il mondo. Vi sono molti accenni e rimandi anche al folklore popolare, il quale si rivela essere un'altro perno importante, oltre anche a elementi e contenuti di psicologia e psichiatria, i quali suggeriscono che l'opera, in sé, ha un'impatto imponente e merita di essere contemplata da più punti di vista.
Un piccolo-grande classico, parodia di fumetti di eroi, ma anche di personaggi di altre culture e tradizioni e soprattutto pieno di spunti di riflessione e autocritica, altro elemento fondamentale per il successo di ogni opera che si definisca tale e che pone l'accento su molti aspetti controversi della nostra cultura moderna, obbligandoci a metterci a confronto con aspetti non sempre allegri e spensierati e soprattutto ci pone anche il dovere di compiere un minimo di introspezione nella nostra vita al fine di farci capire che non si può avere tutto dalla vita e che non ci si deve aspettare nulla vita, ma soprattutto che bisogna sapere rispettare il prossimo/a, i suoi sogni, desideri, aspettative, bisogni, speranze e il suo punto di vista, opinione.
Voto finale: 8,5
Introduzione e sviluppi
Preparatevi per una lunga serie di avventure grottesche, assurde e quasi del tutto prive di qualsiasi parvenza di logica e buon senso ma è davvero così?. Tutto ha inizio con un esperimento molto semplice: prendiamo un bambino sempliciotto, impacciato, introverso, amante dei fumetti e lo mettiamo accanto ad un liceale-prodigio, egocentrico, maniaco, assetato di denaro e potere il quale mira a dimostrare al mondo la grandiosità delle sue invenzioni. Da questo esperimento ha luogo la una strana ragazza combinazione di avvenenza e poteri grandiosi, destinata a cambiare il mondo e in particolare la vita dei nostri due amici. Signore e signori, vi presentiamo la sola ed unica Nanà. Questa si unisce al duo nella speranza di recuperare la propria memoria e vive una serie di avventure, durante le quali incontrerà i personaggi più stramapalati, ciascuno con la propria personalità, carattere e abilità, ma anche con i propri problemi, tormenti, ansie, angoscie, insicurezze e debolezze. In particolare vi sono alcuni che lasciano a loro volta il segno nella vita dei nostri amici e questi a loro volta lasciano il segno nella loro, come ad esempio il Professor Ishikawa, il signor Klondike, Pannocchione ed infine Gotanda.
Vicende e stile grafico
Le vicende che si susseguono nel corso della serie sono tra le più assurde e raggiungono quasi sempre un livello di esagerazione più o meno elevato, alternato a brevi sketch dove i personaggi sembrano essere anche in grado di manifestare quel buon senso, giudizio, assennatezza e avvedutezza che crea dei contrasti i quali si rivelano essere il perno della serie.La grafica riflette molto la dualità serietà-ilarità è si alterna anch'essa in disegni e scene dal tratto molto infantile, in particolare Nanà è caratterizzata da un'aspetto molto stile pupazzo/bambola vivente, quasi a voler rimarcare il suo ruolo da supereroina. Leonetto ricorda molto una rockstar; Ishikawa è ispirato a Frankenstein, mentre il signor Klondike ricorda molto Shutaro Mendo di Lamù. I colori sono vivaci, quasi a sottolineare lo stile a cartone animato. Gli effetti speciali, sono molto semplici, ma anche molto originali e conferiscono alle storie quel tipico aspetto da fumetto che li rende così accattivanti.
Colonna sonora
La colonna sonora presenta ritmi e sonorità di vario tipo. Le due sigle di apertura e chiusura mettono in risalto l'atmosfera della vicenda, sapientemente bilanciata tra momenti di gioia, felicità alternati a momenti di nostalgia e malinconia che si intravedono nei personaggi. Negli episodi si susseguono varie sonorità, le quali descrivono le diverse scene ora di combattimento, ora di tensione e alternate a momenti di quiete e calma misti ad ironia, battute non-sense.
