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DOCTOR TENMA

Volumi letti: 17/17 --- Voto 10
Info:
Storia e disegni: Go Nagai.
Target: Seinen.
Anno: 1997-2000.
Volumi totali: 9 (edizione J-POP).
Editore: J-POP.

Trama:
Jun Fudo è un'insegnante giapponese, suo malgrado dotata di uno spaventoso segreto: può trasformarsi nella mostruosa Devillady. A coordinare le sue operazioni c'è l'enigmatica Ran Asuka, direttrice dell'organizzazione paramilitare segreta Human Alliance. Compito dell'organizzazione è combattere le Devil Beast, orribili creature che si risvegliano all'interno dei corpi di alcuni esseri umani, rendendoli demoni bramosi di soddisfare i propri istinti di morte e distruzione. (da Animeclick)

Recensione:
Jun Fudo e Aoi Kurosaki:
L’incipit di Devillady è d’impatto, attraverso delle pagine iniziali totalmente mute, ci viene presentata la figura di Jun Fudo, protagonista del manga. Le sequenze oniriche espongono il trauma che caratterizza la vita della ragazza fino a quel momento, ossia una rivale nel nuoto, talmente possente ed energica, da rappresentarle uno scoglio insuperabile. L’avversaria in questione, che in seguito scopriremo chiamarsi Aoi Kurosaki, si rivela fin da subito essere una figura di rilievo nelle vicende di Jun. Sempre nel primo capitolo, veniamo a conoscenza del fatto che la protagonista è segnata da un passato da nuotatrice olimpica, carriera che viene interrotta a causa dell’insorgere della sopracitata rivale insuperabile. In ogni caso, Jun ha modo di rifarsi nei confronti di Aoi, sconfiggendola nella sua forma di devil beast. Nello scontro scopriamo che Kurosaki è dotata di una doppia personalità, formatasi a causa degli abusi del patrigno durante l’infanzia, e che fisicamente si scinde nel momento in cui quella divenuta beast viene annientata. Ciononostante, Jun continua ad essere tormentata da Aoi, nello specifico dalla sua immagine di muraglia insormontabile. Durante un sogno, le si palesa Kurosaki, che incarna la figura del nemico ignoto che viene contrapposto a Jun in quel preciso capitolo. Nell’incubo l’acerrima rivale si trasforma in beast e il corpo di Jun, fatto a pezzi da Aoi, finisce in una scatola, che viene poi aperta durante una lezione così da mostrare le parti di Jun ai suoi alunni. Tutto ciò fa riferimento all’ossessione nutrita dalla protagonista, nel non voler rendere nota la sua reale identità di devilman. Difatti la scatola raffigura il concetto del segreto. Tra una vicenda e l’altra viene anche lasciata intendere un’attrazione sessuale di Jun nei confronti della rivale, destinata a spegnersi nel momento in cui sperimenta l’amore “fraterno”, nonostante Aoi, tramite la sua ritrovata forma di devilman, avesse mutato il suo aspetto tanto da sviluppare i caratteri maschili. Il personaggio di Aoi Kurosaki è notevole perché può essere visto da prospettive diverse. Da un lato serve a Nagai per mettere a nudo le insicurezze di Jun Fudo, dall’altro viene utilizzata per toccare temi come l’amore ossessivo che si tramuta in perversione. Infatti, nella parte finale della storia, Aoi arriva a tentare l’atto dello stupro pur di possedere Jun. Ironico come la storia di Kurosaki si concluda con la possessione del suo corpo da parte del demone Siréne, altra figura caratteristica per il suo essere fortemente invaghita del demone Amon.

Jun Fudo e Ran Asuka:
Il legame tra Jun e Ran è di sicuro un altro dei punti chiave in Devillady. Nel primo capitolo Ran viene presentata come un’esper che ha il compito di risvegliare la bestialità di Jun. Nel corso dei volumi è evidente come le due ragazze si sentano legate in qualche maniera. D’altronde ad accomunarle c’è la condivisione di una missione per la salvezza dell’umanità e, contemporaneamente, la solitudine che deriva da un compito tanto vincolante. In ogni caso, è importante notare l’attrazione che si verifica tra ambedue le parti. Questa tensione amorosa esplode nei volumi finali, in cui il sentimento avvertito precedentemente diventa vanagloria, in uno scenario nel quale il desiderio sessuale si compie solo tramite l’attrazione verso sé stessi. Infatti, veniamo a conoscenza del fatto che Asuka e Jun, non sono solo sorelle, bensì due parti che, se unite, compongono Satana. D’altro canto, si può notare come raggiungere il piacere sessuale, sia possibile unicamente grazie all’accettazione incondizionata di sé stessi e del proprio amante. In questo caso le due donne sono tormentate dalle proprie insicurezze. Difatti Jun continua a non accettare la trasformazione in devilman, mentre Ran vive per scoprire la sua vera identità. Entrambe hanno delle porte segrete che vengono aperte grazie all’intervento dell’altra metà. Se la bestialità di Jun viene liberata grazie ad Asuka, lo stesso accade a parti inverse per il genere di quest’ultima, che si rivela essere un maschio. Infatti, scopriamo che Satana, quando ancora non si era scisso in Jun e Ran, aveva ordinato ai demoni di costringere il futuro padre di Asuka, a crescere quest’ultimo come una bambina. In questo modo Ran, tramite i suoi poteri da esper, inverte inconsciamente il proprio genere. Alla base di ciò abbiamo la volontà di nascondere l’identità del nuovo Asuka dagli occhi dell’Arcangelo Michele. In conclusione, se è vero che, in Devillady, il rapporto tra Fudo e Asuka rappresenta un profondo narcisismo, è altrettanto percepibile la volontà dell’autore di descrivere un amore che trova compimento solo in assenza del pregiudizio, o di morali effimere. Nell’opera di Nagai le due parti si sovrappongono in modo quasi Bergmaniano, fino a riconoscersi in un’identità unica.

