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hachi_rosa92

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
E' possibile prendere un'opera carina, ma complessivamente mediocre, e trasformarla in un capolavoro per il genere narrativo?
Dopo aver visto questo film posso concludere a cuor leggero di sì.

La trama rispetta nei suoi punti principali quella del manga di riferimento: Mitsuomi, dopo essersi licenziato, è alla ricerca della sua strada e soprattutto di qualcosa in grado di appassionarlo davvero; Yamato è pienamente soddisfatto della vita che conduce, ma ha un vuoto emotivo apparentemente incolmabile che nasconde al mondo intero. Questo accade, nel film come nel manga. Ma nella pellicola cinematografica vengono effettuati dei tagli e modificate o aggiunte delle scene che completano, solidificano e rinvigoriscono sia la coerenza della narrazione sia la caratterizzazione dei personaggi.
Ad esempio, il desidero di Mitsuomi di succedere al padre nell'attività di famiglia all'inizio del film e non successivamente è un elemento di forza: l'idea è fin dall'inizio sua, non ispirata da Yamato come nel manga, ma inizialmente è un'idea vuota, priva di reale attaccamento, quasi automatica; l'interazione con Yamato e con le sue dinamiche familiari è ciò che aiuta Mitsuomi a dare spirito, integrità e un sentimento vivido e reale alla sua intenzione di succedere al padre. L'attività di famiglia diventa nel film una falegnameria e non un negozio buddhista, il che non interferisce in alcun modo con l'integrità della trama e apre alcuni spiragli a riflessioni più profonde e naturali sull'importanza di tale lavoro per Mitsuomi.

Lo sviluppo di sentimenti reciproci tra i ragazzi è lento, ben giustificato, e soprattutto non è il cardine della storia come ci si potrebbe aspettare. Fin dall'inizio della pellicola viene fatta la scelta di dare ampio spazio all'ambientazione, alle scene familiari, alle dinamiche lavorative. Mentre nel manga il setting fa più che altro da contorno allo sviluppo della storia d'amore, un contorno ben orchestrato ma che è chiaro rivestire meno importanza rispetto alla centralità degli sviluppi amorosi, è in questo caso evidente come l'intento della regia sia quello di inserire una storia d'amore all'interno di una riflessione più ampia sulla scoperta dell'importanza dei legami familiari e del senso della propria vita lavorativa.

In questo senso i due attori protagonisti fanno un grande lavoro, dando profondità e spessore a due personaggi che nel manga sono già abbastanza interessanti, ma comunque in parte stereotipati. Non è inoltre presente il difetto principale del manga, i lunghi monologhi didascalici, e questo dà spazio agli attori per esprimere con gli strumenti a loro disposizione l'interiorità dei personaggi, spazio che utilizzano molto bene. Un punto di forza anche il carattere dei protagonisti, con un Mitsuomi inizialmente indolente ma caratterialmente più impositivo e uno Yamato meno bonaccione e decisamente più realistico e credibile come personaggio. Il momento della dichiarazione risulta inoltre estremamente più credibile, riuscendo finalmente ad inserire un elemento che sembra inutile e che non viene affrontato nella quasi totalità delle dichiarazioni Shounen-Ai, ma che invece è fondamentale: "Ma sono un ragazzo." "Lo so. (...) Ma solo perché sei tu... non sono riuscito a evitarlo."

Che dire, sono stata a lungo alla ricerca di una storia gestita così bene, e finalmente l'ho trovata non nell'opera originale, ma nel suo adattamento. Grazie, Ryūta Inoue.