Temi e messaggi principali
I temi principali, benché trattati in chiave parodica, nascondono però dei messaggi molto importanti e profondi, come la responsabilità della figura dello scienziato nei confronti del mondo e riguardo le sue scoperte ed anche l'ego che questi infonde nelle sue invenzioni e che usa come un'estensione di sé stesso la quale gradualmente palesa l'intenzione dello stesso scienziato di usare le sue invenzioni per arricchirsi. Nella serie abbiamo personaggi come Leonetto, Ishikawa e Gotanda, ma anche Klondike e Pannocchione, i quali rappresentano in un certo senso le personificazioni degli aspetti ambigui e ambivalenti della figura dello scienziato e ognuno di essi ricorre ai metodi più grotteschi e assurdi per fare in modo di coronare i suoi sogni. L'unica cosa che li accomuna è il "filo rosso" metafora dell'amore provato per Nanà, ma soprattutto il desiderio di sfruttarla per i suoi poteri ed estendere la propria influenza e potere su tutto il mondo. Vi sono molti accenni e rimandi anche al folklore popolare, il quale si rivela essere un'altro perno importante, oltre anche a elementi e contenuti di psicologia e psichiatria, i quali suggeriscono che l'opera, in sé, ha un'impatto imponente e merita di essere contemplata da più punti di vista.
Un piccolo-grande classico, parodia di fumetti di eroi, ma anche di personaggi di altre culture e tradizioni e soprattutto pieno di spunti di riflessione e autocritica, altro elemento fondamentale per il successo di ogni opera che si definisca tale e che pone l'accento su molti aspetti controversi della nostra cultura moderna, obbligandoci a metterci a confronto con aspetti non sempre allegri e spensierati e soprattutto ci pone anche il dovere di compiere un minimo di introspezione nella nostra vita al fine di farci capire che non si può avere tutto dalla vita e che non ci si deve aspettare nulla vita, ma soprattutto che bisogna sapere rispettare il prossimo/a, i suoi sogni, desideri, aspettative, bisogni, speranze e il suo punto di vista, opinione.
Voto finale: 8,5
Dallo stesso autore di "Pollon", una divertente serie che parodizza il genere supereroistico e alcuni film.
Tutto comincia quando Leonetto, giovanissimo e ambizioso cervellone, vuole far ottenere con un suo macchinario all'amico, il tenero e dai grandi valori morali Bobolo, aspirante fumettista, superpoteri con cui raggiungere ricchezza, fama e potere, cose con cui è convinto di porre rimedio ai problemi del mondo. Qualcosa però va storto, e ad acquisire queste qualità è una ragazza che sbuca da non si sa dove e si ritrova quasi senza memoria, ricordandosi solo che si chiama Nanà. Diventerà il "braccio" della neonata agenzia tuttofare, che si occupa di risolvere i problemi più disparati. Pura di cuore e generosa, la nostra è però un po' troppo ingenua e volubile nel cambiare opinione.
I tre, accompagnati dai due robottini Seven ed Eleven, formano un gruppo affiatato, ma non mancano simpatici contrasti tra i due compari, con l'uno che accusa l'altro di essere troppo cinico e trattare lei come mezzo per arrivare ai suoi obbiettivi e basta.
Ogni supereroe che si rispetti deve avere dei super-cattivi, ed ecco quindi una carrellata niente male, come lo scienziato pazzo Ishikawa, Gotanda, collezionista di ogni essere vivente raro e o particolare, Pannocchione, aspirante dittatore mondiale, e Klondike, affascinante imprenditore dai modi truffaldini. Finiranno tutti per innamorarsi o comunque essere affascinanti da Nanà.
Tra azione, mistero, umorismo e nonsense si avranno vicende di vario tipo che toccheranno i generi narrativi più disparati. Critica ironicamente i deliri di onnipotenza e di avidità e tocca anche tematiche importanti, nonché decisamente attuali, che non t'aspetteresti, come il pericolo causato dallo scioglimento dei ghiacciai, oggi ancor più sentito, e la sempre drammatica situazione di alcune zone dell'Africa centrale.
