Ponyo sulla Scogliera
(Gake no ue no Ponyo /// Ponyo on the Cliff by the Sea)
Voto: 8,667
- Leggi le recensioni
 (Fantastico)
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Ponyo sulla Scogliera, in Giappone " Gake no ue no Ponyo",
è
un Film
del 2008.
L'Anime è distribuito in Italia da Lucky Red.
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Ponyo sulla Scogliera è stato recensito da 41 utenti ed ha conseguito una valutazione di 8,667, a fronte di una media dei voti pari a 8,829.
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Tipo:
Film
Anno:
2008
Episodi:
1
Immagini:
29
Recensioni:
41
Valutazione:
8,667
Media Voti:
8,829
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Immagini scelte da Cloud9999 |



Ponyo sulla Scogliera
Miyazaki ci affascina di nuovo.
Con "Ponyo sulla scogliera", Hayao presenta un mondo incantevole, leggero, fantastico e reale al contempo.
La scelta molto particolare, che, ad un primo colpo d'occhio colpisce lo spettatore, sono i colori molto vivaci e “pastellati”. Questa scelta cromatica conferisce non solo un aura incantata al mondo, ma allo stesso tempo, riesce ad esasperarne taluni aspetti realistici da cui è composto.
L'elemento prevalente, e viene evidenziato sin da subito, è l'acqua intesa come oceani, mari, laghi e fiumi. Viene applicata a tale elemento una colorazione ed un animazione a tratti molto particolare e suggestiva, riuscendo addirittura a donare vita propria alle immense distese d'acqua presentate. Gli effetti audio, contribuiscono a rendere ancora più affascinanti tali portate di liquido, aumentandone la "potenza", mentre il doppiaggio difetta a volte di un certo carisma e personificazione. Partendo privi di pregiudizi (spesso positivi), si riescono a scorgere sbavature che anche se piccole sono comunque presenti. Un esempio palese dell’“imperfezione” dell’adattamento consta in un eccessiva fedeltà alla lingua madre del prodotto (vedesi i postfissi –chan non propriamente comuni in una lingua come quella italiana).
Bisogna ammettere però che unendo ambientazioni e personaggi è frequente sentirsi emozionati da frasi enfatiche distribuite a destra e a manca. In definitiva un doppiaggio di buonissimo livello.
La trama, per quanto semplice, riesce a rapire l'attenzione sin da subito nonostante verso la fine tenda a scemare, questo a causa della prevedibilità degli eventi. Vengono narrate le vicende di una pesciolina rossa con sembianze facciali umane che, spinta da curiosità e spirito d'intraprendenza, sfugge dal proprio guscio ed al proprio padre - padrone. Nel fuggire viene evidenziato spesso il sentimento del bello, prerogativa dell'essere umano, già insito in tale essere; stesso discorso vale ovviamente anche per la curiosità della protagonista. Ponyo, questo è il nome attribuito alla pesciolina da Sosuke, ragazzino di cinque anni che la salva da morte certa. Questa si imbatte nel mondo umano a lei ancora sconosciuto e dal quale resta immensamente affascinata. Menzionando un accenno di protesta contro l'inquinamento delle acque (nemmeno tanto nascosto), la storia scivola via che è un piacere, con leggerezza e serenità fino alla fine della prima parte.
Sosuke decide di prendersi cura di Ponyo, che viene catturata di nuovo, dopo vari tentativi, dal padre, il quale, ricondottala sotto la superficie marina, si rende conto del desiderio della figlia di divenire umana, e per evitare ciò la rinchiude in una bolla dalla quale non può uscire. Nonostante tutto Ponyo riesce a fuggire, grazie all’aiuto delle sue sorelle minori, e a ritornare dal suo Sosuke; ma, facendo ciò, libera una sorta di sostanza o essenza definibile come lo "spirito del mare", il quale crea sconvolgimenti climatici su vastissima scala. Una volta ritrovatisi i due, la trama subisce una sorta di rallentamento perdendo di mordente e curiosità. Dopo varie peripezie e tentativi di suscitare curiosità nello spettatore (ma senza riuscirvi mai seriamente), Sosuke viene posto dinanzi alla tanto tradizionale e banale delle prove: "vuoi stare con Ponyo pur sapendo che è pesce e non un umana?"
Ovviamente per il più classico degli happy - end il bambino con tanta innocenza quanto carisma e determinazione dichiara il suo affetto per Ponyo, che così, grazie ad un suo bacio, può trasformarsi definitivamente in un essere umano rinunciando ai suoi poteri. Lungo la storia vengono spesso presentati elementi che suscitano curiosità nello spettatore, il quale inizia ad avere grosse pretese per quanto riguarda i misteri celati dietro certi accadimenti e parole dette e non dette; ma soprattutto si inizia a sperare in una fine piena zeppa di rivelazioni. Tali pretese e speranze finiscono per essere deluse fortemente da un finale prevedibile, scialbo e senza grosse pretese.
I pochi argomenti trattati non sono di grande spessore e vengono esemplificati con poche immagini (come per esempio la già citata denuncia all'inquinamento delle acque).
La cosa che però stupisce è il come, anche con poche battute semplici, i personaggi dimostrino un indubbio spessore psicologico, curato in ogni dettaglio. Ponyo è il personaggio più interessante in quanto incarna la spontaneità, la semplicità e la curiosità di un essere giovane, il quale sprizza energia e voglia di fare da tutti i pori. Sosuke invece si rivela essere un piccolo uomo, fiducioso nel futuro e nelle proprie possibilità nonché molto affezionato ai propri cari. Questa sua innaturale maturità sembra scaturire dal fatto che è spesso costretto a vivere senza il padre (capitano di una nave),che spesso si trova a stare in mare per lavoro. La madre di Sosuke ed il padre di Ponyo infine sono i personaggi più curiosi in quanto eccedono in tutto ciò che fanno, anche se in modi e situazioni differenti.
In conclusione quest'ultimo lavoro di Miyazaki risulta essere molto piacevole, mirando esplicitamente ad un pubblico più piccino, enfatizzando le situazioni con colori ed avvenimenti tanto paradossali quanto magici e fantasiosi.
Tutto ciò senza scordare ciò che attrae anche un pubblico più adulto (che in definitiva risulta essere il più affascinato dal film).
Ci si trova così d'innanzi ad una buona opera che non eccelle né in pregi né in difetti, proponendo una visione abbastanza rilassante e spensierata per tutte la fasce d'età.



