My dress-up darling – Bisque Doll
Ho trovato deliziosa questa romcom, l'ho seguita senza mai stancarmi, nonostante qualche momento di calo ci sia all'interno della serie, ma sicuramente la leggerò di nuovo volentieri.
Il rapporto tra i due protagonisti è per me, il punto di forza della trama; un'amicizia che parte tra due personaggi che non potrebbero essere più diversi per temperamento, ma che imparano uno dall'altro, accomunati da interessi molto simili, che li legheranno in maniera fortissima, al punto da trasformare la già forte amicizia, in un sentimento più profondo.
Marin e Gojo non potrebbero essere più diversi, e almeno in apparenza più distanti caratterialmente; lei è esuberante, simpatica, un vulcano incontenibile di femminilità, socievole con tutti e capace di comunicare con chiunque, certamente un po' maliziosa, eppure innocente, quasi inconsapevole dell'effetto che può fare ai ragazzi che hanno la fortuna di ammirare le sue grazie, messe in mostra quando fa cosplay senza troppi timori, e i disegni dell'autore sono qualcosa di spettacolare, ricchi di dettagli, molto precisi e rendono Marin l'affascinante fanciulla che è.
Gojo è l'esatto opposto; timido, riservato, timoroso di esporsi, il classico sfigato escluso dai suoi coetanei, che vive col timore di essere frainteso o non capito per la sua passione che tiene ben nascosta, la produzione della tradizionali bambole hina, fabbricate dal nonno, unico famigliare con cui vive. Sarà proprio Marin, per caso, a scoprire i suoi talenti sartoriali e a travolgerlo con la sua passione per il mondo del cosplay.
Parte così questa straordinaria collaborazione, che vede Gojo impegnarsi seriamente nella fabbricazione dei vari costumi di Marin, facendoci entrare in un mondo coloratissimo e stravagante, alla ricerca di materiali, tessuti, soluzioni, trucchi, parrucche e quant'altro, foto, locations ed eventi, una parte del manga che da profana, io ho trovato molto interessante e curiosa, e getta le basi di quella che diverrà un'amicizia intensa.
Buona parte del manga parla di questo, ma i costumi di Marin sono spesso succinti e molto femminili, almeno quelli iniziali, cosa che crea al nostro ragazzo più di qualche imbarazzo, tra gag comiche e situazioni di forte disagio che non sempre il povero Gojo riesce a gestire con distacco 'professionale'.
Non c'è solo il cosplay, pur se in maniera velata, il manga parla anche di un rapporto che si sviluppa quasi in maniera inconsapevole, almeno per Gojo, il più tardo tra i due a capire la natura del sentimento che li lega, mentre Marin comprende subito si essersi innamorata.
Il romanticismo resta molto sfumato, evanescente, non diviene mai palese, anche quando l'attrazione si manifesta con evidenza, tutto è messo sotto una luce comica esilarante, che rende simpatiche e buffe anche le situazioni più piccanti.
Nello sviluppo è una storia d'amore insolita e diversa dalle altre, qualche lettore potrebbe trovare l'elemento romantico poco marcato, ma Marin e Gojo hanno modo di crescere, confrontarsi con altri personaggi che fanno cosplay, - le due sorelle, il ragazzo che fa cosplay femminili, che ha un vissuto analogo a quello di Gojo, figure che hanno un piccolo ruolo, ma non preponderanti ai fini di trama, servono solo a puntualizzare certi concetti sulla libertà di espressione di se stessi - i compagni di classe con cui Gojo finalmente riesce a interagire, uscendo dal suo guscio, come prima di incontrare Marin non faceva, perfino mettere in discussione i propri talenti e le proprie capacità, proprio per i nuovi sentimenti che provano.
Da questo punto di vista, ho trovato questa storia molto originale e insolita, nell'approccio di due adolescenti ai sentimenti, trasportati dall'amicizia verso l'amore; in tal senso la parte finale con gli ultimi capitoli legati al cosplay di Fado, mi sono sembrati più cerebrali, più densi di pensieri, soprattutto di Gojo che pare avvertire una distanza da Marin, forse il timore che l'amica si allontani davvero da lui.
Non a caso, anche i costumi di Marin che nella prima parte del manga strizzano l'occhio all'erotismo, lanciando qualche messaggio ambiguo, dalla metà della serie paiono diversi da quelli iniziali, veste personaggi più complessi e interiorizzati, di sicuro meno stravaganti e provocatori.
