God87
Per l'anime
Toriton
Serie TV di genere Avventura/Fantastico
Episodi Visti: 27 su 27 ---
Voto: 5 Yoshiyuki Tomino è un nome che non ha bisogno di presentazioni: sono stati ben pochi i registi pelati capaci di rivoluzionare l'industria anime e il genere robotico svecchiando le serie tv dallo schematismo del tokusatsu, elaborando la teoria dei robottoni realistici, portando in animazione Star Wars con la lunga saga di Gundam e costituendo, con Ideon, Dunbine e Brain Powerd, la principale fonte di ispirazione per diversi dei più famosi successi animati dell'ultimo ventennio (Evangelion, Escaflowne, Eureka Seven, RahXephon). La caratura delle sue opere più famose, che lo hanno proiettato nell'Olimpo dei migliori registi, fa però spesso dimenticare altri originali lavori che diresse, o scrisse, prima di quel 1979 nel quale, sul canale Nagoya Broadcasting Network, debuttarono le avventure di Amuro Ray e dell'RX-78. Non capolavori, ma opere di indubbio interesse che già, per tematiche mature o idee innovative (ad esempio la prima parodia del genere mecha, L'imbattibile Daitarn 3, 1978) costruivano le fondamenta della leggenda dell'artista.
Il debutto come regista avviene con Umi no Triton o Tritone del mare (come in Italia siamo riusciti a ribattezzarlo Toriton, basandoci sulla pronuncia giapponese di Tritone, rimarrà uno dei misteri più inquietanti della nostra penisola), basato sull'omonimo manga, disegnato tra il 1969 e il 1971, dal Dio del fumetto giapponese Osamu Tezuka. La storia di un ragazzo, il Toriton del titolo, che scoperto di essere l'ultimo sopravvissuto della razza dei tritoni, antichi abitanti di Atlantide, e aver ereditato da suo padre un potentissimo pugnale di orihalcon, inizierà con la delfinessa Luka un fantastico viaggio per i mari in cerca di altri superstiti della sua razza, affrontando nel contempo gli emissari inviatigli contro dal malvagio Poseidone, interessato a estinguere la razza dei tritoni una volta per tutte.
Soggetto avventuroso semplice e d'effetto e che si prestava idealmente a esplorare, anche in animazione, le tematiche care a Tezuka (l'amore per la natura e gli animali, il rispetto dell'ecosistema, i danni dell'inquinamento della civilità umana): peccato dunque che la trasposizione, se aveva una sua dignità nel periodo originale di trasmissione (primissimi anni 70, la nascita dell'industria animata nipponica), oggi, nonostante gli elementi di richiamo, è datata ai limiti dell'insostenibile. Bisogna sempre contestualizzare, vero, ma se la scuola di pensiero dice che un capolavoro o un'opera riuscita rimangono tali in qualsiasi epoca, in questo caso i quarant'anni passati non sono stati clementi con Toriton.
L'aspetto grafico, estremamente vintage, e la cura tecnica, nevvero, non sono neanche terribili: fedele ai dettami di Tezuka il chara (irreperibile il designer) è semplice ed espressivo, le animazioni quasi deliziose nella loro ingenua professionalità (è il periodo in cui anche le tecniche di animazione erano embrionali e le si faceva nel modo più macchinoso e manuale, con effetti vistosi), ma quello che manca a Toriton è una sceneggiatura degna di tal nome.