Ponyo sulla Scogliera
Questo anime di Miyazaki parla di una pesciolina rossa che si innamora di un bimbo di 5 anni e, tramite la magia, riesce a diventare bambina. La storia è molto dolce in pieno stile disintossicante di Miyazaki. Bellissimi i colori, belle le animazioni e il design dei personaggi. La storia però è un po' troppo confusa. Non è chiaro il ruolo di diversi personaggi nè parte della storia in sé. In totale resta un buon anime, pittoresco. Ma inferiore ai suoi precedenti prodotti. L'ascesa della qualità di Miyazaki ha raggiunto il picco con HOWL, ma ora subisce una discesa. Speriamo la tendenza torni presto verso l'alto. Resta comunque un buon prodotto consigliato a tutta la famiglia.


Ponyo sulla Scogliera
Mia figlia dice: "è stato molto bello", ma la frase non rende il suo sguardo estatico, perso nei colori pastello della terra e nelle linee ondulate del mare, che aveva ancora addosso mentre tornavamo a casa dal cinema. Personalmente, ho ritrovato la poesia e la delicatezza della Heidi della mia giovinezza, ed in più un messaggio importante trasmesso in modo surreale e fiabesco.. tutto giapponese. Più de "La città incantata" o "Il castello errante.." Ponyo ha sintetizzato storia e messaggio, emozioni e personaggi.
Opinione di valeris. Voto: 10.0000


