Recensione
Mirai Nikki
9.5/10
Recensione di AleLawliet
-
Mirai Nikki è una di quelle opere in cui un involucro tecnicamente imperfetto (trama) custodisce un nucleo simbolico di grande forza espressiva.
Sono soprattutto due concetti, insieme al crudo stimolo sensoriale, a sostenere gran parte della mia valutazione. Li esporrò brevemente nelle due mini sezioni seguenti.
La sovranità di Yuno: La maggior parte delle persone, personaggi di finzione inclusi, tratta la logica come un agente giudicante.
Si chiede: «Cos’è ragionevole?», «Cos’è giustificabile?»; e lascia che la risposta vincoli le proprie scelte.
Yuno opera secondo il principio opposto. Per lei la logica è uno strumento, non un’autorità.
Non si chiede mai «…dovrei?», ma sempre «…come?».
Sa essere brillante, calcolatrice e strategica, ma non confonde mai il calcolo con lo scopo.
L’obiettivo viene sempre prima; la logica serve l’obiettivo.
Molte persone, invece, rovesciano questo rapporto: hanno desideri, ma permettono alla ragione di sabotarne la realizzazione, subordinando la propria volontà ad uno standard esterno: norme sociali, moralità collettiva, buonsenso.
Yuno non riconosce alcun tribunale superiore: la sua intenzione non è mai a processo.
La sua ossessione non nasce dal pensiero, è il pensiero a mettersi al servizio dell’ossessione.
In questo senso, Yuno incarna l’idea che la ragione, per come viene comunemente intesa, debba essere solo uno strumento dell’essere umano, non un limite imposto alla sua volontà.
Governa i mezzi, non i fini.
C’è qualcosa di profondamente ispirante in un personaggio così libero da non essere mai diviso contro se stesso. È radicalmente unito, e pertanto simbolo d’integrità.
Giudizio altalenante ed effetto farfalla: Che l’ignoranza favorisca il giudizio è un’idea tutt’altro che nuova. Sarà sempre più difficile giudicare una persona man mano che le sue ragioni vengono rivelate. È un tema presente in moltissime opere.
Ciò che distingue Mirai Nikki non è tanto il concetto, quanto l’intensità con cui questo viene imposto allo spettatore. Quasi ogni episodio ribalta prospettive e motivazioni, costringendo a rivedere continuamente i propri giudizi. Questo continuo riassestamento genera una sorta di sovraccarico cognitivo: ciò che inizialmente era un insieme di valutazioni distinte si trasforma in una paralisi del giudizio.
A questo si affianca un marcato “effetto farfalla”: interventi minimi nella catena degli eventi sono sufficienti a ridefinire completamente la realtà narrativa. Alleati diventano nemici, vittime carnefici, fiducia e tradimento si scambiano con estrema facilità. Si è costretti a fare i conti con la realtà della volubilità umana.
Anche questi elementi non sono originali in sé. La loro forza nasce dalla reiterazione. Mirai Nikki li ripropone con tale frequenza da impedire allo spettatore di archiviarli come semplici espedienti narrativi. È una sorta di terapia d’urto al contrario, in cui la ripetizione non anestetizza l’effetto, ma lo amplifica.
Il modo in cui Mirai Nikki è riuscito a trasmettermi qualcosa rende, per me, quasi irrilevanti le sue carenze tecniche. Sono perfettamente disposto a chiudere un occhio sugli evidenti buchi di trama se proprio quegli "errori" hanno contribuito ad un’espressività superiore.
Per quanto mi riguarda, questo è un anime che offre contemporaneamente tre livelli di coinvolgimento: uno sensoriale, alimentato da horror, violenza, inquietudine e, volendo, anche da un certo livello di nudità; uno cognitivo (o empatico), che accompagna costantemente la visione; e uno intellettuale, che emerge soprattutto a posteriori.
Per questo motivo non posso che consigliarlo.
