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Killing Joke

Episodi visti: 25/25 --- Voto 9,5
"Il tuo nemico è tenace. Ciò a cui tutti voi vi opponete non sono né io né gli eretici. È in parte immaginazione e in parte curiosità. In breve, è la verità stessa. Si diffonde come un'epidemia. Nemmeno chi la ospita può controllarla." — Rafal

Attenzione: la recensione contiene spoiler

Recensire un’opera come "Orb: On the Movements of the Earth" non è affatto semplice. Non è solo un anime storico o scientifico; è, a mio avviso, una delle riflessioni più profonde e brutali sulla natura umana in cui mi sia imbattuto negli ultimi anni. Tratto dal manga di Uoto, l'adattamento ci trasporta in una Polonia del XV secolo alternativa, dove la ricerca dell'eliocentrismo non è solo una sfida accademica, ma una vera e propria condanna a morte.

Il cuore dell'opera non è tanto la teoria astronomica in sé, quanto la ricerca della verità a ogni costo. La trama ci mostra gli sforzi sovrumani compiuti da individui destinati a essere dimenticati dall'oblio nero della storia. Spesso associamo il progresso a nomi celebri come Copernico, ma Orb ci ricorda che dietro ogni grande scoperta ci sono persone come Rafal, Oczy, Badeni, Jolanta e Draka. Sebbene siano personaggi di finzione, rappresentano tutti quegli eretici "senza volto" che hanno contribuito all'evoluzione tecnologica e intellettuale pagando con la vita, senza mai ricevere un briciolo di gloria.

Il più grande pregio dell'opera è la gestione dei suoi protagonisti. La struttura è insolita: vediamo i personaggi alternarsi, restando in scena a volte solo per pochi episodi prima di soccombere. Eppure, ognuno di loro è caratterizzato in modo eccezionale, ad esempio Rafal, che pur comparendo pochissimo all'inizio, è la scintilla che innesca l'incendio: la sua presenza intellettuale resta impressa nella mente dello spettatore fino all'ultimo secondo del finale. Ma senza scomodare gli altri incredibili protagonisti (Oczy e Badeni su tutti) forse quella che mi ha colpito di più è l’antagonista, Novak. Non è il classico cattivo da sconfiggere, ma un uomo inghiottito dal suo tempo e dalla sua missione. Il suo compito è rallentare l'inevitabile, sacrificando vite umane (tra cui, indirettamente, sua figlia) nel tentativo disperato di preservare un ordine che sta crollando. La sua tragedia è essere consapevole di lottare contro una verità che, come un'epidemia, non può essere fermata.

Dal punto di vista tecnico, ci troviamo di fronte a un lavoro di altissimo livello. Le animazioni sono eccellenti e riescono a rendere dinamiche e avvincenti anche le scene di osservazione stellare (le scene in cui osservano il cielo sono veramente pazzesche) o di calcolo matematico. Il tutto è coronato da una colonna sonora di assoluto spessore, capace di sottolineare la solennità e la tensione dei momenti più drammatici. Senza dimenticare l'opening, tra le più belle uscite negli ultimi anni.

In conclusione, Orb è un’opera poetica, violenta e necessaria. Ci insegna che la conoscenza è un testimone che va passato di mano in mano, spesso attraverso il sangue e il sacrificio, affinché l'umanità possa evolvere.


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optimus07

Episodi visti: 25/25 --- Voto 7
Prima di partire con la recensione vera e propria, un piccolo avviso. Anzi, due. Il primo è per coloro che non hanno ancora visto quest’anime: sappiate che non è una visione semplice né tantomeno potete mettervelo come sottofondo mentre fate altro. Qui non ci sono troppe battaglie spettacolari o troppi colpi di scena: qui si parla di scienza e progresso scientifico, dovete entrare nell'ottica che state per vedere un anime che non è il classico seinen e se perdete qualche pezzo per strada, non potete capire il resto.
Se invece l’avete appena finito e siete qui a cercare risposte o chiarimenti… beh, li cerco anche io. Avete appena concluso un anime che, per quanto imperfetto, è difficile da dimenticare, proprio per la sua peculiare ambientazione e trama ma, purtroppo, di risposte non ce ne sono, se non quelle che conosciamo perché ci sono state tramandate.

Ho voluto fare queste due premesse perché, avendo l'arduo compito di scrivere la prima recensione di "Chi - Il Movimento della Terra", mi rendo conto che tante persone potrebbero trovarsi affascinate dalla trama (che è poi il motivo per cui anche io ho iniziato a guardarlo) ma anche spiazzate alla conclusione di un viaggio che lascia dietro di sé tante, tantissime domande a cui si potrebbe aggiungere una sensazione simile al “ma che cavolo ho appena visto?” quindi mi è sembrato doveroso iniziare così.