Connessioni ad opere precedenti:
Come molti sapranno, Devillady può essere considerato come un seguito del Devilman del 1972. I collegamenti sono più che evidenti, a partire dalle analogie nei nomi dei personaggi principali di cui sopra, per arrivare alla reintroduzione di protagonisti ed antagonisti dell’opera precedente. Tra questi, gli esempi più memorabili sono di sicuro Akira Fudo, Siréne, Jinmen, Kaim e Zenon. Aldilà di tali connessioni, che potrebbero facilmente apparire come scontate – dal momento che il manga in questione è un seguito che prende a piene mani dall’opera in cui comparivano i personaggi sopracitati – Nagai crea collegamenti ad altre storie del passato, recente o remoto che sia. Naturalmente, per chi ha più dimestichezza con i lavori del maestro, non sarà certo una novità. Difatti, Nagai usa spesso reinserire personaggi appartenenti a storie precedenti, nei manga a cui inizia a lavorare. L’esempio migliore da fare in questo caso è Violence Jack, manga che, nel suo insieme, costituisce la summa della poetica e dell’estetica di Nagai. Sotto questo punto di vista, Devillady è il manga che più si avvicina a Violence Jack, all’interno della produzione del suo autore. Di esempi concreti a sostegno di ciò, ne ritroviamo nella reintroduzione di personaggi iconici, tra cui: Ryo Utsugi, protagonista di Mao Dante, l’opera che aveva preceduto Devilman nel 1971; Mondo Saotome di Guerrilla High (1970), che qui è sottotenente della divisione militare “S. S. O. C.”; David Bird, protagonista meno iconico del più recente The Bird (1994), che scopriamo essere una devil beast nata tramite manipolazione del DNA; Seiji Hayami, personaggio del manga “Cutie Honey” (1973-1974) – ricomparso come figura più marginale in Cutie Honey 90s (1992-1993) – che qui compare in una foto, ci viene indicato come il padre di un personaggio omonimo presente in Devillady. Interessante notare come, per quanto riguarda Cutie Honey, Nagai abbia in seguito realizzato il manga “Cutie Honey vs Devilman Lady” – appartenente alla tetralogia crossover ideata dall’autore – forse spinto dal voler mettere a confronto le due figure femminili più iconiche nella sua produzione. Ad ogni modo, in Devillady, le connessioni non si fermano alle opere del mangaka, ma vanno a toccare quello reale. In primo luogo, Nagai propone – per ben due volte – il viaggio nell’Inferno di Dante. In secondo luogo, Alighieri stesso viene reso parte del manga, in quanto la sua viene definita come la vita precedente di Ryo Utsugi. In conclusione, persino la figura di Nagai viene resa “canonica”, dal momento che nel mondo di Devillady esiste il manga di Devilman, realizzato da un autore che, secondo quanto ipotizzato dai personaggi, avrebbe viaggiato tra le dimensioni per scrivere la sua opera.

Dante Alighieri e l’Inferno:
Come detto in precedenza, in Devillady abbiamo ben due viaggi nell’Inferno dantesco, seppur con evidenti modifiche nei confronti di quest’ultimo. Il manga propone una visione di Inferno e Paradiso, secondo la quale non si accede ad essi tramite la concezione di giustizia divina pensata dagli uomini, ma è la divinità che decide ogni cosa, per quanto sbagliata possa apparire nel mondo terreno. Ad ogni modo i due viaggi all’inferno si tengono in altrettanti momenti, con personaggi diversi. Il primo viaggio vede come protagonista Jun Fudo, il secondo Ryo Utsugi/Dante Alighieri. Nel primo Nagai presenta l’Inferno come un luogo senza regole, nel quale vige la legge del più forte. Infatti, l’Inferno viene paragonato al mondo reale, ad aziende che sfruttano i propri dipendenti fino allo sfinimento. Nella visione che Nagai ha in Devillady, in esso si trovano numerosi demoni che si divertono a punire gli uomini. Alcuni di loro sono personaggi già incontrati in Devilman. Dunque, è possibile constatare come, in questo primo viaggio, ci venga presentato un Inferno strutturalmente molto diverso rispetto a quello raccontato da Alighieri. In ogni caso, Jun trova il suo Virgilio in Akira Fudo, dal quale sarà guidata e protetta nel viaggio infernale. Akira, come gli altri demoni dell’opera precedente, è morto e si trova confinato alla dimensione infernale. Tramite l’iconico personaggio, Nagai fornisce una spiegazione, a metà tra la scienza e il sovrannaturale, per quanto concerne la materia dei corpi nell’aldilà. Infatti, se si è vivi anche nel mondo reale, come nel caso di Jun, il corpo dell’aldilà – che è quello spirituale – si ritrova circondato da un’aura, ossia il corpo materiale che si rarefà nel mondo dei morti. Nelle sequenze più concitate, Nagai riproduce una scena di sesso, sotto una pioggia di lapilli, tra Akira e Jun. Già da questo avvenimento, anche se in maniera molto velata, ci viene dato un indizio sull’identità della protagonista. Quest’ultima, infatti, per la sua accettazione incondizionata – e stranamente incontrollata – nei confronti di Akira, manifesta inconsapevolmente un lato della personalità di Ryo Asuka, ovverosia la forte attrazione, sessuale e non, nei confronti del protagonista di Devilman. Dunque, l’atto del sesso funge da palliativo per Jun, in modo tale da lasciarle alle spalle gli avvenimenti orribili accaduti in precedenza. Ad ogni modo, il secondo viaggio infernale presente nel manga, quello compiuto da Utsugi, raffigura un mondo dei morti molto più simile a quello dantesco. Nonostante ciò, sono pur sempre presenti delle notevoli divergenze. Una delle più evidenti riguarda la posizione di Gerione, presente alla fine del settimo cerchio infernale nell’opera di Alighieri, e alla fine del terzo in quella di Nagai. In Devillady, come detto in precedenza, Alighieri e Utsugi sono in realtà la stessa persona. Utsugi/Alighieri si impossessa del corpo del re demone Dante, liberando le creature infernali e seminando il caos nel mondo terrestre. Nella sua opera, Nagai fa del poeta fiorentino il portavoce dell’incapacità umana di discernere il bene dal male, che era inoltre uno dei temi proposti nella Comedìa. In tale maniera, Nagai non infanga la memoria del poeta italiano, bensì utilizza la figura di quest’ultimo per rappresentare l’insicurezza dell’uomo, che era la stessa provata da Alighieri nel suo poema, in particolar modo all’Inferno.