L'ultimo volume, dove tutto si svela, con una traccia del futuro dei nostri protagonisti, l'ho trovato superfluo, perché tutto quello che c'era da dire, era già stato affrontato prima, ma è stato piacevole, pur se un po' sottotono rispetto al resto della serie, che era partita col botto e tutta l'esuberanza contagiosa di Marin.
Una serie non perfetta - l'autore avrebbe potuto pestare un poco di più sul romanticismo, l'unica critica che si potrebbe fare, a voler essere puntigliosi - resta molto divertente, e la parte del leone la fa il disegno, da 9 per la bellezza delle tavole e dei personaggi, dove Marin è la regina incontrastata, bellissima, sensuale, simpaticissima, sempre allegra, la vera protagonista di questo manga, non a caso sono sue tutte le copertine.
Il rapporto tra i due protagonisti è per me, il punto di forza della trama; un'amicizia che parte tra due personaggi che non potrebbero essere più diversi per temperamento, ma che imparano uno dall'altro, accomunati da interessi molto simili, che li legheranno in maniera fortissima, al punto da trasformare la già forte amicizia, in un sentimento più profondo.
Marin e Gojo non potrebbero essere più diversi, e almeno in apparenza più distanti caratterialmente; lei è esuberante, simpatica, un vulcano incontenibile di femminilità, socievole con tutti e capace di comunicare con chiunque, certamente un po' maliziosa, eppure innocente, quasi inconsapevole dell'effetto che può fare ai ragazzi che hanno la fortuna di ammirare le sue grazie, messe in mostra quando fa cosplay senza troppi timori, e i disegni dell'autore sono qualcosa di spettacolare, ricchi di dettagli, molto precisi e rendono Marin l'affascinante fanciulla che è.
Gojo è l'esatto opposto; timido, riservato, timoroso di esporsi, il classico sfigato escluso dai suoi coetanei, che vive col timore di essere frainteso o non capito per la sua passione che tiene ben nascosta, la produzione della tradizionali bambole hina, fabbricate dal nonno, unico famigliare con cui vive. Sarà proprio Marin, per caso, a scoprire i suoi talenti sartoriali e a travolgerlo con la sua passione per il mondo del cosplay.
Parte così questa straordinaria collaborazione, che vede Gojo impegnarsi seriamente nella fabbricazione dei vari costumi di Marin, facendoci entrare in un mondo coloratissimo e stravagante, alla ricerca di materiali, tessuti, soluzioni, trucchi, parrucche e quant'altro, foto, locations ed eventi, una parte del manga che da profana, io ho trovato molto interessante e curiosa, e getta le basi di quella che diverrà un'amicizia intensa.
Buona parte del manga parla di questo, ma i costumi di Marin sono spesso succinti e molto femminili, almeno quelli iniziali, cosa che crea al nostro ragazzo più di qualche imbarazzo, tra gag comiche e situazioni di forte disagio che non sempre il povero Gojo riesce a gestire con distacco 'professionale'.
Non c'è solo il cosplay, pur se in maniera velata, il manga parla anche di un rapporto che si sviluppa quasi in maniera inconsapevole, almeno per Gojo, il più tardo tra i due a capire la natura del sentimento che li lega, mentre Marin comprende subito si essersi innamorata.
Il romanticismo resta molto sfumato, evanescente, non diviene mai palese, anche quando l'attrazione si manifesta con evidenza, tutto è messo sotto una luce comica esilarante, che rende simpatiche e buffe anche le situazioni più piccanti.
Nello sviluppo è una storia d'amore insolita e diversa dalle altre, qualche lettore potrebbe trovare l'elemento romantico poco marcato, ma Marin e Gojo hanno modo di crescere, confrontarsi con altri personaggi che fanno cosplay, - le due sorelle, il ragazzo che fa cosplay femminili, che ha un vissuto analogo a quello di Gojo, figure che hanno un piccolo ruolo, ma non preponderanti ai fini di trama, servono solo a puntualizzare certi concetti sulla libertà di espressione di se stessi - i compagni di classe con cui Gojo finalmente riesce a interagire, uscendo dal suo guscio, come prima di incontrare Marin non faceva, perfino mettere in discussione i propri talenti e le proprie capacità, proprio per i nuovi sentimenti che provano.
