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Francesco

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Francesco

Episodi visti: 26/26 --- Voto 7,5
Come tanti super robot dell’epoca d’oro di questo genere tra anni Settanta e Ottanta, “UFO Diapolon” ha una sua originalità, ed è effettivamente sorprendente come tutti i robot di questo periodo, al di là di un canovaccio narrativo semplice, sempre basato sui combattimenti con il nemico, avessero ciascuno varianti e caratteristiche sempre fantasiose e sbalorditive.

In “UFO Diapolon” il pilota è l’orfano Takeshi, che scopre di essere l’erede del pianeta Apolon, la cui stirpe gli affida il robot: egli, per guidarlo, dapprima si inserisce in esso tramite una navicella, e in un secondo momento, attraverso un procedimento di fusione non chiaro (in quanto appartenente a una civiltà aliena), appare come ingrandirsi all’interno del robot, in modo che il Diapolon si configuri in pratica come un’armatura del suo corpo (!). Malgrado questa trovata e malgrado le modalità con cui Takeshi viene supportato dai suoi amici cui sono affidate quattro navicelle UFO (che possono accorrere dai loro piloti al semplice comando vocale, come lo stesso Diapolon), direi che gli episodi hanno varie approssimazioni narrative e passaggi un po’ grossolani anche maggiori rispetto allo standard comunque già non molto accurato dell’epoca. Da questo punto di vista, quindi, forse “UFO Diapolon”, tralasciando il confronto con i super robot nagaiani che ovviamente sono il top del genere, probabilmente deve porsi un po’ indietro anche a altri coevi tipo “Gakeen”, “Raideen”, “Combattler V”. Peraltro la serie ha anche un numero più limitato di puntate, solo ventisei, discostandosi dalla media dei robottoni anni Settanta che stavano sui circa quaranta-cinquanta episodi.

Mi è capitato di sentire che esso è probabilmente uno dei robot che, rivisto ai giorni nostri, non è “invecchiato bene”. Ciò non toglie che la serie ha i suoi momenti e i suoi tratti peculiari (il Diapolon come robot ha una estetica imponente che si lascia ricordare) che non mi sono mai dispiaciuti, ben riuscite mi sembrano le musiche di accompagnamento e il finale (pur con i soliti momenti “lacunosi”) si può apprezzare, e svela qualche colpo di scena da parte dei nemici. Curioso poi il fatto che il Diapolon con Takeshi all’interno durante i combattimenti, a causa dei colpi ricevuti, “grugnisce” continuamente; non so se questo è un tratto solo del doppiaggio italiano. Da piccolo ricordo di averlo visto sporadicamente, ma volentieri; avendolo visto di recente finalmente per intero, gli darei un 7,5 e, se le idee di fondo fossero state valorizzate meglio, credo avrebbe meritato facilmente anche qualcosa in più: sotto questo punto di vista direi che è una situazione simile a “Devilman”. Insomma, sono serie con spunti e fascino di base notevoli, che nello svolgimento non sono supportati adeguatamente.


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doctor Octopus

Episodi visti: 26/26 --- Voto 6,5
È un altro anime robotico con principe adolescente alieno in esilio sulla Terra, spacciato per orfano, come protagonista, appassionato anche di football americano, affidato alla cooperativa di doppiaggio di Tony Fusaro (voce italiana di Ken Hayabusa in "Falco il superbolide" e di Makoto in "Blue Noah - Mare spaziale", ma anche speaker dei programmi sul wrestling, quando ancora, in TV, veniva chiamato catch), che però esagera quando il "suo" Takeshi si fonde con i tre robot Edda, Trungu e Legga, che formano il gigantesco Diapolon (capisco che il ragazzo stia soffrendo quando si trasforma, ma Tony Fusaro sembra che stia facendo l'imitazione brutta dell'incredibile Hulk, e poi, quando esclama "Eccomi, arrivo!", mentre chiama la sua astronave Space Clear, mi ricorda Jerry Calà).
Se gli amici/alleati di Takeshi mi ricordavano quelli di Actarus della seconda parte dell'anime di "Goldrake", mi colpivano i look dei cattivi alieni Dazaan (il mio preferito era il gigante Ido, che parlava con le ganasce aperte - peccato che chiamassero mister Dazaan, e non maestà, il loro capo, manco si parlasse di un allenatore di calcio). Senza dimenticarsi di Labi, il santone del pianeta Apolon che rivela a Takeshi le sue vere origini aliene, un vero e proprio Mago Merlino cosmico, in salsa hippie.

A dirla tutta, "Diapolon" non mi ha mai convinto del tutto. Sì, era composto da tre robot più piccoli, ma ce ne fosse uno che mi piacesse graficamente. Le battaglie fra Diapolon e i robot dei Dazaan (con i piccoli ufo pilotati dagli amici/orfani di Takeshi che gli coprivano le spalle), poi, per quanto emozionanti, non raggiungevano mai l'apice di quelli di altri eroi di metallo.
La sigla italiana dei "Superobots" era comunque meravigliosa, e la presenza di voci note come quelle di Mauro Bosco, Cristina Grado (la direttrice dell'orfanotrofio dove vivono Takeshi e i suoi amici) e dell'allora giovane Massimo Dapporto aiutava ad alzare l'asticella della qualità.


