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Info:
Regia: Hayao Miyazaki.
Studio: Studio Ghibli.
Anno: 2013.
Durata: 126 minuti.

Trama:
Il film narra, in maniera abbastanza romanzata, la biografia di Jiro Horikoshi (progettista dei caccia giapponesi "Zero" nel secondo conflitto mondiale) e la passione per l'aeronautica che lo accompagna fin da bambino. Il suo idolo è il progettista italiano Giovanni Battista Caproni, altro personaggio realmente esistito, che appare spesso in sogno al nostro protagonista.

Recensione:
"Le vent se lève, il faut tenter de vivre" ~ Paul Valéry. Tradotto letteralmente: "Si alza il vento, bisogna tentare di vivere". È questa la frase ricorrente di questo film. Una citazione presa dal poemetto "Il cimitero marino" di Paul Valéry. Un poemetto di 24 strofe scritto nel 1920, quindi tra i due conflitti mondiali. È un poemetto che descrive il paesaggio del cimitero e i ricordi d'infanzia del poeta. Ma quella citazione in particolare può assumere varie sfumature. La più calzante con il film di Miyazaki è la metamorfosi continua dei tempi, e il conseguente desiderio di essere parte di questa mutazione. Una mutazione che avviene non solo in campo bellico o politico, ma anche artistico. Tra le altre ispirazioni del film, per quanto riguarda la storia d'amore, abbiamo l'omonimo romanzo di Tatsuo Hori del 1936 (scritto dopo la morte dell'amata). Anch'esso ispirato in parte dal poemetto di Valéry, racconta la malattia della protagonista, che qui è personificazione della compagna Ayako. È facile intuire che Miyazaki si sia ispirato proprio all'opera in questione per la creazione del personaggio di Naoko Satomi. Di conseguenza è un film biografico solo in parte, in quanto si ispira ad eventi reali, reinventandoli. Altra ispirazione di questo film è il romanzo "La montagna incantata" (1924) di Thomas Mann, ambientato precedentemente alla prima guerra mondiale, dal quale il regista si è ispirato per il personaggio di Castorp. Tra le altre cose bisogna anche dire che è tratto dall'omonimo manga (Kaze tachinu, 2009-2010) scritto dallo stesso Hayao Miyazaki, purtroppo inedito in Italia. Avverto che da qui in poi ci saranno degli SPOILER sulla trama.
La scena iniziale del film preannuncia ciò a cui stiamo per assistere. Si tratta di un sogno del Jiro bambino, che immagina di pilotare un suo aereo. Tuttavia quest'ultimo si scontra con una struttura volante, che sembrerebbe essere una sorta di aereo da guerra. È con questa scena che Miyazaki fin subito ci pone davanti al tema principale del film: la strumentalizzazione della passione del protagonista, usata ai fini della guerra, per portare distruzione. È questo il primo momento in cui la passione di Jiro si scontra con la cruda realtà del mondo. Il personaggio di Jiro Horikoshi (doppiato tra l'altro da Hideaki Anno) può essere interpretato come una parte della personalità di Miyazaki, passione per gli aerei in primis. Non a caso ritengo che sia il film più personale del regista, quasi autobiografico per certi versi. Infatti sono presenti anche delle spiegazioni tecniche sulla composizione degli aerei, ma che non sono proposte in maniera complicata o eccessivamente prolungata. Il film ci mostra anche lo stato di arretratezza del Giappone in quegli anni rispetto alle altre potenze. In alcune sequenze vengono impiegati addirittura dei buoi per trasportare il materiale di lavoro. Anche dal punto di vista aeronautico ci viene mostrata questa arretratezza nel discorso tra Jiro e Honjo, in cui ci viene detto che il Giappone è indietro di 20 anni. Questa arretratezza pone più volte Jiro davanti al fallimento. In questa disperata rincorsa verso il progresso, Jiro trova conforto nella figura dell'amata Naoko, nella seconda parte del film. Tornando alla parte iniziale del film, c'è una frase detta da Caproni nel primo incontro con Jiro, che esprime appieno lo spirito di un appassionato progettista: "Ascoltami ragazzo giapponese, gli aeroplani non sono né degli strumenti di guerra, né un mezzo di profitto commerciale. Gli aeroplani sono uno splendido sogno, il progettista è colui che conferisce forma al sogno." Il personaggio di Caproni in questo film è una sorta di coscienza di Jiro, rappresenta il suo vero obiettivo, che è tutto fuorché la guerra. Nelle scene con Caproni possiamo notare ancora di più la contrapposizione tra il mondo dei sogni e la loro realizzazione effettiva nella realtà. Infatti le scene con Caproni stanno a significare anche un momentaneo distaccamento, una pausa dalla realtà opprimente di quel periodo della vita di Jiro. In una di queste scene Caproni dice a Jiro che il miglior momento creativo di un artista dura per 10 anni (regola