Da questo punto di vista, ho trovato questa storia molto originale e insolita, nell'approccio di due adolescenti ai sentimenti, trasportati dall'amicizia verso l'amore; in tal senso la parte finale con gli ultimi capitoli legati al cosplay di Fado, mi sono sembrati più cerebrali, più densi di pensieri, soprattutto di Gojo che pare avvertire una distanza da Marin, forse il timore che l'amica si allontani davvero da lui.
Non a caso, anche i costumi di Marin che nella prima parte del manga strizzano l'occhio all'erotismo, lanciando qualche messaggio ambiguo, dalla metà della serie paiono diversi da quelli iniziali, veste personaggi più complessi e interiorizzati, di sicuro meno stravaganti e provocatori.
L'ultimo volume, dove tutto si svela, con una traccia del futuro dei nostri protagonisti, l'ho trovato superfluo, perché tutto quello che c'era da dire, era già stato affrontato prima, ma è stato piacevole, pur se un po' sottotono rispetto al resto della serie, che era partita col botto e tutta l'esuberanza contagiosa di Marin.
Una serie non perfetta - l'autore avrebbe potuto pestare un poco di più sul romanticismo, l'unica critica che si potrebbe fare, a voler essere puntigliosi - resta molto divertente, e la parte del leone la fa il disegno, da 9 per la bellezza delle tavole e dei personaggi, dove Marin è la regina incontrastata, bellissima, sensuale, simpaticissima, sempre allegra, la vera protagonista di questo manga, non a caso sono sue tutte le copertine.
Un’opera che ho adorato. L’ho trovata incredibilmente interessante e divertente. La storia, la sua evoluzione e il modo in cui si sviluppano le fasi di cosplay e progettazione mi sono piaciute tantissimo.
Ho amato Gojo e Marin, soprattutto quest’ultima: solare, simpatica e sempre allegra, mi ha fatto ridere davvero tanto. L’evoluzione di Gojo si percepisce chiaramente, è importante, e Marin insieme al mondo del cosplay ha avuto un ruolo fondamentale in questo suo percorso. Anche gli altri personaggi li ho trovati tutti molto simpatici, anche se a volte, quando erano travestiti, finivo per confondermi su chi fosse chi.
Le sessioni in cosplay sono state davvero incredibili. Il modo in cui Marin si immedesimava nel personaggio mi dava i brividi: vedere una ragazza così solare trasformarsi completamente — soprattutto nel cosplay di Fato — mi emozionava tantissimo. E ogni nuovo cosplay che indossava era sempre più interessante del precedente.
Lo stile di disegno di Shinichi è splendido. Riesce a catturare certi momenti in modo impeccabile: i primi piani, i dettagli dei cosplay… erano davvero ipnotizzanti. Anche il suo stile generale è molto piacevole, e il modo in cui disegna i personaggi in versione chibi o comunque più “pucciosa” è semplicemente adorabile.
Riguardo al finale, non mi sarei mai aspettato che la serie durasse così poco, e questo mi è dispiaciuto molto. Sicuramente si sarebbe potuto approfondire qualcosa in più, ma forse non c’era realmente altro da raccontare, considerando che gli obiettivi prefissati dai protagonisti vengono effettivamente raggiunti. Nel complesso il finale mi è piaciuto — anche se ho preferito di gran lunga tutto ciò che lo precede — ma ammetto che non mi ha convinto pienamente. Spero che magari, in una futura rilettura, questo mio pensiero possa cambiare.
In ogni caso, rimane un’opera davvero bellissima, e su questo il mio giudizio non cambierà.
Ho amato Gojo e Marin, soprattutto quest’ultima: solare, simpatica e sempre allegra, mi ha fatto ridere davvero tanto. L’evoluzione di Gojo si percepisce chiaramente, è importante, e Marin insieme al mondo del cosplay ha avuto un ruolo fondamentale in questo suo percorso. Anche gli altri personaggi li ho trovati tutti molto simpatici, anche se a volte, quando erano travestiti, finivo per confondermi su chi fosse chi.
Le sessioni in cosplay sono state davvero incredibili. Il modo in cui Marin si immedesimava nel personaggio mi dava i brividi: vedere una ragazza così solare trasformarsi completamente — soprattutto nel cosplay di Fato — mi emozionava tantissimo. E ogni nuovo cosplay che indossava era sempre più interessante del precedente.
