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Ponyo sulla Scogliera

(Gake no ue no Ponyo; Ponyo on the Cliff by the Sea)

Voto: 8,609 - Leggi le recensioni - anime distribuito in Italia da Lucky Red

(Fantastico)

Se ti piace questo anime ti consigliamo di vedere:
Il mio vicino Totoro, Laputa, il castello nel cielo, La città incantata


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Tipo:
Film

Anno:
2008

Episodi:
1

Immagini:
29

Recensioni:
42

Valutazione:
8,609

Media Voti:
8,762




Ecco 5 recensioni delle 42 disponibili.




Screenshot 1 di Ponyo sulla Scogliera
Ponyo sulla Scogliera
Un caleidoscopio di colori e magia, ecco cos'è Ponyo sulla Scogliera. Ponyo, un piccolo e tenero pesciolino rosso con il viso da bambina, fugge dalle profondità marine e dall'oppressione del mago Fujimoto, suo padre, per giungere in superficie. Qui incontrerà Sosuke, un bambino di 5 anni dal quale nascerà un profondissimo legame di amicizia e amore...

Questa ennesima fatica del maestro Miyazaki si presenta già nei primi momenti iniziali come un’opera totalmente dedicata al mondo dell'infanzia, alla sua semplicità, alla sua innocenza, alla sua purezza. Tutto del film è visto attraverso gli occhi attenti di un bambino, sensibili a tutte le piccolezze di cui gli adulti ormai non si accorgono nemmeno; il cosiddetto "fanciullino" pascoliano è il vero narratore della vicenda. Anche i sentimenti dei due bambini protagonisti (Sosuke e la piccola Ponyo trasformata) sono semplici e indifferenti a tutto l'odio che caratterizza il mondo umano, odio che si ripercuote sulla natura, devastata dalla testardaggine e stupidità degli uomini (si noti l’inquinamento dei fondali). L'alluvione causata da Ponyo infatti non è nient'altro che un’ondata di rinnovamento nel paesaggio eccessivamente antropizzato dall'uomo, risposta secca e brutale di una natura che da sempre ci attornia e ci nutre, nonostante la nostra scarsa riconoscenza. La scelta di Sosuke di accettare e amare Ponyo (emblema dell'identità naturale) per quella che è e per ciò che rappresenta, non è nient'altro che il coraggioso testamento dell'autore Miyazaki, un messaggio di speranza per una pacifica convivenza fra uomo e natura.
Ruolo fondamentale nella storia infatti è rivestito proprio da questo rapporto: i colori pastellosi e vivamente accesi contribuiscono alla rappresentazione in tutto e per tutto della natura che ci circonda per come ci appare realmente, visione disincantata e estatica di un mondo ricreato in ogni sua minima forma, dai giochi di luce sull’acqua ai tenui raggi solari che trapelano dalle fronde degli alberi. Anche la musica è volta a coinvolgere lo spettatore e a investirlo totalmente facendolo immergere nella stessa ambientazione che circonda i personaggi, e nessun altro compositore se non Joe Hisaishi sarebbe stato capace di fare altrettanto dopo averci già emozionato in tutte le altre opere del maestro.
Unica pecca forse di tutto il film è l’estrema semplicità della trama, giustificabile però con l’intento di Miyazaki di ritornare a produrre un film dedicato ai bambini, sia ai bambini di oggi ma anche ai bambini di ieri che, proprio grazie alla semplice impalcatura dell’intreccio narrativo, possono ritornare a riflettere, a commuoversi e a sognare.

