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Takemitsu Zamurai di Taiyo Matsumoto è un’opera che si distingue con forza nel panorama del manga contemporaneo, non tanto per l’azione spettacolare quanto per la sua capacità di evocare un mondo sospeso, intimo e profondamente poetico. Ambientato in un Giappone feudale lontano dagli stereotipi epici del genere samurai, il racconto procede per sottrazione, affidandosi ai silenzi, agli sguardi e ai gesti quotidiani di personaggi enigmatici, primi fra tutti Soichiro Senō, ronin senza spada né passato dichiarato.

L’elemento più affascinante dell’opera è senza dubbio lo stile grafico, in cui Matsumoto raggiunge una sintesi personalissima: il gusto pittorico delle pennellate ad acquerello, quasi in stile sumi-e, spesso libere e vibranti, si fonde con il tratto elegante e disinvolto del pennino, capace di passare dall’essenzialità quasi calligrafica a improvvise deformazioni fortemente espressive. Le tavole non cercano il realismo, ma restituiscono atmosfere, stati d’animo, il peso dell’aria e del tempo. Gli sfondi sembrano talvolta dissolversi, come se la memoria stessa del Giappone Edo fosse fragile e in continuo mutamento.

Questa scelta stilistica sostiene una ricostruzione storica affascinante, mai didascalica: il contesto emerge attraverso dettagli minimi, un’abitazione, un abito, una strada fangosa, e contribuisce a dare profondità a personaggi tridimensionali, ricchi di carisma e mistero, che restano spesso indecifrabili anche quando sono al centro della scena. Takemitsu Zamurai è così un manga contemplativo, che invita a rallentare lo sguardo e a leggere tra le linee e le macchie di colore. Un’opera che dimostra come il fumetto possa farsi pittura, poesia visiva e riflessione sul senso dell’identità e dell’onore, ben oltre la lama di una spada in un duello all'ultimo sangue.