Non gli assegno un 10 solo perché, complessivamente, non raggiunge il livello di Evangelion e Monogatari, le uniche due opere che, a mio parere, rappresentano la vetta.
(Recensione No.2)
Sono soprattutto due concetti, insieme al crudo stimolo sensoriale, a sostenere gran parte della mia valutazione. Li esporrò brevemente nelle due mini sezioni seguenti.
La sovranità di Yuno: La maggior parte delle persone, personaggi di finzione inclusi, tratta la logica come un agente giudicante.
Si chiede: «Cos’è ragionevole?», «Cos’è giustificabile?»; e lascia che la risposta vincoli le proprie scelte.
Yuno opera secondo il principio opposto. Per lei la logica è uno strumento, non un’autorità.
Non si chiede mai «…dovrei?», ma sempre «…come?».
Sa essere brillante, calcolatrice e strategica, ma non confonde mai il calcolo con lo scopo.
L’obiettivo viene sempre prima; la logica serve l’obiettivo.
Molte persone, invece, rovesciano questo rapporto: hanno desideri, ma permettono alla ragione di sabotarne la realizzazione, subordinando la propria volontà ad uno standard esterno: norme sociali, moralità collettiva, buonsenso.
Yuno non riconosce alcun tribunale superiore: la sua intenzione non è mai a processo.
La sua ossessione non nasce dal pensiero, è il pensiero a mettersi al servizio dell’ossessione.
In questo senso, Yuno incarna l’idea che la ragione, per come viene comunemente intesa, debba essere solo uno strumento dell’essere umano, non un limite imposto alla sua volontà.
Governa i mezzi, non i fini.
C’è qualcosa di profondamente ispirante in un personaggio così libero da non essere mai diviso contro se stesso. È radicalmente unito, e pertanto simbolo d’integrità.
Giudizio altalenante ed effetto farfalla: Che l’ignoranza favorisca il giudizio è un’idea tutt’altro che nuova. Sarà sempre più difficile giudicare una persona man mano che le sue ragioni vengono rivelate. È un tema presente in moltissime opere.
Ciò che distingue Mirai Nikki non è tanto il concetto, quanto l’intensità con cui questo viene imposto allo spettatore. Quasi ogni episodio ribalta prospettive e motivazioni, costringendo a rivedere continuamente i propri giudizi. Questo continuo riassestamento genera una sorta di sovraccarico cognitivo: ciò che inizialmente era un insieme di valutazioni distinte si trasforma in una paralisi del giudizio.
A questo si affianca un marcato “effetto farfalla”: interventi minimi nella catena degli eventi sono sufficienti a ridefinire completamente la realtà narrativa. Alleati diventano nemici, vittime carnefici, fiducia e tradimento si scambiano con estrema facilità. Si è costretti a fare i conti con la realtà della volubilità umana.
Anche questi elementi non sono originali in sé. La loro forza nasce dalla reiterazione. Mirai Nikki li ripropone con tale frequenza da impedire allo spettatore di archiviarli come semplici espedienti narrativi. È una sorta di terapia d’urto al contrario, in cui la ripetizione non anestetizza l’effetto, ma lo amplifica.
Il modo in cui Mirai Nikki è riuscito a trasmettermi qualcosa rende, per me, quasi irrilevanti le sue carenze tecniche. Sono perfettamente disposto a chiudere un occhio sugli evidenti buchi di trama se proprio quegli "errori" hanno contribuito ad un’espressività superiore.
Per quanto mi riguarda, questo è un anime che offre contemporaneamente tre livelli di coinvolgimento: uno sensoriale, alimentato da horror, violenza, inquietudine e, volendo, anche da un certo livello di nudità; uno cognitivo (o empatico), che accompagna costantemente la visione; e uno intellettuale, che emerge soprattutto a posteriori.
Per questo motivo non posso che consigliarlo.
Non gli assegno un 10 solo perché, complessivamente, non raggiunge il livello di Evangelion e Monogatari, le uniche due opere che, a mio parere, rappresentano la vetta.
(Recensione No.2)
News