Gen di Hiroshima
LA RECENSIONE CONTIENE SPOILER
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Gen di Hiroshima è un manga di cui non è facile parlare, dandone un giudizio uniforme. Questo perché è una storia che spesso contiene alti e bassi. Nella quale bisogna capire quando e sé la veridicità storica viene alterata per motivi di sceneggiatura. Ma soprattutto, quando e se la critica sociale diventa retorica. Partiamo dall'inizio, cioè dal primo volume dell'opera. In questo numero il mangaka ci mostra la situazione precedente al disastro atomico, con il Giappone ancora in guerra. La crudezza della realtà viene disegnata e raccontata senza mezzi termini. Prima della bomba infatti, viene mostrato come i giapponesi fossero un popolo fortemente indottrinato dagli ideali della politica, o dell'imperatore. Idee che volevano il Giappone come un paese divino protetto dal suo imperatore, anch'esso considerato pari a un dio. Questo indottrinamento, come di consuetudine, parte nelle scuole, ma continua nell'esercito, nel proprio quartiere, o in qualsiasi ambito sociale. Tra le frasi più esemplari c'è questa: "la dottrina militare insegnava che morire per l'imperatore era un onore, trasformando i giapponesi in persone che facilmente gettavano via la propria vita". Si fa riferimento ai famosi kamikaze, ma non solo. Infatti il popolo era così indottrinato che, durante l'invasione degli americani, molte persone si suicidavano per paura di come venivano descritti gli invasori, spesso sacrificandosi insieme ai propri figli. Addirittura coloro che morivano o tornavano dalla guerra con ferite e arti mutilati, diventavano oggetto di orgoglio da parte dei familiari. La situazione era di assoluta carestia, tanto che alcuni bambini sfollavano in terreni agricoli, che venivano poi coltivati per sostentarsi. Il Giappone era ormai diventato un paese in cui si arrivava a reclutare nell'esercito persino gli studenti universitari. L'autore inoltre dà spazio anche alla descrizione delle condizioni di coreani e cinesi, popoli sfruttati e di cui i giapponesi disponevano a loro piacimento. Gli americani invece venivano portati in veri e propri campi di prigionia. In questa prima fase sono d'impatto anche gli addestramenti durissimi cui i soldati erano sottoposti.
Arriva poi la bomba atomica. In questa fase Nakazawa non risparmia nulla al lettore. Non entro nel dettaglio per chi è debole di stomaco, vi basti sapere che l'autore descrive con minuzia le condizioni dei corpi straziati dal flash atomico. Ma anche il modo in cui i cadaveri diventano irriconoscibili, e come vengono accatastati e poi bruciati per eliminarne l'odore. Di conseguenza l'uso della violenza e di immagini esplicite qui diventa obbligatorio. Ad ogni modo, dopo l'esplosione, gli abitanti di Hiroshima vengono discriminati e allontanati dalle popolazioni delle città vicine. Iniziano a girare una marea di dicerie su di loro, e su come la "malattia del flash" sia trasmissibile. Anche dopo la guerra, la situazione del paese non cambia molto. Il Giappone deve sottostare al dominio americano da parte del generale MacArthur. Sembra quindi di tornare al punto di partenza, infatti il popolo viene indottrinato dai nuovi dominatori. I giapponesi che inneggiavano alla guerra, vanno in giro a presentarsi come paladini della pace. Chi è contro il potere americano viene additato come comunista e perseguitato. C'è anche chi è costretta a prostituirsi dagli americani per tirare avanti. Viene mostrato anche come in città iniziano a circolare sempre più clan Yakuza, che approfittano della situazione per gestire il territorio. In tutto questo anche la polizia viene corrotta. Molto rilevante l'entrata in scena dell'ABCC che sfrutta i giapponesi colpiti dal flash, per esperimenti di ricerca americani che spesso non portano a nulla. In molti casi i medici sono corrotti da questo ente, che li paga per fornirgli nuove potenziali cavie. Gen di Hiroshima è quindi un manga che contiene delle critiche molto pesanti e coraggiose alle istituzioni. Basti pensare al fatto che l'autore descrive l'imperatore Hirohito come un criminale di guerra. Cosa non da poco, dato che l'imperatore ha vissuto durante tutta la pubblicazione dell'opera di Nakazawa. Nonostante ciò ritengo che in certi casi il mangaka commetta delle ingenuità nel criticare tutto e tutti, facendo diventare il suo manga alcune volte abbastanza retorico. La maggior parte delle critiche mosse dall'autore sono infatti poco velate, e vengono spiattellate sotto gli occhi del lettore in maniera netta, ma a tratti ripetitiva. Inoltre ai protagonisti, qualsiasi cosa facciano, va sempre tutto male. Arrivati a un certo punto questa dinamica diventa quasi irritante. Tra i difetti principali ho trovato anche il fatto che la moralità del protagonista, Gen, non venga quasi mai messa in discussione. Sembra un essere perfetto. Capisco che incarni più di tutti il pensiero dell'autore, ma a volte si esagera. Il manga diventa prevedibile anche a causa delle varie disgrazie che colpiscono i protagonisti. Voglio precisare che non sto criticando il fatto che abbiano avuto delle disgrazie, ma il modo in cui in certi casi vengono messe in scena su carta. Gen di Hiroshima è un documento storico, ma spesso sembra voler allungare troppo il brodo, con espedienti che non sono dei migliori a mio avviso. Spesso ci sono personaggi che riappaiono dal nulla, perché conviene all'autore per motivi di sceneggiatura.
Da qui qualche SPOILER:
Ne è un esempio Boku nel volume 4, che ricompare dal nulla e interviene con l'obiettivo di risolvere la situazione di Tomoko. Senza contare che poi Tomoko muore proprio quando Gen recupera i soldi. Non ci vuole quindi un genio per capire che questa dinamica appare molto forzata. Nel manga di situazioni come questa se ne presentano varie. A questo proposito non posso che menzionare un episodio che, per la sua assurdità, a tratti mi ha fatto anche un po' ridere. Sto parlando di quando Tomoko viene rapita e usata in un quartiere per consolare dei genitori che stanno morendo, facendo credere che sia la loro figlia deceduta. Guarda caso poi nessuno di loro si accorge che è diversa dalla propria figlia. È anche troppo irrealistico il fatto che venga usata come principessa di questo quartiere. A mio parere è questo il punto più basso del manga.
FINE SPOILER.
