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 1
Godaime Hokage

Episodi visti: 12/12 --- Voto 2
Attenzione: la recensione contiene spoiler

Credo sia la prima volta che mi capita di vedere un anime che riscuote un consenso molto elevato in termini negativi da parte degli spettatori. E ritengo che tali giudizi negativi siano più che corretti.
“I sette sensi della Re’Union” è un anime ridicolo.

Partiamo dalla trama. Ci sono sei ragazzini delle elementari (dovrebbero avere dieci-undici anni circa) che giocano ad un gioco online che si chiama Union. Fanno parte di una squadra chiamata Subaru e sono considerati molto forti. Durante una missione una di loro, Asahi, viene uccisa dal boss finale. Non poteva succedere cosa peggiore: infatti, se da un lato una volta che si va in game over nel gioco non c’è possibilità di ricrearsi un personaggio e riprendere a giocare, dall’altro la povera Asahi non si capisce bene per quale motivo muore subito dopo essersi ‘sloggata’. La notizia crea un pandemonio tra gli altri componenti di Subaru, che si scioglie. Haruto, per la cui salvezza Asahi si è sacrificata nel gioco, viene accusato da Takanori (cotto di Asahi) di essere il colpevole della morte della ragazzina. Perciò si chiude in sé stesso e taglia i ponti con tutti gli altri membri. E fin qui uno può pensare: carino, inizio diverso dal solito, stavolta c’è una morte che non porta a trasferimenti in altri mondi come negli isekai.
A questo punto la storia fa un salto di sei anni e ritroviamo Haruto all’ultimo anno delle superiori, che viene spinto da due amici a ‘loggarsi’ in un nuovo gioco, che sembrerebbe essere il revival di Union: Re’Union. In tale gioco possono ‘loggarsi’ solo dei prescelti tra coloro che giocavano a Union. Haruto si ‘logga’ controvoglia, fa una missione di livello basso con i due amici e alla fine trova uno scrigno dentro il quale si trova... Asahi. La quale sostiene che per lei non siano passati sei anni, ma solo un giorno dallo scontro contro il boss finale; sostiene inoltre di non essere morta, ma non può in alcun modo ‘sloggarsi’ dal gioco e non ricorda come sia finita la battaglia precedente. Ma ecco che fa la sua comparsa in scena Takanori, che vuole uccidere Haruto per avere Asahi tutta per sé, ma Asahi non vuole (insomma, sembra di essere all’asilo). Haruto riprende i contatti con Satsuki, un’amica d’infanzia membro di Subaru, e qui vediamo Satsuki che passa dieci puntate su dodici a fare la gelosa con Asahi, per poi essere ‘friendzonata’ da Haruto, che corona il sogno di amore con Asahi, a spese di Takanori, che però (grande coerenza di sentimenti da parte sua), dopo aver pianto due giorni, improvvisamente si dimentica di Asahi (per cui ha tenuto il broncio con Haruto per ben sei anni!), perché viene informato che Nozomi, altro membro di Subaru, ricontattata e ‘riloggata’ a sua volta, è innamorata di lui da quando erano bambini. E siccome Nozomi è diventata una ‘gnocca’/modella amatoriale, ecco che fa breccia nel suo cuore.
Il sesto componente di Subaru, Clive, compare circa a metà serie, ma inizialmente resta defilato.
In tutto questo, si viene a sapere che un’organizzazione denominata Gnosis sembrerebbe essere responsabile di quanto sta accadendo ad Asahi; si ipotizza che Asahi non sia morta (e il suo corpo dov’è? Peraltro in Giappone i morti vengono cremati...), ma non si sa dove sia, si scopre che i sensi usati dai ragazzi nel gioco sono dei poteri che possono essere usati nella vita reale e il gioco è un modo per attivarli; in particolar modo fa gola il potere di Asahi, quello della profezia. Potere agognato anche da tutte le gilde del gioco, che cercano di rapirla più volte.

Facciamo ora un'analisi dei personaggi: Haruto incolore; Asahi svampita; Satsuki tsundere; Takanori emotivamente instabile; Nozomi superficiale; Clive non pervenuto; Elicia (?) ancora non ho capito il suo ruolo.
Insomma, dopo esserci sorbiti dodici puntate di atteggiamenti puerili da parte di persone che, eccetto Asahi, per ovvi motivi, dovrebbero essere maturate mentalmente, emotivamente e sessualmente (invece no), incongruenze narrative del tipo che il nemico che causò la morte di Asahi nel gioco, troppo forte per tutti e sei, viene sconfitto come niente da Haruto con il supporto soltanto di Asahi e Satsuki, personaggi che appaiono dal nulla, vedi Elicia, di cui non si spiega l’origine, si arriva a un finale in cui si ha un nulla di fatto, inconcludente sul piano narrativo: Asahi è sempre nel gioco, non si sa chi siano quelli di Gnosis, non si sa chi sia Elicia, non si sa come liberare Asahi. Insomma, ci siamo fatti un ‘pippone’ gigantesco e non ne abbiamo avuto nulla in cambio. Forse ne faranno una seconda stagione; in quel caso dico: “No, grazie. Ho già dato abbastanza”.
Ne consiglio la visione solo a persone masochiste e autolesioniste.
Voto: 2.


