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Winry.R

Episodi visti: 12/12 --- Voto 8,5
Buddy Daddies è, a mio parere, la migliore opera dell’inverno 2023. È inserita nel genere commedia e nei primi episodi rientra perfettamente nella categoria, ma non fatevi ingannare, perché nonostante cerchi di mantenere toni leggeri non mancheranno le stilettate al cuore.

La storia segue le vicende di Kazuki Kurusu, un intermediario della malavita, e il suo coinquilino/collega/amico Rei Suwa, un sicario addestrato al mestiere sin dalla tenera età.
Durante un “lavoro di routine” gli piomba tra capo e collo una vivace e allegra bimba di quattro anni, Miri Unasaka, alla ricerca solitaria del proprio papà che altri non è che l’obiettivo dei due. Scoprendo l’identità del padre della bambina che hanno appena eliminato e non sapendo a chi altri affidarla, decidono di prendersene cura in attesa di rintracciare la madre. Questo piccolo uragano di allegria rivoluzionerà completamente le loro vite private e lavorative, colorando un mondo che per loro era sempre stato grigio.

I primi episodi della serie sono estremamente vivaci e divertenti, grazie soprattutto alla gioia di Miri e alla sua risata contagiosa (un plauso alla doppiatrice Hina Kino). Kazuki e Rei sono alle prime armi nel ruolo di genitori e far incastrare lavoro, incombenze domestiche e la cura di Miri è tutt'altro che una passeggiata. Ogni ostacolo diventa esilarante grazie ai perfetti tempi comici e l'alchimia tra i membri dell'improvvisata famigliola. La seconda parte della serie però assume toni decisamente più profondi. Sia Kazuki che Rei a causa del loro lavoro non hanno avuto una vita facile e la presenza di Miri sbatte loro in faccia la bellezza della normalità, mettendo in discussione molti dei limiti che si erano autoimposti. Primo tra tutti la convinzione di dover vivere nell’ombra, senza avere alcuna aspirazione di felicità.

I personaggi principali sono ben caratterizzati e il trio di protagonisti ha un’alchimia perfetta. Gli approfondimenti sul passato di Rei e Kazuki non prendono troppo spazio, ma vengono mostrati in piccoli frammenti mirati, perfetti per capire i traumi che il passato ha inciso a fuoco su di loro.

Il finale funziona e -anche se qualcuno potrebbe giudicarlo buonista- è in linea con il messaggio di speranza della serie. Come recita un noto aforisma “Se non ti piace dove ti trovi, spostati. Non sei un albero”. Se non vi piace come siete o dove siete, non ponetevi limiti, e andate incontro al cambiamento gli unici a impedirvi di farlo siete voi stessi.

Una serie bellissima che vi farà attraversare quasi tutto lo spettro delle emozioni umane, dalle più luminose alle più buie in un caleidoscopio coloratissimo. Non perdetela!


 1
Kirad

Episodi visti: 12/12 --- Voto 7,5
"Buddy Daddies" è stata una sorpresa veramente piacevole. Prodotto nato probabilmente sulla scia di "Spy X Family" perché ne riprende il soggetto base (avventure di una famiglia anomala con due ‘genitori’ che a prima vista sembrano i meno adatti per quel ruolo) elaborandolo in proprio e diventando così un’opera con una propria personalità.
L’aspetto predominante, e anche quello più riuscito, riguarda l’introspezione emotiva dei personaggi a partire dai due protagonisti adulti, Rei e Kazuki: due uomini segnati da traumi del passato (ben raccontati) che li hanno spinti a chiudere il proprio cuore, a isolarsi, a distrarsi il più possibile dal dolore. È facile e giusto restare coinvolti dalle loro sofferenze e quando i due incontrano la piccola Miri, e imparando ad accudirla riscoprono il bel calore della vita, viene spontaneo commuoversi e rattristarsi di volta in volta seguendo le loro vicende. La spinta al coinvolgimento emotivo inoltre viene molto aiutata dalla caratterizzazione di Miri: di per sé ha una personalità semplice però la serie riesce a mostrarci finalmente una bambina dolce e non dolciastra, a volte pestifera però mai antipatica (e lo stesso vale per tutti gli altri bambini della serie). Il tutto poi è accompagnato da un ritmo che è sempre alla giusta velocità, brioso e senza lungaggini.

Ad abbassare un po' l’asticella è il resto del materiale narrativo ossia le scene umoristiche e quelle d’azione: sono momenti in fondo resi in maniera convenzionale, che funzionano perché raccontati comunque come si deve ma non lasciano il segno. Inoltre la trama in fondo è alquanto lineare, a volte prevedibile, il resto dei personaggi sono soltanto dei tipi predefiniti (tranne, in parte, la madre di Miri) e la resa dei conti tra Rei e il suo clan troppo sbrigativa (ci sarebbe voluto almeno un altro episodio).

