Recensione
Questa serie ho trovato che ha una particolare caratteristica: ogni singolo episodio è molto divertente, ma se si prende l'insieme, alla lunga può stancare.
Partiamo dagli elementi positivi: diverte davvero, le puntate sono tutte divise in due o tre micro-episodi che prendono in giro gli stereotipi della detective story (ad esempio, mettendoci dei cattivi di cui non ci dicono le motivazioni), inserendo dei riusciti momenti demenziali (come atmosfere o singole gag) e grazie anche a un ritmo veloce permettendo agli episodi di scorrere senza problemi, tra sorrisi e risate, anche se non ho trovato scene davvero memorabili.
Invece, gli elementi negativi sono dovuti alla mancanza di una trama unitaria e al fatto di proporre sempre lo stesso tipo di comicità: la storia non conosce vere evoluzioni (almeno in questa sua prima parte), nonostante il soggetto dovesse in teoria trattare i tentativi di Nagumo di ritrovare la grinta di un tempo (elemento presente pure nell’opening, ma che nella serie di fatto sparisce), quindi non c'è nessun crescendo capace di creare aspettative e maggior coinvolgimento. Poi, il genere parodizzato è sempre lo stesso, come pure rimangono sempre uguali le caratteristiche dei personaggi, perciò abbiamo quasi sempre gag della stessa tipologia, e da qui nasce la situazione particolare di cui scrivevo all'inizio: se ogni episodio considerato in sé stesso riesce a divertire, guardando invece puntate in sostanza tutte uguali, alla lunga può risultare ripetitivo vedere le follie di Mashiro, che diventano 'le solite follie'; poi gli acciacchi di Nagumo divengono ‘tipici’, i sedicenti cattivi che ‘per l’ennesima volta’ all'inizio sembrano pericolosi invece sono soltanto ridicoli, ecc.
Un altro piccolo difetto riguarda il numero esagerato di citazioni (di anime, manga, film o personaggi storici), ne mettono così tante che può risultare difficile raccapezzarsi.
Riguardo i personaggi, non c'è molto da dire, sono costruiti in base a poche e precise caratteristiche che restano sempre uguali, perché il loro scopo è soltanto divertire; comunque sono simpatici, e quella che si apprezza di più è Hana Kazamaki, una comprimaria che appare come una diligente voce della ragione rassegnatasi a dover vivere in una realtà pazzoide.
Molto buono il lavoro del comparto animazioni, mentre quello delle musiche l'ho trovato più ordinario. Comunque, la sigla iniziale e quella finale sono davvero orecchiabili.
In definitiva, è una serie di cui consiglio la visione come piacevole passatempo, anche se non dovete aspettarvi un lavoro geniale, e bisogna fare attenzione al rischio ripetitività.
Partiamo dagli elementi positivi: diverte davvero, le puntate sono tutte divise in due o tre micro-episodi che prendono in giro gli stereotipi della detective story (ad esempio, mettendoci dei cattivi di cui non ci dicono le motivazioni), inserendo dei riusciti momenti demenziali (come atmosfere o singole gag) e grazie anche a un ritmo veloce permettendo agli episodi di scorrere senza problemi, tra sorrisi e risate, anche se non ho trovato scene davvero memorabili.
Invece, gli elementi negativi sono dovuti alla mancanza di una trama unitaria e al fatto di proporre sempre lo stesso tipo di comicità: la storia non conosce vere evoluzioni (almeno in questa sua prima parte), nonostante il soggetto dovesse in teoria trattare i tentativi di Nagumo di ritrovare la grinta di un tempo (elemento presente pure nell’opening, ma che nella serie di fatto sparisce), quindi non c'è nessun crescendo capace di creare aspettative e maggior coinvolgimento. Poi, il genere parodizzato è sempre lo stesso, come pure rimangono sempre uguali le caratteristiche dei personaggi, perciò abbiamo quasi sempre gag della stessa tipologia, e da qui nasce la situazione particolare di cui scrivevo all'inizio: se ogni episodio considerato in sé stesso riesce a divertire, guardando invece puntate in sostanza tutte uguali, alla lunga può risultare ripetitivo vedere le follie di Mashiro, che diventano 'le solite follie'; poi gli acciacchi di Nagumo divengono ‘tipici’, i sedicenti cattivi che ‘per l’ennesima volta’ all'inizio sembrano pericolosi invece sono soltanto ridicoli, ecc.
Un altro piccolo difetto riguarda il numero esagerato di citazioni (di anime, manga, film o personaggi storici), ne mettono così tante che può risultare difficile raccapezzarsi.
Riguardo i personaggi, non c'è molto da dire, sono costruiti in base a poche e precise caratteristiche che restano sempre uguali, perché il loro scopo è soltanto divertire; comunque sono simpatici, e quella che si apprezza di più è Hana Kazamaki, una comprimaria che appare come una diligente voce della ragione rassegnatasi a dover vivere in una realtà pazzoide.
Molto buono il lavoro del comparto animazioni, mentre quello delle musiche l'ho trovato più ordinario. Comunque, la sigla iniziale e quella finale sono davvero orecchiabili.
In definitiva, è una serie di cui consiglio la visione come piacevole passatempo, anche se non dovete aspettarvi un lavoro geniale, e bisogna fare attenzione al rischio ripetitività.