Lo stile di disegno di Shinichi è splendido. Riesce a catturare certi momenti in modo impeccabile: i primi piani, i dettagli dei cosplay… erano davvero ipnotizzanti. Anche il suo stile generale è molto piacevole, e il modo in cui disegna i personaggi in versione chibi o comunque più “pucciosa” è semplicemente adorabile.
Riguardo al finale, non mi sarei mai aspettato che la serie durasse così poco, e questo mi è dispiaciuto molto. Sicuramente si sarebbe potuto approfondire qualcosa in più, ma forse non c’era realmente altro da raccontare, considerando che gli obiettivi prefissati dai protagonisti vengono effettivamente raggiunti. Nel complesso il finale mi è piaciuto — anche se ho preferito di gran lunga tutto ciò che lo precede — ma ammetto che non mi ha convinto pienamente. Spero che magari, in una futura rilettura, questo mio pensiero possa cambiare.
In ogni caso, rimane un’opera davvero bellissima, e su questo il mio giudizio non cambierà.
Ora che la serie è finita, dico la mia. Personalmente sono rimasto deluso nel complesso ed è un peccato perché all'inizio mi aveva preso molto. MDUD è bello fino alla parte coperta dalla prima stagione dell'anime, cioè i primi cinque volumi del manga. Il resto si perde in un bicchier d'acqua.
Esaltata come una serie romantica diversa da tutte le altre perché "i personaggi realizzano subito i propri sentimenti invece di girarci intorno per tutta la serie distruggendoti i nervi come fanno il 99% dei romcom" in realtà la serie fa esattamente questo. Capitoli infiniti (con un attesa lunga tra un capitolo e l'altro) di filler sempre a rimandare l'attesissima realizzazione (da parte del protagonista maschile) e confessione e quando questa finalmente arriva... non si degna nemmeno di ricompensarci per la pazienza con dei capitoli romantici come si deve. Una volta messi insieme, i personaggi non si baciano, non hanno appuntamenti, non amoreggiano, non si tengono manco per mano o abbracciano perché lui c'ha l'ansia... e il capitolo finale è un salto temporale che i due sono già sposati e di nuovo non ti fa vedere niente. MA VI RENDETE CONTO?! Una vita ad aspettare che si mettessero insieme e quando lo fanno è come se non fosse successo.
Ho trovato tutti gli archi avvenuti dopo il quinto volume noiosi ed inutili, con un difetto in particolare: l'autrice non riesce a disegnare i personaggi abbastanza diversi tra loro e quando c'erano i cosplay di gruppo (spesso) si fa fatica a distinguere chi è chi. Non aiuta che i personaggi di supporto siano del tutto anonimi, con l'eccezione delle due sorelle (appunto introdotte nella prima parte) e ti dimenticherai di loro dopo qualche capitolo, tanto che se te li ritrovi avanti farai fatica a ricordare chi è chi e cosa c'entrano con Gojo e Kitagawa. Tanto sono anonimi. E va avanti così a riempire la storia quando tutti volevano solo vedere i protagonisti mettersi insieme e fare i piccioncini... come se tutta la parte iniziale fosse stata solo un clickbait. Invece, l'autrice spende un sacco di tempo sulla solita tiritera vista e rivista "Non giudicate la gente per i loro hobby". Ma che me ne importa?! E' una romcom, hai un solo compito: intrattenere il pubblico con zucchero e miele (e oppai XD). E' una formula facile, seguila. Non perderti in capitoli dedicati a un tizio a cui piace vestirsi da donna o la storia di un mangaka che non voleva un anime sulla sua opera. Perdipiù nel finale tutti i personaggi secondari vengono completamente abbandonati, a conferma di quanto fossero inutili, nemmeno l'autrice si ricordava di loro o sapeva cosa farci. E allora cosa hai sprecato a fare tempo a scrivere di loro? Dovevi usare quello spazio e tempo per darci quello che volevamo e chiedevamo.
Peggio ancora, vengono sprecati capitoli su capitoli per questi, ma quando sembra che l'autrice si ricordi di occuparsi della storia principale ecco che invece glissa su tutto. Tutta la parte dell'amica d'infanzia, che sembrava così importante all'inizio della storia e che ha influenzato il protagonista per tutta la serie, viene tirata dritta "ero piccola, ho detto cazzate, mi dispiace" in niente. Ma Grande Giove! Manco le basi della scrittura...
