Recensione
La recente pubblicazione dei racconti di Junji Ito è arricchita da questo volume, certamente peculiare per la presenza dell'interpretazione dell'autore del "Frankenstein" di Mary Shelley.
Il volume è in formato maxi, perfettamente abbinabile ai precedenti editi da J-Pop, di buona fattura e con sovraccoperta. Si compone, per quanto riguarda le storie, di 3 grandi parti: le storie di Oshikiri, Frankenstein ed infine 4 ministorie che chiudono la raccolta.
Le storie di Oshikiri sono essenza pura di Junji ito: come nel caso di "Il libro delle maledizioni di Soichi" o "le storie dell'orrore di Mimi", vengono presentate 5 storie horror il cui protagonista è sempre lo stesso ma che risultano godibili anche singolarmente: esse infatti, escludendo l'ultimo racconto che tira le somme di quanto raccontato in precedenza, sono fruibili anche in ordine sparso o senza aver letto le precedenti.
Frankenstein è invece una libera interpretazione dell'autore del classico del 1816. Sottolineo libera poichè, nonostante l'ambientazione classica, non rappresenta l'esatta storia scritta da Mary Shelley, ma presenta alcuni piccoli cambiamenti (pochissimi e che non ne intaccano la trama, ma curiosamente intrecciati in modo geniale all'interno del racconto): rimane un Frankenstein molto apprezzabile, arricchito dai disegni del Maestro, certamente imperdibile per gli amanti del genere.
Chiudono l'antologia 4 ministorie del maestro, di rapida lettura e dal solito stile inconfondibile. Nota finale: le ultime due storie sono molto personali e riguardano personalmente Junji Ito. Non sono definibili come storie dell'orrore ma chiudono un volume pregno dell'horror tipico di Ito e del classico intramontabile del terrore Frankenstein, con poche pagine, quasi intime, che umanizza l'autore e lascia un che di agrodolce a fine lettura.
Il volume è in formato maxi, perfettamente abbinabile ai precedenti editi da J-Pop, di buona fattura e con sovraccoperta. Si compone, per quanto riguarda le storie, di 3 grandi parti: le storie di Oshikiri, Frankenstein ed infine 4 ministorie che chiudono la raccolta.
Le storie di Oshikiri sono essenza pura di Junji ito: come nel caso di "Il libro delle maledizioni di Soichi" o "le storie dell'orrore di Mimi", vengono presentate 5 storie horror il cui protagonista è sempre lo stesso ma che risultano godibili anche singolarmente: esse infatti, escludendo l'ultimo racconto che tira le somme di quanto raccontato in precedenza, sono fruibili anche in ordine sparso o senza aver letto le precedenti.
Frankenstein è invece una libera interpretazione dell'autore del classico del 1816. Sottolineo libera poichè, nonostante l'ambientazione classica, non rappresenta l'esatta storia scritta da Mary Shelley, ma presenta alcuni piccoli cambiamenti (pochissimi e che non ne intaccano la trama, ma curiosamente intrecciati in modo geniale all'interno del racconto): rimane un Frankenstein molto apprezzabile, arricchito dai disegni del Maestro, certamente imperdibile per gli amanti del genere.
Chiudono l'antologia 4 ministorie del maestro, di rapida lettura e dal solito stile inconfondibile. Nota finale: le ultime due storie sono molto personali e riguardano personalmente Junji Ito. Non sono definibili come storie dell'orrore ma chiudono un volume pregno dell'horror tipico di Ito e del classico intramontabile del terrore Frankenstein, con poche pagine, quasi intime, che umanizza l'autore e lascia un che di agrodolce a fine lettura.