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Confessione a cuore aperto: prima di adesso, non avevo mai visto, in tutta la mia esistenza, “Biancaneve e i sette nani”. Un fatto che ha dell’assurdo – io stesso lo riconosco; eppure, rappresenta la realtà delle cose. A pensarci bene, neanche io so spiegarmi il perché di questa enorme mancanza. Probabilmente, è tutto da ricondurre al mio status di bambino privilegiato, che possedeva Sky e, una volta tornato a casa da scuola, poteva guardarsi i cartoni animati e le serie tv di Nickelodeon e i film su Sky Cinema. Poi, certo, prima dell’avvento di Sky anche a casa mia circolavano i DVD dei cartoni più famosi del tempo, ma già all’età di cinque anni ero pervaso da una fedeltà di ferro, per cui una volta scoperto quel capolavoro di “Alla ricerca di Nemo” non ho mai più sentito il bisogno di guardare altro. Mi bastava quella singola pellicola, vista a ripetizione, più e più volte nell’arco della stessa giornata per essere felice come un Pasqua. Dunque, come sopperire a questa mancanza e, in un certo qual senso, farmi perdonare dall’industria dell’animazione mondiale? Recuperando tutti i Classici Disney, dal primo al sessantaquattresimo, provando a scrivere altrettante recensioni.

Adattamento cinematografico dell'omonima fiaba tedesca dei fratelli Grimm, a loro volta ispirati dalla novella in volgare napoletano seicentesco "La schiavotta" di Giambattista Basile, “Biancaneve e i sette nani” è un film d'animazione del 1937 diretto da vari registi (Perce Pearce, William Cottrell, Larry Morey, Wilfred Jackson e Ben Sharpsteen) e prodotto da Walt Disney Productions. Come molti sanno, inoltre, il lungometraggio è considerato il primo Classico Disney: un’autentica pietra miliare dell’animazione statunitense e mondiale.

Avendo perso entrambi i genitori in giovane età, la principessa Biancaneve vive con la sua malvagia e spietata matrigna, la regina Grimilde. Temendo che la bellezza della figliastra possa eclissare la sua, la sovrana la costringe a lavorare come sguattera e ogni giorno chiede al suo Specchio Magico "chi è la più bella del reame". Per anni, quest'ultimo risponde sempre che la più bella è lei, accontentandola, finché un giorno informa la regina che Biancaneve è ora la più bella del reame. Inizia così la storia della principessa più famosa del cinema d’animazione.

A rendere celebre la pellicola sono i suoi iconici personaggi, ognuno dei quali è foriero di un messaggio diverso, di una morale tipicamente fiabesca. Biancaneve è gentile, innocente e generosa. Nonostante sia costretta a lavorare come sguattera nel castello, pur essendo una principessa, mantiene un atteggiamento modesto, allegro e spensierato; inoltre, sogna la felicità e crede fermamente nel vero amore. Biancaneve è oggetto delle angherie della matrigna, che le rende la vita un inferno; eppure, lei non muta mai il suo atteggiamento, sempre positivo e speranzoso. Alla fine, infatti, trova quella felicità tanto agognata e meritata, perché il bene, anche se messo alla prova, alla fine trionfa sempre. Sorridi alla vita e lei ti sorriderà. I sette nani sono un gruppo eterogeneo di personalità ognuna diversa dall’altra. Insieme formano un gruppo memorabile, destinato ad entrare nella leggenda del cinema d’animazione. Neanche a dirlo, il nano in cui più mi rispecchio è Mammolo, un romanticone di prim’ordine che arrossisce quando è al centro dell’attenzione. Il gruppo dei nani accoglie nella propria umile dimora Biancaneve quando ne ha più bisogno e cercano di proteggerla con tutti i mezzi a loro disposizione. Il messaggio che si vuole trasmettere è chiaro: la collaborazione e l’aiuto reciproco sono fondamentali nei momenti difficili. La regina Grimilde, nonché matrigna di Biancaneve e assoluta antagonista della fiaba, è perfida e narcisista oltre ogni dire. Ossessionata dalla bellezza e dal confronto con gli altri, specialmente con la figliastra, trascorre le sue giornate a chiedere allo specchio chi sia la più bella del reame. Quando scopre che il primato appartiene, ormai, a Biancaneve, si mette subito in azione per eliminarla. Non c’è fine alla sua gelosia che, come l’invidia e l’ossessione, possono portare le persone alla rovina.

Per lo più, dunque, il film si fa portavoce di sentimenti positivi, in pieno stile fiabesco, come confermato dal celebre lieto fine, che vede Biancaneve legarsi sentimentalmente al Principe da lei tanto amato. Tutto ciò contribuisce a rendere la visione del film estremamente piacevole e divertente, merito soprattutto degli sketch comici con protagonisti i nani: i continui lapsus linguistici di Dotto, gli starnuti tempestosi di Eolo, Pisolo che si dà inavvertitamente un piatto della batteria sulla faccia per uccidere la mosca che gli ronza continuamente intorno e potrei andare avanti ancora parecchio. In questo modo, la pellicola si alleggerisce e lo spettatore può trascorrere circa novanta minuti di assoluta tranquillità, al termine dei quali si porrà inevitabilmente la seguente domanda: “ma veramente questo film è uscito nel 1937?”. La risposta è affermativa, nonostante la fluidità delle animazioni e la cura nei disegni non la facciano assolutamente sembrare una pellicola di quasi novant’anni. L’unica nota leggermente stonata, per quel che mi riguarda, sono le troppe canzoni ma, per una volta, ammettiamo che il problema sia il mio, in quanto profondo e strenuo detrattore del genere musical.

Insomma, una pietra miliare dell’animazione mondiale. Un film da vedere obbligatoriamente almeno una volta nella vita, anche raggiunti i ventitré anni. Una pellicola che ha letteralmente fatto la storia.