Una curiosità: ho scoperto di recente che da noi non arrivò l'episodio 5, trasmesso solo qualche anno fa. Probabilmente perché si tratta di una parodia de "L'esorcista", e quindi ha tocchi horror, seppur in maniera comica.
Menzione speciale per la sigla italiana, davvero bella con i suoi toni rock!
Tutto comincia quando Leonetto, giovanissimo e ambizioso cervellone, vuole far ottenere con un suo macchinario all'amico, il tenero e dai grandi valori morali Bobolo, aspirante fumettista, superpoteri con cui raggiungere ricchezza, fama e potere, cose con cui è convinto di porre rimedio ai problemi del mondo. Qualcosa però va storto, e ad acquisire queste qualità è una ragazza che sbuca da non si sa dove e si ritrova quasi senza memoria, ricordandosi solo che si chiama Nanà. Diventerà il "braccio" della neonata agenzia tuttofare, che si occupa di risolvere i problemi più disparati. Pura di cuore e generosa, la nostra è però un po' troppo ingenua e volubile nel cambiare opinione.
I tre, accompagnati dai due robottini Seven ed Eleven, formano un gruppo affiatato, ma non mancano simpatici contrasti tra i due compari, con l'uno che accusa l'altro di essere troppo cinico e trattare lei come mezzo per arrivare ai suoi obbiettivi e basta.
Ogni supereroe che si rispetti deve avere dei super-cattivi, ed ecco quindi una carrellata niente male, come lo scienziato pazzo Ishikawa, Gotanda, collezionista di ogni essere vivente raro e o particolare, Pannocchione, aspirante dittatore mondiale, e Klondike, affascinante imprenditore dai modi truffaldini. Finiranno tutti per innamorarsi o comunque essere affascinanti da Nanà.
Tra azione, mistero, umorismo e nonsense si avranno vicende di vario tipo che toccheranno i generi narrativi più disparati. Critica ironicamente i deliri di onnipotenza e di avidità e tocca anche tematiche importanti, nonché decisamente attuali, che non t'aspetteresti, come il pericolo causato dallo scioglimento dei ghiacciai, oggi ancor più sentito, e la sempre drammatica situazione di alcune zone dell'Africa centrale.
Una curiosità: ho scoperto di recente che da noi non arrivò l'episodio 5, trasmesso solo qualche anno fa. Probabilmente perché si tratta di una parodia de "L'esorcista", e quindi ha tocchi horror, seppur in maniera comica.
Menzione speciale per la sigla italiana, davvero bella con i suoi toni rock!
Nanà Supergirl è un anime del 1983 realizzato dal designer Hideo Azuma. L'anime in questione tratta delle avventure di Nanako (Nanà), una ragazzina dolce e carina dotata di super poteri telecinetici che gli permettono di volare, diventare enorme, teletrasportarsi e di avere una forza sovrumana. Nanako viene direttamente giù dal cielo in maniera dolce ed eterea durante l'esperimento scientifico di uno studente di nome Yotsuya Tomoshige (Leonetto) che da quel momento in poi sarà sempre accanto a Nanako. La ragazzina non ricorda nulla del suo passato e Yotsuya gli promette (mentendo) di stargli sempre accanto per affetto. Da quel momento in poi, ogni episodio sarà l'occasione per scoprire sempre nuovi poteri viaggiando in ogni parte del mondo ed affrontando il male causato dagli esseri umani e un certo dottor Ishikawa, che desidera Nanako al solo scopo di farne un arma tutta sua per poter sopraffare chiunque. Yotsuya Tomoshige in realtà è tutt'altro che un semplice ed ingegnoso studente perché il suo vero scopo è quello di utilizzare Nanako soltanto per diventare ricco e potente. Indimenticabili sono i comicissimi stacchetti in posa in cui Yotsuya brama di diventare l'uomo più ricco e potente del mondo, con i suoi scintillanti occhiali a goccia, (di una nota marca) tipici della rivoluzionaria moda che nasceva negli anni '80. L'anime è sempre estremamente vario, pieno zeppo di demenzialità e di situazioni che risultano talvolta surreali ed altre estremamente fredde, ciniche e realistiche. La causa di questa sensazione è la sete di denaro e di potere, che sia per l'atteggiamento di Yotsuya, che per altri personaggi, si avverte chiaramente. Dal punto di vista tecnico siamo nella media del 1983. Il character design dei personaggi è assolutamente selettivo e se per Nanako si può dire che è davvero innovativo, dolce e curato, Yotsuya dannatamente cool e stravagante; (occhiali brillanti e chioma ben definita anni '80) tutti gli altri personaggi godono di una cura nettamene inferiore. I fondali risultano buoni nel complesso, specialmente considerando l'anno di produzione. Le musiche sono altalenanti, ma quando hanno voluto usare midi di matrice synth, la differenza in positivo si sente, ricreando la tipica atmosfera anni '80. Nanà Supergirl è un anime davvero divertente e godibile, a volte molto demenziale, ma capace di stupire, durante i suoi episodi, trattando temi anche oggi attualissimi.
