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Finalmente, con ben 7 anni alle spalle, possiamo assistere alla conclusione di una delle più singolari opere anime degli ultimi anni.

E una volta finito, la prima sensazione è di essere rimasti confinati in una sua dimensione per nulla scalfita dal passare del tempo e dai cambiamenti che inevitabilmente porta con sé.
Ciò non è necessariamente da vedere come difetto, trasmettendo anzi un senso di regolarità e coerenza che sono altrettanto complicate da mantenere in una serie animata; ma, almeno per me, questo ha sottolineato solo l'inspiegabile impossibilità di un'evoluzione effettiva e necessaria per un contenuto che, vista la sua stessa trama, si prestava più di altri a progredire in avanti nonostante i limiti (auto)imposti.

Una storia di crescita e di accettazione tanto degli altri quanto soprattutto di sé stessi, mischiando turbamenti adolescenziali e aspettative socio-politiche con gli istinti più letteralmente bestiali, sullo sfondo di un altrettanto efficace mix tra gli stilemi dello school-drama e del Thriller, più qualche piccolo spunto comico che però non prende mai il sopravvento, regalando un sapiente e geniale equilibrio che si sposa perfettamente con lo sfruttamento delle mille diversità del regno animale rimodellato con una cura e un'inventiva semplicemente sensazionali.

Adesso finalmente si poteva uscire dai confini delle prime 2 stagioni, che pur con evidenti alti e bassi avevano comunque settato ottimamente le basi per gettarci appieno nel centro di una società sempre più sull'orlo della disfatta, specialmente per l'introduzione di un ulteriore step evolutivo incarnato in un "provocatorio" atto di ribellione biologica e identitaria da parte di quello che si prestava ad essere uno degli antagonisti più originali e stratificati degli ultimi anni; la sua esistenza, in parte anche per sua stessa ammissione, viene vista come un ostacolo ma anche come una speranza nell'ottica delle separazioni più grandi che ancora mettono a dura prova la convivenza non solo tra prede e predatori, ma anche tra colleghi, amici, amanti e anche famigliari.

Le ansie di Legoshi sono ancora pressanti ma anche più contenute, così come l'approccio di Louis che finalmente vede un sentiero più compatto su cui affermarsi, e insieme i due riaffermano la forza di una complicità più che mai concreta.
Così come assolutamente concreti sono ormai i sentimenti che legano il lupo alla sua coniglietta, ormai più indipendente e certa di quello che vuole da lui e dagli altri.

Tutti pronti dunque all'ultima risalita dal baratro dei propri dubbi e aspettative ... lasciando però noi spettatori abbastanza indietro.

Perché nel raggiungere l'obiettivo definitivo (e vista anche la situazione della storia non c'è da stupirsi molto), tutti i personaggi sfrecciano a tutta forza verso il traguardo agitando un tale polverone che, pur lasciando intravedere chiaramente le loro mosse ed intenzioni, non permette di intravederne il senso più completo, quello che fin dalla prima stagione è emerso soprattutto dal loro spirito.

Uno spirito ancora presente che per diversi di loro si aggrappa alle proprie superfici, specie nel caso di Haru, e che finisce per riflettersi in modo ancora maggiore nel resto del cast, già troppo folto di per sé, ma che introduce comunque altri volti che avrebbero potuto, e dovuto, lasciare marchi decisamente più impattanti per l'ecosistema narrativo, come un certo duo rettile/equino che sembrava pronto ad innalzare in modo più tangibile le contraddizioni di questo mondo, oltre all'effettivo villain, e che invece da un certo punto in poi si ritira inspiegabilmente nelle retrovie come se per loro fosse impossibile dare un contributo effettivamente rilevante.
E anche i comprimari già introdotti non riescono purtroppo a concludere i propri archi con la dovuta completezza, in particolare un paio di loro che vengono congedati in modo fin troppo semplificato.

Ma non scordiamo l'altra faccia della medaglia che dovrebbe supportare tutto quanto detto finora: il 3D su cui lo Studio Orange ha basato la sua cifra stilistica si adagia sullo stesso livello delle prime stagioni, rafforzando dunque l'apparente insussistenza di questi fantomatici 7 anni; certo, per l'animazione nipponica il 3D è ancora una montagna piuttosto ripida da scalare, ma nel frattempo abbiamo già avuto determinati esempi di come possano sfruttarla al meglio, specie se combinata alle altre tecniche.
Ma mentre si era comunque difesa bene nelle prime stagioni, soprattutto per restituire la piena dinamicità degli scontri tra bestie, qui incredibilmente anch'essi si ritrovano prosciugati dal maggior coinvolgimento, nonostante le ripercussioni dello scontro finale che dovrebbe permettere a tutti di scatenarsi come mai avevano fatto finora.
Il che fa storcere ancora di più il naso nel vedere invece quanto si siano evidentemente divertiti a sbizzarrirsi con le Opening ed Ending, di cui "Tiny Lights" dei Seventeen rappresenta per me il meglio sotto ogni punto di vista.

Uno dei peggiori Abbozzi di sempre tra i finali di un anime degli ultimi tempi, ma se dovessi dare un bilancio completo all'intero Beastars, allora direi che potremmo assestarci su un comunque dignitoso ... 7+?

Sì, potrebbe anche andar bene, anche se rimane comunque un giudizio traballante, proprio come questa incredibile storia che riesce nonostante tutto a metterci perfettamente di fronte ai compromessi da imbracciare per preservare un equilibrio che partendo da noi toccherà inevitabilmente tutto un mondo sempre pronto ad azzannare senza pietà, ma anche ad abbracciare con non meno delicatezza.