Non aggiungo nient’altro se non il consiglio caldissimo di visionare il film e farsi catturare dalla tenerezza di Ponyo, dalla risolutezza di Sosuke e dalle splendide atmosfere magicamente caratterizzate dal maestro.
Opinione di Ansonii390. Voto: 10
  

  



Screenshot 2 di Ponyo sulla Scogliera
Ponyo sulla Scogliera
Mia figlia dice: "è stato molto bello", ma la frase non rende il suo sguardo estatico, perso nei colori pastello della terra e nelle linee ondulate del mare, che aveva ancora addosso mentre tornavamo a casa dal cinema. Personalmente, ho ritrovato la poesia e la delicatezza della Heidi della mia giovinezza, ed in più un messaggio importante trasmesso in modo surreale e fiabesco.. tutto giapponese. Più de "La città incantata" o "Il castello errante.." Ponyo ha sintetizzato storia e messaggio, emozioni e personaggi.
Opinione di valeris. Voto: 10
  

  


Screenshot 3 di Ponyo sulla Scogliera
Ponyo sulla Scogliera
Ogni volta che uno dei tuoi miti, che si tratti di musica, cinema, pittura o animazione, decide di scendere nuovamente in campo bisogna prodursi in uno sforzo non indifferente per cercare di non giudicare il nuovo lavoro sotto la lente di inevitabile benevolenza frutto del passato.
Allo stesso tempo sappiamo quanto sia difficoltoso e raro riuscire a ripetersi e a mantenere certi livelli di eccellenza precedentemente raggiunti.
Detto questo cercherò di essere il più obiettivo possibile nell’analisi dell’ultima creazione del Maestro Miyazaki , Ponyo.

Innanzi tutto è un piacere constatare come l’adattamento italiano sia finalmente a livelli consoni al livello di eccellenza del film. In più di un’occasione traspare l’attenzione e la competenza con la quale è stata realizzata. Ad esempio per chi avesse anche solo un’infarinatura di giapponese non potrebbe non notare alcune chicche a riguardo come la pronuncia di Sosuke, Sòske, o la presenza del suffisso –chan, che implica maggiore affetto tra due persone rispetto a –san.
Altra nota di merito per il doppiaggio italiano che mantiene standard qualitativi molto buoni, anche grazie alla partecipazione di elementi quali Massimo Corvo (il padre di Ponyo), voce, ad esempio, di Gendo Hikari in Evangelion.