Nonostante dei difetti piuttosto evidenti, l'autore riesce a trasmettere egregiamente il suo messaggio, che va oltre l'astio verso la guerra. È molto ricorrente la frase che il padre di Gen riferisce ai suoi figli: "siate come il grano, che mette i germogli in pieno inverno, che per quanto calpestato, pianta salde le sue radici nel terreno, cresce dritto e dà i suoi frutti". È un frase che si riferisce ai suoi figli, ma può essere estesa all'intero popolo giapponese, proprio per ciò che ha dovuto passare a causa della guerra. L'autore però non manca di sottolineare che ci sono molti giapponesi che sembrano quasi essersi dimenticati dell'orrore del flash atomico. Inoltre in una parte specifica del manga ricorre molto il sutra che Gen recita per raccogliere i soldi per le cure di Tomoko. Ma sembra anche una preghiera dell'autore, indirizzata a tutte le vittime del flash atomico. Infine la conclusione del manga è colma di speranza nel futuro e racchiude in sé il senso dell'opera. È un finale perfetto, di quelli che si vedono di rado. La speranza di un futuro migliore è nell'arte, che viene usata dal mangaka stesso per avvertire il mondo degli effetti della bomba atomica. Gen di Hiroshima è un manga che invita ad andare avanti nonostante le tempeste che la vita ci pone davanti. Un'opera in cui per l'autore la speranza di un futuro migliore, e di una ricostruzione adeguata del Giappone, è solo nei giovani. Per quanto riguarda i personaggi, è degna di nota la loro evoluzione, il modo in cui reagiscono alle difficoltà. Il mio personaggio preferito è stato Ryuta, probabilmente il più umano tra tutti. Il disegno è un altro punto di forza dell'opera. Questo stile molto cartoon, come in opere del calibro di "I tre Adolf", è perfetto per descrivere la disumanità delle situazioni con le quali i personaggi si confrontano. Le espressioni sono rese in maniera eccellente. Sebbene il paneling possa risultare un po' datato, molte scene rimangono sempre molto d'impatto. Tra queste proprio quella dello sgancio della bomba, che è resa con una maestria unica. Durante i 14 anni di pubblicazione, lo stile si evolve in favore di linee di contorno più marcate, e di un maggior utilizzo del nero e dei retini. Tra le tavole migliori ci sono quelle in cui i personaggi vengono mostrati in lontananza, colorati completamente di nero.
Conclusioni:
Gen di Hiroshima è un'opera ottima. Si sente il peso degli anni, e a volte l'autore esagera troppo con la critica, risultando ripetitivo. Ma tolto qualche espediente di trama non molto convincente, il resto è lodevole. Keiji Nakazawa riesce magnificamente a riportare l'orrore della guerra e dell'atomica, e al contempo a dare ai suoi connazionali un messaggio di speranza.
Voto: 8.5.
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Gen di Hiroshima è un manga di cui non è facile parlare, dandone un giudizio uniforme. Questo perché è una storia che spesso contiene alti e bassi. Nella quale bisogna capire quando e sé la veridicità storica viene alterata per motivi di sceneggiatura. Ma soprattutto, quando e se la critica sociale diventa retorica. Partiamo dall'inizio, cioè dal primo volume dell'opera. In questo numero il mangaka ci mostra la situazione precedente al disastro atomico, con il Giappone ancora in guerra. La crudezza della realtà viene disegnata e raccontata senza mezzi termini. Prima della bomba infatti, viene mostrato come i giapponesi fossero un popolo fortemente indottrinato dagli ideali della politica, o dell'imperatore. Idee che volevano il Giappone come un paese divino protetto dal suo imperatore, anch'esso considerato pari a un dio. Questo indottrinamento, come di consuetudine, parte nelle scuole, ma continua nell'esercito, nel proprio quartiere, o in qualsiasi ambito sociale. Tra le frasi più esemplari c'è questa: "la dottrina militare insegnava che morire per l'imperatore era un onore, trasformando i giapponesi in persone che facilmente gettavano via la propria vita". Si fa riferimento ai famosi kamikaze, ma non solo. Infatti il popolo era così indottrinato che, durante l'invasione degli americani, molte persone si suicidavano per paura di come venivano descritti gli invasori, spesso sacrificandosi insieme ai propri figli. Addirittura coloro che morivano o tornavano dalla guerra con ferite e arti mutilati, diventavano oggetto di orgoglio da parte dei familiari. La situazione era di assoluta carestia, tanto che alcuni bambini sfollavano in terreni agricoli, che venivano poi coltivati per sostentarsi. Il Giappone era ormai diventato un paese in cui si arrivava a reclutare nell'esercito persino gli studenti universitari. L'autore inoltre dà spazio anche alla descrizione delle condizioni di coreani e cinesi, popoli sfruttati e di cui i giapponesi disponevano a loro piacimento. Gli americani invece venivano portati in veri e propri campi di prigionia. In questa prima fase sono d'impatto anche gli addestramenti durissimi cui i soldati erano sottoposti.
Arriva poi la bomba atomica. In questa fase Nakazawa non risparmia nulla al lettore. Non entro nel dettaglio per chi è debole di stomaco, vi basti sapere che l'autore descrive con minuzia le condizioni dei corpi straziati dal flash atomico. Ma anche il modo in cui i cadaveri diventano irriconoscibili, e come vengono accatastati e poi bruciati per eliminarne l'odore. Di conseguenza l'uso della violenza e di immagini esplicite qui diventa obbligatorio. Ad ogni modo, dopo l'esplosione, gli abitanti di Hiroshima vengono discriminati e allontanati dalle popolazioni delle città vicine. Iniziano a girare una marea di dicerie su di loro, e su come la "malattia del flash" sia trasmissibile. Anche dopo la guerra, la situazione del paese non cambia molto. Il Giappone deve sottostare al dominio americano da parte del generale MacArthur. Sembra quindi di tornare al punto di partenza, infatti il popolo viene indottrinato dai nuovi dominatori. I giapponesi che inneggiavano alla guerra, vanno in giro a presentarsi come paladini della pace. Chi è contro il potere americano viene additato come comunista e perseguitato. C'è anche chi è costretta a prostituirsi dagli americani per tirare avanti. Viene mostrato anche come in città iniziano a circolare sempre più clan Yakuza, che approfittano della situazione per gestire il territorio. In tutto questo anche la polizia viene corrotta. Molto rilevante l'entrata in scena dell'ABCC che sfrutta i giapponesi colpiti dal flash, per esperimenti di ricerca americani che spesso non portano a nulla. In molti casi i medici sono corrotti da questo ente, che li paga per fornirgli nuove potenziali cavie. Gen di Hiroshima è quindi un manga che contiene delle critiche molto pesanti e coraggiose alle istituzioni. Basti pensare al fatto che l'autore descrive l'imperatore Hirohito come un criminale di guerra. Cosa non da poco, dato che l'imperatore ha vissuto durante tutta la pubblicazione dell'opera di Nakazawa. Nonostante ciò ritengo che in certi casi il mangaka commetta delle ingenuità nel criticare tutto e tutti, facendo diventare il suo manga alcune volte abbastanza retorico. La maggior parte delle critiche mosse dall'autore sono infatti poco velate, e vengono spiattellate sotto gli occhi del lettore in maniera netta, ma a tratti ripetitiva. Inoltre ai protagonisti, qualsiasi cosa facciano, va sempre tutto male. Arrivati a un certo punto questa dinamica diventa quasi irritante. Tra i difetti principali ho trovato anche il fatto che la moralità del protagonista, Gen, non venga quasi mai messa in discussione. Sembra un essere perfetto. Capisco che incarni più di tutti il pensiero dell'autore, ma a volte si esagera. Il manga diventa prevedibile anche a causa delle varie disgrazie che colpiscono i protagonisti. Voglio precisare che non sto criticando il fatto che abbiano avuto delle disgrazie, ma il modo in cui in certi casi vengono messe in scena su carta. Gen di Hiroshima è un documento storico, ma spesso sembra voler allungare troppo il brodo, con espedienti che non sono dei migliori a mio avviso. Spesso ci sono personaggi che riappaiono dal nulla, perché conviene all'autore per motivi di sceneggiatura.
