Recensione
Dead Account
6.5/10
Credo che il principale motivo per cui Dead Account non mi ha deluso è stato l'aver intuito subito la sua natura di prodotto ordinario, con i limiti e i pregi di tutti i prodotti ordinari.
Infatti bisogna chiarire come prima cosa che in quest’opera non c'è nulla di davvero originale, man mano che la storia procede si capisce subito come finirà e ci sono giusto due o tre colpi di scena che sorprendono non perché originali ma in quanto inaspettati.
Anche il voler legare le entità soprannaturali al mondo digitale, oltre a suggerire una critica (comunque lieve) al troppo tempo che troppe persone passano immerse in quel mondo fittizio, alla fine si riduce a dettagli formali che non cambiano una sostanza già viste parecchie volte.
Lo stesso riguarda i personaggi, tutti con caratteri specifici costruiti intorno a poche caratteristiche, pure queste presenti in tante altre opere del passato. Di questo ne soffre soprattutto il protagonista centrale, Enoshiro, che non dimostra un particolare carisma o grandi caratteristiche distintive (a parte il suo potere), finendo così per sembrare uno come tutti gli altri.
Stando così le cose, quali sono allora i pregi? Per cominciare la serie non cerca di superare i propri limiti, il materiale di cui dispone viene utilizzato senza eccessive pretese e ci si concentra solo sull'utilizzarlo al meglio, riuscendoci: la narrazione procede senza lungaggini e frettolosità riuscendo a mantenere il giusto ritmo in maniera costante e quindi ad evitare sempre la noia, ed è pure lodevole il fatto che riesca in questo nonostante diversi episodi siano pieni di spiegazioni e presentazioni che servono ad introdurre il protagonista (e noi) in questo mondo di fantasmi digitali ed esorcisti 'aggiornati'.
Anche per quanto riguarda l'introspezione, se come contenuti non vuole andare oltre il far capire i motivi dei vari personaggi, riesce lo stesso a farci provare davvero empatia per i drammi dei personaggi positivi (specie nel primo e nell'ottavo episodio) facendoci così tifare per loro, e gli studenti delle classi rivali (con personalità alquanto... particolari) sono resi abbastanza odiosi da far desiderare per loro una dura lezione.
In riguardo alle scene d'azione sono, e c'era da aspettarselo, piuttosto convenzionali come schema e in diversi occasioni la narrazione sostituisce i colpi con le pose plastiche, tuttavia sono girate con sufficiente perizia e intrattengono davvero. Qui devo specificare che il cattivo principale, il misterioso K, non impressiona molto, perché anche se dimostra di essere pericoloso occupa poco spazio e non va oltre il cliché del misterioso che resta sempre nell'ombra con chissà quale piano. Ciononostante i diversi mostri digitali hanno sufficiente cattiveria e potere per essere davvero pericolosi e far capire la necessità di sconfiggerli.
Sul lato tecnico si conferma il carattere medio del prodotto: tutto sommato è animato bene, i design sono gradevoli e non ci sono crolli nella qualità (magari qualche dettaglio grossolano verso la fine) ma neppure momenti di particolare rilievo. Delle musiche ho trovato molto simpatica l'ending.
Insomma, Dead Account è un prodotto consigliabile per chi cerca opere scacciapensieri, mentre chi desidera qualcosa di più complesso e approfondito può anche farne a meno.
Infatti bisogna chiarire come prima cosa che in quest’opera non c'è nulla di davvero originale, man mano che la storia procede si capisce subito come finirà e ci sono giusto due o tre colpi di scena che sorprendono non perché originali ma in quanto inaspettati.
Anche il voler legare le entità soprannaturali al mondo digitale, oltre a suggerire una critica (comunque lieve) al troppo tempo che troppe persone passano immerse in quel mondo fittizio, alla fine si riduce a dettagli formali che non cambiano una sostanza già viste parecchie volte.
Lo stesso riguarda i personaggi, tutti con caratteri specifici costruiti intorno a poche caratteristiche, pure queste presenti in tante altre opere del passato. Di questo ne soffre soprattutto il protagonista centrale, Enoshiro, che non dimostra un particolare carisma o grandi caratteristiche distintive (a parte il suo potere), finendo così per sembrare uno come tutti gli altri.
Stando così le cose, quali sono allora i pregi? Per cominciare la serie non cerca di superare i propri limiti, il materiale di cui dispone viene utilizzato senza eccessive pretese e ci si concentra solo sull'utilizzarlo al meglio, riuscendoci: la narrazione procede senza lungaggini e frettolosità riuscendo a mantenere il giusto ritmo in maniera costante e quindi ad evitare sempre la noia, ed è pure lodevole il fatto che riesca in questo nonostante diversi episodi siano pieni di spiegazioni e presentazioni che servono ad introdurre il protagonista (e noi) in questo mondo di fantasmi digitali ed esorcisti 'aggiornati'.
Anche per quanto riguarda l'introspezione, se come contenuti non vuole andare oltre il far capire i motivi dei vari personaggi, riesce lo stesso a farci provare davvero empatia per i drammi dei personaggi positivi (specie nel primo e nell'ottavo episodio) facendoci così tifare per loro, e gli studenti delle classi rivali (con personalità alquanto... particolari) sono resi abbastanza odiosi da far desiderare per loro una dura lezione.
In riguardo alle scene d'azione sono, e c'era da aspettarselo, piuttosto convenzionali come schema e in diversi occasioni la narrazione sostituisce i colpi con le pose plastiche, tuttavia sono girate con sufficiente perizia e intrattengono davvero. Qui devo specificare che il cattivo principale, il misterioso K, non impressiona molto, perché anche se dimostra di essere pericoloso occupa poco spazio e non va oltre il cliché del misterioso che resta sempre nell'ombra con chissà quale piano. Ciononostante i diversi mostri digitali hanno sufficiente cattiveria e potere per essere davvero pericolosi e far capire la necessità di sconfiggerli.
Sul lato tecnico si conferma il carattere medio del prodotto: tutto sommato è animato bene, i design sono gradevoli e non ci sono crolli nella qualità (magari qualche dettaglio grossolano verso la fine) ma neppure momenti di particolare rilievo. Delle musiche ho trovato molto simpatica l'ending.
Insomma, Dead Account è un prodotto consigliabile per chi cerca opere scacciapensieri, mentre chi desidera qualcosa di più complesso e approfondito può anche farne a meno.
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