Rascal Does Not Dream of Santa Claus
Ascal Does Not Dream of Santa Claus rappresenta un ottimo seguito per chi ha già visto Rascal Does Not Dream of Bunny Girl Senpai e i tre film successivi. La serie si inserisce in modo coerente nella continuity del franchise, mantenendo il classico mix di romanticismo, dramma e riflessione psicologica che ha reso la saga così apprezzata.
Uno dei punti di forza principali è la parte centrale dell’anime, dove sono presenti colpi di scena davvero interessanti, capaci di sorprendere e di dare nuova spinta alla narrazione, mantenendo alta l’attenzione dello spettatore.
Dal punto di vista dei personaggi, però, il trattamento non è uniforme. Alcuni risultano molto ben caratterizzati, con archi narrativi solidi e storie personali coinvolgenti, mentre altri appaiono meno approfonditi e rimangono più in secondo piano. Questa differenza si sente e rende la scrittura un po’ sbilanciata.
Per quanto riguarda Mai-san, va detto che, pur essendo centrale nella narrazione e nel rapporto con Sakuta, viene in realtà sfruttata poco nel corso della serie. La sua presenza è importante a livello concettuale, ma sul piano pratico avrebbe potuto avere più spazio e momenti davvero incisivi.
Il problema maggiore resta comunque il finale, che appare troppo frettoloso e semplificato, come se si volesse chiudere la storia rapidamente senza approfondire a dovere tutte le tematiche introdotte nel corso della serie. Proprio per questo motivo, se ci si basasse solo sul finale, il voto sarebbe probabilmente più basso.
Nel complesso, però, nonostante questi difetti, Ascal Does Not Dream of Santa Claus rimane un seguito valido e piacevole, che non rovina l’esperienza complessiva del franchise e riesce comunque a offrire momenti interessanti ed emotivamente riusciti.
Voto finale: 7,5 / 10
(un voto che scenderebbe leggermente se si considerasse solo il finale)
Uno dei punti di forza principali è la parte centrale dell’anime, dove sono presenti colpi di scena davvero interessanti, capaci di sorprendere e di dare nuova spinta alla narrazione, mantenendo alta l’attenzione dello spettatore.
Dal punto di vista dei personaggi, però, il trattamento non è uniforme. Alcuni risultano molto ben caratterizzati, con archi narrativi solidi e storie personali coinvolgenti, mentre altri appaiono meno approfonditi e rimangono più in secondo piano. Questa differenza si sente e rende la scrittura un po’ sbilanciata.
Per quanto riguarda Mai-san, va detto che, pur essendo centrale nella narrazione e nel rapporto con Sakuta, viene in realtà sfruttata poco nel corso della serie. La sua presenza è importante a livello concettuale, ma sul piano pratico avrebbe potuto avere più spazio e momenti davvero incisivi.
Il problema maggiore resta comunque il finale, che appare troppo frettoloso e semplificato, come se si volesse chiudere la storia rapidamente senza approfondire a dovere tutte le tematiche introdotte nel corso della serie. Proprio per questo motivo, se ci si basasse solo sul finale, il voto sarebbe probabilmente più basso.
Nel complesso, però, nonostante questi difetti, Ascal Does Not Dream of Santa Claus rimane un seguito valido e piacevole, che non rovina l’esperienza complessiva del franchise e riesce comunque a offrire momenti interessanti ed emotivamente riusciti.
Voto finale: 7,5 / 10
(un voto che scenderebbe leggermente se si considerasse solo il finale)