“La scena dell’Inferno di Siréne”, i riferimenti all’arte:
Nel manga di Devillady, l’autore inserisce vari riferimenti all’arte, anche dal punto di vista estetico. Quello che dà il titolo a questo paragrafo è “La scena dell’Inferno”, opera letteraria di Ryunosuke Akutagawa. Difatti, “La scena dell’Inferno di Siréne” è il titolo di un capitolo di Devillady, peraltro ambientato all’Inferno, come suggerito dalle parole. Nello scritto di Akutagawa, abbiamo la figura di un artista che sacrifica la propria famiglia, allo scopo di dipingere una scena infernale (similmente al protagonista di Visione d’Inferno di Hideshi Hino). Nell’opera di Nagai, non è presente una relazione parentale, ma passionale. Le pagine raccontano un combattimento tra diavoli, in particolare Akira fronteggia la coppia Siréne-Kaim. Il capitolo si conclude con questi ultimi che ne escono sconfitti sia sul piano fisico, che sentimentale. Infatti, i loro rispettivi amori sono condannati a non essere ricambiati. Nel caso di Siréne, si tratta dell’intensa attrazione provata verso il demone Amon (ora Akira Fudo); in quello di Kaim, verso Siréne stessa. Quest’ultima, infatti, dopo aver constatato la vergogna provocata dall’enorme intensità del suo amore nei confronti di Amon, chiede a Medusa di essere pietrificata e così accade. Kaim sarà costretto, dai suoi stessi sentimenti, a vegliare per lungo tempo sul corpo pietrificato dell’amata. Dunque, a differenza del romanzo di Akutagawa, il sacrificio per costruire quest’immagine ultraterrena, è l’amore passionale provato dai due demoni, piuttosto che quello parentale. Inoltre, l’immagine di Siréne pietrificata, per analogia, ricorda quella della conclusione del precedente scontro con Akira in “Devilman”. Per quanto riguarda le altre arti, Nagai si rifà, come di consuetudine nelle sue opere “demoniache”, alle incisioni del pittore ottocentesco Gustave Doré. Le immagini di Doré, pur essendo a loro modo fuorvianti – a causa di un’eccessiva teatralità – nel rappresentare i luoghi della Comedìa, conferiscono drammaticità agli scenari in Devillady, così come nell’opera di Dante. Oltre a Doré, in vari passaggi, Nagai si rifà chiaramente al gotico, in particolare per rappresentare determinate architetture. Altri riferimenti all’arte li troviamo nell’inserimento di una devil beast chiamata “Bocca della verità”, come l’omonima scultura situata nella chiesa di Santa Maria in Cosmedin, a Roma. In altre situazioni viene anche citato il Dracula di Bram Stocker, romanzo del 1897, oltre a quello interpretato da Christopher Lee, nel film “Dracula il vampiro”, del 1958. In aggiunta, Nagai non manca di citare neanche la Vita Nova di Dante Alighieri e l’Eneide di Virgilio.

Religione e Scienza:
La visione della religione e della scienza, in Devillady, è una delle colonne portanti del manga. Si tratta di un argomento che Go Nagai ha trattato molto spesso nei suoi lavori; tuttavia, in Devillady la riflessione sulla religione raggiunge forse il suo apice, nella carriera dell’autore. La produzione di Nagai è nota per le innumerevoli influenze per quanto riguarda il cristianesimo e, più in generale, l’Europa. Il fumettista nipponico è sempre stato affascinato dalle religioni e dalla storia presente in esse. Nel corso degli anni, il maestro ha saputo spaziare dal cristianesimo al buddhismo, fino allo shintoismo e alle divinità della mitologia greco-romana. In Devillady Nagai attinge anche allo gnosticismo, celebre pensiero religioso andato via via scomparendo nel corso dei secoli. Tramite lo gnosticismo, l’autore si propone di fornire al lettore una delle tante interpretazioni della figura di Asuka, e indirettamente di Satana. Ran viene infatti definita, da Akira stesso, come il serpente di luce che, come scritto nella Genesi, avrebbe tentato Eva. Tuttavia, gli gnostici, come qualcuno saprà, hanno proposto una diversa interpretazione della figura del serpente. Esso sarebbe il messaggero della luce ed alleato dell’umanità, in quanto le concede la possibilità di acquisire conoscenza. Secondo quest’interpretazione, il Dio conosciuto dal resto dei cristiani rappresenterebbe l’oscurità. Dunque, si tratterebbe di una divinità che tiene rinchiusa la mente umana nell’oscurità di questo universo. Il vero Dio, secondo gli gnostici, si troverebbe nel “regno della luce”; la figura di Cristo sarebbe invece ascrivibile a quella del messaggero della luce, esattamente come il serpente. Lo scopo di Nagai, nell’inserire leggende ed elementi relativi a una moltitudine di religioni, è quello di far comprendere al lettore, quanto sia difficile affidarsi a una singola religione e avere delle certezze in tal senso, escludendo le altre fedi. In relazione a ciò, l’autore sottolinea come l’uomo abbia progressivamente abbandonato determinate religioni, come lo gnosticismo o il politeismo greco. Con l’obiettivo di mostrare il carattere caduco e mutevole di ogni religione, Nagai di volta in volta decide di reinventare alcuni aspetti di determinate credenze. Naturalmente Devillady non è la prima opera in cui l’autore reinterpreta gli aspetti di alcune religioni, d’altronde lo aveva già fatto in molti altri progetti. Ad ogni modo, è proprio qui che ci colleghiamo alla visione della scienza e dell’evoluzione, e ai loro rapporti intrinseci nei confronti della religione. Verso l’ultimo terzo della storia, nel manga è presente un discorso di confutazione della teoria evoluzionistica, tramite il creazionismo e la sincronicità di Carl Gustav Jung. Come in tanti ben sanno, nel creazionismo la scienza coesiste con Dio e, allo stesso tempo, tenta di fornire prove a discapito della teoria dell’evoluzione di Darwin. D’altronde è innegabile che le supposizioni della scienza, per quanto logiche, rimangano pur sempre supposizioni, teorie. Non esistono dimostrazioni concrete né del Big Bang, né tantomeno dell’evoluzione dell’uomo. Nel manga di Nagai viene fatto intendere come i creazionisti, per determinare la veridicità delle proprie teorie, si aggrappino proprio alla mancanza delle suddette prove. Difatti, tra i “primi uomini” e l’umanità attuale, è presente una considerevole differenza a livello biologico, dal momento che mancano i fossili di ciò che viene definito “l’anello mancante” dei vari stadi transitori. Il discorso naturalmente non riguarda soltanto l’uomo, ma tutte le specie, dal momento che non esistono “fossili intermedi” né per i vertebrati, né per gli invertebrati. Tuttavia, se la sola mancanza di prove scientifiche non basta a fornire credibilità al creazionismo, a tale scopo serve la scoperta del fossile di un uccello – non nominato nel manga – dalle dimensioni di un corvo, in Texas. Quest’ultimo è il Protoavis texensis. Il suo fossile è risalente a diversi millenni prima rispetto all’Archaeopteryx, che viene ritenuto ancora oggi l’antenato dei moderni uccelli. Seppur non ci siano abbastanza prove per determinare l’effettiva esistenza del Protoavis texensis, sulla figura di questa specie è presente tutt’ora un denso alone di mistero. Ad ogni modo, se tutto si rivelasse vero, la Genesi non potrebbe più essere bollata a priori come falsa, dal momento che anche le altre specie – tra cui l’uomo – potrebbero essere esistite già in quei tempi. A sostegno di questo discorso, Nagai introduce brevemente la sincronicità di Jung, arrivando a parlare dell’archetipo. La sincronicità è un fenomeno di “nessi acausali”, un legame tra eventi che avvengono in contemporanea, connessi tra loro, ma non in maniera causale. L’archetipo è invece un inconscio comune a tutti gli uomini, che va oltre lo spazio e il tempo. Jung sostiene che la sincronicità è un fenomeno che avviene collegandosi agli archetipi. In essa potrebbe essere inclusa una volontà divina, così Ran ci ricorda come Jung ha definito il fenomeno come “atto creativo di Dio”. Chiaramente si tratta di questioni che di per sé, nel manga di Nagai, non vengono approfondite in maniera troppo specifica. Tuttavia, vengono anch’esse introdotte con lo scopo di accrescere le insicurezze e i dubbi nel lettore, per quanto riguarda scienza e religione. Oltre a ciò, bisogna notare come questo discorso racchiuda anche la visione disfattista di Nagai nei confronti dello sviluppo tecnologico. Infatti, ci viene fatto intendere come l’uomo, nonostante nei fatti sappia ancora molto poco riguardo al mondo che lo circonda, si arroga il diritto di danneggiare il pianeta.