Entrando nel merito del giudizio del film bisogna premettere che esso,come più volte dichiarato da Miyazaki, è nato e cresciuto con la finalità di riuscire a creare una storia che potesse essere compresa in toto anche, e soprattutto, da un bambino di 5 anni, la stessa età cioè dei protagonisti: Sosuke e, ovviamente, la nostra Ponyo.
Per questo motivo il film presenta una trama molto semplice e lineare. Sostanzialmente Ponyo è la storia di una ragazzina/pesce, una sorta di rivisitazione della sirenetta di Andersen, che dopo essere entrata in contatto in maniera fortuita con Sosuke, un bambino che abita in una casa su una scogliera con la madre Risa, decide di volere diventare una ragazzina a tutti gli effetti.
Grazie a dei suoi poteri innati Ponyo riesce a trasformarsi e a raggiungere Sosuke sulla terraferma, dove viene accolta con amore e gentilezza.
Nonostante le inevitabili vicissitudini che si succedono, il film non punta la propria attenzione sull’azione pura, bensì pone in primo piano le relazioni tra i protagonisti e i loro sentimenti reciproci che vengono descritti in maniera esemplare nonostante la semplicità inevitabile dei dialoghi.
La caratteristica principale di Ponyo è appunto quella di trattare temi profondi con assoluta semplicità,intento nel quale, come è ben noto, solo i grandi Maestri possono riuscire.
Quella che infatti potrebbe essere facilmente confusa come un’involuzione nel modo di trattare temi classici della poetica di Miyazaki, come il tema ambientale ad esempio, deve essere al contrario vista come la volontà di far giungere certi messaggi oltre che a tutti noi, soprattutto ad un bambino, e cioè a colui che scriverà il suo ed il nostro futuro.
Ponyo sembra trarre molti, se non tutti, gli elementi e le esperienze delle precedenti creazioni di Miyazaki per distillarne, alla stessa stregua delle pozioni magiche presenti nel film, poche gocce concentrate di saggezza, che solo l’infinita onestà intellettuale e l’innata coerenza che da sempre caratterizzano i lavori del Maestro possono dare.
I parallelismi e gli spunti che si possono notare infatti con i precedenti film non sono pochi. Ad esempio del lontano Conan si ritrova lo stesso amore innocente tra due bambini. Da Nausicaa arrivano gli echi del monito sullo sfruttamento indiscriminato della natura e la figura della Madre del Mare (Gran Mammare) richiama in maniera esplicita il Dio della Foresta della principessa Mononoke.
Ma come detto precedentemente Ponyo riesce a farci percepire quelli stessi temi con pochi accenni, con una semplice frase o semplicemente tramite il solo disegno.
E proprio il disegno rappresenta uno dei punti di forza di questo film: dopo le mirabolanti e scintillanti realizzazioni grafiche de “La città Incantata” e de “Il Castello errante di Howl”, delle vere e proprie “prove di forza” in tal senso ottenute anche grazie all’implementazione digitale, seppur ottimamente mascherate, il Dottor Hayao decide di tornare al “manuale”, realizzando un’opera in totale controtendenza, in barba a tutte le produzioni Pixar-mode del momento tese oramai a stupire a livello grafico lasciando sempre più alla banalità le sceneggiature e i dialoghi. (Sono lontani i tempi in cui Toy Story 2 veniva candidato all’oscar come migliore sceneggiatura).
Ciò che colpisce l’occhio dello spettatore fin dalle prime scene sottomarine dense di centinaia di meduse danzanti è il tratto molto più fumettistico e impreciso, quasi appunto a volersi immedesimare nel mondo infantile dei personaggi.
Sfondi indeterminati, quasi schizzati alle volte, fanno da cornice a personaggi sempre e comunque splendidamente realizzati oltre che animati in modo magistrale, come da abitudine dello Studio Ghibli.
Rimarrà per sempre indimenticabile il mare di Ponyo: un mare vivo, tanto da avere gli occhi, con le onde più blu, grosse e avvolgenti che la storia delle animazioni ricordi.
Miyazaki riesce tra l’altro a sviluppare un tema a lui da sempre congeniale, quello del volo, anche in un ambiente totalmente marino riuscendo a muovere le sue fantasiose macchine subacquee, le barche e le creature marine come se stessero “volando” dimostrando per l’ennesima volta la sua proverbiale padronanza nel rendere l’effetto della leggiadria.
In Ponyo però la natura non viene rappresentata solo in maniera idealizzata e bucolica ma, come nelle scene dello tsunami e della tempesta, si racconta anche il suo lato più violento e temibile, di fronte al quale l’uomo è impotente e inerme.
Il messaggio del rispetto della natura e della sua cura da parte dell’uomo potrà forse sembrare datato e scontato, un messaggio di cui non sappiamo che fare chiusi nei nostri uffici supertecnologici, nelle nostre auto con sempre più palloni gonfiabili per sopravvivere agli scontri frontali, nelle nostre case alveari ermeticamente chiuse all’altro, all’estraneo.
Ed invece la semplicità di quel messaggio è disarmante nella sua inconfutabile verità, nel suo invito a tornare a “toccare” la natura, a sentirla nostra, oltre che dei nostri figli.
Ponyo è la riscoperta delle piccole cose e della loro fondamentale importanza del vivere serenamente: è la dolcezza di un bicchiere di tè col miele, è il sapore del prosciutto nel panino, è assaporare l’attesa prima di un ramen bollente, è la bellezza di poter correre e sentire il vento sul viso.
L’ultima creazione di Hayao Miyazaki è una fiaba per bambini, ma una fiaba anche e soprattutto per il mondo dei “grandi” spesso troppo frenetico e stressato per accorgersi di quanto possa essere meraviglioso.
Opinione di joseph1111. Voto: 9
  

  


Screenshot 4 di Ponyo sulla Scogliera
Ponyo sulla Scogliera
Attenzione contiene spoiler.

Davvero un bel film, mi ha fatto tornare in mente alcuni dei vari film di Miyazaki come atmosfera e magia.