Da qui qualche SPOILER:
Ne è un esempio Boku nel volume 4, che ricompare dal nulla e interviene con l'obiettivo di risolvere la situazione di Tomoko. Senza contare che poi Tomoko muore proprio quando Gen recupera i soldi. Non ci vuole quindi un genio per capire che questa dinamica appare molto forzata. Nel manga di situazioni come questa se ne presentano varie. A questo proposito non posso che menzionare un episodio che, per la sua assurdità, a tratti mi ha fatto anche un po' ridere. Sto parlando di quando Tomoko viene rapita e usata in un quartiere per consolare dei genitori che stanno morendo, facendo credere che sia la loro figlia deceduta. Guarda caso poi nessuno di loro si accorge che è diversa dalla propria figlia. È anche troppo irrealistico il fatto che venga usata come principessa di questo quartiere. A mio parere è questo il punto più basso del manga.
FINE SPOILER.
Nonostante dei difetti piuttosto evidenti, l'autore riesce a trasmettere egregiamente il suo messaggio, che va oltre l'astio verso la guerra. È molto ricorrente la frase che il padre di Gen riferisce ai suoi figli: "siate come il grano, che mette i germogli in pieno inverno, che per quanto calpestato, pianta salde le sue radici nel terreno, cresce dritto e dà i suoi frutti". È un frase che si riferisce ai suoi figli, ma può essere estesa all'intero popolo giapponese, proprio per ciò che ha dovuto passare a causa della guerra. L'autore però non manca di sottolineare che ci sono molti giapponesi che sembrano quasi essersi dimenticati dell'orrore del flash atomico. Inoltre in una parte specifica del manga ricorre molto il sutra che Gen recita per raccogliere i soldi per le cure di Tomoko. Ma sembra anche una preghiera dell'autore, indirizzata a tutte le vittime del flash atomico. Infine la conclusione del manga è colma di speranza nel futuro e racchiude in sé il senso dell'opera. È un finale perfetto, di quelli che si vedono di rado. La speranza di un futuro migliore è nell'arte, che viene usata dal mangaka stesso per avvertire il mondo degli effetti della bomba atomica. Gen di Hiroshima è un manga che invita ad andare avanti nonostante le tempeste che la vita ci pone davanti. Un'opera in cui per l'autore la speranza di un futuro migliore, e di una ricostruzione adeguata del Giappone, è solo nei giovani. Per quanto riguarda i personaggi, è degna di nota la loro evoluzione, il modo in cui reagiscono alle difficoltà. Il mio personaggio preferito è stato Ryuta, probabilmente il più umano tra tutti. Il disegno è un altro punto di forza dell'opera. Questo stile molto cartoon, come in opere del calibro di "I tre Adolf", è perfetto per descrivere la disumanità delle situazioni con le quali i personaggi si confrontano. Le espressioni sono rese in maniera eccellente. Sebbene il paneling possa risultare un po' datato, molte scene rimangono sempre molto d'impatto. Tra queste proprio quella dello sgancio della bomba, che è resa con una maestria unica. Durante i 14 anni di pubblicazione, lo stile si evolve in favore di linee di contorno più marcate, e di un maggior utilizzo del nero e dei retini. Tra le tavole migliori ci sono quelle in cui i personaggi vengono mostrati in lontananza, colorati completamente di nero.
Conclusioni:
Gen di Hiroshima è un'opera ottima. Si sente il peso degli anni, e a volte l'autore esagera troppo con la critica, risultando ripetitivo. Ma tolto qualche espediente di trama non molto convincente, il resto è lodevole. Keiji Nakazawa riesce magnificamente a riportare l'orrore della guerra e dell'atomica, e al contempo a dare ai suoi connazionali un messaggio di speranza.
Voto: 8.5.
Una lettura così io la consiglierei a chiunque, persino nelle scuole!
Questo manga ha vinto numerosi premi ed è stato lodato in tutto il mondo, inoltre è tratto da fatti realmente accaduti perciò mi incuriosì molto, cercando una lettura di qualità, e non sono rimasta delusa.
Keiji Nakazawa, autore di questo manga di valore storico, ha subìto lui stesso gli effetti della bomba di Hiroshima nel 1945 e questo manga è un insieme di vicende tratte da fatti esistiti e vissuti da numerose famiglie e questo dà pregio all'opera.
Il 6 agosto 1945 a Hiroshima arrivò la bomba atomica che portò la fine della Seconda Guerra Mondiale; la bomba esplose emanando raggi di incredibile calore, Hiroshima fu investita dall'onda d'urto, dal calore e dalle radiazioni, venne rasa al suolo, e con lei si dissolsero anche le persone che vi si trovavano. Sotto la nube a fungo di una unica bomba atomica morirono in un solo istante centinaia di migliaia di persone.
Le vicende narrate sono, ovviamente, altamente drammatiche, e non possono non scuotere il lettore nel profondo (soprattutto se si sa che gli eventi sono successi realmente), tuttavia l'autore è stato bravissimo a bilanciare i momenti disturbanti con quelli più leggeri donando fluidità alla narrazione senza mai appesantirla. Geniale l'idea di mettere come protagonisti dei bambini, quasi tutti orfani di guerra che, con il loro carattere tipicamente gioioso e canterino (cantano spesso, come tanti bambini) cercando di darsi coraggio l'un l'altro sempre, nonostante le tantissime lacrime versate.