Evoluzione e militarismo:
La riflessione sulla scienza ci porta direttamente a parlare dell’evoluzione. Questa è sempre stata una tematica di particolare ricorrenza nelle opere del maestro. Tra i vari lavori di Nagai che hanno trattato l’argomento dell’evoluzione, risalta senza dubbio alcuno la Getter Saga, creata in collaborazione con Ken Ishikawa e, nei vari decenni di pubblicazione, portata avanti da quest’ultimo. In Devillady il ragionamento preme molto sulla natura delle devil beast. Tuttavia, bisogna anzitutto enunciare quelle che, secondo Nagai, sono le due categorie di evoluzione possibili dalla razza umana: la prima è l’evoluzione dell’intelletto, che ha portato l’uomo all’età moderna; la seconda è l’evoluzione della forza, che permetterebbe all’uomo di adattarsi ai cambiamenti climatici provocati nell’epoca dell’intelletto. Le devil beast incarnano chiaramente l’evoluzione della forza, essendo il nemico naturale dell’uomo. Questo ci conduce alla natura ambientalista del manga. Difatti, durante l’evoluzione dell’intelletto, l’uomo ha provocato innumerevoli problemi nell’ecosistema e, per adattarsi al nuovo ambiente, si sta evolvendo in devil beast. Queste ultime uccidono gli uomini che non riescono ad ottenere la trasformazione, diminuendone quindi il numero, con la conseguenza di risolvere anche il problema della sovrappopolazione. Inoltre, possiamo notare come i personaggi di Devillady – a differenza di Devilman o del recente Devilman Saga – cerchino di spiegare la natura delle beast in termini scientifici. Nonostante tutto, non giungono a delle conclusioni definitive, trattandosi di creature dalla natura infernale. Ad ogni modo, nel manga viene continuamente sottinteso uno scontro tra l’uomo dell’intelletto e quello della forza. Infatti, la Human Alliance – organizzazione che si occupa dello sterminio delle beast – a minaccia annientata, potrebbe decidere di eliminare anche Jun, che fino a quel momento era stata la sua arma principale. Si tratta fin da subito di una conclusione più che plausibile, dal momento che, nei manga di Nagai, si fa spesso leva sul fatto che gli uomini abbiano paura di chi è più forte di loro, esattamente come successe in Devilman. Le devil beast si possono considerare come il frutto di una società nociva. Infatti, già nelle prime fasi del manga, è possibile notare come chi sviluppa quei poteri viva quasi sempre in situazioni difficili, lavorative o familiari che siano. Nel manga di Nagai ci viene raccontata una società, in questo caso quella giapponese, che con la rigidità che la caratterizza, opprime i sentimenti delle persone, che poi esplodono causando nei soggetti l’insorgere del “fattore beast”. Tra queste “rigidità” spiccano soprattutto un eccessivo senso del pudore e la maniacale dedizione al lavoro. Oltre a questo, Nagai esprime nuovamente la sua sfiducia nell’esercito che, per il comportamento che assume, predisporrebbe i suoi soldati alla mutazione in beast (come nel capitolo 12). In ogni caso, tra coloro che hanno sperimentato l’evoluzione della forza, si crea una divisione ideale tra devilman e devil beast, che nel corso della narrazione va ad assottigliarsi sempre di più. Infatti, i devilman sono coloro che hanno saputo mantenere la ragione anche a seguito delle mutazioni, riuscendo a tornare in forma umana a proprio piacimento. Tuttavia, in seguito i devilman vengono considerati o meno delle beast in base a un concetto totalmente diverso, ovvero l’allineamento o il disallineamento nei confronti della società. Questi sviluppi non fanno altro che maturare in Jun – come negli altri devilman – dubbi sempre maggiori sul dove schierarsi, nonché sulle reali intenzioni della Human Alliance. Quest’ultima, in un momento più avanzato della storia, inizia anche a creare devilman in maniera artificiale. In questo contesto avviene il collegamento a “The Bird” (di cui ho parlato nel paragrafo “Connessioni ad opere precedenti”). Infatti, veniamo a conoscenza del fatto che David Bird (protagonista di The Bird) è un beast nata artificialmente, tramite manipolazione del DNA. La Human Alliance di Devillady non rappresenta altro che lo stadio più elevato, ma al contempo peggiore, dell’evoluzione dell’intelletto. Essa si configura come uno specchio perfetto del male della società moderna, il cui peccato più grave è proprio quello di voler diventare simile a Dio, creando nuove specie e annientandone di vecchie, per favorire il proprio interesse. Questa tendenza dell’umanità ci porta direttamente a parlare del militarismo. Si tratta di un altro degli argomenti più cari a Nagai nei suoi manga. Infatti, anche a detta dello stesso autore, in Devilman lo pone come tema centrale. Come ben sappiamo, l’evoluzione dell’intelletto ha portato a considerevoli innovazioni tecnologiche in campo militare. La più celebre e discussa di queste è l’atomica. Nel finale succede che, dopo la liberazione dall’Inferno del “re dei diavoli”, il Giappone viene invaso dai devilman/devil beast. Di conseguenza gli altri paesi, per annientare la tremenda minaccia, decidono di sferrare un enorme attacco atomico sul suolo nipponico. Il tema dell’abbandono della nazione (in questo caso del Giappone) è una riflessione assai presente in alcuni lavori di Nagai. Nel capolavoro del 1972 ne avevamo già un esempio, ma in quel caso l’autore pose maggiormente l’accento sulle lotte intestine tra connazionali. Dunque, la manifestazione più eclatante di ciò la abbiamo in Violence Jack. Nel manga, il Kanto, in seguito al terremoto del 1923, viene totalmente abbandonato sia dalle altre zone del Giappone, che dalle altre nazioni, lasciandolo al suo destino di terra desolata, nella quale vige la regola del più forte. Nagai racconta quindi, in maniera quasi verghiana, un costante conflitto tra oppressori e oppressi. Si tratta di un contrasto eterno, ciclico, destinato a ripetersi in egual modo agli eventi narrati nella saga di Devilman.