La storia parla di Ponyo, una piccola pesciolina rossa, figlia di un umano dai poteri magici ormai stabilizzato nell'oceano e una sirena/spirito del mare chiamata, Gran Mammare. La piccola riesce a sfuggire alle cure del padre finendo per avere contatti con gli umani, un bimbo di nome Sosuke di cui diventa ben presto amica. Il padre riesce però a trovarla e a riportarla indietro, ma la piccola Ponyo ha bevuto il sangue umano di Sosuke e vuole a tutti i costi diventare umana, quindi, mentre il padre è via, finisce per scappare usando la magia, ad entrare nel
suo laboratorio privato, causando un caos tale da creare un maremoto. Tutta la zona è nei guai per questo maremoto e Ponyo finisce per ritrovare Sosuke che riesce a riconoscerla! Dopo varie vicissitudini, Ponyo, con la benedizione del padre e della madre, abbandona i suoi poteri per diventare completamente umana.

Una moderna favola della sirenetta!
L'adattamento rispecchia pienamente lo spirito che Miyazaki e i suoi hanno voluto sollecitare nel pubblico, quell'aria di favola da bambini, che però fa piacere sentire e vedere anche ai grandi. La migliore interpretazione, credo vada proprio alla doppiatrice di Ponyo, che riesce a rispecchiare il ruolo di bambina cocciuta con la sua voce piena d'allegria e quasi radiosa ed allo stesso tempo molto semplice. In definitiva devo dire che la mia valutazione è buona. L'animazione è propriamente fatta alla vecchia scuola, Studio Ghibli inside, anche se non manca uno spruzzo di cellshading in qualche scena (principalmente per certe scene con la macchina)! ^O^
Certe cose dei precedenti film non m'avevano soddisfatto (earthsea e howl) ma devo ammettere che questa storia mi è davvero piaciuta! ^_^
Opinione di Shinji Kakaroth. Voto: 9
  

  


Screenshot 5 di Ponyo sulla Scogliera
Ponyo sulla Scogliera
Ponyo offre finalmente qualcosa di diverso, si stacca dai precedenti film di Miyazaki e il suo inizio lo candida come uno dei migliori dall’autore. Sfortunatamente non è privo di difetti e la seconda parte ne limita le potenzialità; rimane comunque un film visivamente originale e meritevole, grazie soprattutto ad un paio di personaggi davvero ben caratterizzati.

Ponyo, un piccolo pesce rosso dal viso umano, spinta dalla curiosità, scappa dal padre. Dopo essersi imbattuta nel mondo degli uomini si caccia in un guaio che potrebbe costarle la vita se non fosse salvata da un bambino, Sasuke, che decide di tenerla e curarla. La mette in un secchiello e la porta a scuola, in tal modo inizia ad instaurarsi un curioso rapporto fra i due, che sembrano da subito essere molto affiatati. Il padre di Ponyo la rintraccia e riesce a riportarla in mare, gettando nello sconforto il piccolo Sasuke. La piccola riesce di nuovo a fuggire portando questa volta con sé le sorelle e, liberando le forza dell’oceano, riesce a ritrovare la casa del bambino e a diventare umana. Ma le forze liberate creano sconvolgimenti che mettono in pericolo non solo il piccolo Sasuke e le persone a lui care, ma forse gli equilibri stessi del pianeta…

La trama è semplice, lineare e prevedibile, in ciò Ponyo ricorda Totoro, altra opera del regista giapponese. Studio Ghibli ha apertamente annunciato di voler creare un’opera principalmente rivolta ai bambini e alle famiglie, pertanto decide di non puntare sulla storia raccontata, che visto il target doveva rimanere semplice, ma sulle emozioni trasmesse agli spettatori. Ponyo cattura gli astanti grazie all’onnipresente sensazione del fantastico che riesce ad evocare nella prima parte: per i primi minuti si rimarrà incollati a contemplare le meraviglie che accadono nel mare e a conoscere quello strano essere che è Ponyo, le sue curiose reazioni al mondo umano e ai primi approcci con gli abitanti della terraferma.

