Oiran: sembrano geisha ma non lo sono!

Alla scoperta di una figura meno famosa ma altrettanto affascinante

di Hachi194

Per lungo tempo agli occhi degli occidentali il termine geisha era quasi sinonimo di prostituta. In realtà non è affatto così, ma da dove nasce questo equivoco? Probabilmente dalla figura della Oiran, contemporanea della geisha: nata durante il Periodo Edo (1600-1868), è assimilabile ad una cortigiana e ad una yūjo, cioè una prostituta appunto ma di altissimo livello. Se non si è esperti di cultura giapponese, i suoi abiti e le sue acconciature possono essere confusi con quelle di geisha e maiko. Scopriamo quindi un po' di più su questa figura meno famosa ma non per questo meno ricca di fascino.
 

Iniziamo dal loro nome: la parola "oiran" sembra derivi dalla frase "oira no tokoro no nēsan" che potrebbe essere tradotto come "la mia sorella maggiore"; era infatti così che le cameriere si rivolgevano alle oiran che servivano. La loro diffusione si ebbe durante l'era Edo: a causa di numerosi leggi volte a mantenere il decoro e il buon costume, i bordelli erano di solito relegati nelle campagne e così nelle grandi città nacquero i cosidetti "quartieri del piacere", spesso immortalati nelle ukiyo-e.
Tra i più conosciuti, c'erano il quartiere Shimabara a Kyoto, lo Shinmachi a Osaka e lo Yoshiwara nei pressi di Nihonbashi a Edo (l'attuale Tokyo). Ma non aspettiamoci squallide bettole: le oiran infatti si collocavano al livello più alto dell'intrattenimento. Non solo dovevano essere bellissime, ma praticavano anche la danza, la musica, la poesia, la calligrafia ed avevano una cultura fuori dal comune. Eano infatti anche esperte nella cerimonia del tè e nell'ikebana (la disposizione dei fiori), oltre a saper suonare gli strumenti tradizionali come il koto e lo shamisen.
 

Per questo le oiran non si trovavano negli harimise (bordelli in cui le prostitute, dette yūjo, stavano sedute dietro ad una grata in attesa del cliente che le scegliesse) ma negli yuukaku e per poter avere un appuntamento con loro occorreva l'intercessione di una chaya, cioè una casa da tè. Solo dopo aver dimostrato di avere molti soldi e di essere una persona importante, si aveva il diritto di richiedere i servigi di una oiran. A questo punto partiva un elaborato rituale: la oiran si recava sul luogo dell'appuntamento con un piccolo corteo al seguito, composto dai suoi servitori (chiamato oiran dochu).
 

Durante i primi due appuntamenti, il cliente doveva far sfoggio di tutta la sua ricchezza, mentre la cortigiana si limitava ad osservarlo, senza parlargli nè mangiare o bere con lui. Al terzo appuntamento, se la donna era soddisfatta di ciò che aveva visto, il cliente aveva diritto ad avvalersi dei suoi servigi e diventava così un najimi (cioè un cliente abituale), con un vassoio e un paio di bacchette con il suo nome sopra. Il compenso era detto najimikin e spesso serviva a mantenere le spese di tutte le ragazze che abitavano nella yuukaku.
 

Le oiran infatti vivevano tutte insieme sotto al stesso tetto e al loro interno vigeva una gerarchia molto rigorosa. Nella maggior parte dei casi erano tutte figlie di famiglie povere, vendute ai bordelli. Si distinguevano in:
1) Kamuro: dai 7 ai 13 anni, erano le cameriere delle oiran.
2) Shinzo: dai 13 ai 23 anni, erano le apprendiste e le assistenti delle oiran
3) Heyamochi: cortigiane di basso rango, con una camera privata ma senza diritto a possedere un'assistente
4) Zashikimochi: un gradino sotto le oiran, avevano un piccolo appartamento dove poter intrattenere i clienti e il diritto ad avere shinzo e kamuro
 

5) Tsukemawashi: cortigiane di basso rango senza necessità di appuntamenti
6) Chusan: si occupavano di appuntamenti non privati
7) Yobidashi Chusan: cortigiane di alto livello, già molto popolari ma non ancora all'apice
8) Oiran: di altissimo livello, le uniche che potevano intrattenere al meglio un daimyo (il feudatario del luogo). I loro clienti potevano essere solo persone molto ricche, di ceto sociale elevato, in quanto gli unici a potersi permettere di spendere le cifre da capogiro richieste.
Non tutte le ragazze che entravano in queste strutture potevano diventare oiran: solo le più attraenti, tenaci ed intelligenti potevano riuscirci.
 

Le oiran vivevano quindi in un mondo a parte, da un alto sempre più idolatrate dalla gente comune, ma dall'altro sempre più lontane dalla società. L'etichetta morale del governo richiedeva un comportamento appropriato e le discussioni delle oiran erano assai più colte se paragonate a quelle delle persone normali.
Il loro modo di vestire era spesso all'origine di mode e tendenze e i loro costumi diventarono sempre più elaborati. L'acconciatura era definita datehyougo e consisteva in 6 kanzashi (di corallo e di tartaruga) inseriti nei capelli intrecciati in due nodi sulla testa.
 

Il kimono era molto ricamato e l'obi era annodato sul davanti, con un fiocco molto grande. Quando sfilavano per recarsi ad un appuntamento indossavano un particolare tipo di sandali molto alti chiamato sanmaiba geta: il piede era nudo e la camminata era quasi una danza, detta Hachimonji perché ogni passo sembrava quasi formare il numero 8 (hachi appunto). In questo video potete vedere di cosa si tratta:
 


Queste particolari figure sono sparite da tempo, ma restano ancora alcuni eventi in cui è possibile ammirarle come il Bunsui Sakura Matsuri Oiran Dōchū, una sorta di parata storica che si svolge ogni anno a Tsubame, nella prefettura di Niigata. Durante la sfilata si possono ammirare tre oiran nel loro assetto tradizionale completo più un'altra settantina di concubine minori.
Piccola curiosità: potrete sentire anche parlare di Tayu, ma in realtà oiran e tayu sono la stessa cosa: le prime sono le cortigiane del quartiere Yoshiwara di Tokyo e le seconde sono quelle del quartiere Shimabara di Kyoto.

Fonti consultate:
Wikipedia
TsunaguJapan
ILoveKawaiiWorld


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