Ponyo sulla Scogliera
Ponyo offre finalmente qualcosa di diverso, si stacca dai precedenti film di Miyazaki e il suo inizio lo candida come uno dei migliori dall’autore. Sfortunatamente non è privo di difetti e la seconda parte ne limita le potenzialità; rimane comunque un film visivamente originale e meritevole, grazie soprattutto ad un paio di personaggi davvero ben caratterizzati.
Ponyo, un piccolo pesce rosso dal viso umano, spinta dalla curiosità, scappa dal padre. Dopo essersi imbattuta nel mondo degli uomini si caccia in un guaio che potrebbe costarle la vita se non fosse salvata da un bambino, Sasuke, che decide di tenerla e curarla. La mette in un secchiello e la porta a scuola, in tal modo inizia ad instaurarsi un curioso rapporto fra i due, che sembrano da subito essere molto affiatati. Il padre di Ponyo la rintraccia e riesce a riportarla in mare, gettando nello sconforto il piccolo Sasuke. La piccola riesce di nuovo a fuggire portando questa volta con sé le sorelle e, liberando le forza dell’oceano, riesce a ritrovare la casa del bambino e a diventare umana. Ma le forze liberate creano sconvolgimenti che mettono in pericolo non solo il piccolo Sasuke e le persone a lui care, ma forse gli equilibri stessi del pianeta…
La trama è semplice, lineare e prevedibile, in ciò Ponyo ricorda Totoro, altra opera del regista giapponese. Studio Ghibli ha apertamente annunciato di voler creare un’opera principalmente rivolta ai bambini e alle famiglie, pertanto decide di non puntare sulla storia raccontata, che visto il target doveva rimanere semplice, ma sulle emozioni trasmesse agli spettatori. Ponyo cattura gli astanti grazie all’onnipresente sensazione del fantastico che riesce ad evocare nella prima parte: per i primi minuti si rimarrà incollati a contemplare le meraviglie che accadono nel mare e a conoscere quello strano essere che è Ponyo, le sue curiose reazioni al mondo umano e ai primi approcci con gli abitanti della terraferma.
Per la prima mezzora il film è davvero una meraviglia, realizzato con delle scelte stilistiche davvero curiose. Belli i fondali a pastello, che staccano dai personaggi grazie all’effetto matita colorata, così vicino ai disegni che io stesso facevo, con ben altro esito, da bambino. Splendido il mare, che trascende le leggi della fisica, vivo e senza regole, con onde che si animano, diventano vive, per poi tornare al mare. Un mare terribile, che si stacca come stile dal resto, che passa dall’azzurro al blu scuro, trasmettendo a tratti pace e armonia, a tratti incutendo paura, impotenza e timore. Interessante anche il modo in cui sono realizzate navi e autoveicoli, che non cercano il realismo, ma si dimostrano di forme e definizione approssimativa, come se fossero quasi giocattoli. Le loro animazioni improbabili e esagerate offrono sequenze divertenti e dinamiche, che non sono nuove nelle opere miyazakiane, ma mai prima di oggi realizzate in tale modo.
A questo inizio davvero sorprendente si contrappone una seconda parte più lenta, in cui la sensazione del fantastico si allenta, Ponyo diventa umana e la storia rientra su binari più comuni. Esce di scena Lisa, un personaggio davvero ben riuscito, mentre Ponyo perde spazio a vantaggio di Sasuke, che diventa il perno degli eventi. Ma sfortunatamente il bambino si dimostra un po’ il punto debole dell’intera opera, il ritmo cala e la storia diventa più comune. Sasuke dovrà affrontare una crescita interiore e arrivare ad assumersi delle responsabilità, ma il percorso che dovrà affrontare sembra comunque in discesa e viene a mio parere a mancare un po’ di mordente. Anche le meraviglie che avevano tenuto desta l’attenzione dello spettatore nella prima parte appaiono meno sorprendenti, il paesaggio e le situazioni sono private della loro imprevedibilità e la magia, pur presente, non riesce a rinnovare i prodigi che a inizio film tanto mi avevano sorpreso.
Il finale, piacevole ma forse un po’ troppo consono, viene suggellato da una splendida canzone che, tuttavia, ho faticato ad ascoltare a causa degli scroscianti applausi.
Oltre l’aspetto tecnico meritano un’ulteriore analisi un paio di personaggi, riusciti davvero bene. Il primo è Ponyo che dalla sua fuga si dimostra spontanea, ingenua, curiosa, testarda e piena di vita. Tali caratteristiche la rendono adorabile e divertente, è facile affezionarsi a lei, tanto che quando assume un ruolo minore il film inizia a risentirne. Ancor più sorprendente, vista anche la parte apparentemente meno importante, è il personaggio di Lisa. Mai chiamata madre dal figlio, si dimostra un vero e proprio vulcano, giovane e attiva, capace di capire il figlio e matura nell’affrontare le proprie responsabilità, ma quasi infantile e sempre impulsiva nelle questioni più leggere.
Fujimoto, il padre di Ponyo, si presenta come un personaggio dal design insolito e pertanto incuriosisce, anche per alcuni comportamenti poco consoni, ma non gli viene offerto l’adeguato spazio e non è soggetto di alcuna introspezione, né il suo passato viene spiegato.
Il film infine si propone come abbastanza spensierato, si nota solo una critica all’inquinamento dei mari, che tuttavia rimane abbastanza fine a se stessa: ben evidente in una delle sequenze iniziali, dà il via all’incontro tra Ponyo e Sasuke, ma poi scompare e, verso la fine film, le acque appaiono limpide come non mai.
Nel complesso ritengo Ponyo una buona prova di Miyazaki. Studio Ghibli ha cercato di staccare con le più recenti opere, tornando a creare un prodotto con un target più giovane come Totoro o Kiki’s Delivery Service, scelta questa che si ripercuote anche nello stile, meno spettacolare e moderno, ma più ispirato e caratteristico, di quello visto ne Il castello errante di Howl.
Un buon prodotto le cui potenzialità sono state solo in parte sfruttate: sarebbe bastato qualche piccolo accorgimento e forse una ventina di minuti di durata in meno per renderlo una delle migliori opere di Miyazaki.