Estetica:
In opere come Devillady si manifesta l’apogeo dell’estetica di Go Nagai. Nel manga abbiamo ambientazioni dall’atmosfera visibilmente oscura, spesso delineata da architetture o creature che richiamano lo stile gotico. Naturalmente l’autore non manca neppure di rappresentare su carta la sua visione dell’erotismo, della violenza, del body horror, del cannibalismo, o del vampirismo. Come spesso accade nei manga di Nagai, erotismo e violenza finiscono per mescolarsi, generando l’atto dello stupro. Allo scopo di rappresentare la violenza sessuale, Nagai elabora – come aveva fatto varie volte anche in Violence Jack – delle forti metafore visive. Tra queste ne elenco due tra le più memorabili: la prima, che si trova già tra le pagine iniziali, riguarda il corpo di Jun dilaniato in due dal membro di un demone, quasi come carta che viene strappata; nella seconda i genitali maschili delle devil beast ricordano visivamente la forma di una creatura draconica. In quest’ultimo caso, Nagai utilizza uno stratagemma simile a quello usato in Violence Jack, nel quale il pene ricordava una forma serpentina. Sempre per quanto riguarda la violenza, Nagai questa volta preme molto di più sul creare scontri tra demoni sempre più cruenti. L’autore, infatti, riesce a realizzare ciò che avrebbe voluto fare già in Devilman, ovvero costruire e articolare meglio gli scontri fra devilman e diavoli/devil beast. A tale scopo, i capitoli dei primi volumi durano almeno cento pagine e raccontano battaglie feroci, indugiando allo stesso tempo nella situazione personale degli avversari. In questo modo Nagai tratta temi di varia natura, piuttosto comuni nelle sue opere, tra cui quello della famiglia, del mondo delle idol, della droga, del bullismo-teppismo, del trauma infantile, o del sistema educativo. Il tutto viene supportato dai toni sempre più oscuri e cupi che impregnano le pagine, con l’obiettivo di instillare insicurezza in chi legge. Inoltre, le tavole di Nagai approfondiscono molto il dualismo donna-bestia insito in Jun, contrapponendone la femminilità alla forza. Il maestro, come in alcuni altri suoi manga, crea personaggi femminili (in questo caso Jun) che, oltre a possedere un carattere indipendente, sono dotati di un fisico straordinario e di muscoli portentosi, pur non perdendo la loro femminilità. Infatti, ancor prima di Devillady, Nagai aveva già creato figure simili in manga come Violence jack o Cutie Honey (in particolare Cutie Honey 90s). Per quanto riguarda la composizione delle tavole, Nagai si attesta nuovamente a livelli molto elevati. Le azioni e i combattimenti, per quanto pregni di distruzione e “sporcizia”, risultano completamente comprensibili. Lo stesso vale per la tensione creata da ogni singola vignetta del manga. Inoltre, come già detto anche in precedenza, l’autore usa come fonte di ispirazione anche le incisioni di Doré.

Conclusioni:
Devillady, per il sottoscritto, è tra le opere più impegnative di Nagai. Si tratta di uno dei manga che, insieme a Violence Jack (e forse Cutie Honey ‘21), sintetizzano in maniera esemplare tutta l’etica e l’estetica che caratterizzano la produzione nagaiana.

Voto: 10.


 3
Mesciupippi

Volumi letti: 4/17 --- Voto 8
"Devilman" ha cambiato il mondo dei manga, una lettura fondamentale per chi è appassionato di questa arte. Con questa idea ho approcciato la lettura di "Devillady": mi aspettavo un manga banale fatto solo per guadagnare soldi sul nome del "Devilman" e invece Go Nagai, ancora una volta, mi ha sorpreso, ed è riuscito addirittura a superarsi, ovvio per importanza storica e per il contesto in cui è uscito non può superare "Devilman", ma per disegni e trama il maestro è riuscito a trovare soluzioni che superano l'opera precedente, qui la sua critica è molto più dettagliata, si vuol mostrare ogni forma di follia del genere umano, tanto da mettere i dubbio anche i pregiudizi del lettore, rompendo gli schemi del politicamente corretto (roba di 20 anni fa che riesce a criticare cose di oggi, dovrebbe già far capire la forza di questo manga).
Rompe tutti i concetti di bene e male mostrando semplicemente questo stupido gioco di società che vive l'essere umano tutti i giorni.


 5
Eva0

Volumi letti: 17/17 --- Voto 9
Devil Lady è non solo il manga più difficile da giudicare che abbia mai letto, ma proprio il fumetto in generale più complesso da recensire fra quelli incontrati, per il fatto che neanche io sappia con esattezza cosa pensare: dopo la sua lettura ciò che rimane è il senso di smarrimento.

Nasce probabilmente come una versione erotica e femminile di Devilman, i primi volumi presentano una linearità nella trama che fanno apparire l'opera monotona e a tratti banale, se non per qualche sparuta spiegazione sui fenomeni paranormali che avvengono nel mondo. Un uomo o una donna diventa un mostro stupratore le cui uniche ambizioni sono il sesso e la violenza (abbinamento pericoloso nelle mani di Go Nagai), arriva Devil Lady che dopo un'iniziale titubanza sull'uccidere o meno viene attaccata o stuprata, capisce sulla sua pelle che l'indecisione non porta alcun beneficio e sconfigge la creatura di turno.