Come ho detto, My Dress Up Darling si è guadagnato l'attenzione di tutti per due motivi: romanticismo oltre i soliti cliché e fanservice. Per il primo, ha decisamente toppato. Se cercate una serie così, leggete Bunny Girl Senpai, Blooming Love oppure A Galaxy Next Door. Per il fanservice, 2.5 Dimension ha fatto un lavoro migliore (tra l'altro a tema cosplay pure quello) e qualsiasi ecchi vi darà di meglio.
PS: non mi interessa se è in arrivo un capitolo extra, questa storia dei capitoli extra mi ha stufato. Pare i film della DC che ti dicono "aspettate la versione estesa per giudicare".
Esaltata come una serie romantica diversa da tutte le altre perché "i personaggi realizzano subito i propri sentimenti invece di girarci intorno per tutta la serie distruggendoti i nervi come fanno il 99% dei romcom" in realtà la serie fa esattamente questo. Capitoli infiniti (con un attesa lunga tra un capitolo e l'altro) di filler sempre a rimandare l'attesissima realizzazione (da parte del protagonista maschile) e confessione e quando questa finalmente arriva... non si degna nemmeno di ricompensarci per la pazienza con dei capitoli romantici come si deve. Una volta messi insieme, i personaggi non si baciano, non hanno appuntamenti, non amoreggiano, non si tengono manco per mano o abbracciano perché lui c'ha l'ansia... e il capitolo finale è un salto temporale che i due sono già sposati e di nuovo non ti fa vedere niente. MA VI RENDETE CONTO?! Una vita ad aspettare che si mettessero insieme e quando lo fanno è come se non fosse successo.
Ho trovato tutti gli archi avvenuti dopo il quinto volume noiosi ed inutili, con un difetto in particolare: l'autrice non riesce a disegnare i personaggi abbastanza diversi tra loro e quando c'erano i cosplay di gruppo (spesso) si fa fatica a distinguere chi è chi. Non aiuta che i personaggi di supporto siano del tutto anonimi, con l'eccezione delle due sorelle (appunto introdotte nella prima parte) e ti dimenticherai di loro dopo qualche capitolo, tanto che se te li ritrovi avanti farai fatica a ricordare chi è chi e cosa c'entrano con Gojo e Kitagawa. Tanto sono anonimi. E va avanti così a riempire la storia quando tutti volevano solo vedere i protagonisti mettersi insieme e fare i piccioncini... come se tutta la parte iniziale fosse stata solo un clickbait. Invece, l'autrice spende un sacco di tempo sulla solita tiritera vista e rivista "Non giudicate la gente per i loro hobby". Ma che me ne importa?! E' una romcom, hai un solo compito: intrattenere il pubblico con zucchero e miele (e oppai XD). E' una formula facile, seguila. Non perderti in capitoli dedicati a un tizio a cui piace vestirsi da donna o la storia di un mangaka che non voleva un anime sulla sua opera. Perdipiù nel finale tutti i personaggi secondari vengono completamente abbandonati, a conferma di quanto fossero inutili, nemmeno l'autrice si ricordava di loro o sapeva cosa farci. E allora cosa hai sprecato a fare tempo a scrivere di loro? Dovevi usare quello spazio e tempo per darci quello che volevamo e chiedevamo.
Peggio ancora, vengono sprecati capitoli su capitoli per questi, ma quando sembra che l'autrice si ricordi di occuparsi della storia principale ecco che invece glissa su tutto. Tutta la parte dell'amica d'infanzia, che sembrava così importante all'inizio della storia e che ha influenzato il protagonista per tutta la serie, viene tirata dritta "ero piccola, ho detto cazzate, mi dispiace" in niente. Ma Grande Giove! Manco le basi della scrittura...
Come ho detto, My Dress Up Darling si è guadagnato l'attenzione di tutti per due motivi: romanticismo oltre i soliti cliché e fanservice. Per il primo, ha decisamente toppato. Se cercate una serie così, leggete Bunny Girl Senpai, Blooming Love oppure A Galaxy Next Door. Per il fanservice, 2.5 Dimension ha fatto un lavoro migliore (tra l'altro a tema cosplay pure quello) e qualsiasi ecchi vi darà di meglio.
PS: non mi interessa se è in arrivo un capitolo extra, questa storia dei capitoli extra mi ha stufato. Pare i film della DC che ti dicono "aspettate la versione estesa per giudicare".