Questi bambini, improvvisamente catapultati in un inferno in terra, sono costretti a crescere in fretta e il loro spirito di sopravvivenza li porta a cercare di vivere con ogni mezzo, anche illecito e delinquente, in una terra distrutta dove ormai ogni morale cade e ognuno deve cavarsela da sé. Ciò porta qualsiasi lettore a riuscire a identificarsi con questi bambini e le loro vicende.
La miseria, che dilagava in Giappone nella Seconda Guerra Mondiale, viene mostrata in tutti i modi, unita alla costante fame che attanagliava tutte le famiglie e che mostrava l'importanza di avere un singolo pasto davvero nutriente, accolto sempre come una festa. Dopo lo scoppio della guerra, il patimento, la fatica e l'ingegno per procurarsi il cibo in ogni modo sono fondamentali, mettendo i nostri piccoli protagonisti di fronte anche a lavori penosi, come raccogliere i teschi dei morti dai fiumi per rivenderli agli americani (che li studiavano per ricerche sulle radiazioni), o letame per gli agricoltori che lo usano come concime per i raccolti.
Tante le tematiche trattate: le speculazioni, la dominazione dell'esercito americano che in quegli anni monitorava segretamente, con la complicità dei medici locali, i superstiti alla bomba; i medici che lucrano sui pazienti facendo pagare a caro prezzo medicinali; la yakuza che cerca di guadagnarci sfruttando i ragazzini orfani di guerra usandoli come pedine; il mercato nero, dove tante persone vanno a rubare scorte di cibo e beni primari dalle basi americane per poi rivenderli a caro prezzo; le torture violente riservate a tutti i giapponesi che, dopo la guerra, osavano gridare tutta la verità sulle conseguenze della bomba atomica, considerati testimoni scomodi. Torturati e obbligati a fare le spie per l'America oppure uccisi dopo molte sofferenze... e molte altre ancora.
Questi bambini, orfani di guerra, mostrano una solidarietà, una forza psicologica che spesso spiazza, poiché patiscono cose che perfino un adulto non reggerebbe, ma trovarsi tutti insieme nella stessa situazione mette nella condizione di sorreggersi a vicenda e aiutarsi, con a capo il protagonista indiscusso del manga, Gen Nakaoka: la sua forza d'animo è davvero enorme, nonostante tutte le sofferenze patite, sorretto sempre dalle parole del padre:
"Figlio mio, diventa come il grano, che fa spuntare i germogli verdi anche nell'inverno più gelido. Per quanto calpestato, affonda salde le sue radici al terreno, e cresce dritto dando frutti rigogliosi"
La narrazione ha un ritmo serrato, non ci sono momenti morti, il lettore non ha tempo di annoiarsi, tante sono le cose raccontate e tutte interessanti. Il tratto dell'autore è pulito e preciso.
La Hikari edizioni ha fatto un'ottima edizione di qualità, io ho letto quella in 3 volumi grande formato grazie alle Biblioteche col prestito gratuito.
Straconsigliato a tutti! Se cercate una lettura di qualità, prendetelo!
Questo manga ha vinto numerosi premi ed è stato lodato in tutto il mondo, inoltre è tratto da fatti realmente accaduti perciò mi incuriosì molto, cercando una lettura di qualità, e non sono rimasta delusa.
Keiji Nakazawa, autore di questo manga di valore storico, ha subìto lui stesso gli effetti della bomba di Hiroshima nel 1945 e questo manga è un insieme di vicende tratte da fatti esistiti e vissuti da numerose famiglie e questo dà pregio all'opera.
Il 6 agosto 1945 a Hiroshima arrivò la bomba atomica che portò la fine della Seconda Guerra Mondiale; la bomba esplose emanando raggi di incredibile calore, Hiroshima fu investita dall'onda d'urto, dal calore e dalle radiazioni, venne rasa al suolo, e con lei si dissolsero anche le persone che vi si trovavano. Sotto la nube a fungo di una unica bomba atomica morirono in un solo istante centinaia di migliaia di persone.
Le vicende narrate sono, ovviamente, altamente drammatiche, e non possono non scuotere il lettore nel profondo (soprattutto se si sa che gli eventi sono successi realmente), tuttavia l'autore è stato bravissimo a bilanciare i momenti disturbanti con quelli più leggeri donando fluidità alla narrazione senza mai appesantirla. Geniale l'idea di mettere come protagonisti dei bambini, quasi tutti orfani di guerra che, con il loro carattere tipicamente gioioso e canterino (cantano spesso, come tanti bambini) cercando di darsi coraggio l'un l'altro sempre, nonostante le tantissime lacrime versate.
Questi bambini, improvvisamente catapultati in un inferno in terra, sono costretti a crescere in fretta e il loro spirito di sopravvivenza li porta a cercare di vivere con ogni mezzo, anche illecito e delinquente, in una terra distrutta dove ormai ogni morale cade e ognuno deve cavarsela da sé. Ciò porta qualsiasi lettore a riuscire a identificarsi con questi bambini e le loro vicende.
La miseria, che dilagava in Giappone nella Seconda Guerra Mondiale, viene mostrata in tutti i modi, unita alla costante fame che attanagliava tutte le famiglie e che mostrava l'importanza di avere un singolo pasto davvero nutriente, accolto sempre come una festa. Dopo lo scoppio della guerra, il patimento, la fatica e l'ingegno per procurarsi il cibo in ogni modo sono fondamentali, mettendo i nostri piccoli protagonisti di fronte anche a lavori penosi, come raccogliere i teschi dei morti dai fiumi per rivenderli agli americani (che li studiavano per ricerche sulle radiazioni), o letame per gli agricoltori che lo usano come concime per i raccolti.
Tante le tematiche trattate: le speculazioni, la dominazione dell'esercito americano che in quegli anni monitorava segretamente, con la complicità dei medici locali, i superstiti alla bomba; i medici che lucrano sui pazienti facendo pagare a caro prezzo medicinali; la yakuza che cerca di guadagnarci sfruttando i ragazzini orfani di guerra usandoli come pedine; il mercato nero, dove tante persone vanno a rubare scorte di cibo e beni primari dalle basi americane per poi rivenderli a caro prezzo; le torture violente riservate a tutti i giapponesi che, dopo la guerra, osavano gridare tutta la verità sulle conseguenze della bomba atomica, considerati testimoni scomodi. Torturati e obbligati a fare le spie per l'America oppure uccisi dopo molte sofferenze... e molte altre ancora.