Di questa prima parte ho apprezzato il disegno di Nagai, che quando si tratta di rappresentare atmosfere cupe e mostri onirici provenienti dagli incubi degli uomini è semplicemente insuperabile, ma anche perché le storie in sé non sono unicamente semplice intrattenimento e la psicologia della protagonista è da subito ben sviscerata. Insomma, dall'inizio il manga presenta spunti interessanti che però non sono sufficienti a farne una buona opera: la trama ripetitiva alla lunga stufa, la carenza di personaggi si fa sentire, e un finale su cui andare a parare fanno presupporre al lettore che l'opera si stia indirizzando irrimediabilmente verso una parabola discendente.

No, niente di più sbagliato. Go Nagai ha ancora tutte le cartucce da sparare; dal sesto volume, pressappoco, c'è una svolta completa: l'impostazione episodica viene scardinata, si capisce che c'è tutto un disegno dietro dell'autore, il quale inizia a lasciare frammenti di quel puzzle che solo alla fine andranno a combaciare. La trama si infittisce, nuovi misteri, quesiti, colpi di scena, personaggi sia partoriti per Devil Lady sia provenienti dalle opere precedenti di Nagai (in particolare presi da Mao Dante, Devilman e La divina commedia)… Ammetto che sebbene Go Nagai sia un ottimo narratore, questa volta non è sempre riuscito a gestire bene tutti gli elementi che aveva disseminato, alcuni sono stati gestiti magistralmente, altri ignorati.

Le pagine, col proseguire dei volumi, vengono ancor più intrise di violenza e sesso fino alla descrizione di scene surreali non adatte a uno stomaco debole. Evito qualsiasi forma di spoiler sullo sviluppo successivo della trama. Ho già detto poco sopra che questo manga è difficile da recensire per un valido motivo: quando lo finisci non si sa se ci si trova davanti a uno dei più grandi capolavori del Maestro (al pari di Violence Jack o Devilman) oppure a una “tamarrata” di prima categoria, al delirio di un pazzo (perché Go Nagai è pazzo, lo sapevo già da alcune delle sue opere precedenti ma in Devil Lady va ben oltre la soglia della decenza). Fra un paio di tette, un sedere e un combattimento fra mostri, il Maestro snocciola discorsi filosofici e filologici a non finire sul male, il bene, l'animo, la debolezza e l'egoismo umano.

Il finale infatti è qualcosa su cui è impossibile dare un parere univoco, si può odiare o amare alla follia a seconda di come lo si vuol vedere, innegabilmente gli ultimi due/tre volumi sono cosparsi di colpi di scena assurdi che spiazzano in continuazione il lettore. Personalmente ho amato sia l'opera nel suo complesso che il finale e la considero il capitolo conclusivo di tutte le saghe demoniache di Nagai, immancabile nella libreria di un amante del genere nagaiano nella sua forma più pura e folle. Non consiglio assolutamente questo manga a tutti, lo consiglio ai pochi che abbiano letto più di una volta sia Devilman che La divina commedia che Mao Dante, amandoli tutti, lo consiglio insomma solo ai fan del Nagai più oscuro e depravato; ritengo infatti che un lettore che si avvicina per la prima volta al Maestro o che comunque ha conosciuto solo le sue opere più edulcorate e commerciali ne resterebbe schifato, complice anche un'incompleta comprensione dell'opera. Devil Lady è un fumetto per fan e basta, gli altri stiano alla larga.


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Stairway90

Volumi letti: 17/17 --- Voto 9
Fra il 1997 e il 2000 Go Nagai, il celebre autore di Devil Man, Mazinger Z, Violence Jack e La scuola senza pudore, tutte opere che hanno avuto un notevole influsso sul mondo dell'animazione e del fumetto nipponico, pubblica sulle pagine della rivista Weekly Morning il manga Devillady, da cui sarà tratta anche una serie animata in 26 episodi.

La protagonista è Jun Fudo, insegnante delle superiori che scopre di potersi trasformare nella sanguinaria e fortissima Devillady quando, durante una gita scolastica, lei e le sue allieve vengono aggredite e violentate da alcuni ragazzi tramutatisi in mostri. Insieme a Ran Asuka, sua amica e membro di un'organizzazione segreta chiamata Human Alliance, Judo decide di utilizzare i suoi poteri per combattere i Devil Beasts, la cui origine però è tutt'altro che sovrannaturale, che si potrebbe anzi definire "scientifica": si tratta di un prodotto dell'evoluzione umana, di una mutazione del DNA a causa di un certo fattore beast che anche Jun possiede e che è alla base della sua trasformazione, nella quale però riesce a mantenere il controllo, a differenza dei Devil Beasts che sono capaci sono di stuprare e divorare le vittime. I primi volumi sono costituiti da storie autoconclusive (in genere un paio per volume) in cui Jun affronta, in un tripudio di sangue, nudità e scene di sesso quasi sempre non consensuali, la Devil Beast di turno; quest'ultima è di solito una persona dal passato difficile, in cui il risveglio del fattore beast è il frutto di un trauma (come avviene per la donna che nel terzo volume si trasforma in una sorta di squalo, vittima durante l'adolescenza di stupri da parte del padre). Le cose cambiano nell'ottavo volume, quando la trama subisce una svolta e il manga si trasforma da semplice remake al femminile di Devilman a importante tassello del suo universo narrativo, arrivando a scomodare persino La Divina Commedia, la setta di Dante, la presunta reincarnazione del Sommo Poeta, Lucifero e lo stesso Akira Fudo.

Con Devillady ci si trova di fronte a un'opera che mescola tutti gli elementi tipici di Nagai: violenti combattimenti spesso infarciti da elementi splatter, frenetiche scene d'azione che non danno un attimo di respiro al lettore, donne nude ricche di curve e dai fisici scolpiti, numerosissime scene di sesso e di stupri (mai però fini a se stesse, come potrebbero argomentare alcuni), un tratto grottesco che rende al meglio la rappresentazione delle orride Devil Beasts e dei demoni, il grande amore per l'opera di Dante Alighieri che trasuda soprattutto nei capitoli ambientati nell'Inferno, numerose auto-citazioni che faranno la gioia degli appassionati del maestro e delle sue opere.


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M

Volumi letti: 17/17 --- Voto 8
Avevo acquistato i primi due numeri di questo Manga nel 2005 e mi era molto piaciuto!
In DevilLady ci trovi feroci combattimenti mortali, sesso e veri e propri abusi sessuali e di tanto in tanto anche qualche gag giusto per sdrammatizzare.

