Recensione
Orchestre Royal des Guignols
8.5/10
In un’atmosfera apocalittica apparentemente a cavallo tra la rivoluzione francese e quella industriale, si dipanano le intricate vicende dell’Orchestra Non Ufficiale del Regno impegnata in pericolose missioni per distruggere i guignols, ossia coloro che sono affetti dal morbo di Galatea, una terribile epidemia che trasforma gli infetti in bambole, aggressive ma molto sensibili ad un certo tipo di musica.
Questa orchestra conta membri talentuosi ma…problematici: Lucille (o Rutile), cantante dalla voce incantevole, ma dal cuore manipolatorio e gentile al tempo stesso, Kohaku, violinista bello e dannato, con una vistosa cicatrice ed un occhio misterioso, e con l’indole da mitragliatrice vivente, Gwindell, violoncellista silenzioso, dalla forza erculea ed un passato difficile, Eles, pianista dall’anima candida ma intrappolata in un passato immutabile. Inseguiti da Berthie, ex membro che ha un complesso rapporto soprattutto con Rutile. I personaggi sono numerosi e spesso essere d’accordo o provare empatia risulta una trappola pur essendoci delle…eccezioni, talvolta goduriose e malvagie eccezioni. Nelle loro peripezie, tra gioie, ritrovamenti, personaggi dal passato, grasse risate e momenti drammatici, i nostri protagonisti scopriranno losche trame, intrighi, segreti e verità che potrebbero distruggere il fragile equilibrio del loro mondo.
Kaori Yuki è una dea, una leggenda, un tratto grafico che amai sin dalle prime pagine della sua prima opera in cui mi imbattei. Nel suo stile i tratti arrotondati si fondono con le incrinature, similmente ad un vaso di cristallo crepato che contiene una rosa. Bello, rotto, fragile al minimo tocco. I suoi lavori certo non mancano di amarezze e storture, volute o meno.
Nei volti gli occhi sono grandi, liquidi, i capelli quasi vivi, i corpi ritratti o esibiti, lasciandoci intuire l’indole dei proprietari.
Questi personaggi sono folli e compiti al tempo stesso, irriducibilmente fatti a modo loro, ma pieni di rancori, tormenti, rimpianti, incubi, bisogni, dubbi, ma anche speranze e gesti d’accudimento e comprensione. L’amore e l’ossessione si fondono e confondono, regalandoci tranelli e tragedie senza fine, in un estremo bisogno di trovare uno scopo ed un luogo cui appartenere, nel bisogno di essere capiti senza mai riuscire a farsi comprendere.
Non è una lettura per tutti, ma appaga chi come me ama entrare nella psiche di attori e autori. Nonostante la brevità non è però leggera, sebbene io non possa che elogiarla.
Questa orchestra conta membri talentuosi ma…problematici: Lucille (o Rutile), cantante dalla voce incantevole, ma dal cuore manipolatorio e gentile al tempo stesso, Kohaku, violinista bello e dannato, con una vistosa cicatrice ed un occhio misterioso, e con l’indole da mitragliatrice vivente, Gwindell, violoncellista silenzioso, dalla forza erculea ed un passato difficile, Eles, pianista dall’anima candida ma intrappolata in un passato immutabile. Inseguiti da Berthie, ex membro che ha un complesso rapporto soprattutto con Rutile. I personaggi sono numerosi e spesso essere d’accordo o provare empatia risulta una trappola pur essendoci delle…eccezioni, talvolta goduriose e malvagie eccezioni. Nelle loro peripezie, tra gioie, ritrovamenti, personaggi dal passato, grasse risate e momenti drammatici, i nostri protagonisti scopriranno losche trame, intrighi, segreti e verità che potrebbero distruggere il fragile equilibrio del loro mondo.
Kaori Yuki è una dea, una leggenda, un tratto grafico che amai sin dalle prime pagine della sua prima opera in cui mi imbattei. Nel suo stile i tratti arrotondati si fondono con le incrinature, similmente ad un vaso di cristallo crepato che contiene una rosa. Bello, rotto, fragile al minimo tocco. I suoi lavori certo non mancano di amarezze e storture, volute o meno.
Nei volti gli occhi sono grandi, liquidi, i capelli quasi vivi, i corpi ritratti o esibiti, lasciandoci intuire l’indole dei proprietari.
Questi personaggi sono folli e compiti al tempo stesso, irriducibilmente fatti a modo loro, ma pieni di rancori, tormenti, rimpianti, incubi, bisogni, dubbi, ma anche speranze e gesti d’accudimento e comprensione. L’amore e l’ossessione si fondono e confondono, regalandoci tranelli e tragedie senza fine, in un estremo bisogno di trovare uno scopo ed un luogo cui appartenere, nel bisogno di essere capiti senza mai riuscire a farsi comprendere.
Non è una lettura per tutti, ma appaga chi come me ama entrare nella psiche di attori e autori. Nonostante la brevità non è però leggera, sebbene io non possa che elogiarla.