Nanà Supergirl è un'opera fatta abbastanza bene, che sicuramente con una decina di episodi in più avrebbe fatto più comodo senza dubbio allo sviluppo della trama, comunque gestita assai bene dallo staff.
Questa è una serie in cui la sigla italiana ha un senso, specie se la canta Cristina D'avena, a cui erano sempre soliti affidare testi solo orecchiabili e a volte senza senso, da sottolineare un grande arrangiamento, una grande sigla e parole finalmente vicine alla trama dell'opera trattata, di cui mi sento di fare dei complimenti meritati.
Tornando alla serie, ritroviamo temi già visti con Ransie la strega o con Bia, ma qui siamo di fronte a una forza aliena benigna che ha le fattezze di una bella ragazza. Il discorso, però, non si limita alla protagonista, che in quest'opera sicuramente non è il personaggio principale, ce ne vuole dall'esserlo, io la considero un tramite dello svolgimento della vicenda.
Sissignori, qui abbiamo a che fare con una ragazza che è quasi un automa, che viene sfruttata per le esigenze altrui e per tornaconti sicuramente non consoni, la trama comincia nel peggiore dei modi, per poi riprendersi alla fine, non è comunque mai bello vedere, seppur in un anime, una ragazza che viene sfruttata. È anche vero che in quel tempo i temi sociali non erano così marcati come oggi, ma in tempi odierni ne risentirebbe di un influsso simile.
Il periodo in cui è ambientata la serie ci fa scoprire le situazioni che hanno reso davvero cult gli anni '80, ovvero Rayban sgargianti, cotonature e colori punk dei capelli, condizioni scolastiche quasi sempre allo sfascio e chi più ne ha più ne metta, e tali situazioni sicuramente costituiscono il "vestito" della serie.
Io credo che in quest'opera possiamo benissimo parlare della problematica della "donna-oggetto", ovvero quella intesa come tramite per il raggiungimento di scopi, specie economici degli uomini, in cui non c'è posto per l'amore ma per il portafogli, laddove c'è posto per la crudeltà spiccia e non per consolidati sentimenti, dove l'amicizia è solo un comodo in più per sottolineare il proprio potere su determinate cose. Sarà pure vero che in questa serie le situazioni vengono spesso affrontate in maniera comica e spensierata, al punto di non dare spazio a considerazioni come queste, ma credo che l'autore avesse ben chiaro in testa la società di inizio anni '80, ovvero basata sull'apparire ed emergere sempre e comunque, dove mirare al potere sempre più forte in ogni giorno della propria vita può diventare il più delle volte anche una ragione dell'esistenza stessa.
Quindi in ciò l'amore non esiste proprio, ma può convivere. Voi direte, in che senso?
