Recensione
My Wife Has No Emotion
7.0/10
Recensione di Kane Connor
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Di storie che raccontano il complesso rapporto di convivenza tra uomini e robot, se ne trovano molte, e anche nel panorama degli anime giapponesi il tema è abbastanza frequente. Tuttavia la particolarità di "My wife has no emotions" è che, rispetto d altri anime (un esempio a caso, "Atri my dear moments"), qui non avremo a che fare con un androide quasi identico a un umano, ma con robot quasi realistici, con tutto quello che ne consegue a livello di intreccio narrativo.
La trama è abbastanza semplice: il protagonista, Takuma, è il classico salaryman giapponese, single e lontano dal resto della famiglia, che acquista un robot addetto alle cucine di nome Mina. Di episodio in episodio, si segue la quotidianità dei due, col povero Takuma che vede la sua Mina come surrogato di moglie, mentre Mina deve continuamente adattare la sua programmazione per venire incontro al suo padrone.
La serie non presenta animazioni curate, anzi il fatto che Mina sia volutamente inespressiva semplifica molto; tuttavia, visto il target dell'opera, possono essere considerate sufficienti. Anche il comparto audio è abbastanza nella media, sia per le musiche che per il doppiaggio.
Quello che mi ha colpito dell'opera è il voler mettere a nudo la debolezza umana di Takuma, che prova sentimenti verso una macchina vagamente umana per solitudine, e di contro vedere come Mina cerca di usare la sua logica per cercare di rendere felice Takuma. Il tema trattato è tutt'altro che banale, e il modo a volte sottile che crea quella sensazione di tristezza va a segno. Fosse stato più coraggioso, soprattutto nella parte finale (senza fare spoiler), avrebbe preso un voto più alto.
La trama è abbastanza semplice: il protagonista, Takuma, è il classico salaryman giapponese, single e lontano dal resto della famiglia, che acquista un robot addetto alle cucine di nome Mina. Di episodio in episodio, si segue la quotidianità dei due, col povero Takuma che vede la sua Mina come surrogato di moglie, mentre Mina deve continuamente adattare la sua programmazione per venire incontro al suo padrone.
La serie non presenta animazioni curate, anzi il fatto che Mina sia volutamente inespressiva semplifica molto; tuttavia, visto il target dell'opera, possono essere considerate sufficienti. Anche il comparto audio è abbastanza nella media, sia per le musiche che per il doppiaggio.
Quello che mi ha colpito dell'opera è il voler mettere a nudo la debolezza umana di Takuma, che prova sentimenti verso una macchina vagamente umana per solitudine, e di contro vedere come Mina cerca di usare la sua logica per cercare di rendere felice Takuma. Il tema trattato è tutt'altro che banale, e il modo a volte sottile che crea quella sensazione di tristezza va a segno. Fosse stato più coraggioso, soprattutto nella parte finale (senza fare spoiler), avrebbe preso un voto più alto.
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