Sto cercando di ricordarmi quando i protagonisti dei manga (e particolarmente le eroine)hanno smesso di farsi i fatti loro per rivolgere i loro sguardi verso di noi.
Quando è stato il momento esatto in cui il parere del pubblico è diventato condizionante al punto di dover essere rappresentato visivamente sulle copertine.
Ho dovuto ammettere, non senza rammarico, che non lo so: forse il manga in cui è cominciata questa involuzione non è abbastanza famoso, oppure non è disponibile in italiano. Probabilmente Così Fan Tutte (1982/1987),sit com erotica con protagonista disinibita e punto di vista quasi esclusivamente maschile, c'entra in qualche modo...ma siamo ancora all'alba del modo di produrre ecchi come siamo abituati oggi, Così Fan Tutte conteneva ingenuità e imperfezioni che lo rendono simpatico e prezioso nonostante le tematiche spesso fastidiose.
Bisque Doll,non esplicitamente erotico, è stato fatto apposta perché possa piacere a tutti, maschi e femmine, in linea di massima qualunque sia il il paese in cui viene pubblicato.
Proprio il suo essere "per tutti "impedisce che diventi erotico, perché i protagonisti impersonano il lettore qualunque e, pur parlando di opere erotiche, non devono prenderne parte attiva ma al più sognarlo.
Bisque Doll mi piace.
E adoro Kitagawa.
È proprio questo che mi disturba.....il fatto che molti manga nascano secondo una formula standard, per cui tu provi e pensi determinate cose, anzi arrivi a cercare quelle opere atte a farti pensare le stesse cose, finché il fatto non ti sembra del tutto naturale.
Che Marin Kitagawa sia un' otaku, perciò l'unica persona in grado di capire le passioni di Gojo Wakana (ritenute dagli altri infantili e da effeminato)fa scoppiare la scintilla dell'amicizia.
Un'amicizia oscurata dall'amore ambiguo di Kitagawa per Shizuku, eroina di un franchising erotico dotata di un collare e di un reggiseno di quattro misure più corto.Gojo si accorge subito dell'incongruenza ed è il primo a domandarsi perché a una ragazza possa piacere un personaggio simile.
Tuttavia, Gojo è l'ultimo "discendente" di una sfilza di characters maschili (da Ataru Moroboshi a Godai,da Otomen al senpai di Nagatoro) notoriamente "sfigati" ed esclusi, che si considerano fortunati se una ragazza rivolge loro la parola.
Kitagawa è stata fatta apposta per Wakana.
E lo si è messo in una posizione per cui non può restare indifferente.
È ovvio che Bisque Doll abbia una sceneggiatura di riferimento, qualunque storia deve avere una base di partenza... che questo manga debba ricordarci continuamente che è opera di finzione, è già meno normale!
Finché non esisteva Internet si poteva ancora "navigare a vista" nella stesura delle sceneggiature, addirittura episodio per episodio ,con risultati che presentavano incongruenze ma anche lampi di genio.
Il mangaka aveva ancora margini di manovra.
Ho l'impressione che oggi le digressioni siano sempre meno possibili a causa della presenza del pubblico quasi "in tempo reale".
Marin Kitagawa non contesta i videogiochi erotici perché "troppo maschilisti" ,anzi vorrebbe assomigliare a Shizuku ,sorta di Gothic Lolita dentro una scuola immaginaria dove tutto si fa tranne studiare.
Il fatto che più della metà del merchandising anime sia composto da videogiochi ,tra i quali i più venduti sono quelli modello "schiava/padrone" ,implica la scelta del soggetto di Bisque Doll.
La studentessa più carina e più popolare della scuola non ama sperimentare ricette, non gioca a tennis ,non è appassionata di cinema, tanto meno la si vede iscriversi al club di lettura.
L'idea di partenza che Bisque Doll possa/debba piacere anche alle ragazze diventa sempre più debole e vaga.
Una storia (anche quella di un manga)non è fatta solo di azione ,occorre una parte narrativa/riflessiva ,tempi considerati morti dal mercato in cui il personaggio volta le spalle al lettore e ,a volte, non parla neppure.
Questo indipendentemente dal target.
Questi passaggi non sono monetizzabili ,ma sono ciò che avvicina i manga alla letteratura. Il fatto che se ne veda più raramente non significa che gli autori non siano più capaci ,ma che sia il mercato a decidere su una questione "artistica" è qualcosa che dovrebbe preoccuparci.