Per la prima mezzora il film è davvero una meraviglia, realizzato con delle scelte stilistiche davvero curiose. Belli i fondali a pastello, che staccano dai personaggi grazie all’effetto matita colorata, così vicino ai disegni che io stesso facevo, con ben altro esito, da bambino. Splendido il mare, che trascende le leggi della fisica, vivo e senza regole, con onde che si animano, diventano vive, per poi tornare al mare. Un mare terribile, che si stacca come stile dal resto, che passa dall’azzurro al blu scuro, trasmettendo a tratti pace e armonia, a tratti incutendo paura, impotenza e timore. Interessante anche il modo in cui sono realizzate navi e autoveicoli, che non cercano il realismo, ma si dimostrano di forme e definizione approssimativa, come se fossero quasi giocattoli. Le loro animazioni improbabili e esagerate offrono sequenze divertenti e dinamiche, che non sono nuove nelle opere miyazakiane, ma mai prima di oggi realizzate in tale modo.

A questo inizio davvero sorprendente si contrappone una seconda parte più lenta, in cui la sensazione del fantastico si allenta, Ponyo diventa umana e la storia rientra su binari più comuni. Esce di scena Lisa, un personaggio davvero ben riuscito, mentre Ponyo perde spazio a vantaggio di Sasuke, che diventa il perno degli eventi. Ma sfortunatamente il bambino si dimostra un po’ il punto debole dell’intera opera, il ritmo cala e la storia diventa più comune. Sasuke dovrà affrontare una crescita interiore e arrivare ad assumersi delle responsabilità, ma il percorso che dovrà affrontare sembra comunque in discesa e viene a mio parere a mancare un po’ di mordente. Anche le meraviglie che avevano tenuto desta l’attenzione dello spettatore nella prima parte appaiono meno sorprendenti, il paesaggio e le situazioni sono private della loro imprevedibilità e la magia, pur presente, non riesce a rinnovare i prodigi che a inizio film tanto mi avevano sorpreso.
Il finale, piacevole ma forse un po’ troppo consono, viene suggellato da una splendida canzone che, tuttavia, ho faticato ad ascoltare a causa degli scroscianti applausi.

Oltre l’aspetto tecnico meritano un’ulteriore analisi un paio di personaggi, riusciti davvero bene. Il primo è Ponyo che dalla sua fuga si dimostra spontanea, ingenua, curiosa, testarda e piena di vita. Tali caratteristiche la rendono adorabile e divertente, è facile affezionarsi a lei, tanto che quando assume un ruolo minore il film inizia a risentirne. Ancor più sorprendente, vista anche la parte apparentemente meno importante, è il personaggio di Lisa. Mai chiamata madre dal figlio, si dimostra un vero e proprio vulcano, giovane e attiva, capace di capire il figlio e matura nell’affrontare le proprie responsabilità, ma quasi infantile e sempre impulsiva nelle questioni più leggere.
Fujimoto, il padre di Ponyo, si presenta come un personaggio dal design insolito e pertanto incuriosisce, anche per alcuni comportamenti poco consoni, ma non gli viene offerto l’adeguato spazio e non è soggetto di alcuna introspezione, né il suo passato viene spiegato.

Il film infine si propone come abbastanza spensierato, si nota solo una critica all’inquinamento dei mari, che tuttavia rimane abbastanza fine a se stessa: ben evidente in una delle sequenze iniziali, dà il via all’incontro tra Ponyo e Sasuke, ma poi scompare e, verso la fine film, le acque appaiono limpide come non mai.

Nel complesso ritengo Ponyo una buona prova di Miyazaki. Studio Ghibli ha cercato di staccare con le più recenti opere, tornando a creare un prodotto con un target più giovane come Totoro o Kiki’s Delivery Service, scelta questa che si ripercuote anche nello stile, meno spettacolare e moderno, ma più ispirato e caratteristico, di quello visto ne Il castello errante di Howl.
Un buon prodotto le cui potenzialità sono state solo in parte sfruttate: sarebbe bastato qualche piccolo accorgimento e forse una ventina di minuti di durata in meno per renderlo una delle migliori opere di Miyazaki.
Opinione di Tacchan. Voto: 9
  

  

Screenshot 6 di Ponyo sulla Scogliera

Screenshot 7 di Ponyo sulla Scogliera

Screenshot 8 di Ponyo sulla Scogliera


Screenshot 9 di Ponyo sulla Scogliera

Screenshot 10 di Ponyo sulla Scogliera

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