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demone dell'oscurità

Episodi visti: 26/26 --- Voto 8
Un mecha davvero particolare questo, dalla trama ai personaggi, dagli elementi formanti la storia e per come viene resa la narrazione in questo anime, davvero molto singolari e ben concepiti.

Alla sceneggiatura c'è Takao Koyama, che collaborerà in diverse puntate della serie I cavalieri dello zodiaco, quindi c'era anche da aspettarselo, perdonate il mio consueto campanilismo, ma preferisco ricordarlo specie se un prodotto è fatto bene come questo.

La storia ha numerosi connotati sociali, pur nascondendosi nelle quasi buffe fattezze del robot, prendendo spunti da elementi di anime già esistenti, e aggiungendone altri che ritroveremo anche in altri importanti anime più avanti nel corso degli anni a venire.

Si comincia con temi importanti come l'essere orfani, l'importanza che ricopre un radicato gioco di squadra come il baseball e l'attitudine ad essere sempre un esempio per gli amici che frequenta il protagonista, inoltre ci sono degli elementi evidentemente strappati dalla mitologia greca in più punti, specie se si tratta del Dio Del Sole.

In seguito si entra nel vivo del mecha, con combattimenti all'ultimo sangue per la difesa non di uno, ma di due mondi che rischiano l'estinzione per colpa di forze aliene che vogliono avere il potere assoluto, con un robot che dà il nome all'opera che al momento della sua entrata in scena ricorda moltissimo Tekkaman per la sua trasformazione.

Ed infine l'elemento più toccante, l'amore per una madre che ormai il protagonista credeva morta, un legame troppo grande che era stato reciso fin troppo presto dagli antagonisti, che sarà il vero filo conduttore di tutta la trama, e da cui l'autore, a mio avviso, trae le sue conclusioni.

Difatti se il discorso di questo anime lo trasportiamo nella realtà ci accorgiamo tutti noi che davanti ad ogni minaccia, davanti ad ogni pericolo, davanti ad ogni ingiustizia che viene commessa nei nsotri confronti, sappiamo benissimo che l'amore dei nostri genitori è impagabile ed insostituibile, è un amore che non può essere paragonato a nessun altra cosa, e non per il semplice fatto di averci messo al mondo, ma per un bene che nessu altro ci potrebbe dare, fino a quando sono in vita con noi, ci danno sempre la forza e l'intelligenza per crescere e diventare forti, non come bambini, ma come uomini esperti che sanno affrontare la vita, la stessa vita in cui loro sono sempre protagonisti con noi, questo secondo me è il messaggio più importante che l'opera ci insegna, e che va al di là delle guerre che vengono combattute, che possono essere viste, a mio avviso, come l'allegoria delle difficoltà che la vita ci mette davanti ogni giorno.


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Maison72

Episodi visti: 26/26 --- Voto 6
La serie ha come protagonista il giovane Takeshi, che all'età di sedici anni scopre di essere Dai Apolon, il figlio del grande re del pianeta Apolon, distante trecento milioni di anni luce dalla terra.
Finora aveva vissuto alla Casa Del Cielo Blu, un posto riservato agli orfani dove ha vissuto felicemente.
Proprio alla vigilia del suo compleanno si presenta Labi, un abitante del pianeta Apolon, che in passato l'aveva lasciato alle cure dei terrestri. Ora, grazie alle sue spiegazioni, Takeshi viene a conoscienza della morte del padre e della distruzione del suo pianeta per opera del popolo dei Dazaan. Il padre, prima di morire, aveva inventato il generatore di superenergia e il dispositivo di assorbimento che è composto da due elementi: il cuore di energia e l'energia chiave.
Il primo è stato rubato dai Dazan, il secondo invece è stato messo nel petto di Takeshi che infatti ha un sole disegnato in quel punto.
L'energia chiave genera anche delle forze speciali che si attivano grazie alla luce del sole.
A Takeshi viene affidato un robot che ha l'aspetto di un giocatore di football americano, il gioco che pratica il protagonista.
I suoi compagni sono dotati di mezzi spaziali che vengono chiamati con il comando vocale "U.F.O"
Nel frattempo il popolo di Dazan decide di invadere e conquistare la terra e di recuperare l'elemento mancante.
Riuscirà Takeshi, insieme ai suoi quattro amici, Goro, Miki, Matsuo e Ideki a contrastare l'invasione?
Una serie dalle animazioni mediocri, è un chiaro tentativo di imitazione delle serie nagaiane ( Mazinga Z, Il Grande Mazinga, Goldrake, etc.)
Il robot principale ha un pessimo disegno e una scarsa fantasia.
La prima puntata già denota un intreccio di livello basso e una realizzazione tecnica davvero approssimativa.
Le puntate sono autoconclusive e seguono una struttura classica con l'attacco del mostro e relativo scontro, nel momento di difficoltà di Dai Apolon, i tre amici intervengono ad aiutarlo.
Consigliato solo agli amanti dei robot vecchio stile.