Questi bambini, orfani di guerra, mostrano una solidarietà, una forza psicologica che spesso spiazza, poiché patiscono cose che perfino un adulto non reggerebbe, ma trovarsi tutti insieme nella stessa situazione mette nella condizione di sorreggersi a vicenda e aiutarsi, con a capo il protagonista indiscusso del manga, Gen Nakaoka: la sua forza d'animo è davvero enorme, nonostante tutte le sofferenze patite, sorretto sempre dalle parole del padre:
"Figlio mio, diventa come il grano, che fa spuntare i germogli verdi anche nell'inverno più gelido. Per quanto calpestato, affonda salde le sue radici al terreno, e cresce dritto dando frutti rigogliosi"
La narrazione ha un ritmo serrato, non ci sono momenti morti, il lettore non ha tempo di annoiarsi, tante sono le cose raccontate e tutte interessanti. Il tratto dell'autore è pulito e preciso.
La Hikari edizioni ha fatto un'ottima edizione di qualità, io ho letto quella in 3 volumi grande formato grazie alle Biblioteche col prestito gratuito.
Straconsigliato a tutti! Se cercate una lettura di qualità, prendetelo!
Il mio voto per l’idea è dieci, inoltre credo che storicamente questo manga abbia significato tantissimo, eppure, per come è stato eseguito, non posso che dare un sette.
Non mi sto lamentando solo dei disegni - che non riescono a riprodurre sulla tavola l’orrore dei corpi viventi in via di putrefazione- ma anche per come tratta gli argomenti: l’autore in genere fa parlare Gen o qualcun altro il quale si limita ad esprimere la sua indignazione senza riuscire però ad argomentare più di tanto. Inoltre si nota che Keiji Nakazawa probabilmente è di “sinistra” con il suo odio verso l’imperatore, i militari e gli americani.
E come dargli torto?
L’imperatore ha voluto la guerra e gli americani hanno sganciato il flash (la bomba atomica) in cui lui ha perso tutto. Eppure nei dieci volumi vedremo che molti giapponesi perdonano l’imperatore e i militari. Tutte le violenze denunciate in quest’opera sono da alcuni ridimensionate o negate… certo è che molti che sostenevano la guerra si sono riciclati, che la mentalità di molti giapponesi non è cambiata e l’autore dice che ciò è avvenuto a Hiroshima: figurarsi se è potuta cambiare nel resto del paese.
Nel suo vivere Gen incontrerà medici che vendono le medicine solo per denaro e fanno finta di non essere in casa per i poveracci, altri che vendono i moribondi agli americani che sono intenzionati a studiare gli effetti dell’atomica, troviamo famiglie che nascondono i loro malati augurandosi che muoiano presto, politici che hanno inneggiato alla guerra e approfittando della dimenticanza delle persone fingono di appartenere al partito della pace, pescecani che approfittano di chi ha bisogno… Insomma esiste una varietà infinita di persone malvagie accanto a persone buone, che spesso non spiccano.
I volumi migliori sono il primo e l’ultimo. Il primo si incentra sul personaggio del padre di Gen e sulla sua famiglia i quali sono maltrattati da tutti in quanto l’uomo è un vero pacifista mentre tutti gli altri sperano di vincere la guerra con madri felici di veder partire i figli senza sapere se e come torneranno.
L’ultimo, invece, è un volume assai scorrevole in cui si parla di Gen alcuni anni dopo i fatti più scabrosi… e qui si parla di droga. Insomma dal punto di vista ideologico c’è molta carne al fuoco ma credo che altri autori avrebbero potuto partendo da questa base creare un’opera migliore: mi spiace non si siano cimentati in quanto Nakazawa si può considerare troppo intrigato nell’argomento, troppo astioso verso il mondo…
Ricordo che però dall’esplosione della bomba al parlarne sui giornali giapponesi sono passati nove anni e che la gente di Hiroshima sia stata vista di cattivo occhio, quasi fosse appestata, per quasi altri vent’anni prima che Nakazawa ponesse con suo manga una diversa interpretazione delle cose è un dato di fatto.
Non mi sto lamentando solo dei disegni - che non riescono a riprodurre sulla tavola l’orrore dei corpi viventi in via di putrefazione- ma anche per come tratta gli argomenti: l’autore in genere fa parlare Gen o qualcun altro il quale si limita ad esprimere la sua indignazione senza riuscire però ad argomentare più di tanto. Inoltre si nota che Keiji Nakazawa probabilmente è di “sinistra” con il suo odio verso l’imperatore, i militari e gli americani.
E come dargli torto?
L’imperatore ha voluto la guerra e gli americani hanno sganciato il flash (la bomba atomica) in cui lui ha perso tutto. Eppure nei dieci volumi vedremo che molti giapponesi perdonano l’imperatore e i militari. Tutte le violenze denunciate in quest’opera sono da alcuni ridimensionate o negate… certo è che molti che sostenevano la guerra si sono riciclati, che la mentalità di molti giapponesi non è cambiata e l’autore dice che ciò è avvenuto a Hiroshima: figurarsi se è potuta cambiare nel resto del paese.
Nel suo vivere Gen incontrerà medici che vendono le medicine solo per denaro e fanno finta di non essere in casa per i poveracci, altri che vendono i moribondi agli americani che sono intenzionati a studiare gli effetti dell’atomica, troviamo famiglie che nascondono i loro malati augurandosi che muoiano presto, politici che hanno inneggiato alla guerra e approfittando della dimenticanza delle persone fingono di appartenere al partito della pace, pescecani che approfittano di chi ha bisogno… Insomma esiste una varietà infinita di persone malvagie accanto a persone buone, che spesso non spiccano.
I volumi migliori sono il primo e l’ultimo. Il primo si incentra sul personaggio del padre di Gen e sulla sua famiglia i quali sono maltrattati da tutti in quanto l’uomo è un vero pacifista mentre tutti gli altri sperano di vincere la guerra con madri felici di veder partire i figli senza sapere se e come torneranno.
L’ultimo, invece, è un volume assai scorrevole in cui si parla di Gen alcuni anni dopo i fatti più scabrosi… e qui si parla di droga. Insomma dal punto di vista ideologico c’è molta carne al fuoco ma credo che altri autori avrebbero potuto partendo da questa base creare un’opera migliore: mi spiace non si siano cimentati in quanto Nakazawa si può considerare troppo intrigato nell’argomento, troppo astioso verso il mondo…
Ricordo che però dall’esplosione della bomba al parlarne sui giornali giapponesi sono passati nove anni e che la gente di Hiroshima sia stata vista di cattivo occhio, quasi fosse appestata, per quasi altri vent’anni prima che Nakazawa ponesse con suo manga una diversa interpretazione delle cose è un dato di fatto.