Nulla da ridire sul comparto tecnico: animazioni, sfondi e personaggi sono tutti realizzati con alta e costante qualità mentre le due sigle sono simpatiche.
Quindi come voto metto 7,5: se la parte emotiva ed anche quella tecnica sono da 8, il resto si merita un dignitoso 7.


 2
OFDJ

Episodi visti: 12/12 --- Voto 8,5
Ogni tanto mi capita di vedere un anime che, oltre a offrire qualche ora di pura evasione ed intrattenimento, abbia anche qualcosa da dire o qualche piacevole emozione da regalare: "Buddy Daddies" è senz’altro uno di questi.
Dentro c’è un po' di tutto : scene d’azione, momenti comici, slice of life, sentimento e momenti ad alta tensione emotiva, ma l’insieme viene sapientemente dosato con intelligenza ed equilibrio in un intreccio narrativo sempre fluido, coerente e coinvolgente.

L’incipit ricorda un famoso film dell’87 “Tre scapoli e un bebè”, ma in questo caso i protagonisti sono due uomini, due amici che condividono casa e “professione”. Kazuki e Rei non svolgono però un lavoro qualunque, ma sono due killer legati a una organizzazione criminale, con un passato complesso e traumatico che si ritrovano, per inaspettate complicazioni sorte nel corso di una “missione”, ad ospitare una travolgente bambina di quattro anni “Miri”, figlia di un boss mafioso (che loro stessi hanno ucciso) e di una madre sconosciuta, da rintracciare.

Kazuki e Rei sono diametralmente opposti: il primo è estroverso, amante delle donne e del gioco d’azzardo (fugge dai legami e da ogni coinvolgimento sentimentale per un grave trauma del passato); il secondo è introverso, taciturno, amante dei videogiochi (non ha mai avuto dei veri legami affettivi perché cresciuto con l’unico scopo di diventare una macchina per uccidere). I due protagonisti sono diversi per carattere ed attitudini, ma perfettamente complici e complementari anche dal punto di vista “professionale”.

La caratterizzazione dei personaggi è accurata, convincente, supportata da una robusta introspezione psicologica (anche attraverso emozionanti flash back), che li rende credibili e fortemente in grado di suscitare empatia.
La dinamica tra i due funziona sempre: brillante nei momenti di azione e nelle gag divertenti; toccante nei momenti in cui viene in rilievo la relazione amicale e affettiva. E se a questo aggiungiamo un’adorabile e pestifera bimba di quattro anni (capace di svegliare l’istinto materno/paterno anche di una pietra), il gioco è fatto.

È davvero impossibile non affezionarsi gradualmente a questa improbabile “famiglia”, le cui vicende, tra una risata ed un momento di commozione, riescono a toccare le corde più sensibili dell’animo umano e a porre implicitamente una serie di interrogativi con i quali è inevitabile confrontarsi…

"Buddy Daddies", in maniera leggera (almeno in apparenza), ma con un ritmo sempre vivace e non privo di colpi di scena, ti trasporta dentro la nuova vita dei due improvvisati “genitori” tra mille difficoltà domestiche, peripezie, nuove scoperte e soprattutto inaspettate piccole e grandi gioie quotidiane. E non è tutto… il cambiamento radicale che irrompe nella loro quotidianità inizierà a incidere un solco profondo anche negli animi dei due protagonisti che inizieranno a mettere in discussione tutta la loro esistenza e a rivedere la propria scala di valori e di priorità. Si troveranno davanti ad un bivio che li costringerà ad affrontare, una volta per tutte, i nodi irrisolti del passato e le ferite mai rimarginate.

Attenzione: questa parte contiene spoiler

La metafora di Rei, nella scena sulla ruota panoramica, “grazie a te, Miri, ho potuto vedere un panorama nuovo…” è la sintesi di un percorso e, contestualmente, l’inizio di una presa di coscienza e di una rinnovata consapevolezza.
Nonostante qualche sbavatura nel finale (forse un po' troppo semplicistico per la qualità dell’opera) che lascia con il fiato sospeso fino alla fine, ho apprezzato la scelta di chiudere il cerchio in maniera decisa, piena ed appagante, in linea con il tono generale dell'opera e coerentemente con il messaggio positivo che voleva dare.

Fine parte contenente spoiler

Dal punto di vista tecnico niente da eccepire. Ho apprezzato tutto: disegni, animazioni, fondali, musica, doppiaggio.
I personaggi sono dotati di una buona espressività che li rende veri, vibranti e coinvolgenti (io li ho adorati!).

Che dire... consiglio vivamente la visione di quest’anime rivelatosi un inaspettato, apprezzatissimo gioiellino!