Temi e spunti validi sono molti: se non bastassero già di loro gli affascinanti (sulla carta) combattimenti tra Toriton e i mostri di Poseidone (squali, cernie giganti o piovre mastodontiche nella miglior tradizione di Jules Verne), non mancano temi maturi come la responsabilità del ragazzo di dover ricostruire la sua civilità unendosi con Pipiko (la sirenetta che si unirà al gruppo del ragazzo, e ovviamente di tale programma lei non ne vorrà sapere), il background marino e mitologico, l'incredibile crudeltà, tipica di Tezuka ma anche di Tomino, di uccidere spesso e volentieri, per enfatizzare il dramma (quindi con abbondanti flussi di emoglobina), anche personaggi "intoccabili" come donne, bambini e comprimari kawaii. Peccato sia tutto mal sfruttato in uno script preistorico, basato su canovacci sempre identici che vedono Toriton litigare con Pipiko, quest'ultima che fa l'offesa e se ne va, quindi è minacciata dai sicari di Poseidone e infine salvata in extremis dall'eroe (o in alternativa i due stringono amicizia con una creatura, umana o animale, si interessano ai suoi problemi e infine affrontano ugualmente gli emissari nemici, e la cosa costerà la vita al loro amico). Aggiungiamo, quindi, tutte le ingenuità delle produzioni dell'epoca e capirete la sofferenza di guardare addirittura 27 episodi di una simile tortura.
Parliamo ad esempio dell'antipatia estrema degli eroi Toriton e Pipiko che, com'era in voga in quegli anni, URLANO con la loro voce starnazzante ogni volta sono in pericolo o compiono una banale azione, tipo 10/12 volte a puntata, con abbandondanti flussi emorragici dall'orecchio del martirizzato spettatore. Parliamo del background oceanico minimamente sfruttato, con i fondali marini che si prestavano benissimo a suggestionare l'occhio (con barriere coralline, pesci multicolori, abissi etc) e che sono liquidati con anonimi massi e rocce al punto che ogni oceano non ha elementi di differenziazione rispetto agli altri, oppure della superficialità con cui vengono liquidate superficialmente spunti intriganti sulla carta (la rilettura di Moby Dick, quella di Shadow over Innsmouth, la vicenda dell'archeologo che rinviene reperti della civiltà atlantidea, la nave fantasma). Accompagnamento musicale snervante, basato su tre brani prog rock/jazz ripetuti in modo ossessivo, cast insignificante, dialoghi dal registro infantilissimo espressi con un doppiaggio talmente surreale da sconfinare nel ridicolo (le meduse e i cavallucci marini alle dipendenze di Poseidone, oh gesù)... Mi fermo qui per evitare di infangare comunque quello che, in quegli anni, era la norma.
Non v'è dubbio che nel 1972 Toriton possa, per la sua morale ecologica, l'onnipresente vena drammatica e lo spiazzante e geniale finale, aver avuto una certa dignità, ma lo stile di fare animazione è talmente cambiato che non ha retto minimamente lo scorrere del tempo perdendo tutto lo smalto. Per questo la valutazione cerca di contestualizzarlo nel periodo, e il voto è una media tra l'interesse che può aver avuto ieri e il tedio assoluto che trasmette oggi. Rimane una visione più o meno sconosciuta (non si ha traccia, nel nostro paese, di un'eventuale edizione in vendita: le sue uniche trasmissioni in Italia risalgono ai primi anni 80), di vago interesse unicamente per i tominiani e tezukiani convinti, quelli che non vogliono perdere nulla dei loro autori preferiti, gli altri, a meno non soffrano di sonnolenza, evitino completamente. Da non confondere con l'omonimo lungometraggio Toei realizzato nel 1979.
Nota positiva del vecchio adattamento italiano, incredibile, è il doppiaggio superlativo, assolutamente IDENTICO, nei timbri vocali e nella musicalità della voce, ai seiyuu dell'epoca (che fosse poi colpa di questi ultimi per il pessimo lavoro in originale è un altro discorso), e anche se il senso delle frasi è stato come sempre semplificato non fa perdere di una virgola il significato dei dialoghi originali, presentando addirittura nomi fedeli. Per questo, una volta tanto, consiglio di rimediare quest'ultimo piuttosto che l'unica versione subbata esistente in inglese, martoriata da un'assoluta mancanza di punteggiatura nei sub che rende, se possibile, ancora più autopunitiva la visione.