L'amore è una chiave che apre anche i portoni corrosi dalla ruggine dei vizi umani, è il motore che davvero muove anche dei cambiamenti repentini di ognuno di noi, e nella serie all'inizio, come dicevo,convive, ma poi matura e trova una sua giusta collocazione, perché gli errori rendono deboli e il più delle volte indifesi, e visto che l'amore in queste situazioni è sempre molto forte, ecco che emergono nuovi spunti in questa serie che accompagnano le mie considerazioni iniziali: la donna non è un oggetto, la donna è quanto di più meraviglioso possa essere stato creato, capace davvero di avere poteri "alieni", che qui ritroviamo nell'allegoria di Nanà, come chiave di lettura dell'opera, ma che sotto nasconde questo significato, ovvero che l'uomo deve sempre andare oltre le apparenze dell'universo femminile, niente si comanda e niente si distrugge o si assoggetta alla propria mercé o ai propri tornaconti, e quando l'uomo si renderà conto dei propri errori, è proprio grazie ad una donna come Nanà, che tutti vorremmo avere al nostro fianco, che ciò può avvenire, per un semplice ed importante motivo: la donna ha un cuore, ed è sempre pronta a donarlo e sacrificarlo, pur di farci capire dove stiamo sbagliando, fa parte dell'umana natura.
Questa è una serie in cui la sigla italiana ha un senso, specie se la canta Cristina D'avena, a cui erano sempre soliti affidare testi solo orecchiabili e a volte senza senso, da sottolineare un grande arrangiamento, una grande sigla e parole finalmente vicine alla trama dell'opera trattata, di cui mi sento di fare dei complimenti meritati.
Tornando alla serie, ritroviamo temi già visti con Ransie la strega o con Bia, ma qui siamo di fronte a una forza aliena benigna che ha le fattezze di una bella ragazza. Il discorso, però, non si limita alla protagonista, che in quest'opera sicuramente non è il personaggio principale, ce ne vuole dall'esserlo, io la considero un tramite dello svolgimento della vicenda.
Sissignori, qui abbiamo a che fare con una ragazza che è quasi un automa, che viene sfruttata per le esigenze altrui e per tornaconti sicuramente non consoni, la trama comincia nel peggiore dei modi, per poi riprendersi alla fine, non è comunque mai bello vedere, seppur in un anime, una ragazza che viene sfruttata. È anche vero che in quel tempo i temi sociali non erano così marcati come oggi, ma in tempi odierni ne risentirebbe di un influsso simile.
Il periodo in cui è ambientata la serie ci fa scoprire le situazioni che hanno reso davvero cult gli anni '80, ovvero Rayban sgargianti, cotonature e colori punk dei capelli, condizioni scolastiche quasi sempre allo sfascio e chi più ne ha più ne metta, e tali situazioni sicuramente costituiscono il "vestito" della serie.
Io credo che in quest'opera possiamo benissimo parlare della problematica della "donna-oggetto", ovvero quella intesa come tramite per il raggiungimento di scopi, specie economici degli uomini, in cui non c'è posto per l'amore ma per il portafogli, laddove c'è posto per la crudeltà spiccia e non per consolidati sentimenti, dove l'amicizia è solo un comodo in più per sottolineare il proprio potere su determinate cose. Sarà pure vero che in questa serie le situazioni vengono spesso affrontate in maniera comica e spensierata, al punto di non dare spazio a considerazioni come queste, ma credo che l'autore avesse ben chiaro in testa la società di inizio anni '80, ovvero basata sull'apparire ed emergere sempre e comunque, dove mirare al potere sempre più forte in ogni giorno della propria vita può diventare il più delle volte anche una ragione dell'esistenza stessa.
Quindi in ciò l'amore non esiste proprio, ma può convivere. Voi direte, in che senso?
L'amore è una chiave che apre anche i portoni corrosi dalla ruggine dei vizi umani, è il motore che davvero muove anche dei cambiamenti repentini di ognuno di noi, e nella serie all'inizio, come dicevo,convive, ma poi matura e trova una sua giusta collocazione, perché gli errori rendono deboli e il più delle volte indifesi, e visto che l'amore in queste situazioni è sempre molto forte, ecco che emergono nuovi spunti in questa serie che accompagnano le mie considerazioni iniziali: la donna non è un oggetto, la donna è quanto di più meraviglioso possa essere stato creato, capace davvero di avere poteri "alieni", che qui ritroviamo nell'allegoria di Nanà, come chiave di lettura dell'opera, ma che sotto nasconde questo significato, ovvero che l'uomo deve sempre andare oltre le apparenze dell'universo femminile, niente si comanda e niente si distrugge o si assoggetta alla propria mercé o ai propri tornaconti, e quando l'uomo si renderà conto dei propri errori, è proprio grazie ad una donna come Nanà, che tutti vorremmo avere al nostro fianco, che ciò può avvenire, per un semplice ed importante motivo: la donna ha un cuore, ed è sempre pronta a donarlo e sacrificarlo, pur di farci capire dove stiamo sbagliando, fa parte dell'umana natura.