simona

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simona

Episodi visti: 26/26 --- Voto 9
Protagonista di questo mitico e avvincente cartone è Takeshi che si fondeva dentro l'armatura del robot in modo sensazionale e che in battaglia era più preso come giocatore di football che non come salvatore del mondo! La trama era avventurosa e coinvolgente fin dai primi episodi e la cosa particolare era l'unione dei tre robot Edda, Trangu e Ledda che, uniti davano vita al Diapolon, indossato come un'armatura dal protagonista per mezzo della mitica fusione del corpo.
Mitica è anche la sigla cantata dai Superobots!

Diapolon

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Diapolon

Episodi visti: 20/26 --- Voto 10
Beh, il mio nick già dice tutto... ero in effetti piccolo e con piacere però mi sono rivisto recentemente alcuni episodi.
Condivido con Apolon il gradimento verso il grugnito e la cattiveria che traspariva dal robot. Strana però la scelta delle sembianze, ma d'effetto la fusione umano-robot, ripresa, se non sbaglio poi da Gordian. Epiche per me la sigla cantata dai superobot, che mi accompagna anche come suoneria del cell. Insomma, il massimo dei voti per un mito della mia infanzia.

Apolon

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Apolon

Episodi visti: 26/26 --- Voto 10
Questo robot era il massimo! Allucinante! Dove lo trovate un robot che urlava e grugniva nel combattere, così incazzato da incutere timore anche alle bestie più immonde dei Dazaan. La fusione del corpo: un grande elemento di originalità nelle saghe dei robot, molto coinvolgente perchè mescolava l'elemento meccanico con quello fisico e umano creando un connubio speciale. La drammaticità del protagonista (Takeshi) conferiva un coinvolgimento che non si trovava in altre serie magari più curate nei particolari ma molto più piatte
Un cartone animato ben introdotto dalla stupenda sigla italiana, penso una tra le più belle mai fatte.
E a chi mi dice che nella fusione del corpo è materialmente impossibile far sparire i pezzi dei tre robot io dico: è o non è una fusione? Chi sa bene cosa succede lì dentro? E poi eventuali incongruenze non minano certo la bellezza dell'intreccio, anche perchè il mondo dei robot era pieno di incongruenze (vedi il pur bellissimo Getta robot ad esempio). Voto: il massimo

Cl@

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Cl@

Episodi visti: 26/26 --- Voto 6
La cosa che colpisce o che mi colpì all'epoca (avevo 8 anni nell'83) era il fatto che Takeshi si fondesse all'interno del Diapolon "indossandolo" come un'armatura. Almeno questo si deduce dalle immagini in cui si vede Takeshi espandere i suoi muscoli all'interno del robot, peccato che non sia mai stato spiegato dove finissero le parti inutilizzate dei 3 robot, visto che durante la trasformazione esse rientravano all'interno dei vari robot, e quindi in teoria rimanevano all'interno di essi. L'ultimo episodio, poi, mi ha chiarito l'arcano, Takeshi cresce sì, ma di pochi cm all'interno del robot, dove si trova una cabina di pilotaggio, oltre all'ufo con il quale entrava in Diapolon.
Se Goldrake aveva un'atmofera western vista la fattoria dove si trovava Rigel, tipico esempio di moda anni 70, Diapolon aveva il culto dello sport, del football in particolare, vista la forma del robot, e i gusti dei protagonisti.
Una nota da ricordare sta nel cast di doppiatori italiani, Massimo Dapporto come voce di Dazan e (se non mi confondo) anche di Ideki, uno dei compagni di squadra di Takeshi.

Zooropa

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Zooropa

Episodi visti: 26/26 --- Voto 6
Mamma mi aquanto era "ignorante" questo anime!
All'epoca gradevolissimo al pubblico più giovane ma in effetti non presentava alcuna novità rispetto ai canoni di Nagai. Addirittura ridicolo il Mecha...(un robot che arriva dallo spazio vestito come un giocatore di football americano...mah...). Il "robbottone" principale si componeva di tre robot più piccoli dai nomi ridicoli nelle loro trascrizioni (Edda! Trangu! Legga! ovvero "Head"=testa, "Trunk"=torso, "Leg"=gambe). Poco da dire sulla trama che ricorda vagamente quella di Goldrake o Daltanious. Il protagonista è un principe di un pianeta lontano e distrutto che si trasferisce sulla terra, assume le sembianze di un ragazzo qualunque e sarà assistito da un mentore che gli svelerà i segreti del Diapolon e da quel giorno salverà le giornate del pianeta terra quando verrà attaccato dai mostroni di turno...La nota migliore era la sigla italiana, davvero pregevole.