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8.5/10
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Ho letto tutti i 23 volumi di Dorohedoro e, nel complesso, lo considero un grande lavoro. È uno di quei manga che riescono a lasciare un’impronta forte, grazie a una combinazione rarissima di elementi: ambientazione, personaggi, disegni, atmosfera, ritmo, originalità e coinvolgimento emotivo.

Il mondo creato da Q Hayashida è sporco, caotico, violento, grottesco, ma allo stesso tempo incredibilmente vivo. Hole e il mondo degli stregoni non sono semplici scenari, ma veri e propri personaggi aggiunti, pieni di dettagli, contrasti e stranezze. L’ambientazione è uno dei punti più alti dell’opera: cupa, industriale, malata, ma sempre affascinante.

Anche i personaggi sono memorabili. Caiman e Nikaido funzionano benissimo, ma il merito maggiore è che anche i comprimari e perfino gli antagonisti riescono a risultare simpatici, riconoscibili e interessanti. Dorohedoro ha questa grande capacità: ti fa affezionare a figure assurde, violente, spesso moralmente discutibili, ma sempre piene di carisma.

Dal punto di vista grafico, il manga è eccezionale. Il tratto grezzo, sporco e dettagliatissimo si sposa perfettamente con l’atmosfera dell’opera. Le tavole colorate, poi, sono semplicemente splendide: potenti, originali, quasi psichedeliche. Anche il timing di lettura e lo scorrimento delle scene, soprattutto nella prima parte, sono gestiti con grande naturalezza. Azione, comicità, mistero e momenti più emotivi si alternano con un equilibrio davvero notevole.

La storia è coinvolgente, originale e piena di idee. Dorohedoro riesce a essere cupo senza diventare pesante, folle senza perdere identità, violento ma anche sorprendentemente umano. È un manga che diverte, incuriosisce e spesso emoziona, grazie a un immaginario unico e difficilmente paragonabile ad altro.

Il motivo per cui non gli do 10, però, sta nella seconda parte. A un certo punto, soprattutto con la saga di Hole, la narrazione perde un po’ della fluidità iniziale. La storia tende ad annacquarsi, alcuni passaggi risultano meno immediati e il coinvolgimento, almeno per me, cala rispetto alla prima parte. Non diventa mai un brutto manga, anzi, resta sempre su livelli altissimi, ma perde un po’ di quella forza compatta e travolgente che aveva all’inizio.

Ed è proprio questo il punto: non sto parlando di un’opera che crolla, ma di un manga che passa, nella mia percezione, da un potenziale 10 pieno a un 8,5. La differenza è sottile, ma importante. Dorohedoro rimane comunque uno dei migliori manga che abbia mai letto: originale, potente, personale, visivamente incredibile e pieno di personaggi indimenticabili.

Un’opera imperfetta, forse, ma con una personalità enorme. E proprio per questo resta difficilissima da dimenticare.