 4
Nox

Episodi visti: 12/12 --- Voto 4
"Shichisei no Subaru" è un anime di dodici episodi andato in onda da luglio a settembre 2018.

Incominciata la visione, devo dire che il primo episodio mi aveva colpito in positivo. Sono stata velocemente delusa.
La storia inizia con sei bambini, amici di infanzia, che sono considerati delle vere e proprie leggende nel mondo MMORPG di "Union" ("Sword Art Online" references ne abbiamo?). Il loro party all'interno del gioco è chiamato Subaru, ed è conosciuto sia per i poteri (sense) dei giocatori sia per la loro capacità di distruggere mostri imbattibili con grande facilità. Va tutto benissimo, fin quando Asahi, uno dei membri di Subaru, viene colpita, perde la vita e viene eliminata dal gioco. Peccato che, come si scopre immediatamente, la bambina abbia anche perso la vita nel mondo reale. Sconvolti dal trauma, i membri di Subaru si allontanano, fra accuse e rancori.
Passano sei anni e Haruto, il nostro protagonista, viene invitato a giocare al nuovo MMORPG "Re'Union". Qui il ragazzo incontra nuovamente Asahi, per la quale non è passato nemmeno un giorno dall'incidente di tanti anni prima. Dopo un iniziale momento di esitazione, Haruto decide di aiutare la ragazza a scoprire la verità dietro il mistero della sua presenza nel gioco, ma per farlo avrà bisogno dell’aiuto di tutti gli ex-membri di Subaru. Riusciranno i due ragazzi a ricostruire la squadra e diventare nuovamente leggende?

L’anime sfortunatamente presenta problemi sotto ogni punto di vista.

La trama (o meglio i buchi di trama)
Molti punti, purtroppo, non hanno decisamente senso, abbassando profondamente il livello della storia. Giusto per fare qualche esempio: il mostro che l’intero Subaru non riesce a battere viene sconfitto in due secondi da Haruto, perché sì; tutti i giocatori vanno dietro ad Asahi per obbligarla a usare la sua capacità di vedere il futuro, ma come sperano di costringerla non ci è dato saperlo, visto che tutti la credono un giocatore normale che può uscire dal gioco in qualunque dato momento; le intuizioni di Asahi che sono sempre giuste, di nuovo, perché sì.

I personaggi
I protagonisti rappresentano un altro grosso fallimento. Prima di tutto, ci troviamo davanti alla fiera del cliché: il leader con gli istinti suicidi; la tsundere che risulta antipatica per la sua costante gelosia (questa rappresentazione dei personaggi femminili sta davvero cominciando a venirmi a noia); l’intelligentone che usa le Arti Divine (non chiedete, non lo so), che è anche uno stalker e ha un profondo desiderio di sacrificare la sua vita per le cose più cretine; il ‘figo’ biondo; la timidona e la ragazza-bambina. A essere onesta, però, non è questo ciò che mi ha dato più fastidio. Il problema principale consiste nel fatto che, dopo sei anni, i ragazzi non sono cresciuti per niente. Hanno ancora la maturità sessuale e sentimentale di bambini delle elementari: infatti, rispetto ad Asahi, non si nota nessuna differenza, sebbene gli altri personaggi, se ho fatto bene i calcoli, ora sono all'ultimo anno delle superiori (l’anno seguente andranno all'università, per capirci). Non essendoci stata nessuna crescita introspettiva, anche solo basilare come quella legata al cambiamento d’età, i personaggi risultano piatti e spesso antipatici, guidati meramente dalla loro gelosia e antipatia personale o da amore e buonismo sempreverde.

I dialoghi
Questa è probabilmente la parte che più mi ha fatto cadere le braccia. Il modo in cui parlano è semplicemente ridicolo. "Proteggerò il suo sorriso anche a costo di sacrificare la mia vita", frase stupenda, poesia pura, sicuramente copiata da un canto dantesco. Seriamente, ma chi dice cose del genere, chi? Ma questo è solo un esempio, ce ne sono milioni di questo tipo.

Il comparto tecnico
Onestamente le animazioni sono anche fluide e ben realizzate, ma sono così piene di colori, luci e parole magiche a caso, che, più di una volta, sono scoppiata a ridere pensando ai "Power Rangers".

Riassumendolo in una frase o meno: "Uno "Sword Art Online" wannabe, che per la banalità non riesce a trasmettere nulla".