Quando è stato il momento esatto in cui il parere del pubblico è diventato condizionante al punto di dover essere rappresentato visivamente sulle copertine.
Ho dovuto ammettere, non senza rammarico, che non lo so: forse il manga in cui è cominciata questa involuzione non è abbastanza famoso, oppure non è disponibile in italiano. Probabilmente Così Fan Tutte (1982/1987),sit com erotica con protagonista disinibita e punto di vista quasi esclusivamente maschile, c'entra in qualche modo...ma siamo ancora all'alba del modo di produrre ecchi come siamo abituati oggi, Così Fan Tutte conteneva ingenuità e imperfezioni che lo rendono simpatico e prezioso nonostante le tematiche spesso fastidiose.
Bisque Doll,non esplicitamente erotico, è stato fatto apposta perché possa piacere a tutti, maschi e femmine, in linea di massima qualunque sia il il paese in cui viene pubblicato.
Proprio il suo essere "per tutti "impedisce che diventi erotico, perché i protagonisti impersonano il lettore qualunque e, pur parlando di opere erotiche, non devono prenderne parte attiva ma al più sognarlo.
Bisque Doll mi piace.
E adoro Kitagawa.
È proprio questo che mi disturba.....il fatto che molti manga nascano secondo una formula standard, per cui tu provi e pensi determinate cose, anzi arrivi a cercare quelle opere atte a farti pensare le stesse cose, finché il fatto non ti sembra del tutto naturale.
Che Marin Kitagawa sia un' otaku, perciò l'unica persona in grado di capire le passioni di Gojo Wakana (ritenute dagli altri infantili e da effeminato)fa scoppiare la scintilla dell'amicizia.
Un'amicizia oscurata dall'amore ambiguo di Kitagawa per Shizuku, eroina di un franchising erotico dotata di un collare e di un reggiseno di quattro misure più corto.Gojo si accorge subito dell'incongruenza ed è il primo a domandarsi perché a una ragazza possa piacere un personaggio simile.
Tuttavia, Gojo è l'ultimo "discendente" di una sfilza di characters maschili (da Ataru Moroboshi a Godai,da Otomen al senpai di Nagatoro) notoriamente "sfigati" ed esclusi, che si considerano fortunati se una ragazza rivolge loro la parola.
Kitagawa è stata fatta apposta per Wakana.
E lo si è messo in una posizione per cui non può restare indifferente.
È ovvio che Bisque Doll abbia una sceneggiatura di riferimento, qualunque storia deve avere una base di partenza... che questo manga debba ricordarci continuamente che è opera di finzione, è già meno normale!
Finché non esisteva Internet si poteva ancora "navigare a vista" nella stesura delle sceneggiature, addirittura episodio per episodio ,con risultati che presentavano incongruenze ma anche lampi di genio.
Il mangaka aveva ancora margini di manovra.
Ho l'impressione che oggi le digressioni siano sempre meno possibili a causa della presenza del pubblico quasi "in tempo reale".
Marin Kitagawa non contesta i videogiochi erotici perché "troppo maschilisti" ,anzi vorrebbe assomigliare a Shizuku ,sorta di Gothic Lolita dentro una scuola immaginaria dove tutto si fa tranne studiare.
Il fatto che più della metà del merchandising anime sia composto da videogiochi ,tra i quali i più venduti sono quelli modello "schiava/padrone" ,implica la scelta del soggetto di Bisque Doll.
La studentessa più carina e più popolare della scuola non ama sperimentare ricette, non gioca a tennis ,non è appassionata di cinema, tanto meno la si vede iscriversi al club di lettura.
L'idea di partenza che Bisque Doll possa/debba piacere anche alle ragazze diventa sempre più debole e vaga.
Una storia (anche quella di un manga)non è fatta solo di azione ,occorre una parte narrativa/riflessiva ,tempi considerati morti dal mercato in cui il personaggio volta le spalle al lettore e ,a volte, non parla neppure.
Questo indipendentemente dal target.
Questi passaggi non sono monetizzabili ,ma sono ciò che avvicina i manga alla letteratura. Il fatto che se ne veda più raramente non significa che gli autori non siano più capaci ,ma che sia il mercato a decidere su una questione "artistica" è qualcosa che dovrebbe preoccuparci.