La Jun Fudo del Manga è completamente diversa dalla sua controparte della serie animata, è sempre una bellissima donna ma non è una modella, qui è una professoressa di Inglese e di Tennis che vive nel ricordo e nella rabbia di non essere riuscita a diventare una campionessa di nuoto.
Più complessa anche dal punto di vista caratteriale, è una donna dolce e gentile che però ha svariati desideri sessuali e atteggiamenti ambigui, spesso la si vedrà mentre si allena semi nuda o in topless durante normalissimi momenti di contemplazione.
Il personaggio comunque cresce durante la storia e se all'inizio rifiuta di essere DevilLady man mano diventa sempre più seria e spietata (probabilmente anche a causa dei vari stupri subiti lungo la serie).

Interessante anche la rappresentazione che fa l'autore della vita e delle perversioni del Giapponese medio e non. Senz'altro un ritratto crudo ma realistico che purtroppo si estende anche oltre al Giappone.
A me questo Manga è piaciuto anche più di Amon e DevilMan.
Se vi piace Go Nagai o più in generale i Seinen lo amerete.


 9
micheles

Volumi letti: 17/17 --- Voto 9
"Devil Lady" è una summa dell'opera nagaiana, un manga in 17 volumi in cui confluiscono personaggi e situazioni da "Mao Dante", "Devilman" e la "Divina Commedia", nonché alcune idee dagli OVA umoristici de "Il pazzo mondo di Go Nagai". In quanto tale è imperdibile per i fan dell'autore. È però bene avvisare chi si accinge a iniziare l'opera: non giudicatela dal primo volume. Specialmente se avete amato l'anime omonimo. L'anime di "Devil Lady", del 1998, è stato realizzato mentre il manga era ancora in corso ed è profondamente diverso da questo, sia come sviluppo narrativo che come personaggi, ma soprattutto come atmosfere. Nell'anime (che pure mantiene un'impronta nagaiana di fondo) è evidente un forte influsso da parte del compositore della serie Chiaki J. Konaka, e la serie è molto psicologica, esistenziale, con un ritmo lento, in qualche maniera sofisticata; il manga invece è l'espressione di un Go Nagai allo stato puro, è adrenalinico, violento, brutale, addirittura bestiale e supremamente eccessivo in ogni sua parte. Come al solito Nagai non ha la minima idea di cosa significhi l'espressione "senso della misura". Oltre il novanta per cento delle pagine sono spese a mostrare scene di stupro e di violenze; il manga si divide equamente tra immagini di mostri abominevoli e nudi integrali di donne maggiorate; le due cose spesso e volentieri coincidono. Se ne raccomanda quindi la lettura ad un pubblico avvezzo allo stile nagaiano. Ma anche i più avvezzi possono essere tratti in inganno da un primo volume piuttosto infelice: io stesso, letto il primo volume, ho abbandonato la serie classificandola come prodotto della demenza simile di un autore ormai finito. È solo dopo più di un anno che mi sono deciso a riprenderla, semplicemente per desiderio di completezza. Evidentemente la pausa mi ha fatto del bene, perché già dal secondo volume la mia opinione della serie è molto migliorata, crescendo esponenzialmente con l'andare dei volumi. Alla fine ho completato la serie in tre giorni e la classifico adesso come la migliore opera nagaiana dopo "Devilman" e "Violence Jack".

Una grande parte del valore di "Devil Lady" sta nei disegni. Di Go Nagai è stato detto che non sa disegnare, che non conosce l'anatomia, la prospettiva, che i suoi personaggi sembrano pupazzi: non credete a queste malelingue. Certamente Nagai non è un disegnatore che rispetta i canoni del buon disegno; certamente non sarebbe adatto a disegnare uno slice of life o un manga sentimentale; ma quando si tratta di disegnare mostri, combattimenti, scene d'azione ipercinetiche non esiste ancora nessuno in grado di superarlo. Prima di leggere "Devil Lady" pensavo che Kentaro Miura fosse quel qualcuno; ma andando a confrontare le scene della discesa all'inferno di "Devil Lady" con le scene dell'Eclisse in Berserk, con mia sorpresa non ho trovato Nagai in difetto. Certo Miura è infinitamente più bravo come anatomista e i suoi disegni sono molto più curati: eppure dove veramente conta, ovverossia nell'impatto della pagina sul lettore metterei i due alla pari. Con la differenza che Nagai è quello che ha inventato il genere. Miura è capacissimo di disegnare combattimenti estremamente dinamici, ma è limitato dal buon senso, motivo per cui li limita a poche pagine; Nagai invece va avanti con un ritmo forsennato ed estremo per migliaia di pagine, dall'inizio alla fine dei diciassette volumi di "Devil Lady". Ci vuole un pò per adeguarsi al ritmo e allo stile nagaiano, ma quando ci si riesce, quando si comincia a capire che il 90% di scene di stupro fanno parte del background e si comincia a guardare anche ad altre cose, ci si rende conto che il vecchio Go è ancora sé stesso anche in quest'opera.

Il manga si può dividere in due parti: da una parte ci sono storie autoconclusive in cui Devil Lady combatte contro il mostro di turno, tipicamente associate alla tragedia di qualche personaggio; dall'altra parte c'è il desiderio di far confluire "Devil Lady", "Mao Dante", "Devilman" e la "Divina Commedia" in un'unica storia. Personalmente ho preferito la parte con le storie tragiche autoconclusive (il classico canovaccio di Goldrake): quello che fa la differenza tra un'opera di Nagai e uno splatter di quart'ordine sono appunto le storie tragiche. La sofferenza psicologica e morale dei personaggi in generale e di Jun Fudo in particolare sono trattate come al solito senza nessuna sofisticazione, ma colpiscono direttamente, brutalmente, con effetto. Del resto è noto che Nagai non è autore da sottili allusioni, ma da pugni nello stomaco. Ho apprezzato di meno la volontà di far tornare i personaggi di Devilman, che avevamo già visto e i cui drammi già conoscevamo; eppure devo ammettere che sono trattati decisamente bene, specialmente nella fusione finale tra personaggi di Devil Lady e quelli di Devilman, che si rivelano essere aspetti diversi degli stessi archetipi nagaiani. "Devil Lady" è apprezzabile anche per le citazioni alla "Divina Commedia", che mi ha fanno successivamente recuperare quest'opera pregevolissima del maestro, piuttosto fedele all'originale di Dante e in cui Nagai omaggia lo stile di Gustave Dorè.