Scritto tra il 1973 e 1987 fu pubblicato inizialmente su Weekly Shonen Jump per poi passare a riviste meno popolari (Shimin, Bunka Hyoron, Kyoiku Hjoron). Questa serializzazione travagliata ci fa capire immediatamente l’importanza che ha "Hadashi no Gen" (letteralmente “Gen a piedi scalzi”). Pur non avendo avuto grande popolarità di vendite, ha comunque visto la sua prosecuzione, cosa non banale nell’editoria a fumetti giapponese che tende a cancellare le serie che non funzionano. Questo lo dobbiamo all’impegno di editori, politici e insegnanti che hanno capito la necessità di dover raccontare e tramandare le vicende di una delle pagine più buie della storia giapponese, e mondiale.
L’autore Keiji Nakazawa è un sopravvissuto all’attacco di Hiroshima del 6 agosto 1945; aveva 6 anni quando gli Stati Uniti sganciarono la bomba nucleare (Little Boy) sulla sua città. A seguito di questo fatto morirono centinaia di migliaia di persone, quasi tutti civili, tra cui parte della sua famiglia. Questi avvenimenti sono alla base di "Gen di Hiroshima"; Nakazawa costruisce un manga semi-autobiografico in cui esperienze personali e racconti di altri sopravvissuti si fondono insieme.
All’interno dell’opera il mangaka ricostruisce perfettamente il clima sociale e politico di quegli anni.
Inizialmente pone l’accento sulla situazione che precede la catastrofe; i giapponesi versano in condizione critiche, vengono spogliati di numerosi oggetti, necessari per la costruzione di armi e munizioni, il cibo scarseggia e numerose famiglie sono costrette a mandare i propri figli nelle campagne e al fronte. Chi si oppone alla guerra viene tacciato come traditore, emarginato e, nei casi più estremi, incarcerato.
Con lo scoppio della bomba tutto cambia, il flash, come viene spesso nominato, spazza via ogni cosa. La città viene completamente rasa al suolo. Chi non è morto si ritrova con la pelle ustionata dalle radiazioni o sepolto sotto le macerie. È il caos. Da qui in avanti vedremo crescere Gen che, come suo padre prima di lui, diventerà baluardo di una ideologia antibellica e di speranza.
Nakazawa denuncia nelle pagine di "Gen di Hiroshima" tutto il disgusto che prova nei confronti della società. Verso i politici e l’imperatore, i quali dalle loro posizioni di potere hanno ignorato i problemi che la guerra stava recando. Sfruttare risorse, sfruttare persone esclusivamente per un proprio moto di orgoglio e solo quando realmente preoccupati per la loro incolumità mostrare il fianco e arrendersi. Verso gli americani che noncuranti hanno devastato un paese, lo hanno occupato, hanno studiato gli effetti della bomba atomica esclusivamente per fini personali e lo hanno nascosto all’opinione pubblica. Verso quei giapponesi che nel momento di maggior necessità si sono rivelati egoisti, ipocriti e biechi. Verso tutti quelli che con la guerra giocano e si arricchiscono e infine contro tutti quelli che ne dimenticano gli orrori.
Sebbene questo fumetto racconti la tragicità umana in molte sfaccettature, Nakazawa non sfocia mai però in facili vittimismi, il personaggio di Gen si fa motore di una narrazione positiva dove la fiducia nel futuro non viene mai meno, anche di fronte alla perdita dei propri cari, e dove i piccoli momenti di felicità fanno quasi dimenticare le avversità.
Questo contrasto tra tragico e commedia si denota anche nello stile grafico dove a sfondi realistici e crudi, si stagliano figure umane estremamente morbide nel più classico stile tezukiano. Questo modo di disegnare è tipico dello shounen di questo periodo, esempi del genere si possono trovare in Shigeru Mizuki, Go Nagai e Kazuo Umezu.
"Gen di Hiroshima" è un fumetto che come "Maus" di Spiegelman e "Persepolis" di Satrapi ha saputo raccontare al meglio la realtà, come "Devilman" di Nagai e "I tre Adolf" di Tezuka ha saputo interrogarsi sull’oscurità dell’essere umano e come "Nausicaa della Valle del vento" di Miyazaki e "Akira" di Otomo ha saputo sperare in un futuro più felice.
L’autore Keiji Nakazawa è un sopravvissuto all’attacco di Hiroshima del 6 agosto 1945; aveva 6 anni quando gli Stati Uniti sganciarono la bomba nucleare (Little Boy) sulla sua città. A seguito di questo fatto morirono centinaia di migliaia di persone, quasi tutti civili, tra cui parte della sua famiglia. Questi avvenimenti sono alla base di "Gen di Hiroshima"; Nakazawa costruisce un manga semi-autobiografico in cui esperienze personali e racconti di altri sopravvissuti si fondono insieme.
All’interno dell’opera il mangaka ricostruisce perfettamente il clima sociale e politico di quegli anni.
Inizialmente pone l’accento sulla situazione che precede la catastrofe; i giapponesi versano in condizione critiche, vengono spogliati di numerosi oggetti, necessari per la costruzione di armi e munizioni, il cibo scarseggia e numerose famiglie sono costrette a mandare i propri figli nelle campagne e al fronte. Chi si oppone alla guerra viene tacciato come traditore, emarginato e, nei casi più estremi, incarcerato.
Con lo scoppio della bomba tutto cambia, il flash, come viene spesso nominato, spazza via ogni cosa. La città viene completamente rasa al suolo. Chi non è morto si ritrova con la pelle ustionata dalle radiazioni o sepolto sotto le macerie. È il caos. Da qui in avanti vedremo crescere Gen che, come suo padre prima di lui, diventerà baluardo di una ideologia antibellica e di speranza.
Nakazawa denuncia nelle pagine di "Gen di Hiroshima" tutto il disgusto che prova nei confronti della società. Verso i politici e l’imperatore, i quali dalle loro posizioni di potere hanno ignorato i problemi che la guerra stava recando. Sfruttare risorse, sfruttare persone esclusivamente per un proprio moto di orgoglio e solo quando realmente preoccupati per la loro incolumità mostrare il fianco e arrendersi. Verso gli americani che noncuranti hanno devastato un paese, lo hanno occupato, hanno studiato gli effetti della bomba atomica esclusivamente per fini personali e lo hanno nascosto all’opinione pubblica. Verso quei giapponesi che nel momento di maggior necessità si sono rivelati egoisti, ipocriti e biechi. Verso tutti quelli che con la guerra giocano e si arricchiscono e infine contro tutti quelli che ne dimenticano gli orrori.