Uno dei tanti anime che mi è rimasto nella memoria, nella grande, festosa, capelluta e colorata carrellata degli anni ottanta.
I motivi dei miei apprezzamenti sono piuttosto semplici, quanto immediati e atti a considerare questo prodotto qualcosa di davvero valido: Nanà Supergirl fa ridere.
È un cartone comico, divertente, uno dei primi prodotti espressamente demenziali, aditi esclusivamente alla risata e con qualche piccola nota fuori dal coro che, talvolta, dona un tocco di serietà o una semplice morale che arricchisce la storia o riesce anche a far riflettere, ma sempre volando basso, senza mai entrare in discorsi non consoni al genere per cui è stato concepito.
Il perno è incentrato ovviamente sulla totale demenza di tutto il canovaccio proposto, a cominciare dalla protagonista, per l’appunto Nanà, ragazza piuttosto “singolare”, dotata di particolari poteri sovrumani, capitata per caso sulla terra, e soggetta ad una perdita di memoria piuttosto grave. Nanà incontra per caso i due soggetti a mio parere più divertenti di tutto l’anime, ovvero l’esaltato “pseudo-manager con manie di grandezza capellone bel fighetto-rayban style versione paninaro anni 80” di nome Leonetto, e il più imbranato, grassoccio, timido e riservato Bobolo. Già solo per i nomi della versione in italiano ci si dovrebbe piegare dalle risate, per non parlare dei doppiaggi, qualcosa di davvero spassoso.
Leonetto è una sorta di inventore incompreso, uno studente tirchio e desideroso di sfondare con qualche assurda trovata, che assieme all’inseparabile amico Bobolo forma una delle classiche coppie da “cinema-teatro” con l’appeal più classico di sempre, ovvero lo slanciato, magro pseudo attraente spesso fuori luogo, e il basso amico grassottello dai modi impacciati che riesce a mitigare le sciocchezze causate dal compagno.
Leonetto, che ha nel sangue il business, vedrà in Nanà un’ottima fonte di denaro, anche se nel corso delle loro avventure le cose non andranno come sperato.
Appena accennato il fan service, più adito a comporre i soliti mosaici demenziali di bassa comicità e non a mostrarsi come una sorta di voyeurismo vero e proprio; davvero ridicolo e insospettabile il chara design dei personaggi secondari, quasi deformed, bizzarri e volutamente caricaturati, alcuni probabilmente immagini provocatorie di alcune figure classiche dell’animazione giapponese degli anni settanta.
Si tratta di una comicità priva di battute intellettuali, classica e diretta di quel periodo, fine solo a stimolare la risata semplice e schietta. Nanà Supergirl, a conti fatti, ci riesce benissimo.
Tecnicamente parlando non è che sia un prodotto eccellente, ma riesce a difendersi con onorevole sufficienza. Sono tanti i ricordi legati alla sigla, e soprattutto al doppiaggio volutamente innocente, quasi idiota di Nanà, vittima della sua disarmante purezza nonché di grande ingenuità, ma sempre pronta a far valere gli ideali in cui crede e ad ascoltare i suoi amici, che ahilei, sono proprio Leonetto e Bobolo.
Certamente da rivedere per farsi due risate.
I motivi dei miei apprezzamenti sono piuttosto semplici, quanto immediati e atti a considerare questo prodotto qualcosa di davvero valido: Nanà Supergirl fa ridere.