Detto ciò: "Chi: Il Movimento della Terra" è un’opera strana, nel senso migliore del termine. Nasce come manga scritto da Uoto, che ne cominciò la serializzazione durante il periodo della pandemia, nel 2020. Il senso di inquietudine e quasi malessere vissuto in quegli anni, in un certo senso, si sente tutto. È un racconto che riflette su scienza, fede, libertà, e lo fa senza peli sulla lingua, tirandoci più volte cazzotti in faccia che hanno come scopo quello di descrivere come le cose sono (più o meno) andate nel lungo cammino che ha portato all’affermazione dell’Eliocentrismo nel XV Secolo.

L’adattamento anime è curato da Madhouse, che come al solito, ha fatto un lavoro visivamente potente. Il tratto è sobrio, cupo, dominato da toni scuri che calzano a pennello con l’atmosfera. Anzi, a volte forse troppo scuri, ad essere sincero: ci sono interi episodi in cui si fatica a vedere davvero qualcosa. E no, non è colpa dello schermo o della connessione. È una scelta artistica che, almeno per me, non è affatto riuscita e che non ho capito proprio.

Uno degli aspetti più affascinanti è il modo in cui la storia si sviluppa: copre un arco temporale ampio (circa 75 anni se non ricordo male ma potrei sbagliarmi), ci presenta tanti personaggi e protagonisti, quindi scordatevi di vedere sempre le stesse facce. Qualcuno ritorna, qualcuno rimane, ma la storia in sé è divisa in quattro grossi segmenti, ognuno con il suo peso, le sue contraddizioni. Ciò che ho apprezzato è che la Storia con la S maiuscola, quella dei cambiamenti politici e delle scoperte, così come in “Vinland Saga” fa da sfondo a tante storie con la s minuscola degli esseri umani che si trovano a vivere quei momenti precisi, bloccati e analizzati con tanta profondità. Questo è un pregio che gli si deve assolutamente riconoscere. E poi...lo so che non si dovrebbe tifare per i cattivi ma il personaggio che più mi ha colpito è proprio Novak, l'Inquisitore, che durante l’arco della storia, pur rimanendo sempre fedele a sé stesso, seguirà a sua volta un percorso di crescita, vivendo sulla sua pelle il prezzo di esercitare questo delicato quanto violento lavoro.

Detto ciò, non mancano i difetti. Oltre al buio di cui sopra, ho riscontrato lo stesso problema di "Vinland Saga" anche qui ma in forma diversa: la lentezza. Non nel senso di “noioso”, ma proprio che l’anime si prende il suo tempo. Decisamente tanto tanto tempo. I dialoghi sono lunghi, pieni di concetti, anche piuttosto pesanti e per le persone come me che non hanno familiarità con certi temi è stata una fatica immane seguire tutto. A volte sembra di ascoltare una lezione più che guardare una scena. E se nei primi episodi questo ha un suo fascino, andando avanti diventa un po’ faticoso. Ecco perché nella premessa dicevo che se cercate una serie rilassata da guardare a fine giornata, questa potrebbe non essere la scelta ideale: ho dovuto farmi io stesso una cultura su Aristotele e Tolomeo, che fino ad oggi avevo sentito solo nominare durante le lezioni di filosofia al liceo.

E poi c’è il finale, a mio parere, totalmente sconnesso con il tono e il registro della storia vista fino a quel punto. È come se da un certo punto in poi l’anime avesse voluto fare un salto metaforico, simbolico, cosa che quasi sicuramente è ma giuro, sto ancora cercando di interpretarne il senso. Ho avuto la sensazione che mancasse qualcosa, quasi come se ci fosse stato un taglio, una decisione affrettata. Sono rimasto piuttosto confuso e perplesso, sono sincero. Non ho ben capito quale fosse l’obiettivo. Chiudere il cerchio iniziato con tutte le storie presentate fino ad allora? Sicuramente, ma le domande rimangono. Perché è finita così? Cosa è successo?

In conclusione?
"Chi: Il Movimento della Terra" non è per tutti, e, se proprio proprio volessimo essere sinceri, non cerca nemmeno di esserlo. È un’opera con un’identità forte, con messaggi importanti e una narrazione fuori dagli schemi. E sì, ha i suoi momenti pesanti, qualche scelta discutibile, e un finale che non convince del tutto. Ma resta un anime diverso, coraggioso, che prova a dire qualcosa di più profondo rispetto alla stragrande maggioranza dei prodotti di animazione degli ultimi anni.
E, secondo me, anche solo per questo, vale la visione. Ecco spiegato il motivo per cui ho deciso di dare 7.