Sebbene questo fumetto racconti la tragicità umana in molte sfaccettature, Nakazawa non sfocia mai però in facili vittimismi, il personaggio di Gen si fa motore di una narrazione positiva dove la fiducia nel futuro non viene mai meno, anche di fronte alla perdita dei propri cari, e dove i piccoli momenti di felicità fanno quasi dimenticare le avversità.
Questo contrasto tra tragico e commedia si denota anche nello stile grafico dove a sfondi realistici e crudi, si stagliano figure umane estremamente morbide nel più classico stile tezukiano. Questo modo di disegnare è tipico dello shounen di questo periodo, esempi del genere si possono trovare in Shigeru Mizuki, Go Nagai e Kazuo Umezu.
"Gen di Hiroshima" è un fumetto che come "Maus" di Spiegelman e "Persepolis" di Satrapi ha saputo raccontare al meglio la realtà, come "Devilman" di Nagai e "I tre Adolf" di Tezuka ha saputo interrogarsi sull’oscurità dell’essere umano e come "Nausicaa della Valle del vento" di Miyazaki e "Akira" di Otomo ha saputo sperare in un futuro più felice.
L'utilizzo della parola comic, con tutti i richiami alla commedia e al grottesco che comporta, potrebbe sembrare quasi uno scherzo del destino per un'opera che dipinga l'apocalisse causata dalla prima nonché unica bomba della storia che sia mai stata scagliata su Hiroshima. Ma se ci si sofferma a riflettere sulla capillarità di cui in Giappone gode il genere, è più semplice pensare che un autore abbia desiderato sfruttare questa forma d'arte, a metà tra la pittura e la narrativa, per meglio raccontare la propria esperienza di vita. Il fumetto si serve di un semplicistico codice di immagini e poche parole selezionate con cura per comunicare una storia; da considerarsi come un "manufatto" e perciò strettamente legato all'anima del suo disegnatore, si presta ad opere autobiografiche per l'alto grado di intimità che si viene a creare durante la lavorazione tra il prodotto finito e il suo genitore. Sfruttando la potenza di questo medium e la sua funzione pedagogica rivolta ai piccoli, ma altrettanto mirata a coloro i quali scelgono di avvicinarsi a questa innovativa forma d'arte, Nakazawa Keiji sceglie di parlare di ciò che è successo il 6 agosto 1945 attraverso le immagini oltre che le parole. Hadashi no Gen mescola l'elemento autobiografico con quello di finzione, il quale conferisce un ventaglio di possibilità narrative maggiori rispetto ad una ispirazione basata soltanto sul proprio vissuto.
Protagonisti del fumetto sono un bambino di sei anni, Gen, e la sua famiglia, alla vigilia e dopo lo scoppio della bomba. Cinque figli, con un sesto in arrivo, e due genitori: famiglia numerosa, ma tutto sommato normale per l'epoca anteguerra. Gen è quindi il quarto di sei figli e forse il più ribelle e testardo; vive in una bella casetta, unica eredità del periodo di ricchezza e pace precedente la guerra. Si diverte a giocare con suo fratello più piccolo, ma non dimentica il dovere di aiutare i genitori nei piccoli lavoretti che alla sua tenera età può già svolgere. Sembrerebbe condurre quindi un'esistenza serena, se non fosse che lo stomaco gli brontola sempre e non c'è abbastanza cibo per sfamare tutte le bocche che compongono la famiglia. Le provviste, quasi inesistenti, servono a nutrire la madre gravida, e nemmeno l'aiuto impensato ma sincero del loro vicino coreano, o una carpa rubata dal laghetto di un ricco vecchietto, possono bastare.
Nakazawa si sofferma particolarmente sulla descrizione della quotidianità di casa Nakaoka e della loro città, Hiroshima, prima della tragedia. Vi troviamo il padre intento a dipingere zoccoli insieme alla moglie, mentre coltiva un campo di grano con la speranza un domani di sfamare i propri figli, denutriti ma non sfiduciati, con le radici che stanno germogliando; poi la madre e la sorella maggiore di Gen a mantenere la casa in ordine, a fare il bucato, a cucinare quel poco che resta, come una patata dolce o una manciata di riso. Lo stesso Gen, insieme al fratellino Shinji, non si lascia più nemmeno spaventare dai B-29 che sorvolano il cielo, ormai entrati a far parte anch'essi del normale flusso del tempo. L'intento di base è quello di sottolineare quanto un evento come l'atomica abbia sconvolto l'esistenza degli abitanti del posto e ne abbia condizionato il futuro. Niente più è tornato come era prima: chi ha perso la casa, chi si è visto morire bruciati i propri cari dinanzi agli occhi, chi ha la pelle a brandelli e nemmeno più un capello in testa. Ciò soltanto per voler fare qualche esempio, perché sarebbe impossibile descrivere a parole il dolore che i sopravvissuti e non hanno provato. Per quanto la guerra potesse comportare uno stato d'allerta e un'incertezza sul proprio futuro, la comunità di Hiroshima non sospettava affatto di poter un giorno divenire il bersaglio di un tale attacco; piuttosto credeva di rappresentare un misero puntino sulla cartina geografica giapponese e perciò di continuare a rimanere ignorata dai grandi bombardamenti. La realtà, come la storia ci ricorda, è stata tutt'altra. Nella nota al manga, infatti, Nakazawa biasima con convinzione più che giustificata:
«Ho giurato a me stesso che non avrei mai perdonato il militaristi Giapponesi che hanno iniziato la guerra, ma nemmeno gli Americani che hanno così casualmente sganciato la bomba su di noi».
Il personaggio che incarna il pensiero dell'autore è il padre di Gen, il quale preferisce farsi rinchiudere in prigione, essere tacciato di tradimento nei confronti dell'Imperatore, più che sostenere una guerra che non ha la minima ragione di essere portata avanti. Con questo credo conduce la sua vita e cresce i suoi figli, insegnando loro che nessun tipo di pace potrà mai venir fuori dalla distruzione e dalla morte. Anche la moglie appoggia pienamente gli ideali del marito: alla nascita della piccola Tomoko, l'ultima figlia venuta alla luce proprio quel 6 agosto 1945, la madre, alzandola al cielo e mostrandole i danni che ha prodotto la guerra, la esorta a "non dimenticare". La venuta al mondo di un bambino diviene a questo punto immagine di speranza in uno scenario di morte.
