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“Stavo immaginando… il modo in cui voi… MORIRETE!”

From the Red Fog

La storia ha per protagonista Ruwanda, un bambino di dodici anni, figlio della più feroce assassina del suo tempo. Un’eredità che è una condanna. Ruwanda è prigioniero della sua stessa casa, cresciuto nell’isolamento e alle dirette dipendenze della madre, costretto a occuparsi dello smaltimento dei cadaveri. Corpi che, nella sua mente distorta e affamata d’affetto, diventano presto gli unici “amici” possibili.

Dopo l’omicidio della madre, Ruwanda fugge. Ed è qui che comincia il vero viaggio. Non solo attraverso il mondo, ma dentro sé stesso. Noi assisteremo alla strada verso cui il suo destino sembra spingerlo, passo dopo passo, errore dopo errore.

Le tematiche partono con forza, ma con il proseguire della storia sembrano disperdersi, quasi confondersi tra loro. Tanto potenziale, poca profondità.
C’è la psicologia di Ruwanda, rotta, ferita, ma incredibilmente lucida. Un bambino che non ha mai avuto la possibilità di esserlo davvero. Attraverso di lui si accenna a traumi, manipolazione, identità deformata dalla violenza. Anche i personaggi di contorno portano con sé cicatrici, traumi e motivazioni personali.
La violenza è onnipresente. Cruda, spesso gratuita, a tratti quasi fastidiosa. Non viene filtrata né edulcorata. È lì, diretta e sporca.
Si sfiora anche il tema della povertà, mostrata nel suo lato più squallido e degradato, ma in maniera marginale, senza mai diventare davvero centrale.

Il problema è proprio questo, è difficile decifrare quale sia il messaggio che l’autore voglia trasmettere. Forse perché un messaggio preciso non c’è. Forse l’opera andrebbe semplicemente accettata per quello che è, una storia splatter dai toni cupi e violenti, più interessata all’impatto che alla riflessione.

I personaggi sono gradevoli. Tutti rotti a modo loro. Tutti con ferite, traumi, motivazioni comprensibili. Nessuno è realmente integro.
La pecca principale, però, è che non vengono mai approfonditi fino in fondo. Il ritmo è molto veloce, quasi frenetico, e non concede al lettore il tempo necessario per metabolizzare ciò che accade.
Alcuni personaggi, pur essendo interessanti, non avranno un seguito degno di nota. Altri addirittura scompariranno nel nulla, lasciando la sensazione di occasioni mancate.

Dal punto di vista artistico, l’opera mi ha colpito molto. Non c’è stata una pagina che mi abbia fatto storcere il naso.
Le espressioni e i tratti sono inizialmente gentili, delicati, quasi armoniosi. Poi, nelle scene più truculente, diventano ruvidi come asfalto. Il contrasto funziona e amplifica l’impatto emotivo.
La bellezza dei personaggi è notevole, quasi affascinante nella sua compostezza. Anche le vignette più abbozzate, comprese quelle a tono comico, sono curate e ben realizzate. Artisticamente, è difficile trovare difetti.

Le vere pecche di quest'opera sono due.
La velocità è il difetto principale. Non lascia il tempo di entrare davvero nella storia, di assaporarla. Alcune scene sembrano quasi buttate lì, inserite solo per scioccare, per colpire emotivamente in modo immediato.
Ma la mancanza più grande riguarda proprio l’aspetto psicologico. Nonostante le premesse eccellenti, l’opera si limita a mostrarci menti fratturate senza scavare davvero in profondità.
È come una torta dall’aspetto magnifico, decorata alla perfezione… ma di cui non scopriremo mai il vero sapore all’interno.

In conclusione From the Red Fog parte a bomba. Ha un incipit potente, una premessa intrigante e un comparto artistico sublime. La storia tiene il lettore incollato alle pagine.
Eppure, a un certo punto, sembra perdere equilibrio. Non è chiaro quale sia il messaggio finale, i colpi di scena si accumulano forse in modo eccessivo, alcuni personaggi carismatici vengono abbandonati, mentre altri nuovi vengono introdotti senza una vera identità o uno sviluppo adeguato.

Non è un brutto manga. Anzi, è esteticamente affascinante e narrativamente coinvolgente. Ma con il tempo si affievolisce quella scintilla iniziale che prometteva qualcosa di più grande.

VOTO: 7.1