In conclusione "Devil Lady", come pure "Violence Jack", è un'opera da consigliare soltanto ai nagaiani più convinti, perché presenta tutti i difetti e gli eccessi del maestro, ma anche tutta la sua genialità. Per questi è un must. Per tutti gli altri consiglio invece l'anime che è una versione molto più accettabile delle stesse tematiche, anche se la storia è diversa.

hallymay

Volumi letti: 1/17 --- Voto 1
Allora, è da quando sono una squinzietta che Go Nagai mi viene propinato come il Genio con tutte le lettere maiuscole, in quanto ha inventato tutto l'inventabile. Per esempio ha inventato i robottoni, mentre smadonnava in mezzo al traffico e si immaginava di andare al lavoro a bordo di una gigantesca caffettiera antropomorfa. Non poteva quindi mancare nella mia libreria di manga un'opera di Go Nagai, dovevo assolutamente far parte di quella schiera di ammiratori che dissertano sulle meraviglie del suo Immenso Talento. Così, per il nobile motivo che era in offerta speciale in fumetteria, ho optato per Devil Lady.
Dopo avere letto con attenzione il primo volumetto, posso dire una cosa. Se questo Go Nagai è un Genio, allora io sono Jo Squillo. Devil Lady infatti ha il valore estetico di un conato di vomito, è l'apriori kantiano del brutto.
Ma andiamo con ordine ed esplichiamo lo schifo che trasuda purulento dalle vignette con dovizia di particolari.

Innanzitutto, la trama. Jun Fudo è un'ex campionessa olimpica di nuoto che adesso insegna a scuola... tennis. Ma vabbè, questo sono io che sono pignola, andiamo avanti. Questa Jun ha sempre voglia di fare sesso, in continuazione, infatti appena può si allena nuda, non si sa mai, e trova sempre il modo di sfogare tale voglia in maniere originali e poco costose. Nonostante i suoi bassi istinti e la sua inedita fantasia nell'esplicarli, è una bravissima insegnante, vive con il fratellino più piccolo perché sono orfanelli e vive la sua vita puccettina tra arcobaleni e cinciallegre. Arriva l'ora della gitarella scolastica, fatta con sole studentesse (le sa proprio di sfiga a Jun) in una località così amena e solare che Silent Hill in confronto è Lourdes. Accanto a loro si allenano in una baita dei judoka, ma prima che Jun possa salire su un elicottero per lanciare loro meglio il suo numero di telefono, questo diventano dei mostri orribili che arrivano ad aggredire tutta la scolaresca. Anche Jun viene aggredita, da dietro (non fatemi aggiungere altro), e mentre è all'apice della violenza si trasforma in... Devil Lady! La sua voglia di fare sesso è all'apice, ma tutte le sue povere studentesse sono stese per terra accartocciate come origami dopo le violenze subite. Devil Lady deve intervenire, perché oltre ad una voglia di gran sesso ha voglia di sangue! Così, dopo un'utilissima doccia ai fini della trama, Devil Lady fa i nemici a coriandoli.
Tornata a Tokyo, Jun viene applaudita come eroina da tutto il Giappone per aver tratto in salvo dall'incendio della baita dove era in gita tutta la scolaresca, perché per miracolo le ragazze si sono tutte dimenticate di avere perso la verginità (o almeno così si suppone)... ma in realtà sarà una bionda vestita da Daniela Santanché a spiegare a Jun l'arcano: lei è Devil Lady e il suo compito è fare lo spin off con le tette di Devil Man.

Parliamoci chiaro: qua di horror non c'è nulla, a parte il prezzo dei volumetti per una boiata del genere. Né significa che tutto quello che Go Nagai vomita sulle vignette deve assurgere a Capolavoro, perché questa è disonestà intellettuale vera e propria. Devil Lady è nient'altro che un hentai che sfrutta il marchio di Devil Man, d'altronde non si potrebbe giustificare una sceneggiatura talmente assurda che sembra stata scritta da un gatto che giocherella sulla tastiera di un computer, con il numero spropositato di tette e amplessi che ad ogni minima occasione, anche la più involontariamente comica, viene sbattuta in faccia al lettore.

Direte voi "che c'è di male a leggere un hentai"? Nulla, peccato che un hentai, almeno dal mio punto di vista dovrebbe essere erotico, eccitante... ma come fa un manga ad essere erotico se Go Nagai oltre a non saper scrivere manga non li sa nemmeno disegnare? Lasciando perdere le facce visto che tutti i personaggi hanno gli occhi uno più grande dell'altro, ma qua tutte le donne hanno il seno che sembra disegnato con il compasso e le proporzioni del corpo fatte secondo le regole del cubismo. Certe volte ho l'impressione che Jun Fudo sia la cosplayer di Maurizia Paradiso, anzi, ho l'impressione di vedere uno spettacolo di drag queen, tanto sono brutte le donne da vedere. Senza parlare poi delle scene di sesso (ma è meglio chiamarli con il loro nome, stupri), che sono talmente brutali da chiedersi cosa diavolo abbia fatto la fidanzata di Go Nagai, o quali complessi sua mamma gli abbia inculcato, per fargli amare così tanto l'altra metà del cielo.

Consigliato... no per carità, se trovate minimamente accettabile questo schifo statemi alla larga!

Pixel

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Pixel

Volumi letti: 17/17 --- Voto 7
Ho acquistato questo manga senza quasi sapere chi fosse Go Nagai, perché ero rimasto totalmente affascinato dall'omonimo anime.
Il fumetto ha poco da spartire con la serie animata (eventualmente leggetevi le recensioni di questa) che, a parte il confuso finale, è praticamente slegata dalla saga di Devilman. È invece il manga che ne entra pienamente a far parte, perché in esso appaiono tanti personaggi conosciuti i cui destini si intrecciano ed evolvono ulteriormente.
Non mi soffermo sullo stile atristico: Nagai è Nagai. Spendo invece due parole sulla trama, ma non prendete come spoiler quanto segue. Volevo solo far sapere che la prima parte dell'opera è molto diversa dalla seconda.
Si dice che Go Nagai avesse in mente una trama totalmente indipendente, ma che il produttore abbia esercitato fortissime pressioni per cambiare rotta. A mio avviso questa cosa è vistosissima, e spiega alcune contraddizioni che compaiono mano a mano che si prosegue nella lettura. A mio modesto parere è stato meglio così, se non altro perché noi Devil-fans (sì, anch'io mi sono poi fatto una cultura) abbiamo avuto modo di saperne di più.
Inoltre complimenti all'autore, perché si è superato nell'affrontare la curva senza sbandare, anzi uscendone anche con maggiore velocità (che metafora!).
Concludo spiegando che il mio voto è dovuto alla convinzione che questo manga non sia per tutti, ma soprattutto per gli appassionati di Nagai, e per via delle magagne nella trama della storia.