I bambini come Gen, quelli che non si lasciano abbattere e comprendono che la vita va avanti, quelli che hanno fiducia in un domani migliore del presente che stanno vivendo, quelli che sfruttano piccoli espedienti per sopravvivere ad una realtà cruda e crudele, sono i veri vincitori della guerra. A piedi nudi, urlando contro il mondo quanto fosse ingiusto ciò che stava avvenendo e quanto fossero un abominio le armi nucleari e tutti gli altri strumenti bellici, Gen corre alla ricerca di cibo, soccorre le persone ferite che incontra sul suo cammino, regala un sorriso agli sfiduciati, quasi cadaveri, che abitano a Hiroshima dopo lo scoppio. Nel nome stesso del suo alter-ego, Nakazawa innesta diversi significati:
«Può significare "radice" o "origine" di qualcosa, ma anche "elementare" nel senso di un elemento atomico, come pure "risorsa" di vitalità e felicità».
Gen è come un germoglio di grano, che nel manga compare come simbolo di forza e coraggio. Il grano mostra al gelido inverno i suoi germogli, i quali saranno calpestati più e più volte nel corso della fredda stagione; nonostante ciò, esso ha radici forti, ben salde nel terreno, e crescerà vigoroso ed alto, sfidando il vento della bella stagione. Ed un giorno questo stesso grano darà il suo frutto alla Terra.
Protagonisti del fumetto sono un bambino di sei anni, Gen, e la sua famiglia, alla vigilia e dopo lo scoppio della bomba. Cinque figli, con un sesto in arrivo, e due genitori: famiglia numerosa, ma tutto sommato normale per l'epoca anteguerra. Gen è quindi il quarto di sei figli e forse il più ribelle e testardo; vive in una bella casetta, unica eredità del periodo di ricchezza e pace precedente la guerra. Si diverte a giocare con suo fratello più piccolo, ma non dimentica il dovere di aiutare i genitori nei piccoli lavoretti che alla sua tenera età può già svolgere. Sembrerebbe condurre quindi un'esistenza serena, se non fosse che lo stomaco gli brontola sempre e non c'è abbastanza cibo per sfamare tutte le bocche che compongono la famiglia. Le provviste, quasi inesistenti, servono a nutrire la madre gravida, e nemmeno l'aiuto impensato ma sincero del loro vicino coreano, o una carpa rubata dal laghetto di un ricco vecchietto, possono bastare.
Nakazawa si sofferma particolarmente sulla descrizione della quotidianità di casa Nakaoka e della loro città, Hiroshima, prima della tragedia. Vi troviamo il padre intento a dipingere zoccoli insieme alla moglie, mentre coltiva un campo di grano con la speranza un domani di sfamare i propri figli, denutriti ma non sfiduciati, con le radici che stanno germogliando; poi la madre e la sorella maggiore di Gen a mantenere la casa in ordine, a fare il bucato, a cucinare quel poco che resta, come una patata dolce o una manciata di riso. Lo stesso Gen, insieme al fratellino Shinji, non si lascia più nemmeno spaventare dai B-29 che sorvolano il cielo, ormai entrati a far parte anch'essi del normale flusso del tempo. L'intento di base è quello di sottolineare quanto un evento come l'atomica abbia sconvolto l'esistenza degli abitanti del posto e ne abbia condizionato il futuro. Niente più è tornato come era prima: chi ha perso la casa, chi si è visto morire bruciati i propri cari dinanzi agli occhi, chi ha la pelle a brandelli e nemmeno più un capello in testa. Ciò soltanto per voler fare qualche esempio, perché sarebbe impossibile descrivere a parole il dolore che i sopravvissuti e non hanno provato. Per quanto la guerra potesse comportare uno stato d'allerta e un'incertezza sul proprio futuro, la comunità di Hiroshima non sospettava affatto di poter un giorno divenire il bersaglio di un tale attacco; piuttosto credeva di rappresentare un misero puntino sulla cartina geografica giapponese e perciò di continuare a rimanere ignorata dai grandi bombardamenti. La realtà, come la storia ci ricorda, è stata tutt'altra. Nella nota al manga, infatti, Nakazawa biasima con convinzione più che giustificata:
«Ho giurato a me stesso che non avrei mai perdonato il militaristi Giapponesi che hanno iniziato la guerra, ma nemmeno gli Americani che hanno così casualmente sganciato la bomba su di noi».
Il personaggio che incarna il pensiero dell'autore è il padre di Gen, il quale preferisce farsi rinchiudere in prigione, essere tacciato di tradimento nei confronti dell'Imperatore, più che sostenere una guerra che non ha la minima ragione di essere portata avanti. Con questo credo conduce la sua vita e cresce i suoi figli, insegnando loro che nessun tipo di pace potrà mai venir fuori dalla distruzione e dalla morte. Anche la moglie appoggia pienamente gli ideali del marito: alla nascita della piccola Tomoko, l'ultima figlia venuta alla luce proprio quel 6 agosto 1945, la madre, alzandola al cielo e mostrandole i danni che ha prodotto la guerra, la esorta a "non dimenticare". La venuta al mondo di un bambino diviene a questo punto immagine di speranza in uno scenario di morte.
I bambini come Gen, quelli che non si lasciano abbattere e comprendono che la vita va avanti, quelli che hanno fiducia in un domani migliore del presente che stanno vivendo, quelli che sfruttano piccoli espedienti per sopravvivere ad una realtà cruda e crudele, sono i veri vincitori della guerra. A piedi nudi, urlando contro il mondo quanto fosse ingiusto ciò che stava avvenendo e quanto fossero un abominio le armi nucleari e tutti gli altri strumenti bellici, Gen corre alla ricerca di cibo, soccorre le persone ferite che incontra sul suo cammino, regala un sorriso agli sfiduciati, quasi cadaveri, che abitano a Hiroshima dopo lo scoppio. Nel nome stesso del suo alter-ego, Nakazawa innesta diversi significati:
«Può significare "radice" o "origine" di qualcosa, ma anche "elementare" nel senso di un elemento atomico, come pure "risorsa" di vitalità e felicità».
Gen è come un germoglio di grano, che nel manga compare come simbolo di forza e coraggio. Il grano mostra al gelido inverno i suoi germogli, i quali saranno calpestati più e più volte nel corso della fredda stagione; nonostante ciò, esso ha radici forti, ben salde nel terreno, e crescerà vigoroso ed alto, sfidando il vento della bella stagione. Ed un giorno questo stesso grano darà il suo frutto alla Terra.