che a quanto pare non vale per il nostro regista), e lo incita a sfruttarli al meglio. Nel film il progettista è visto come l'artista che, nel costruire un aereo, deve dare importanza all'estetica (il buongusto), più che al comparto tecnologico in sé. Nessuno dei due può fare a meno della propria passione, tant'è che alla domanda "tu tra un mondo con le piramidi, e un mondo senza piramidi, quale dei due preferisci?", entrambi preferiscono il "mondo con le piramidi". Il mondo nel quale possono dare vita alle loro idee è unicamente quello con gli aeroplani, non potrebbero viverci senza. Di focale importanza è la figura del vento. Una figura di vita, di speranza (pensiamo alla scena finale). Grazie al vento si muove tutto (aeroplani compresi), è il fulcro. È grazie ad esso se Jiro e Naoko si incontrano, pensiamo alla scena del cappello che vola all'inizio, o a quella dell'ombrello verso metà film, o ancora alla scena dell'aeroplano di carta. È un elemento presente per tutto il film, dalla scena iniziale a quella conclusiva. Il punto di maggiore svolta nel film è quello dell'arrivo alla "montagna magica". Qui Jiro incontra nuovamente Naoko e i due si innamorano definitivamente. Inoltre fa la conoscenza di Castorp che, davanti a una sigaretta, gli fornisce spiegazioni sulla situazione attuale del mondo. Jiro dopo averlo incontrato viene seguito dalla polizia segreta, per essere entrato in contatto con lui, che condivide ideali diversi da quelli nazisti. È proprio Castorp a paragonare il luogo del loro incontro alla montagna magica. Un luogo che porta quindi a riflettere sulla propria vita in generale. Sembra quasi essere un luogo fuori dal mondo. Ed è sempre qui che Jiro e Naoko decidono di iniziare a frequentarsi. La storia d'amore tra i due è tra le più belle che abbia visto, per nulla sdolcinata e raccontata gradualmente. Naoko stessa è il vento, che sul finale incita Jiro a proseguire nella sua strada. Questa scena (e il film in generale) è un inno alla vita come pochi. D'altronde vivere è bello anche per vedere questi capolavori. I personaggi del film sono tutti splendidi e i loro rapporti sono narrati con delicatezza, ma al contempo con grande realismo. Viene descritta molto bene anche l'amicizia tra Jiro e Honjo, il cui rapporto rimane positivo nonostante le rivalità professionali. Non ci sono personaggi statici. Quelli di "Si alza il vento" sono personaggi veri, umani, che si evolvono insieme al periodo in cui vivono. Il periodo storico e l'ambientazione delle vicende, che seguono la crescita di Jiro in circa trent'anni di vita, è ricreato perfettamente. Dagli abiti ai palazzi, dai treni agli aeroplani. Stupenda la scena del matrimonio tra Jiro e Naoko, nonostante entrambi sappiano come andrà a finire. Quando vidi il film in sala mi vennero in mente anche dei parallelismi con Oppenheimer, dato che fu riproposto simultaneamente all'uscita di quest'ultimo. Entrambi sono grandi film che trattano temi forti come l'ambizione, e lo scontro delle proprie azioni con la realtà. Qui però Miyazaki è insuperabile, dispiace per Nolan, ma il film in questione tratta ancora meglio determinati temi, grazie anche a un miglior montaggio. Infatti le scene sono montate da Takeshi Seyama in modo splendido, e si ricollegano perfettamente tra di loro, permettendo anche ottime transizioni tra una sequenza e l'altra. Anche le musiche a cura di Joe Hisaishi sono fantastiche e contribuiscono a conferire allo spettatore grande immersione nella pellicola. Il character design di Katsuya Kondo è come sempre molto riuscito. Stessa cosa per quanto riguarda le animazioni e la scelta dei colori, che sanno ricreare in modo impeccabile l'atmosfera del film. Un esempio sono le scene con le sigarette, quelle dei test, o le sensazionali sequenze con Caproni. Un altro aspetto degno di nota sono gli effetti sonori, fatti principalmente con voci umane. Basti pensare alla scene del grande terremoto del Kanto (realmente avvenuto), in cui la terra sembra produrre un brontolio. Inoltre è tra le scene migliori a livello di animazioni. La tecnica dello studio Ghibli nel disegno a mano è come al solito meravigliosa, e l'uso della computer grafica è ridotto all'osso, quasi nullo.

Conclusioni:
"Si alza il vento" è un monumento della cinematografia Giapponese e mondiale. Un invito ad usare correttamente le proprie passioni, senza metterle al servizio di altri. Un film che eccelle su tutti i punti di vista, sia dal lato tecnico e delle animazioni, che per come vengono trattate determinate tematiche. Stessa cosa si può dire per la gestione grandiosa dei personaggi e della storia. Un film che non ha forzature, il più personale e realistico di Miyazaki.

Voto: 10.