È un cartone comico, divertente, uno dei primi prodotti espressamente demenziali, aditi esclusivamente alla risata e con qualche piccola nota fuori dal coro che, talvolta, dona un tocco di serietà o una semplice morale che arricchisce la storia o riesce anche a far riflettere, ma sempre volando basso, senza mai entrare in discorsi non consoni al genere per cui è stato concepito.
Il perno è incentrato ovviamente sulla totale demenza di tutto il canovaccio proposto, a cominciare dalla protagonista, per l’appunto Nanà, ragazza piuttosto “singolare”, dotata di particolari poteri sovrumani, capitata per caso sulla terra, e soggetta ad una perdita di memoria piuttosto grave. Nanà incontra per caso i due soggetti a mio parere più divertenti di tutto l’anime, ovvero l’esaltato “pseudo-manager con manie di grandezza capellone bel fighetto-rayban style versione paninaro anni 80” di nome Leonetto, e il più imbranato, grassoccio, timido e riservato Bobolo. Già solo per i nomi della versione in italiano ci si dovrebbe piegare dalle risate, per non parlare dei doppiaggi, qualcosa di davvero spassoso.
Leonetto è una sorta di inventore incompreso, uno studente tirchio e desideroso di sfondare con qualche assurda trovata, che assieme all’inseparabile amico Bobolo forma una delle classiche coppie da “cinema-teatro” con l’appeal più classico di sempre, ovvero lo slanciato, magro pseudo attraente spesso fuori luogo, e il basso amico grassottello dai modi impacciati che riesce a mitigare le sciocchezze causate dal compagno.
Leonetto, che ha nel sangue il business, vedrà in Nanà un’ottima fonte di denaro, anche se nel corso delle loro avventure le cose non andranno come sperato.
Appena accennato il fan service, più adito a comporre i soliti mosaici demenziali di bassa comicità e non a mostrarsi come una sorta di voyeurismo vero e proprio; davvero ridicolo e insospettabile il chara design dei personaggi secondari, quasi deformed, bizzarri e volutamente caricaturati, alcuni probabilmente immagini provocatorie di alcune figure classiche dell’animazione giapponese degli anni settanta.
Si tratta di una comicità priva di battute intellettuali, classica e diretta di quel periodo, fine solo a stimolare la risata semplice e schietta. Nanà Supergirl, a conti fatti, ci riesce benissimo.
Tecnicamente parlando non è che sia un prodotto eccellente, ma riesce a difendersi con onorevole sufficienza. Sono tanti i ricordi legati alla sigla, e soprattutto al doppiaggio volutamente innocente, quasi idiota di Nanà, vittima della sua disarmante purezza nonché di grande ingenuità, ma sempre pronta a far valere gli ideali in cui crede e ad ascoltare i suoi amici, che ahilei, sono proprio Leonetto e Bobolo.
Certamente da rivedere per farsi due risate.
Mamma mia come adoravo questo cartone!!! Questi si che erano bei tempi! E' una serie che sicuramente ha fatto storia e rimarrà nella storia. Mi faceva sempre compagnia tutti i pomeriggi durante i compiti! Gli stacchetti comici di questa serie rilevano una demenzialità molto simile a quella di Pollon e sono mitici e le scene più belle sono senz'altro quelle in cui Leonetto fa i suoi sogni di gloria con uno sfondo di luci colorate, uova fritte, polli e mucche... e Bobo sconsolato che si lamenta! Una serie davvero mitica, bellissima e divertente!
Uno dei pochi cartoni giapponesi che apprezzo, di sicuro ha fatto storia e può fare anche scuola per quelli che vogliono qualche spunto su come creare qualche storia leggera e divertente. Non ricordo molto onestamente, l'ho visto l'ultima volta cinque o sei anni fa. Ma mi ha tenuto compagnia mentre disegnavo i miei fumetti, e mi ha ispirato molto nella creazione di una delle mie storie (anche se in realtà la storia fatta da me non c'entrava nulla con quella nel cartone). I personaggi mi fanno ridere, ma Bobolo è un pò inutile secondo me, ed è anche un pò pesante...