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Un vecchio detto dice che errare è umano ma perseverare è diabolico e in questo caso posso dirlo sia a me stesso che ai realizzatori della serie recensita: mi ero ripromesso di fare più attenzione con gli isekai, senza lasciarmi ancora ingannare da un soggetto che sulla carta sembra intrigante, e invece ci sono ricascato; mentre il mondo dell'animazione nipponica dovrebbe smetterla di realizzare in continuazione serie che (tranne alcune eccezioni) si limitano a sfruttare pigramente un soggetto molto in voga, senza preoccuparsi delle sue potenzialità, col risultato che, per l'ennesima volta, hanno rovinato premesse molto interessanti con una realizzazione media-mediocre. In questo caso, poi, lo spreco risulta ancora più evidente in quanto si sono impegnati molto per la qualità tecnica (ma solo quella).
My Status ha una strana caratteristica: è fin troppo veloce quando dovrebbe approfondire per poi diventare lento, anche parecchio, fino ad essere ridondante.
Dopo un inizio classico, con una intera classe richiamata in un mondo fantasy, la narrazione procede alla velocità della luce facendo susseguire gli eventi uno dopo l'altro e se da un lato evita la noia, dall'altro, però, rende troppo difficile empatizzare con i personaggi, farsi coinvolgere dalle situazioni. Agendo in questo modo, quindi, si spreca un sacco di materiale che pur non originale avrebbe potuto dare molto di più, come l'atmosfera sospetta del castello, gli intrighi intuibili o il rapporto che si crea tra il protagonista Akira e il comandante Saran. Ma lo spreco principale avviene secondo me col quarto episodio, che vede nascere e concludersi una contesa che poteva ben riempire almeno due puntate.
Questo dispiegamento ultra-rapido di eventi termina intorno all'ottavo episodio: da questo momento la narrazione pare procedere quasi col freno a mano tirato, le storie non sono proprio inutili perché forniscono diverse informazioni sulla trama, tuttavia si finisce per concentrarsi fiaccamente sempre sullo stesso tema introspettivo, arrivando a sfiorare più volte la noia.
Inoltre tutto questo focalizzarsi su un'unica tematica diventa un boomerang per il finale, perché sembra quasi una presa in giro una risoluzione così sbrigativa (e pure inverosimile) dopo che si era indugiato così tanto su come affrontare la questione. Probabilmente la strategia narrativa voleva concentrarsi soprattutto sulla battaglia interiore di Akira, questo era il vero perno e non il suo atto finale, ma fallisce a causa di una narrazione non solo ridondante ma anche incapace di realizzare una introspezione intensa, che mostri tutte le sfaccettature (insomma, stesso tema mostrato sempre allo stesso modo). Ogni tanto qualche momento introspettivo riuscito la serie sa pure darcelo ma in generale non sa come affrontare questi temi, il dilemma etico (che comunque occupa troppo spazio) resta tutto in superficie.
Lo stesso discorso riguarda le scene d'azione: non sono malaccio, le hanno realizzate con una certa perizia, tuttavia non riescono ad andare oltre il senza infamia e senza lode, si lasciano guardare e si dimenticano.
Passando ai personaggi, hanno lo stesso problema generale della serie: sulla carta possono essere interessanti, purtroppo vengono concretizzati in modo fiacco e superficiale, il tipico ‘già visto’ degli isekai. Così Akira, talento di assassino e cuore buono, finisce per risultare il tipico protagonista che diventa superforte molto (troppo) rapidamente, non antipatico perché non se la tira ma neppure capace di farci tifare per lui. L'elfa Amelia è la classica ragazza forte e dolce che si innamora perdutamente (e facilmente) di Akira, tutti gli altri hanno caratteristiche proprie ma poco sviluppate (essendo ancora alla prima parte della storia). Gli unici comprimari che sanno davvero suscitare simpatia sono Notte e Latty, mentre l'unica parte dell'anime su cui non si può avere da ridire è quella tecnica: design azzeccati, animazioni di qualità molto buona e costante ma proprio questo spinge a chiedersi come mai non hanno messo altrettanto impegno per la regia e la sceneggiatura. Le musiche non mi hanno detto nulla.
Per concludere, siamo davanti al solito isekai realizzato alquanto male, quindi si può anche saltare o dimenticare senza problemi. Spero che, almeno nel mio caso, mi abbia finalmente reso più cauto verso un genere sfruttato ormai all'eccesso.