Ponyo sulla Scogliera
Miyazaki torna ad incantarci con un’opera di grandissimo valore: Ponyo sulla scogliera. Essendo un lavoro del grande maestro Hayao i disegni sono semplicemente spettacolari. I fondali marini vengono rappresentati con estrema cura dei particolari, e il risultato finale è un mischiarsi di colori e immagini che da soli valgono tutto il prezzo del biglietto. È bello vedere come ancora oggi, nel mondo dove ormai la tecnologia ha preso il sopravvento e col computer puoi fare tutto, dei disegni disegnati a mano, riescano a far capire come l’opera di maggior valore è quella che richiede più tempo, e che sempre e comunque la tecnologia (per quanto utile) non potrà superare la bellezza di tali disegni che ti si stampano nella mente e, soprattutto, nel cuore. Il film inizia proprio così, con una visione del mare semplicemente spettacolare. Le tantissime specie di pesci rappresentate (durante tutta la durata del film) sono tra le più diverse e colorate. La pesciolina Ponyo, circondata dalle piccole sorelline che come lei hanno la testa da bambine e il corpo da pesce, si distingue subito tra tutte per la sua semplicità (che rappresenta il suo carattere). La trama non ha grandi pretese, e soprattutto, è rivolta a tutti (coloro che abbiano voglia, e siano ancora capaci, di sognare); infatti Miyazaki con quest’opera decide di utilizzare una storia che parla di un’amicizia magica, tra un bambino di nome Sosuke, e la tenerissima Ponyo. Subito si nota di fondo la critica verso l’inquinamento dei mari, infatti Ponyo finisce con la testa incastrata in un barattolo per colpa della sporcizia accumulatasi nel fondale, per poi raggiungere la riva, dove verrà trovata da Sosuke. Sosuke fa subito amicizia con Ponyo, la quale, grazie a una gocciolina del sangue del bambino, riuscirà a prendere forma umana e raggiungere il bambino che ha promesso di proteggerla. Il film riesce anche a far ridere, infatti le scene comiche non mancheranno, in particolare quando Ponyo è una bambina, e non abituata ad esserlo, compirà strane azioni. Ponyo usa la magia per aiutare e soddisfare le richieste di Sosuke, ma per colpa di essa, Ponyo rischia di distruggere il mondo. A tentare di impedire che ciò accada ci sono prima Fujimoto, il padre di Ponyo, poi anche Granmammare, la madre. Il primo resta un personaggio importante, ma a cui secondo me viene dedicato troppo poco spazio, infatti il suo passato non viene svelato, e ha comportamenti strani e ostili verso gli umani che non vengono totalmente spiegati; si può dire che Fujimoto resti un mistero da svelare per tutto il film, e che anche alla fine del film ancora alcune domande su di lui non trovino risposta. Granmammare, invece, rappresenta la dea del mare, creatrice di tutte le forme di vita marine, e quindi un ideale di mamma, che comprende i desideri di Ponyo, e cerca di trovare una soluzione, in modo che lei possa essere felice. Questo dimostra la sua bontà verso lei e tutte le forme di vita, che, seppure abbia un ruolo secondario, la contraddistinguerà. Anche Risa, mamma di Sosuke, è un personaggio femminile di rilievo, ed è uno dei personaggi più energetici, carichi di gioia e simpatici del film. Le musiche che accompagnano moltissime scene del film sono bellissime e perfette per ogni situazione. Inoltre il doppiaggio e la traduzione sono lodevoli, le voci sono adatte ai vari personaggi e simili alle originali e pure la canzone di chiusura è stata arrangiata stupendamente, mantenendo il significato.
Per concludere, posso dire che Ponyo sulla scogliera sia, come tutte le produzioni di Miyazaki, un film eccezionale, che riesce attirare a se tutte le persone, di qualsiasi età: adulti e bambini, raccontando di una storia magica che saprà far sognare tutti quelli che insieme a Sosuke e Ponyo, credono ancora nel valore dell’amicizia.
Opinione di Keroro. Voto: 9.0000


Immagine 6 di 29 di Ponyo sulla Scogliera

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Utenti On-line: 119 Record: 735 Utenti (7/7/2008)
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